7 Ottobre 2026

Africa

Lo scorso dicembre, Israele è diventato il primo Paese a riconoscere formalmente il Somaliland, una regione autonoma che si è separata dalla Somalia decenni fa. Il Somaliland, è da tempo in conflitto con il governo di Mogadiscio, avendo dichiarato l’indipendenza nel 1991 mentre la Somalia sprofondava nella guerra civile e nel caos.
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Dallo Yemen meridionale alla Somalia e al Somaliland, fino al Sudan, in tutti questi anni una regia israelo-emiratina ha agito sopravvalutando le sue forze e sottovalutando i suoi avversari. Oggi i suoi disegni egemonici sembrano sgretolarsi come un castello di sabbia, sotto i colpi di paesi che non vogliono ritrovarsi al centro di progetti neocoloniali condannati dalla storia.
Le elezioni del 28 dicembre in Repubblica Centrafricana hanno riconfermato Faustin-Archange Touadéra, ma il dato politico centrale è l’orientamento esterno del suo governo: retorica anti-neocoloniale, rottura con la tradizionale dipendenza da Parigi, nuove alleanze securitarie con Mosca, in sintonia con un più ampio riassetto africano.
Il riconoscimento del Somaliland come Stato indipendente da parte di Israele non è una novità: vari elementi ne indicavano un'imminenza già da tempo, coinvolgendo vari attori dagli Emirati Arabi Uniti all'Etiopia, fino agli Stati Uniti e a Taiwan. Il riconoscimento non è motivato solo dalla volontà di trovare un altro sottoscrittore degli Accordi di Abramo, dislocandovi profughi gazawi: a concorrervi vi sono infatti anche altre ragioni, di portata ancor più strategica. Ma non si fanno i conti senza l'oste...
In questo lungo articolo ripercorreremo parte delle dinamiche relative alla guerra civile sudanese e alle azioni di un vasto fronte dalla crescente influenza (guidato dal quartetto Arabia Saudita-Egitto-Eritrea-Sudan), per concluderla con lo sradicamento delle cause che ne sono all'origine: ovvero il ruolo di "stato nello Stato" detenuto in Sudan dalle RSF col sostegno degli Emirati Arabi Uniti e di altri loro partner regionali.