6 Ottobre 2026

Veronica Vuotto

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Robot che corrono mezze maratone, ballano kung fu in TV, scaricano valigie negli aeroporti. Dietro lo spettacolo degli umanoidi cinesi si nasconde una competizione molto più seria con gli Stati Uniti, che si gioca su tre tavoli: il corpo dei robot, il loro cervello e le regole, vale a dire standard, brevetti, terre rare, che decideranno chi scriverà la grammatica delle tecnologie del prossimo decennio. Un viaggio nella "terra dei robot", tra demografia, chip e la corsa a catturare perfino il modo in cui lavoriamo.
Nel giro di pochi giorni, a maggio 2026, Pechino ha ospitato i due leader più potenti e più temuti del mondo. Prima Donald Trump, poi Vladimir Putin. Due visite di Stato, due cerimoniali quasi speculari, due relazioni profondamente diverse. Ma c'è un denominatore comune: la Cina di Xi Jinping si è ritrovata al centro di tutto, e lo sa benissimo. Come ha osservato il consigliere governativo Zheng Yongnian, la sequenza delle visite ha posizionato Pechino "al centro delle relazioni trilaterali con Russia e Stati Uniti". Non è un caso. È il risultato di anni di costruzione paziente di un ruolo che oggi nessun altro può reclamare: quello dell'interlocutore indispensabile.
Negli ultimi anni, i corridoi infrastrutturali sono emersi come strumenti centrali della geopolitica contemporanea, diventando non solo reti fisiche di collegamento tra Stati e regioni, ma veri e propri vettori di influenza, sviluppo e competizione globale. Attraverso strade, ferrovie, porti, oleodotti, cavi digitali e hub logistici, le grandi potenze stanno ridisegnando la mappa della connettività mondiale, utilizzando questi tracciati come leve strategiche per garantire accesso alle risorse, stabilire nuovi standard e rafforzare il proprio peso politico ed economico nei territori attraversati. Lungi dall’essere semplici infrastrutture di trasporto, i corridoi economici rappresentano una sintesi di politiche commerciali, interessi energetici, logiche industriali e visioni geoeconomiche.
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Il vertice tra Cina e Unione Europea, svoltosi il 24 luglio 2025 a Pechino, si è tenuto in un momento di forti tensioni economiche e politiche, ma anche di tentativi, seppur timidi, di mantenere aperti i canali diplomatici. L’incontro, che celebrava formalmente i cinquant’anni di relazioni diplomatiche bilaterali, ha assunto nei fatti il carattere di un bilancio: non tanto una celebrazione, quanto una presa d’atto delle divergenze strutturali tra Bruxelles e Pechino.
Lo scontro tra Israele e Iran ha superato da mesi la soglia della guerra per procura, evolvendosi in un conflitto a bassa intensità ma sempre più diretto. Missili, droni, sabotaggi, attacchi a infrastrutture strategiche e operazioni di intelligence stanno ridefinendo la geopolitica del Medio Oriente. Ma dietro le quinte di questo confronto si muove un attore esterno sempre più centrale: la Cina.
Il CeSEM è lieto di presentare un webinar sul nuovo Medio Oriente Un appuntamento gratuito e online per capire i cambiamenti geopolitici e le dinamiche strategiche che stanno ridefinendo la regione. Interverranno: Stefano Vernole – Vicepresidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo. Federico De Renzi – Responsabile area Turan del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo. Matteo Meloni – Giornalista specializzato in ambito geopolitico, Direttore di SpecialEurasia. Già Addetto Stampa al Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York Unisciti a noi per approfondire scenari cruciali e prospettive future. 👉 Per maggiori informazioni e per iscriverti, compila il form qui sotto Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.Nome Completo *NomeCognomeIndirizzo Email * Invia