13 Ottobre 2026

America Latina

Dopo tre giornate in cui si sono intrecciati progetti, esperienze e strategie comunicative per creare, insieme al pubblico, uno spazio di dibattito ideologico, si è concluso domenica a L’Avana il I Festival Internazionale Granma-Rebelde. di Carmen Maturell Senon (Granma) – 19 ottobre 2025, foto di Juvenal Balán Dopo tre giornate in cui si sono articolati progetti, esperienze e strategie comunicative per creare, insieme al pubblico, uno spazio di dibattito ideologico, si è concluso ieri (domenica 19 ottobre, ndr) a L’Avana il I Festival Internazionale Granma-Rebelde. Alla cerimonia di chiusura — alla quale hanno preso parte la membro del Segretariato del Comitato Centrale del Partito, Yudí Rodríguez Hernández, a capo del Dipartimento per l’attenzione ai Servizi, e la membro del Comitato Centrale Yuniasky Crespo Baquero, a capo del Dipartimento Ideologico — è stato consegnato un riconoscimento al quotidiano Juventud Rebelde per i suoi 60 anni di storia e militanza con Cuba e con i giovani che si riflette nelle sue pagine. Nel resoconto dell’evento, Yuniel Labacena Romero, direttore di Juventud Rebelde, ha sottolineato che il Festival si è consolidato come «uno spazio di massa e aperto, che è riuscito a integrare con successo il dibattito, l’espressione culturale, la proposta fieristica e la partecipazione diretta della comunità». Da parte sua, Yoerky Sánchez Cuéllar, direttore del quotidiano Granma, ha convocato il secondo incontro, che si terrà il prossimo anno, e ha precisato che una delle principali conclusioni emerse è la necessità di continuare a difendere la pace di fronte a blocchi illegali e alla minaccia diretta dell’imperialismo. Come ha affermato Labacena Romero, la reale portata del Festival si è manifestata non solo nei numeri della partecipazione, ma nella qualità dell’interazione popolare, nella combinazione delle attività politiche e culturali, che ha permesso al popolo e ai mezzi di stampa — nazionali e internazionali — di configurare un progetto di comunicazione collaborativa per un mondo migliore possibile. All’appuntamento hanno partecipato anche Emilio Lozada García, capo del Dipartimento delle Relazioni Internazionali del CCPCC; Roberto Pérez Jiménez, capo del Dipartimento di Organizzazione; e Meyvis Estévez Echevarría, Prima Segretaria del Comitato Nazionale dell’Unione dei Giovani Comunisti. La prima edizione del Festival Internazionale Granma-Rebelde si è svolta a L’Avana Trasmettere la voce del Sud globale e rafforzare il consenso per l’azione comune. di Chen Yiming e Shi Yuanhao, inviati speciali del “Quotidiano del Popolo” – 22 ottobre 2025, traduzione di Giulio Chinappi Discorsi appassionati che hanno acceso la sala, musica dai ritmi travolgenti, esibizioni artistiche di forte identità nazionale che hanno affascinato il pubblico: dal 17 al 19 ottobre, presso la sala espositiva del Centro Culturale Vedado, nel cuore della capitale cubana, si è svolta la prima edizione del Festival Internazionale Granma-Rebelde. L’evento ha celebrato il 60º anniversario della fondazione del quotidiano Granma, organo centrale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, e del giornale giovanile Juventud Rebelde. Alla cerimonia inaugurale ha partecipato Miguel Díaz-Canel, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica. Più di cento rappresentanti dei media, del mondo culturale e di istituti di ricerca provenienti da trentasei Paesi si...
Confindustria Emilia e Centro Studi Eurasia Mediterraneo (CeSEM) organizzano un incontro dedicato alle relazioni economiche internazionali della Cina, con un focus particolare sul Rapporto CER 2025 sul sistema energetico cinese e sulle opportunità per le aziende italiane nei settori delle energie rinnovabili. Interverranno il Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano, esperti di relazioni economiche e politiche industriali, testimonianze aziendali di imprese con esperienza diretta sul mercato .
All’Università del PCC “Ñico López” si è aperto lo scorso 15 ottobre il III Incontro internazionale delle pubblicazioni teoriche della sinistra: delegazioni di oltre trenta paesi hanno discusso sovranità ideologica, IA e comunicazione strategica. Il Presidente Díaz-Canel: oggi «Pensare è combattere, pubblicare è resistere, comunicare è liberare». All’Università del Partito Comunista di Cuba “Ñico López” si è aperto il 15 ottobre il III Incontro internazionale delle pubblicazioni teoriche dei partiti e movimenti di sinistra. L’evento, inaugurato da Roberto Morales Ojeda, membro del Politburo del PCC e responsabile dell’organizzazione per il Comitato Centrale del Partito, ha riunito delegazioni di oltre trenta paesi per discutere sovranità ideologica, sfide comunicative nell’era dell’IA e unità del campo progressista. Tra i presenti, per l’Italia, Giulio Chinappi, in rappresentanza del CeSEM e di Anteo Edizioni. L’inaugurazione ha posto fin dall’inizio il baricentro politico e culturale dell’incontro, che non rappresenta un semplice convegno accademico, ma una “officina” di analisi e proposta, chiamata a trasformare la ricerca teorica in prassi condivisa. Nel suo intervento d’apertura, Roberto Morales Ojeda ha richiamato l’eredità di Cuba Socialista, la rivista teorica del Partito, e l’indicazione di Fidel Castro nel 1961: diffondere le esperienze della Rivoluzione, discutere i problemi della trasformazione socialista, esaminare con il marxismo la lotta della classe operaia e curare la formazione ideologica e pratica dei quadri. Il 2025, segnato dall’avvio delle celebrazioni del centenario della nascita di Fidel, ha offerto il contesto simbolico per ribadire che teoria e organizzazione restano fattori decisivi di tenuta e avanzamento del progetto socialista. Morales Ojeda ha insistito sulla necessità di “incontrarsi con urgenza”, perché l’aggressività della politica statunitense, la corsa bellicista e le minacce alla pace non consentono esitazioni o frammentazioni tattiche. Nel suo discorso, ha denunciato la “complicità criminale” con il genocidio in Palestina, i piani di destabilizzazione contro il Venezuela e il ritorno di un colonialismo culturale che mira a erodere identità, storia e valori dei popoli. Il marxismo, ha affermato, non è un catechismo immutabile ma una guida per l’azione, da applicare dialetticamente al presente, per comprendere diseguaglianze, sfruttamento e dominazione non solo sul piano economico, ma anche in quello politico e simbolico. In tale prospettiva, l’Incontro è stato presentato come un dispositivo per rinsaldare i legami tra teoria e prassi, costruire saperi collettivi, articolare risposte comuni a partire dalla diversità delle esperienze, con un’attenzione particolare alla gioventù, alla formazione politica e al ruolo delle donne e degli uomini impegnati in un mondo più giusto. La giornata inaugurale ha ospitato, nella sua sessione pomeridiana, la conferenza magistrale del professore e giornalista franco-spagnolo Ignacio Ramonet, dedicata a informazione, manipolazione e alle sfide poste dalla super-intelligenza artificiale quantistica. Ramonet ha descritto la discontinuità tecnologica in corso come una “grande rottura” capace di disfare gli assetti comunicativi attuali, con impatti multipli: dal mercato del lavoro alla marginalizzazione dei ceti medi nel capitalismo, fino ai rischi elevati di disinformazione sistemica. Per la sinistra, la posta in gioco è quella di governare minacce e distorsioni che possono indebolire coscienze e tessuto civico, ma anche di cogliere le opportunità di democratizzazione della...
Relazione di Alessandro Fanetti presentata il 1º ottobre 2025 all’Università de L’Avana per la X Conferenza di Studi Strategici. Disponibile in spagnolo e in italiano. “[…] Rivoluzione è consapevolezza del momento storico; è cambiare tutto quanto deve essere cambiato […].” – Fidel Alejandro Castro RuzLa geopolitica odierna è caratterizzata da sfide epocali, tipiche dei momenti chiave della storia dell’umanità. Sfide che, in sostanza, possono essere concentrate e riassunte in questo slogan: unipolarismo vs. multipolarismo. Approfondendo la questione va innanzitutto sottolineato che, almeno da quando esistono le civiltà, il “mondo geopolitico” è sempre stato costituito e diviso in poli più o meno capaci di indirizzare i grandi cambiamenti internazionali. Poli più o meno capaci in quanto alcuni di “respiro” globale, mentre altri con capacità di proiezione regionale o comunque più ristretta. Con i primi che hanno da sempre dato il “nome” alle varie fasi geopolitiche, come i seguenti: 1) Bipolarismo: momento geopolitico caratterizzato dalla presenza di due poli geopolitici con capacità di proiezione e influenza globali superiore a tutti gli altri. Il tipico esempio di ciò si è visto nel periodo “Post Seconda Guerra Mondiale – Dissoluzione dell’Unione Sovietica” con il confronto USA – URSS. 2) Unipolarismo: momento geopolitico caratterizzato dalla presenza di un solo polo geopolitico maggiormente capace, rispetto a tutti gli altri, di influenzare la geopolitica globale. Il classico esempio sono gli Stati Uniti d’America dopo il 1989 – ‘91. 3) Multipolarismo: momento geopolitico caratterizzato dalla presenza di più poli geopolitici in grado di influenzare le dinamiche globali. A mio avviso, questo è ciò che si sta delineando (in primis grazie ai Paesi del c.d. “Global South”), anche se con la feroce resistenza del “Global North”, quest’ultimo favorevole invece al mantenimento dell’ordine geopolitico post – Guerra Fredda. Fra i poli di respiro globale (ovviamente del mondo conosciuto nelle varie epoche) possono essere certamente indicati i seguenti centri di potere (con i loro relativi alleati o satelliti), fra gli altri e solo come meri esempi: – Impero Achemenide– Impero Romano– Sacro Romano Impero– Regno di Francia (ad esempio durante il periodo di Luigi XIV, Re Sole)– Stati Uniti d’America (almeno dal post – Seconda Guerra Mondiale)– URSS– Impero Ottomano Fra i poli di respiro più regionale (anche se spesso con “echi” in altre parti del mondo) possono essere invece indicati, fra gli altri e come esempi anch’essi: – Cartagine– I vari imperi “precolombiani” in America Latina e Caraibi– I vari centri di potere africani pre – colonizzazione occidentale come l’Impero del Mali,quello del Ghana e il Regno del Congo.– L’Iran post Rivoluzione Islamica del 1979– Repubblica di Turchia (sorta nel 1923, post – dissoluzione dell’Impero Ottomano) Dunque, l’“assioma geopolitico” chiaro che ne possiamo dedurre è “esistenza delle civiltà = presenza di centri di potere geopolitico”. Centri di potere geopolitico che, in base alla loro capacità di proiezione esterna, hanno dato forma alle varie fasi della storia delle civiltà. Non è un caso, infatti, se uno dei massimi esperti di geopolitica e illustre teorico del mondo multipolare, il filosofo russo...
La Russia è da tempo uno dei principali alleati del Venezuela, fornendo equipaggiamento militare e investimenti energetici e offrendo supporto diplomatico nei consessi internazionali. La banca russo-venezuelana Evrofinance Monsnarbank, nonostante le sanzioni internazionali, funziona correttamente a Caracas dal 2014 e le carte del sistema di pagamento MIR sono accettate nel Paese.