15 Settembre 2026

America Latina

Di seguito la lettera firmata dal Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, indirizzata ai Capi di Stato e di Governo della CELAC, nella quale denuncia le minacce che incombono sulla sovranità del Venezuela e dei Caraibi e lancia un appello affinché si uniscano gli sforzi in difesa dell’America Latina come zona di pace.
Di Massimiliano Danna È nel titolo dell’opera il concetto che ha voluto ribadire l’evento di questo 4 novembre all’ambasciata cubana. Un colpo diretto a chi crede che le rivoluzioni nascano spontaneamente senza guida o senza condizioni materiali, e che gli sviluppi storici e geopolitici possano essere vissuti al pari del tifo calcistico (e fidatevi, ce ne sono parecchi). L’evento ha avuto per perno la traduzione del discorso, omonimo al titolo del volume, tenuto da Fidel Castro nel gennaio 1999 in Venezuela. Il contenuto non è difficile immaginarlo, un sicuro promemoria della necessità della rivoluzione culturale e politica precedenti alla rivoluzione vera e propria. Questo concetto, accentuato dagli interventi dell’ambasciatrice Mirta Granda Averhoff, dal direttore di Anteo edizioni Stefano Bonilauri e del curatore Giulio Chinappi, è stato ribadito con ancora più forza, spiegando la necessità di riaprire il dialogo sulla figura e sul significato della rivoluzione cubana. Di fatti questo evento si inserisce in una più ampia collezione di attività, eventi e presentazioni con lo scopo di ravvivare tale memoria, che hanno visto durante questo anno e su più città partecipe anche il Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Come sottolineato anche dalla rappresentante diplomatica cubana, l’Ambasciata ha voluto offrire la casa per un dialogo con la società italiana e con tutti gli interessati al progresso sociale e al suo significato storico. Significato storico da non sottovalutare, come indicato nell’intervento di Bonilauri, che ha messo in risalto come il discorso di Fidel Castro abbia anticipato i tempi moderni, in un anno di unipolarismo assoluto come quello del 1999. Messaggio ribadito anche da Chinappi, il quale ha sottolineato la chiara l’importanza di questi concetti nella fase attuale, in cui il Governo degli Stati Uniti si prepara all’ennesima ingerenza nel continente sudamericano. In sintesi questo evento ha portato cultura, riflessione e dialogo in un momento storico dove queste considerazioni sono antitetiche alla narrazione mainstream, creando problemi anche a quella “sinistra” ormai da tempo naufragante. Un anello di una lunga catena di iniziative atte a rafforzare una coscienza critica, uno studio della geopolitica che non ci veda più spettatori ma protagonisti. Come militante di un’organizzazione come il SOCIT che è culturale quanto politica non posso che essere soddisfatto degli eventi organizzati, esempi così fulgidi di come la diplomazia culturale si faccia politica e di come usare gli insegnamenti del passato per vincere nel presente e costruire il futuro.
Di Stefano Vernole. Articolo pubblicato su Strategic Culture Foundation il 6 novembre 2025 Il 28 e 29 ottobre 2025 si è dibattuta e votata per la 32esima volta, durante la sessione ordinaria dell’Assemblea Generale dell’ONU, la risoluzione presentata da Cuba intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”. Dal 1992 Cuba chiede al mondo l’opinione sul vergognoso embargo che gli Stati Uniti dal 1962 applicano all’Isola caraibica per il solo fatto di essere un Paese indipendente da Washington. Durante la sessione, tutte le nazioni e le organizzazioni che hanno preso la parola, ad eccezione ovviamente degli Stati Uniti, hanno manifestato il loro rifiuto riguardo al blocco e hanno chiesto di cancellare l’embargo che ogni giorno mette i cubani di fronte a mille problemi. Le pressioni esercitate dalla Casa Bianca non hanno ottenuto l’effetto immaginato dall’Amministrazione Trump: 165 Paesi hanno votato a favore della risoluzione presentata da Cuba, 7 contro e 12 si sono astenuti. Hanno votato contro: Stati Uniti, Israele, Ucraina, Ungheria, Argentina, Macedonia del Nord, Paraguay. Si sono astenuti: Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Moldavia, Micronesia, Palau, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Singapore, Svezia, Togo, Somalia. Un chiaro segnale di come tutti i Paesi del Sud globale e quindi la maggioranza mondiale abbiano rigettato la linea del “Washington Consensus”. Le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro Cuba sono iniziate nel 1960 con misure commerciali restrittive, ma l’embargo totale è stato imposto il 7 febbraio 1962 dal Presidente John F. Kennedy. Le restrizioni si sono intensificate nel corso degli anni, in particolare negli anni ‘90 e 2010, e sono state nuovamente rafforzate nel 2021 con il reinserimento di Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Approfittando opportunisticamente della pandemia globale di Covid-19, Washington ha rafforzato l’assedio economico contro Cuba. La politica del “carburante zero” con il preciso scopo di spegnere le luci domestiche, paralizzare i trasporti, la fornitura di acqua potabile e di elettricità, avrebbe dovuto provocare la disperazione della popolazione, che negli intendimenti della CIA si sarebbe dovuta sollevare contro il Governo cubano. Per intensificare il blocco economico, commerciale e finanziario che dura da più di 60 anni, gli Stati Uniti hanno attuato più di 240 misure unilaterali, con l’obiettivo di sabotare il commercio estero, i pagamenti e i crediti cubani, nonché cercando di interrompere il commercio nazionale. Tali sanzioni sono state accompagnate da un’intensa campagna propagandistica contro la collaborazione medica internazionale di Cuba, mettendo in discussione la professionalità dei medici cubani ed impedire allo Stato l’ingresso di entrate economiche tramite questa via. L’interruzione dell’arrivo delle navi da crociera, il divieto di rimesse alle famiglie cubane e dei voli dagli Stati Uniti verso le province del Paese, sono alcune delle misure adottate contro le compagnie cubane e i loro partner stranieri, insieme alla creazione di “liste nere” di entità e persone … Il Cuban Liberty and Democratic Solidarity Act del 1996, meglio nota come legge federale Helms-Burton, ha esteso l’applicazione territoriale dell’embargo iniziale alle società straniere che...
Dopo tre giornate in cui si sono intrecciati progetti, esperienze e strategie comunicative per creare, insieme al pubblico, uno spazio di dibattito ideologico, si è concluso domenica a L’Avana il I Festival Internazionale Granma-Rebelde. di Carmen Maturell Senon (Granma) – 19 ottobre 2025, foto di Juvenal Balán Dopo tre giornate in cui si sono articolati progetti, esperienze e strategie comunicative per creare, insieme al pubblico, uno spazio di dibattito ideologico, si è concluso ieri (domenica 19 ottobre, ndr) a L’Avana il I Festival Internazionale Granma-Rebelde. Alla cerimonia di chiusura — alla quale hanno preso parte la membro del Segretariato del Comitato Centrale del Partito, Yudí Rodríguez Hernández, a capo del Dipartimento per l’attenzione ai Servizi, e la membro del Comitato Centrale Yuniasky Crespo Baquero, a capo del Dipartimento Ideologico — è stato consegnato un riconoscimento al quotidiano Juventud Rebelde per i suoi 60 anni di storia e militanza con Cuba e con i giovani che si riflette nelle sue pagine. Nel resoconto dell’evento, Yuniel Labacena Romero, direttore di Juventud Rebelde, ha sottolineato che il Festival si è consolidato come «uno spazio di massa e aperto, che è riuscito a integrare con successo il dibattito, l’espressione culturale, la proposta fieristica e la partecipazione diretta della comunità». Da parte sua, Yoerky Sánchez Cuéllar, direttore del quotidiano Granma, ha convocato il secondo incontro, che si terrà il prossimo anno, e ha precisato che una delle principali conclusioni emerse è la necessità di continuare a difendere la pace di fronte a blocchi illegali e alla minaccia diretta dell’imperialismo. Come ha affermato Labacena Romero, la reale portata del Festival si è manifestata non solo nei numeri della partecipazione, ma nella qualità dell’interazione popolare, nella combinazione delle attività politiche e culturali, che ha permesso al popolo e ai mezzi di stampa — nazionali e internazionali — di configurare un progetto di comunicazione collaborativa per un mondo migliore possibile. All’appuntamento hanno partecipato anche Emilio Lozada García, capo del Dipartimento delle Relazioni Internazionali del CCPCC; Roberto Pérez Jiménez, capo del Dipartimento di Organizzazione; e Meyvis Estévez Echevarría, Prima Segretaria del Comitato Nazionale dell’Unione dei Giovani Comunisti. La prima edizione del Festival Internazionale Granma-Rebelde si è svolta a L’Avana Trasmettere la voce del Sud globale e rafforzare il consenso per l’azione comune. di Chen Yiming e Shi Yuanhao, inviati speciali del “Quotidiano del Popolo” – 22 ottobre 2025, traduzione di Giulio Chinappi Discorsi appassionati che hanno acceso la sala, musica dai ritmi travolgenti, esibizioni artistiche di forte identità nazionale che hanno affascinato il pubblico: dal 17 al 19 ottobre, presso la sala espositiva del Centro Culturale Vedado, nel cuore della capitale cubana, si è svolta la prima edizione del Festival Internazionale Granma-Rebelde. L’evento ha celebrato il 60º anniversario della fondazione del quotidiano Granma, organo centrale del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, e del giornale giovanile Juventud Rebelde. Alla cerimonia inaugurale ha partecipato Miguel Díaz-Canel, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica. Più di cento rappresentanti dei media, del mondo culturale e di istituti di ricerca provenienti da trentasei Paesi si...
Confindustria Emilia e Centro Studi Eurasia Mediterraneo (CeSEM) organizzano un incontro dedicato alle relazioni economiche internazionali della Cina, con un focus particolare sul Rapporto CER 2025 sul sistema energetico cinese e sulle opportunità per le aziende italiane nei settori delle energie rinnovabili. Interverranno il Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano, esperti di relazioni economiche e politiche industriali, testimonianze aziendali di imprese con esperienza diretta sul mercato .
All’Università del PCC “Ñico López” si è aperto lo scorso 15 ottobre il III Incontro internazionale delle pubblicazioni teoriche della sinistra: delegazioni di oltre trenta paesi hanno discusso sovranità ideologica, IA e comunicazione strategica. Il Presidente Díaz-Canel: oggi «Pensare è combattere, pubblicare è resistere, comunicare è liberare». All’Università del Partito Comunista di Cuba “Ñico López” si è aperto il 15 ottobre il III Incontro internazionale delle pubblicazioni teoriche dei partiti e movimenti di sinistra. L’evento, inaugurato da Roberto Morales Ojeda, membro del Politburo del PCC e responsabile dell’organizzazione per il Comitato Centrale del Partito, ha riunito delegazioni di oltre trenta paesi per discutere sovranità ideologica, sfide comunicative nell’era dell’IA e unità del campo progressista. Tra i presenti, per l’Italia, Giulio Chinappi, in rappresentanza del CeSEM e di Anteo Edizioni. L’inaugurazione ha posto fin dall’inizio il baricentro politico e culturale dell’incontro, che non rappresenta un semplice convegno accademico, ma una “officina” di analisi e proposta, chiamata a trasformare la ricerca teorica in prassi condivisa. Nel suo intervento d’apertura, Roberto Morales Ojeda ha richiamato l’eredità di Cuba Socialista, la rivista teorica del Partito, e l’indicazione di Fidel Castro nel 1961: diffondere le esperienze della Rivoluzione, discutere i problemi della trasformazione socialista, esaminare con il marxismo la lotta della classe operaia e curare la formazione ideologica e pratica dei quadri. Il 2025, segnato dall’avvio delle celebrazioni del centenario della nascita di Fidel, ha offerto il contesto simbolico per ribadire che teoria e organizzazione restano fattori decisivi di tenuta e avanzamento del progetto socialista. Morales Ojeda ha insistito sulla necessità di “incontrarsi con urgenza”, perché l’aggressività della politica statunitense, la corsa bellicista e le minacce alla pace non consentono esitazioni o frammentazioni tattiche. Nel suo discorso, ha denunciato la “complicità criminale” con il genocidio in Palestina, i piani di destabilizzazione contro il Venezuela e il ritorno di un colonialismo culturale che mira a erodere identità, storia e valori dei popoli. Il marxismo, ha affermato, non è un catechismo immutabile ma una guida per l’azione, da applicare dialetticamente al presente, per comprendere diseguaglianze, sfruttamento e dominazione non solo sul piano economico, ma anche in quello politico e simbolico. In tale prospettiva, l’Incontro è stato presentato come un dispositivo per rinsaldare i legami tra teoria e prassi, costruire saperi collettivi, articolare risposte comuni a partire dalla diversità delle esperienze, con un’attenzione particolare alla gioventù, alla formazione politica e al ruolo delle donne e degli uomini impegnati in un mondo più giusto. La giornata inaugurale ha ospitato, nella sua sessione pomeridiana, la conferenza magistrale del professore e giornalista franco-spagnolo Ignacio Ramonet, dedicata a informazione, manipolazione e alle sfide poste dalla super-intelligenza artificiale quantistica. Ramonet ha descritto la discontinuità tecnologica in corso come una “grande rottura” capace di disfare gli assetti comunicativi attuali, con impatti multipli: dal mercato del lavoro alla marginalizzazione dei ceti medi nel capitalismo, fino ai rischi elevati di disinformazione sistemica. Per la sinistra, la posta in gioco è quella di governare minacce e distorsioni che possono indebolire coscienze e tessuto civico, ma anche di cogliere le opportunità di democratizzazione della...