Negli Stati Uniti si è verificato uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni nel dibattito sul futuro della moneta digitale. Il Senato americano ha infatti approvato il 21st Century ROAD to Housing Act, un ampio provvedimento dedicato principalmente all’edilizia e all’accessibilità abitativa, all’interno del quale è stata inserita una disposizione che vieta alla Federal Reserve di emettere una Central Bank Digital Currency (CBDC) almeno fino al 31 dicembre 2030. Il provvedimento ha ottenuto un sostegno bipartisan particolarmente ampio, raccogliendo una maggioranza schiacciante in Senato.
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Dall’inizio del 2026, la politica estera statunitense ha assunto la forma di uno stato d’eccezione internazionale: Washington sospende il diritto quando esso limita la propria egemonia e colpisce Venezuela, Iran e Cuba per contenere la crisi del proprio dominio globale.
Il 15 giugno 2026, Stati Uniti e Iran hanno firmato un Memorandum d’Intesa che avrebbe dovuto porre fine alla guerra. L’accordo, negoziato per mesi a Islamabad e firmato elettronicamente da J.D. Vance per Washington e Qalibaf per Tehran, impegnava entrambe le parti a una cessazione immediata delle ostilita su tutti i fronti, incluso il Libano. Prometteva il rilascio di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, deroghe sulle sanzioni per le esportazioni petrolifere e petrolchimiche, e la revoca completa del blocco navale statunitense. Una cerimonia di firma formale era prevista per il 19 giugno a Ginevra.
L’escalation retorica e giudiziaria contro Cuba mira a costruire un pretesto politico per nuove aggressioni, ma produce anche effetti interni negli Stati Uniti: manipola la diaspora, riscrive la storia bilaterale e colpisce le forze favorevoli al dialogo.
Al di là del battage mediatico, che cosa ha ottenuto realmente Donald Trump nel suo viaggio in Cina? Ne parliamo con Stefano Vernole, vice Presidente del CeSEM, introduce Fabio De Maio di Logos e Civiltà.
C'è un dettaglio che vale più di mille comunicati ufficiali. Nel novembre del 2017, il presidente Xi Jinping si precipitò a Mar-a-Lago in Florida appena tre mesi dopo l'insediamento di Trump, nel tentativo di evitare un deterioramento immediato delle relazioni.
La visita di Stato di Donald Trump in Cina viene presentata dal Global Times come un passaggio storico per rilanciare le relazioni sino-statunitensi su basi di rispetto reciproco, stabilità strategica costruttiva, cooperazione pragmatica e pace duratura.
L’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino definisce un “nuovo posizionamento” per le relazioni Cina-Stati Uniti, fondato sulla stabilità strategica costruttiva, sulla cooperazione e sulla gestione delle divergenze tra le due grandi potenze.
Gli Stati Uniti hanno fondamentalmente compreso che la capitolazione di Teheran potrebbe avvenire solo con un rischiosissimo intervento via terra, tuttavia se tale opzione dovesse fallire per Washington si tratterebbe di una sconfitta strategica e la sua influenza in Medio Oriente svanirebbe in brevissimo tempo.
Dal punto di vista diplomatico, la posizione della Cina durante l’attuale crisi mediorientale è rimasta coerente con la sua postura geopolitica tradizionale: diplomazia invece del conflitto, sostegno alla sovranità, all’integrità territoriale e alla dignità dell’Iran nel rispetto del diritto internazionale, appoggio alla mediazione del Pakistan.