16 Luglio 2026

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Taiwan Kosovo Ucraina, crisi regionali o conflitto globale? – Stefano Vernole e Guido De Simone La Cina ha annullato l’incontro del Ministro degli Esteri Wang Yi con il suo omologo giapponese, previsto per oggi in Cambogia, a causa della dichiarazione congiunta del G7 su Taiwan. Wang non incontrerà nemmeno il segretario di Stato americano Antony Blinken. La strategia USA dietro la provocatoria visita di Nancy Pelosi a Taiwan. La Cina ha già le contromosse di breve e medio termine pronte: eccole. In questi ultimissimi giorni si registra un fenomeno apparentemente incomprensibile; il conflitto russo-ucraino che ha monopolizzato i media dal 24 febbraio è quasi sparito dai radar dell’informazione: ecco i motivi. Ci occupiamo anche dell’altro fronte divenuto caldo: il Kosovo. Alcuni spunti dell’intervista di oggi, ospiti STEFANO VERNOLE vice presidente del “CeSEM – Centro Studi Eurasia e Mediterraneo” e GUIDO DE SIMONE giornalista, fondatore e direttore di “Polis Etica”, co-fondatore e caporedattore di “Planet360”. Conduce CARLO SAVEGNAGO
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A cura della redazione di Polis Etica Il 27 luglio 2022, POLIS ETICA, la neo Scuola Indipendente di Educazione Civica e Politica per Cittadini, ha realizzato un ennesimo convegno strategico, su di un tema tanto delicato che non ne parla quasi nessuno: chi sta causando la crisi politica, economica e identitaria dei paesi europei e dell’Europa nel suo insieme? E perché? La nostra sopravvivenza dipende dal riconoscere, su base OGGETTIVA, chi ci sta manipolando e inguaiando e chi potrebbe esserci d’aiuto. Ma, principalmente abbiamo bisogno di credere in noi stessi e nelle nostre identità e capacità e metterle insieme nell’interesse di tutti, senza perdere la nostra sovranità, nel rispetto reciproco. Al convegno “Ma quali sono gli interessi dei popoli europei e chi li tutela?” hanno partecipato politici, personaggi pubblici e rappresentanti della comunità scientifica, italiani e francesi. Tra i relatori c’erano il professor Alexandre Del Valle (noto politico e politologo, dalla Francia), il senatore Luigi Marino (politico, politologo e studioso del sistema russo ed ex sovietico, Italia), il Dr. Stefano Vernole (Direttore del CeSEM, Centro Studi Eurasiatici-Mediterranei, Eurasia, Italia), il Dr. Marco Ghisetti (analista di geopolitica per la rivista Eurasia, Italia) .​ Moderatore dell’evento è stato Guido De Simone (fondatore di Polis Etica). Durante l’incontro, i partecipanti hanno convenuto che dal 1945 l’Europa non è libera e, per ottenere una vera libertà ed un vero ruolo internazionale, l’UE deve liberarsi con intelligenza da qualsivoglia controllo “esterno” e in tutti i campi (monetario, militare, economico, politico), pur mantenendo buoni rapporti con tutti. Nei loro discorsi, i relatori hanno richiamato l’attenzione sulle conseguenze negative causate dal fatto che l’Europa segue senza obiezioni la politica ideologica e distruttiva statunitense contro la Russia (Russia che è proprio la gamba mancante ad un Occidente zoppo) e sostanzialmente obbedendo, senza obiezioni, salvo l’Ungheria di Orban, alla strategia egocentrica e sempre più autolesionista di Washington. Durante l’incontro si è parlato anche delle conseguenze negative della fornitura di armamenti all’Ucraina da parte dei paesi dell’UE, con costi diretti e conseguenze economiche e sociali che hanno solo danneggiato il tenore di vita dei cittadini europei e non la Russia. I partecipanti all’incontro hanno affrontato la crisi ucraina e le sue conseguenze dai vari punti di vista, incluso ciò che preoccupa moltissimo gli abitanti del continente europeo: il coinvolgimento in una guerra continentale solo distruttiva, se non definitiva (atomica). Hanno anche espresso la loro opinione negativa sulla concessione all’Ucraina dello status di paese candidato all’adesione all’Unione europea. È una mossa ideologica e pericolosa, ma anche un insulto a tutti i princìpi in base ai quali tutti gli altri aspiranti sono ancora oggi valutati e secondo i quali gli aderenti in passato sono stati accettati. E l’Ucraina di oggi NON è affatto compatibile con i princìpi dell’Unione Europea su tutti i piani. SINTESI DEGLI INTERVENTI, LE TESI PIÙ SIGNIFICATIVE Alexandre Del Valle Il professor ALEXANDER DEL VALLE ha offerto un’analisi critica del sistema europeo, rilevando che è stato concepito non in Europa, ma in America e quindi è un progetto puramente americano.​«Poi è stato motivato dall’opposizione al blocco comunista sovietico e finanziato dal...
A cura di Readovka Negli ultimi anni molti dei soci commerciali dell’Italia sono stati o distrutti (Jugoslavia, Libia, Iraq) o posti sotto regime sanzionatorio (Russia, Iran, Siria), danneggiando ulteriormente l’economia italiana. Marco Ghisetti, redattore della rivista di studi geopolitici “Eurasia”, editore di “Anteo Edizioni” e collaboratore del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, ha espresso le seguenti osservazioni ad un giornalista dell’agenzia giornalistica russa Readovka. https://readovka.world/news/105637 Come sta reagendo alla crisi ucraina la società italiana? Ci sono persone in Italia che si oppongono all’invio di armi all’esercito ucraino? Innanzitutto, bisogna tener presente che il popolo italiano generalmente si interessa poco di politica, in particolare modo quella straniera. Fatta questa precisazione, inizialmente gli italiani furono colti di sorpresa dall’inizio dell’intervento militare russo in Ucraina e speravano che una soluzione pacifica potesse essere trovata il prima possibile. Ciò non significa che tifassero per l’uno o per l’altro schieramento, ma semplicemente che speravano che Russi e Ucraini si sedessero al tavolo delle trattative e stipulassero un accordo che, sebbene magri non definitivo, potesse per lo meno metter fine allo spargimento di sangue. Tuttavia, mano a mano che i combattimenti continuavano, e mano a mano che sia l’Unione Europea che il governo italiano fecero scelte politiche con l’obbiettivo non già di aiutare a cercare una soluzione pacifica, bensì di prolungare la guerra e favorire una parte specifica dello schieramento, la società italiana ha generalmente preso le distanze dall’operato del governo. Infatti, all’inizio si sperava che l’Italia potesse ricoprire il luogo del terzo super partes, in maniera piuttosto simile a quanto fatto dalla Turchia. È per questa ragione che la società italiana è, complessivamente, contro l’invio di armi. Un buon esempio di ciò è fornito dai lavoratori dell’aeroporto internazionale di Pisa, i quali, lo scorso marzo, smisero di lavorare allorquando scoprirono che ciò che stavano caricando sugli aerei consisteva in materiale bellico, non già in materiale non militare volto all’aiuto della popolazione civile. La medesima cosa vale per le sanzioni, le quali, oltre a danneggiare il ruolo dell’Italia nel mondo, danneggiando direttamente l’economia italiana e il benessere economico degli italiani. La guerra delle sanzioni ha delle ripercussioni sui cittadini italiani? Indubbiamente. E ciò perché le piccole e medie imprese italiane, che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana, ne sono direttamente colpite. L’economia italiana è un’economia di trasformazione: compra risorse naturali e le trasforma in qualcos’altro. Le imprese italiane, non potendo più comprare le economiche risorse naturali russe, faticano a rimanere competitive sul mercato. Inoltre, negli ultimi anni innumerevoli soci commerciali dell’Italia sono stati o distrutti (Jugoslavia, Libia, Iraq) o posti sotto regime sanzionatorio (Russia, Iran, Siria), danneggiando ulteriormente l’economia italiana. Ciò mette a rischio la vera e propria sopravvivenza di queste aziende, favorendo però allo stesso tempo le grandi multinazionali e le grandi corporazioni straniere che intendono assorbire le fette di mercato che le morenti piccole e medie imprese abbandonano. Si può presumere che, quando le risorse naturali già stoccate finiranno (più o meno nel periodo autunnale), il peso delle sanzioni si farà sentire ancora di più:...
da Quotidiano del Popolo Online, lunedì 04 luglio 2022 (dall’articolo “La Struttura Organizzativa ed Istituzionale del PCC e dei suoi Alleati“, di Marco Costa, contenuto nella raccolta “Il Grande Rinascimento della Nazione Cinese“, a cura del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo”) Il 2022 rappresenta il 101° anniversario dalla fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC) e il 73° anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Nei suoi 73 anni di vita, la RPC ha ottenuto diversi sucessi, portando la nazione a diventare una grande potenza sul campo internazionale. Questo, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza la costante e vigile guida del Partito Comunista Cinese, nervo politico del Paese e motore propulsivo del suo sviluppo. Il PCC ha una complessa struttura che abbraccia tutti i livelli, le categorie e i settori della società dalla base degli iscritti fino al Segretario Generale. Per comprendere la Cina, è necessario, in primis, comprenderne la struttura governativa e dunque la struttura organizzativa del PCC. A tal proposito, il 27 giugno, Marco Costa, analista del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo”, ha pubblicato un articolo nel quale introduce nel dettaglio il sistema politico e il modello democratico della Cina. “Conoscere la Cina significa necessariamente conoscere il ruolo del suo partito guida, il PCC”. L’articolo sottolinea che il Partito Comunista Cinese ha una struttura organizzativa complessa e completa, che copre tutti gli aspetti della società a tutti i livelli, e segue i principi di leadership collettiva, centralismo democratico, disciplina di partito e Fronte Unito (cooperazione multipartitica), capisaldi che devono eserte rispettati da tutti i membri del PCC, indistintamente dal livello a cui operano. L’articolo prosegue introducendo nel dettaglio il sistema dell’assemblea del popolo sotto gli aspetti della struttura organizzativa, del metodo elettorale e dei compiti principali. Costa ha inoltre sottolineato che durante l’ultimo Congresso Nazionale del PCC del 2017 e in funzione dell’avvicinamento al 20°, che si terrà nella seconda metà di quest’anno, è stato dichiarato che “L’Ufficio Politico ha tenuto alta la grande bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi; ha seguito la guida del marxismo-leninismo, del pensiero di Mao Zedong, della teoria di Deng Xiaoping, della teoria delle tre rappresentanze, del concetto di sviluppo scientifico, e il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. Secondo l’autore italiano, Questo segna una svolta politica, poiché il pensiero dell’attuale Segretario Xi Jinping viene promosso ad indirizzo politico di importanza pari ai suoi due maggiori storici predecessori nella tradizione socialista cinese, ovvero Mao Zedong e Deng Xiaoping. Ciò rappresenta la tappa più recente nel processo di innovazione nella tradizione del partito. Con le incredibili conquiste nel campo della politica e dell’economia ottenute dal PCC, spiega l’autore, il XX Congresso Nazionale e i suoi delegati “avranno un ruolo tanto delicato quanto epocale: quello di emanare indirizzi politici capaci di coniugare per la Cina della Nuova Era stabilità politica e crescita economica in un contesto globale sempre più articolato e sempre più soggetto a crisi internazionali quali guerre regionali, crisi alimentare e ambientale, uscita dall’emergenza pandemica. Nonostante tali sfide, “alla luce degli indiscutibili...
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di Guido De Simone L’ALLARME DI POLIS ETICA SULL’ATTACCO DEI TURCHI AI KURDI IN SIRIA. MENTRE L’OCCIDENTE PARLA SOLO DI RUSSIA-UCRAINA | Planet360.info Una Tavola Rotonda di POLIS ETICA, il 15 giugno 2022, ha dovuto porre rimedio ad un silenzio assordante dei media occidentali su quanto sta accadendo da qualche giorno ed anche ora nel Nord della Siria. Non è interesse americano farlo sapere, perciò, tutti zitti. I media Occidentali non ne parlano più dello stretto necessario o affatto. Strano, perché invece dal 24 febbraio siamo informati costantemente sull’entrata delle truppe russe in Ucraina! Eppure, il bombardamento e l’invasione da parte dell’esercito turco in territorio siriano per eliminare il vecchio problema della frangia più aggressiva dei kurdi, quelli del PKK, è ben più grave della Operazione Militare Speciale dei russi in Ucraina, che almeno non vanno esplicitamente a eliminare una popolazione, bensì a salvarla da un pericolo che denunciano da anni e che nessuno in Occidente ha voluto ascoltare, leader politici inclusi. Media, peggio ancora. DUE PESI E DUE MISURE? Purtroppo, i fatti non danno più illusioni: la versione data da politici e media dell’Occidente e perciò europei è unicamente quella dettata da Washington. Pertanto, chi è “amico/alleato/vassallo” dei poteri statunitensi non si può criticare e va santificato (il caso Zelensky è più che esemplificativo). Chi non si è inchinato al “Grande Fratello” viene regolarmente screditato e attaccato, anche con le bugie più assurde e vili.I leader europei dovrebbero dire e fare qualcosa per proteggere le proprie popolazioni e per i loro interessi. Invece, il paradosso più sconvolgente è che collaborano con Washington per trascinare l’intera Europa in una ennesima e probabilmente definitiva guerra fratricida. E i Media principali appresso a loro. Perciò, appare purtroppo evidente che le leadership dell’Occidente sono ormai infettate dallo stesso “virus” ingegnerizzato a Washington, quello che è difficile non denominare “Stile Imperialista all’americana” (l’esatto contrario dello “Spirito e del Sogno Americano” che ha dato vita agli Stati Uniti). E quel virus ha “effetti collaterali” da incubo: induce l’infettato a sfruttare l’alleato e poi tradirlo (è quello che stanno facendo con l’Ucraina, che alla fine sarà smembrata dal branco di lupi che ne hanno fatto un’esca. O con i Kurdi, ora abbandonati dopo averli addestrati e usati contro l’ISIS, lasciando il problema ai turchi… L’ISIS, un altro “incubo” causato proprio da Washington e lasciato a sconvolgere Medioriente e Africa. O l’Iraq, o il Vietnam… Ma la lista è lunga, tutti paesi e popoli sfruttati per i sacri “interessi americani” e poi scaricati senza scrupoli, come immondizia). Un’infezione che, in nome del principio che “il fine giustifica i mezzi”, induce a smentire e tradire qualsiasi accordo fatto anche se esplicitamente firmato, a nascondersi la verità e a nasconderla all’opinione pubblica, nonché ad usare tutti i mezzi, anche le più incredibili e assurde bugie ed ogni possibile mezzo di distruzione, anche di massa (virus VERI inclusi), pur di screditare e distruggere chiunque non si sia inchinato al “Grande e Sacro Fratello”.Beh, non c’è che dire, hanno imparato...
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di Centro Studi Eurasia e Mediterraeo Venerdì 27 maggio dalle 15 alle 18 si è tenuto a Roma l’evento “Fermare la guerra. L’Italia protagonista per la pace in Europa“, un importante convegno organizzato dal Centro Studi Eurasia e Mediterraneo CeSEM con la collaborazione di Identità Europea e Partitalia . Nel corso dei lavori sono intervenuti in qualità di relatori: Prof. Franco Cardini, dr. Francesco Borgonovo, Prof. Luciano Barra Caracciolo, dr. Toni Capuozzo, Gen. Marco Bertolini On. Gianni Alemanno. L’incontro è stato introdotto da Stefano Vernole in rappresentanza del CeSEM, che, durante il suo intervendo ha ribadito la necessità di ascoltare e comprendere gli altrui interessi se si vuole la pace e di verificare la corrispondenza tra interesse nazionale italiano e appartenenza alla NATO: una contraddizione che dura ormai da oltre 30 anni. VIDEO DELL’EVENTO “FERMARE LA GUERRA”
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di Centro Studi Eurasia e Mediterraneo CeSE-M Venerdì 27 maggio alle ore 11 si è tenuto una tavola rotonda presso l’Ambasciata del Kazakistan a Roma per discutere dell’attuale processo riformistico del Paese e del referendum del prossimo 5 giugno. All’incontro ha partecipato per il CeSEM Stefano Vernole, sottolineando la volontà di cambiamento intrapresa dal Presidente Tokayev e la necessità di risolvere le questioni rimaste aperte dopo i “fatti di gennaio”. Coinvolgendo direttamente il popolo nell’attuale stagione di modifiche costituzionali, il Kazakistan ha comunque dimostrato di insistere sul nuovo percorso intrapreso dalla sua leadership, di mantenere la stabilità nazionale e di salvaguardare gli investimenti stranieri.
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di Stefano Vernole Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha partecipato alla presentazione del libro “Vietnam, un mondo di opportunità. Uno sguardo. Oggi, domani e dopo domani. Verso la Società 5.0” di Maily Anna Maria Nguyen che si è tenuto giovedì 19 maggio 2022 a Bologna. Perché il World Economic Forum ha definito il Vietnam come un miracolo di sviluppo economico? Come è riuscito il Vietnam a diventare una nuova frontiera per le imprese italiane ed emiliano-romagnole in particolare, tanto che nell’ultimo decennio l’interscambio tra i due Paesi ha avuto una costante e significativa crescita, con oltre 800 imprese regionali che esportano in Vietnam? A queste domande dà risposta il libro “Vietnam, un mondo di opportunità. Uno sguardo. Oggi, domani e dopo domani. Verso la Società 5.0” di Maily Anna Maria Nguyen, esperta di internazionalizzazione di impresa, Smart city-community e direttore del Desk Vietnam attivato da Unioncamere Emilia-Romagna nel 2013. Il risultato è arrivato grazie al lavoro svolto dal Desk di concerto con la Regione Emilia-Romagna e Associazioni di categoria che ha portato ad accordi di collaborazione per promuovere l’export, gli investimenti, la cooperazione economica, il trasferimento di tecnologie e la collaborazione in attività di ricerca e sviluppo con realtà come Becamex IDC Corp, l’agenzia per lo sviluppo della provincia del Binh Duong, tra le più dinamiche del mercato asiatico1. Dopo la firma dell’Accordo strategico di partenariato tra Italia e Vietnam, le ambasciate dei due Paesi hanno contribuito a rafforzare i legami istituzionali anche a livello regionale. Sempre nel 2013 c’è stata la prima missione ufficiale emiliano-romagnola che ha avuto aspetti non solo commerciali ma anche sociali, in particolare nel settore della conoscenza e della formazione; ciò ha favorito la stipula di accordi di collaborazione tra centri di ricerca, università e nel mondo scientifico-tecnologico. L’Emilia-Romagna – che già godeva di una discreta simpatia a causa delle sue posizioni politiche ai tempi dell’invasione nordamericana del Vietnam – può contare oggi su alcuni elementi di comunanza: una simile cultura del lavoro, l’inclusione sociale e il capitale umano messo al centro del sistema produttivo. Tra i settori economici più interessanti per stipulare joint ventures, si segnalano la meccanica, l’automotive e l’agroindustria. Il Vietnam, in cui la presenza dello Stato rimane indispensabile per guidare un sistema economico complessivo che prima della pandemia cresceva del 7% all’anno, può inoltre contare sulla sua posizione geografica di porta aperta verso i mercati dell’Asean (630 milioni di potenziali consumatori) e del RCEP (1/3 dell’attuale PIL mondiale). NOTE AL TESTO 1 Accelerate innovation, technology and manufacturing in the Southern Key Economic Zone of Vietnam, https://investinsouthvietnam.com/