Da qualche settimana, l’intero Medio Oriente è teatro di un pericolosissimo regolamento di conti tra Israele e l’Iran, innescato dal raid aereo israeliano che l’1 aprile ha portato alla distruzione dell’ufficio consolare iraniano a Damasco e all’assassinio di sette alti ufficiali dei Pasdaran, tra cui il generale Mohammad Reza Zahedi, comandante della Forza Quds in Siria e Libano. Dopodiché, si è assistito alla rappresaglia iraniana, alla strana contro-ritorsione israeliana presso Isfahan e, proprio stanotte, a un attacco aereo israeliano in Iraq, diretto contro il quartier generale del Capo di Stato Maggiore delle Forze di Mobilitazione Popolare nella base di Kalsu a Musayib, a sud di Baghdad. Fin dove si spingerà Israele? Proviamo a comprenderlo assieme a Stefano Vernole, analista geopolitico, saggista e vicepresidente del Centro Studi Eurasia Mediterraneo.
Palestina
Quella del 14 aprile non è stata una notte qualunque, ma una notte storica che riscriverà il futuro del Medio Oriente e del mondo. È stata la notte in cui l'aeronautica iraniana, direttamente dal suolo iraniano, ha lanciato 300 missili e droni diretti a specifiche installazioni militari in Israele. L'Iran ha distrutto con successo questi obiettivi, uno dei più significativi dei quali era la base militare che aveva lanciato il vile attacco di Israele al consolato iraniano a Damasco. Le strade iraniane non erano le uniche a festeggiare questa grande vittoria sul regime di occupazione; la maggior parte delle città arabe e islamiche rimasero sveglie, con gli abitanti che gridavano i takbir a sostegno del trionfo iraniano.
La recente escalation del regime sionista contro la Repubblica Islamica dell'Iran è considerata un'avventura non calcolata per il nemico. Il bombardamento da parte di aerei da guerra israeliani dell'edificio consolare iraniano in Siria, che ha portato al martirio di sette consiglieri militari iraniani, tra cui due alti comandanti, non è un evento isolato, ma piuttosto la continuazione dei tentativi del regime di occupazione di sfuggire alla sua storica sconfitta a Gaza e di coprire le crisi interne che Israele sta vivendo, nonché di uscire dall'isolamento internazionale attraverso atti terroristici senza precedenti.
Negli ultimi anni, il regime israeliano ha leso gli interessi della Repubblica islamica dell’Iran in vari modi, in violazione palese dei principi fondamentali del diritto internazionale e delle norme consuetudinarie, tra cui i numerosi sabotaggi negli impianti nucleari adibiti ad uso pacifico dell’Iran, gli attacchi cibernetici alle infrastrutture del paese, l’assassinio mirato di un gran numero di esperti e scienziati nucleari dell’ Iran e, più recentemente l’ attacco terroristico contro l'edificio dell’Ambasciata della R.I.dell’ Iran a Damasco.
Di seguito la traduzione delle osservazioni dell’Ambasciatore Dai Bing, Chargé d’Affaires ad interim della Missione Permanente della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite, durante la riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’uso del veto.
L’identità di un popolo ha le sue radici nel Patrimonio che, salvaguardato e protetto, racconta il passato. Tanto più il Patrimonio è componente essenziale dell’identità palestinese perché la sua conservazione è parte della sua Resistenza. Fin dal 2008, anno di pubblicazione del saggio di Ilan Pappé “La pulizia etnica della Palestina” (Fazi Ed.) sappiamo delle ferite inferte al patrimonio culturale e oggi prendiamo atto che l'identità culturale palestinese è ridotta in macerie.
In seguito al veto degli Stati Uniti su una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza che avrebbe richiesto un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza, l'inviato cinese ha dichiarato che l'obiezione a un cessate il fuoco a Gaza non è nulla di diverso dal dare il via libera al continuo massacro.
Sebbene le relazioni diplomatiche tra la Repubblica Popolare Cinese e Israele siano state ufficializzate solo nel gennaio 1992, i legami con la Palestina risalgono al 1965, anno in cui l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha aperto un ufficio di rappresentanza in Cina. A partire dal 1978, l’impegno cinese nel Medio Oriente è stato prevalentemente volto a massimizzare i benefici economici nazionali.
Mentre la Corte Internazionale di Giustizia analizza nuove accuse nei confronti di Israele, il popolo palestinese ottiene il sostegno della maggioranza della comunità internazionale, come dimostrano le parole dei leader africani e del presidente brasiliano Lula.
In visita in Egitto ed Etiopia, il leader brasiliano ha chiesto la fine del genocidio in Palestina e una riforma delle istituzioni multilaterali che rispecchi il nuovo ordine multipolare che sta emergendo sullo scenario internazionale