10 Giugno 2026

Aurelia Puliafito

output(29)
Le tragiche vicende dei conflitti essenzialmente nell'area dei Balcani, in Rwanda e  altrove, fondamentali nella storia dell'evoluzione del diritto internazionale penale e  della giustizia internazionale, hanno altresì rappresentato il casus belli, l'evento che  ha spinto la Comunità internazionale a riflettere sul rapporto tra Stato e individuo,  interrogandosi sul ruolo che la sovranità statale avrebbe dovuto rivestire nella società  internazionale contemporanea. 
Istituita nel 1957 come una comunità volta al rafforzamento della cooperazione economica tra Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, l’Unione Europea, così ribattezzata nel 1992, ha assunto caratteristiche sui generis, e la cooperazione tra stati si è estesa ad ambiti quali l’asilo, la gestione dell’immigrazione, la giustizia, la sicurezza, l’energia, l’ambiente e la politica estera.
Al fine di analizzare il ruolo rivestito dal tema dei diritti umani nella politica estera degli Stati Uniti è indispensabile ripercorrere le origini storiche della nazione che si sarebbe affermata come superpotenza dell’ordine mondiale contemporaneo. Come ricostruito dallo storico e politico Henry Kissinger, tedesco naturalizzato statunitense, se in Europa il sistema di ordine era stato fondato, a partire dalla fine della guerra dei trent’anni, “sull’eliminazione degli assoluti morali dalla sfera dell’attività politica, non foss’altro per l’esito disastroso dei tentativi di imporre un unico credo ai diversi popoli del continente”, la giovane potenza statunitense si fondò sui principi del credo puritano. Il puritanesimo, a parere dell’aristocratico francese Alexis de Tocqueville, si confondeva “in molti punti con le teorie democratiche e repubblicane più assolute”, in virtù di una ossimorica commistione tra spirito di religione e spirito di libertà.