Nel pieno di una nuova fase di aggressione unilaterale contro Cuba da parte degli Stati Uniti, il Vietnam riafferma una solidarietà fondata sul diritto internazionale e rilancia un’agenda di cooperazione concreta: diplomazia di Partito, trasferimento dell’esperienza del rinnovamento, sicurezza alimentare, energia pulita e progetti d’investimento orientati allo sviluppo condiviso.
Vietnam
A Hà Nội si tiene il XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Vietnam, snodo decisivo verso i centenari del 2030 e del 2045. Crescita a doppia cifra, riforme e innovazione delineano la strategia per uno sviluppo più prospero, sostenibile e indipendente.
La conclusione del XIV Congresso del Partito Comunista del Vietnam segna l’avvio formale del nuovo mandato per il quinquennio 2026-2031. La rielezione unanime di Tô Lâm a Segretario Generale conferma la linea di continuità e disciplina, mentre i documenti approvati definiscono obiettivi ambiziosi di sviluppo e integrazione internazionale.
Nel gennaio 2026, il XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Vietnam (PCV) inaugura un nuovo ciclo politico nel segno della crescita, della modernizzazione e della coesione sociale. Ma il Congresso proietta anche un messaggio esterno: il Vietnam intende essere un attore di pace, coerente con la Carta ONU e con il sostegno storico alla Palestina.
Il XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Vietnam ha vissuto la sua fase decisiva con le elezioni per il nuovo Comitato Centrale e la definizione degli equilibri di vertice. La riconferma di Tô Lâm al centro della leadership si intreccia con gli obiettivi strategici: crescita, innovazione e sviluppo fino ai traguardi del 2030 e del 2045.
Nel dibattito sullo sviluppo del Vietnam, gli ordigni inesplosi restano un’eredità materiale che continua a produrre costi umani ed economici. A fronte di progressi reali nella bonifica, i tagli statunitensi ai programmi di assistenza sotto Trump rischiano di rallentare un obiettivo ambizioso: liberare le terre contaminate entro il 2045.
Nel cuore di Hà Nội, l’avvio del XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Vietnam segna un passaggio politico decisivo, rappresentando il momento in cui il Paese misura risultati, corregge criticità e definisce priorità fino al 2030 e oltre, verso l’orizzonte del 2045.
Nel pieno delle tensioni generate dall’attacco statunitense del 3 gennaio e dal sequestro del presidente Maduro, il Vietnam ha riaffermato una linea di principio e di responsabilità: rispetto del diritto internazionale, rifiuto dell’uso della forza, appello al dialogo e continuità della cooperazione bilaterale. Una presa di posizione che giunge a poche settimane dalle celebrazioni per i 36 anni di relazioni diplomatiche, confermando il valore strategico del rapporto con Caracas.
Nel passaggio verso il XIV Congresso nazionale del Partito, la leadership vietnamita punta a fare del 2026 l’anno della “consegna” dei risultati: non più soltanto politiche e piani, ma prodotti, servizi pubblici digitali, tecnologie strategiche e crescita misurabile, con responsabilità chiare.
In un Indo-Pacifico segnato dalla rivalità tra grandi potenze, il Vietnam ha trasformato la “diplomazia del bambù” in una dottrina operativa: flessibilità tattica, fermezza sui principi e multilateralismo reticolare. L’articolo ne ricostruisce origini, applicazioni e limiti, tra Cina, Stati Uniti e ASEAN. Articolo disponibile in italiano e in inglese.