16 Luglio 2026

Palestina

La Repubblica Islamica dell’Iran, tra il 1 aprile e la fine del mese di luglio 2024, ha tenuto elezioni competitive con la partecipazione del popolo in un’atmosfera di serenità e condivisione e ha segnato un nuovo capitolo nell’amministrazione del paese.In concomitanza con il giorno dell'insediamento del Presidente Pezeshkian, che ha invitato la regione e il mondo alla pace, alla tranquillità e all'empatia, il regime sionista ha portato la regione e il mondo verso l'abisso catastrofico dell'insicurezza e dell'instabilità.
L’escalation tra Iran e Israele del mese scorso, conclusasi con l’attacco israeliano ad Isfahan, il 19 aprile, ha ridefinito drasticamente l’equilibrio militare tra i due Paesi, mettendo in luce le capacità e i limiti strategici di entrambi. Per Teheran questo ha significato un ridimensionamento della minaccia proveniente da Israele e un’autoaffermazione quale potenza regionale dalle notevoli implicazioni rispetto a tutti gli Stati del Golfo. Va tenuto a mente, però, che la scelta dell’Iran di alzare la posta in gioco quasi fino al punto di non ritorno risponde a impostazioni ben radicate nella propria dottrina militare.
“L’apocalisse”. Questo il termine che l’On. Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle usa per definire quanto ha assistito durante la sua missione al confine con Rafah, a due passi da quella Striscia di Gaza, martoriata dai bombardamenti Israeliani. Una situazione – e sono le sue parole a descriverla – di annientamento di un popolo, quello palestinese, che prosegue davanti all’inerzia della Comunità Internazionale, che condanna, ma non si impone e non interviene. “Chi non lo vede è perché non vuole vederlo”, dice l'on. Ascari, come pure la pericolosa escalation che rischia di innescare – e gli episodi non sono mancati… - l’intera Regione vicino orientale.