di Stefano Vernole
Il 7 giugno 2024 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione A/RES/78/286, che dichiara il 10 giugno Giornata Internazionale del Dialogo tra le Civiltà.Proposta dalla Cina e co-sponsorizzata da oltre 80 Paesi, la risoluzione sottolinea che tutte le conquiste della civiltà costituiscono “il patrimonio collettivo dell’umanità”.
Essa evidenzia l’importanza del rispetto della diversità delle civiltà e mette in luce “il ruolo cruciale del dialogo” nel mantenimento della pace globale, nella promozione dello sviluppo condiviso, nel miglioramento del benessere umano e nel raggiungimento del progresso collettivo.La risoluzione riconosce il ruolo essenziale del dialogo nel promuovere la consapevolezza e la comprensione dei valori universali, come delineato nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, riaffermando che le conquiste della civiltà fanno parte del patrimonio comune dell’Umanità.
Nel 2025, per commemorare la Giornata internazionale, la Cina e l’UNAOC (United Nations Alliance of Civilizations)hanno organizzato un Dialogo tematico in collaborazione con Egitto, Perù, Spagna e Uzbekistan, in rappresentanza di diverse civiltà, per attuare la risoluzione A/RES/78/286[1]. Il Dialogo tematico si è concentrato sull’importanza di promuovere gli scambi e l’apprendimento reciproco tra diverse civiltà e di trovare modi per rivitalizzare la solidarietà e la cooperazione globali.
Coerentemente, durante i lavori del vertice “SCO Plus” della Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai che si è tenuto nella città portuale di Tianjin dal 31 agosto al 1settembre 2025, il presidente cinese Xi Jinping ha presentato la Global Governance Initiative (GGI), invitando i Paesi a collaborare per la costruzione di un sistema internazionale più giusto ed equo, fondato sul rispetto della sovranità nazionale, sul multilateralismo e sulla realizzazione di azioni concrete e condivise. La GGI rappresenta la quarta iniziativa globale di rilievo proposta da Xi negli ultimi anni, dopo la Global Development Initiative (GDI), la Global Security Initiative (GSI) e la Global Civilization Initiative (GCI).Xi ha evidenziato 5 principi della nuova proposta cinese per la governance globale: aderire all’eguaglianza sovrana, rispettare lo Stato di diritto internazionale, praticare il multilateralismo, promuovere un approccio centrato sulle persone e concentrarsi sull’adozione di azioni concrete.Pur rimanendo invariate le grandi tendenze storiche di pace, sviluppo, cooperazione e reciproco beneficio, la mentalità della Guerra Fredda, l’egemonismo e il protezionismo continuano a perseguitare il mondo, ha affermato Xi, aggiungendo che le nuove minacce e sfide sono in costante aumento e che il mondo si trova in un nuovo periodo di turbolenza e trasformazione.
Nel frattempo, il Pianeta ha conosciuto nuovi devastanti conflitti, rispetto ai quali Pechino ha cercato di fornire risposte diplomatiche e pragmatiche nell’interesse di tutti.La posizione cinese, nel denunciare le asimmetrie sistemiche, trascende la mera critica retorica per concretizzarsi nella progressiva edificazione di un ecosistema normativo e istituzionale alternativo. Questo si radica in una concezione della sovranità nazionale come argine all’egemonismo e in una visione olistica della sicurezza come bene collettivo e indivisibile[2].
I principi della Global Governance Initiative (GGI) cinese
In primo luogo, i principi della GGI contribuiscono a una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali. Affermando l’uguaglianza sovrana, la GGI sostiene che tutti i Paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, godono di pari diritti di partecipazione, di processo decisionale e di condivisione dei benefici. Questo concetto rifiuta l’irragionevole modello in cui la governance globale è dominata da un numero ristretto di Paesi ed è concepito per rafforzare efficacemente la voce e la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo negli affari internazionali, rendendo l’ordine mondiale più equo e giusto.
In secondo luogo, contribuiscono a sostenere l’autorità dello stato di diritto internazionale. La GGI sottolinea la piena osservanza degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle altre norme fondamentali universalmente riconosciute delle relazioni internazionali, si oppone ai doppi standard e rifiuta di imporre alla comunità internazionale le “regole della casa” dei singoli Paesi. In un momento in cui alcuni Paesi violano deliberatamente il diritto internazionale e le norme fondamentali, questa proposta fornisce un importante sostegno per salvaguardare la sacralità e l’autorità dello stato di diritto internazionale e potrebbe contribuire a regolamentare la condotta della comunità internazionale e a mantenere la stabilità dell’ordine globale.
In terzo luogo, contribuiscono a promuovere lo sviluppo approfondito del multilateralismo. Assumendo la pratica del multilateralismo come percorso centrale, la GGI sostiene il concetto di governance globale caratterizzato da ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi, e difende con fermezza il ruolo centrale e l’autorità delle Nazioni Unite. Di fronte all’impatto dell’unilateralismo sui meccanismi multilaterali, la GGI si impegna a costruire un consenso per la cooperazione e incoraggia tutti i Paesi ad affrontare congiuntamente le sfide mondiali e a migliorare il quadro della governance globale attraverso l’ONU e altre piattaforme comuni.
In quarto luogo, contribuiscono a salvaguardare gli interessi comuni dell’Umanità. Sostenendo un approccio incentrato sulle persone, la GGI auspica una riforma del sistema di governance globale affinché i cittadini di tutti i Paesi possano parteciparne equamente e condividerne i risultati. Che si tratti di affrontare la sfida climatica e le crisi sanitarie o di stimolare la ripresa economica globale, è essenziale anteporre gli interessi generali dell’Umanità, colmare il divario di sviluppo e garantire che i risultati della crescita economica siano condivisi in modo più ampio ed equo tra le persone.
In quinto luogo, sono favorevoli a promuovere la cooperazione pratica e una governance efficace. La GGI enfatizza un approccio orientato all’azione, una pianificazione sistematica e un’attuazione coordinata; invita i Paesi a mettere in comune risorse e forze per conseguire risultati di cooperazione più tangibili. Ciò contribuirà a risolvere il problema della ‘deliberazione senza decisione, decisione senza attuazione’ nella governance globale, a prevenire la frammentazione della governance e a migliorarne l’efficacia[3].
L’Iniziativa di Governance Globale (GGI) è quindi la forte spinta della Cina alle aspirazioni delle Nazioni Unite, espressione del suo fermo sostegno all’ONU e del suo solenne impegno per il multilateralismo, nonché il riflesso della crescente responsabilità di Pechino in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La Cina rivendica un ruolo di primo piano per consentire il superamento di una crisi che ha visto, a causa della leadership occidentale, un aumento dei conflitti armati, che secondo il Global Peace Index continuano ad aumentare, con più di 50 Paesi coinvolti in scontri o guerre nel mondo, la diffusione di misure protezionistiche, un aumento del divario tra Occidente e Sud Globale. Basti pensare – si legge nel documento – che oltre 830 milioni di persone vivono in situazioni di povertà estrema e 2,3 miliardi di abitanti del Pianeta soffrono per l’insicurezza alimentare.
Un’Iniziativa promossa in prima persona dal Presidente cinese Xi Jinping, incoraggiando tutti i Paesi a svolgere un ruolo attivo, confermando il consenso di Pechino ad un mondo multipolare. Essa permette finalmente agli attori del Sud Globale di far sentire la propria voce nell’arena internazionale, creando una governance legittimata da consenso ed uguaglianza.
La GGI descrive poi il mondo che la Cina vuole costruire: la riforma della governance globale passa attraverso lo sviluppo nazionale, l’armonia, il benessere e la partecipazione. L’Iniziativa, infatti, è frutto dell’interazione tra pensiero politico tradizionale (il concetto confuciano di ren significa “umanità” o “benevolenza”) ed esperienza moderna: il mantenimento della pace tradizionale si ottiene attraverso un ordine economico più equo. Se non c’è rispetto per la sovranità nazionale, non ci può essere gestione collettiva degli affari mondiali[4].
Tuttavia, sussistono profonde differenze nell’interpretazione del diritto internazionale tra Occidente – che afferma l’egemonia del G7 (rifiutata invece da Pechino) – e Sud Globale.
Concretamente, la Cina ha promosso lo storico ampliamento del gruppo dei BRICS, sostenuto l’ingresso dell’Unione Africana nel G20 e trasformato l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai nella più grande architettura regionale del mondo per territorio e popolazione. Pechino ha istituito l’Organizzazione Internazionale per le Mediazioni con l’obiettivo di fornire canali diversificati di risoluzione delle controversie e arricchire la pratica della legalità, definendo peraltro l’Intelligenza Artificiale un bene pubblico mondiale a disposizione di tutti.
Al vertice di Lianyungang (nello Jangsu) del 2025, la Cina aveva presentato 5 linee di azione operative per realizzare il suo ambizioso programma ecologico. Tra di esse spiccano:
Gestione dei fenomeni climatici: riduzione del 7-10% delle emissioni inquinanti in 10 anni; firma di 54 accordi di cooperazione climatica con i Paesi in via di sviluppo; 70 progetti congiunti e formazione di più di 2.300 esperti.
Applicazione dei principi della Nuova Via della Seta agli investimenti “verdi”, con l’obiettivo di formare 100.000 esperti in Paesi partner entro il 2030, promozione dell’innovazione tecnologica e della cooperazione scientifica.
Proposta da parte dello stesso Xi Jinping al 32° Vertice dell’APEC della creazione di una Comunità dell’Asia-Pacifico fondata su apertura, inclusività e cooperazione.
Il Forum globale sulla cooperazione in materia di sicurezza pubblica del 2026 si tiene sempre a Lianyungang, nella provincia di Jiangsu, dall’8 al 10 settembre. Questo evento riunisce funzionari delle forze dell’ordine, organizzazioni internazionali ed esperti per rafforzare la cooperazione nell’affrontare le minacce alla sicurezza, sempre più transnazionali e guidate dalla tecnologia. La quinta edizione del Forum ruota attorno al tema “Unirsi per promuovere la governance della sicurezza pubblica e portare stabilità in un mondo turbolento”.
A corredo dell’evento, Chen Siyuan, presidente dell’Associazione cinese per l’amicizia, ha sottolineato come le sfide globali in materia di sicurezza pubblica siano diventate sempre più interconnesse, transfrontaliere e diversificate. Le principali minacce includono frodi telefoniche e online, terrorismo e reati legati al traffico di droga. Inoltre, sono in aumento i rischi emergenti legati all’intelligenza artificiale e alla sicurezza dei dati, con i criminali che utilizzano sempre più criptovalute, il dark web, le comunicazioni crittografate e i droni. In risposta, Chen ha affermato che il Forum mira a promuovere il dialogo, la cooperazione pratica e lo sviluppo delle capacità tra governi, forze dell’ordine, organizzazioni sociali, imprese e istituti di ricerca.
Dal 2022, il Forum ha ospitato oltre 5.000 rappresentanti istituzionali, organizzazioni internazionali e gruppi sociali, insieme a esperti e accademici. Si sono tenuti più di 30 sottosezioni, seminari e tavole rotonde, che hanno affrontato temi quali la lotta al terrorismo, il controllo del narcotraffico, la sicurezza turistica e l’utilizzo dei droni. La polizia cinese “ha collaborato con le controparti di altri Paesi e regioni nell’ambito del Forum per combattere le frodi nelle telecomunicazioni e i reati legati al narcotraffico”, ha osservato Chen.
Il Forum di quest’anno comprende otto sottosezioni che trattano argomenti quali la gestione delle migrazioni, il controllo internazionale del narcotraffico, la lotta al terrorismo, la sicurezza informatica, le tecnologie e le attrezzature per la pubblica sicurezza, la formazione delle forze dell’ordine, la sicurezza turistica e i servizi di sicurezza internazionali. E’ prevista anche la sessione sulla sicurezza turistica, che si svolge però a Sanya, nella provincia di Hainan, il 12 settembre.
Tra i partecipanti sono attesi alti funzionari delle forze dell’ordine, rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Interpol, diplomatici, ex funzionari governativi e della polizia, nonché esperti internazionali. In programma c’è la pubblicazione del Rapporto sull’Indice Globale di Sicurezza Pubblica (2025-2026) e del relativo rapporto annuale per lo stesso periodo.
Parallelamente al Forum, il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese convocherà la riunione inaugurale di un’alleanza internazionale contro le frodi telefoniche e online. Questa proposta di organizzazione intergovernativa, promossa dal Governo cinese, intende riunire le autorità di contrasto dei Paesi partecipanti per rafforzare il coordinamento nella lotta contro questi reati.
Inoltre, dal 7 all’11 settembre si tiene a Lianyungang una fiera tecnologica dedicata alla sicurezza pubblica. Yu Bing, vicedirettore del Primo Istituto di Ricerca del Ministero della Pubblica Sicurezza, ha annunciato la partecipazione di oltre 100 aziende cinesi specializzate in attrezzature per la sicurezza pubblica e le forze dell’ordine. La fiera presenterà attrezzature e tecnologie, servizi di sicurezza all’estero, servizi di supporto all’esportazione, una sezione dedicata all’Interpol e veicoli, oltre a dimostrazioni di attrezzature, lanci di prodotti e incontri per gli appalti.
Yu ha sottolineato che l’evento è concepito per promuovere gli scambi tra aziende e istituti di ricerca cinesi e dipartimenti governativi esteri, organizzazioni internazionali ed esperti, esplorando al contempo una più ampia cooperazione nel settore delle tecnologie per la sicurezza pubblica[5].
Le iniziative concrete della Repubblica Popolare Cinese per la pace mondiale
Nel novembre 2025, nel pieno delle tensioni globali, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato ha pubblicato un nuovo Libro Bianco su controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione. Il documento aggiorna principi, campi d’azione e misure, valorizza il ruolo delle Nazioni Unite e propone passi concreti come il “no first use” nucleare. Si tratta di una sintesi altamente condensata della diplomazia e delle prassi cinesi nel settore, nonché di una guida importante per il lavoro futuro. Il concetto principale è quello di sostenere l’equità e la giustizia, salvaguardando con fermezza le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali sulla base dei fini e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, opponendosi alla coercizione politica, all’eccezionalismo e ai doppi standard. Il principio di condivisione significa perseguire la cooperazione vantaggiosa per tutti, promuovere il vero multilateralismo, conseguire gli obiettivi di controllo degli armamenti e non proliferazione con mezzi politici e diplomatici, e opporsi al frequente ricorso alla forza e alle sanzioni unilaterali. Il principio di equilibrio significa tenere conto sia dei settori convenzionali sia di quelli emergenti, affrontando le manifestazioni e le cause profonde delle minacce alla sicurezza globale. Esso si oppone all’abuso del concetto di sicurezza nazionale e delle misure di controllo delle esportazioni, nonché all’imposizione di restrizioni ai diritti dei Paesi in via di sviluppo, all’uso pacifico e allo sviluppo legittimo. Il principio di efficacia significa essere pragmatici, sostenere l’autorità, l’universalità e l’efficacia dei regimi internazionali di controllo degli armamenti e non proliferazione, facendo avanzare tali processi in modo razionale, pratico e graduale, accettabile per tutte le parti, e respingendo i tentativi di sostituire la piattaforma delle Nazioni Unite[6]. Il Libro Bianco propone che, con la partecipazione universale di tutti i Paesi, le Nazioni Unite svolgano un ruolo cardine nel promuovere un quadro standard di governance globale per i settori emergenti fondati su un ampio consenso, aumentando al contempo la rappresentanza e la voce dei Paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale sugli usi pacifici della scienza e della tecnologia, la Cina sostiene l’equilibrio tra gli obblighi di non proliferazione e il diritto agli usi pacifici della scienza e della tecnologia, e ha promosso per tre volte l’adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di risoluzioni sulla Promozione della cooperazione internazionale sugli usi pacifici nel contesto della sicurezza internazionale.
Il 17 giugno 2026, l’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato ha invece pubblicato il documento “Una governance globale più giusta ed equa: principi, proposte e azioni della Cina”. La sua affermazione più rivelatrice è stata anche la più conservatrice: “Tutti i Paesi dovrebbero sostenere fermamente il sistema internazionale con le Nazioni Unite al suo centro, salvaguardare l’ordine internazionale sulla base del diritto internazionale e sostenere le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali, fondate sugli scopi e sui principi della Carta delle Nazioni Unite, invece di reinventare la ruota”. Il successivo 16 luglio, 29 governi hanno firmato a Shanghai l’accordo di fondazione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione nell’intelligenza artificiale (WAICO). Il nuovo organismo, con sede in Cina, si ispira alla Carta delle Nazioni Unite e a un approccio “centrato sulle persone”, dando concretezza alle dichiarazioni precedenti. Al lancio della WAICO, Xi Jinping ha promesso 5.000 opportunità di formazione sull’intelligenza artificiale per i Paesi in via di sviluppo, centri di cooperazione con organizzazioni regionali e l’accesso per 30 nazioni a un sistema di allerta meteorologica basato sull’IA.
Questi due eventi, nel loro insieme, illustrano il metodo di Pechino per rimodellare la governance globale e smontano la tesi di una “Cina revisionista”. Invece di proporre una costituzione alternativa, la Cina preserva le istituzioni e i testi dell’ordine postbellico, rivalutandone i principi e creando nuovi contesti, guidati dalla Cina stessa, per metterli in pratica[7].
Tra gli incontri ufficiali di quest’anno, il 10 giugno 2026, la Missione Permanente della Cina presso le Nazioni Unite ha ospitato un evento di alto livello presso la sede delle Nazioni Unite a New York per celebrare la Giornata Internazionale del Dialogo tra le Civiltà. L’evento, svoltosi sul tema “Esplorare nuove vie per il dialogo tra le civiltà e scrivere insieme nuovi capitoli per la governance globale”, è stato co-organizzato dalle Missioni Permanenti di Armenia, Colombia, Etiopia, Grecia, Indonesia, Iraq e Messico, nonché dall’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite (UNAOC) e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). Ad esso hanno partecipato quasi 300 persone, tra cui rappresentanti di alto livello di vari Paesi e alti funzionari delle Nazioni Unite. Wang Yi, membro del Politburo del Comitato Centrale del PCC e Ministro degli Affari Esteri cinese, ha tenuto un discorso video per chiarire che l’istituzione della Giornata Internazionale del Dialogo tra le Civiltà rappresenta un passo importante per tradurre in azioni concrete l’Iniziativa Globale per la Civiltà. Wang ha sottolineato la necessità di promuovere: il rispetto reciproco e la coesistenza armoniosa delle civiltà; l’importanza di mettere le persone al primo posto e consolidare le basi per gli scambi tra le civiltà; sia il patrimonio culturale che l’innovazione per guidare il progresso della civiltà; gli scambi e l’apprendimento reciproco, migliorando i meccanismi di dialogo tra le civiltà.
In un messaggio scritto, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha sottolineato che il dialogo tra le civiltà dovrebbe essere utilizzato per promuovere l’unità e contribuire a costruire un mondo più giusto e pacifico. Miguel Ángel Moratinos, Alto Rappresentante dell’UNAOC, ha auspicato il superamento delle divergenze attraverso il dialogo e il progresso della cooperazione. A nome del Presidente dell’80ª Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Sofia Borges, Capo di Gabinetto del Presidente dell’Assemblea Generale, ha sottolineato che il dialogo tra le civiltà è parte integrante del rispetto degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Il Presidente colombiano Gustavo Petro ha sottolineato l’importanza di trarre insegnamento dal dialogo tra le civiltà per affrontare le sfide globali.
I partecipanti hanno espresso grande apprezzamento per l’Iniziativa Globale per la Civiltà della Cina e per il suo contributo alla promozione del dialogo tra i popoli, condividendo l’opinione che gli scambi e l’apprendimento reciproco possano contribuire a costruire un consenso e che tutte le parti debbano unire le forze per creare un futuro migliore[8].
Il 14° Forum Mondiale per la Pace del luglio 2026, svoltosi a Pechino in una fase di forti tensioni internazionali, ha poi offerto una chiave di lettura particolarmente significativa del ruolo che la Cina intende svolgere nell’attuale fase di transizione dell’ordine mondiale. In un contesto segnato dall’intensificarsi dei conflitti regionali, dall’indebolimento dei meccanismi multilaterali, dalla politicizzazione dell’economia e dal ritorno di logiche di blocco, il messaggio emerso dalla capitale cinese è stato chiaro: la pace non può essere difesa attraverso l’egemonia, la deterrenza militare permanente o l’imposizione di modelli politici, ma richiede dialogo, consultazione, sviluppo condiviso e una riforma della governance globale fondata sull’uguaglianza sovrana degli Stati.
Il Forum, che ha riunito studiosi, ex dirigenti politici, diplomatici e rappresentanti cinesi e stranieri, si è collocato al crocevia tra sicurezza tradizionale e nuove sfide globali. I temi discussi, dalle relazioni tra grandi potenze alla situazione in Medio Oriente, dalla cooperazione regionale al futuro dell’ordine internazionale, mostrano come la pace non possa più essere concepita soltanto come assenza di guerra. Essa dipende ormai dalla capacità della comunità internazionale di affrontare contemporaneamente crisi militari, squilibri nello sviluppo, deficit di governance, frammentazione economica, sicurezza tecnologica e rischi emergenti legati all’intelligenza artificiale. È proprio su questo terreno che la proposta cinese acquista rilevanza, in quanto Pechino non separa sicurezza e sviluppo, ma li considera due dimensioni inseparabili della stabilità mondiale.
L’intervento del Vicepresidente cinese Han Zheng all’apertura del Forum ha espresso questa impostazione in maniera piuttosto chiara. La Cina, ha sottolineato, “è pronta a lavorare con tutti i Paesi per mantenere l’ordine internazionale del secondo dopoguerra, difendere l’equità e la giustizia internazionali e rafforzare la governance dei settori emergenti, in particolare dell’intelligenza artificiale”. Il richiamo proprio alla costruzione di un sistema globale di governance dell’IA fondato su un ampio consenso non è un elemento secondario, in quanto indica che, per Pechino, la pace del XXI secolo non riguarda soltanto le frontiere, gli eserciti e i trattati di sicurezza, ma anche il controllo politico e giuridico delle tecnologie che possono ridefinire gli equilibri militari, economici e sociali del Pianeta. La pace mondiale, nella visione cinese messa in risalto dal Forum, non può essere affidata alla superiorità militare di una potenza dominante. Deve invece poggiare su un equilibrio più giusto tra sicurezza, sviluppo e governance. Ciò significa che la riduzione della povertà, la cooperazione infrastrutturale, la transizione energetica, la sicurezza alimentare, la stabilità delle catene di approvvigionamento e la regolazione delle tecnologie emergenti sono tutte componenti di una stessa architettura di pace. Dove manca sviluppo, crescono instabilità e conflitti; dove manca rappresentanza, cresce il risentimento; dove manca cooperazione, le crisi locali diventano minacce globali.
Il ruolo della Cina nel disinnescare le attuali tensioni internazionali
Quali Paesi sostengono la visione cinese per la governance globale? I dati ufficiali richiedono una disaggregazione. Il Gruppo degli Amici è nato con 43 membri nel dicembre 2025; Wang Yi ha affermato che a maggio i membri avevano superato quota 60. Il Libro Bianco di giugno sosteneva che quasi 160 paesi e organizzazioni internazionali avevano accolto con favore o sostenuto la GGI. Queste cifre descrivono diversi gradi di associazione, non un blocco omogeneo. Ciononostante, l’argomentazione della Cina è convincente per molti altri Governi perché gran parte della sua analisi è accurata. L’Africa rappresenta il 28% dei membri delle Nazioni Unite, eppure non ha un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. La sedicesima revisione delle quote del FMI ha approvato un aumento proporzionale del 50%, lasciando invariate le quote relative. I Paesi sviluppati hanno superato per la prima volta l’obiettivo annuale di 100 miliardi di dollari per i finanziamenti climatici nel 2022, con due anni di ritardo. I dati dell’OCSE indicano un totale di 136,7 miliardi di dollari per il 2024, ma solo 1/4 è stato destinato all’adattamento e i flussi sono rimasti concentrati nei Paesi a reddito medio. Il legalismo selettivo dell’Occidente, le sanzioni espansive, le risposte disomogenee alla guerra e i controlli tecnologici vengono percepiti altrove come una gerarchia con un nuovo linguaggio.
Un esempio emblematico riguarda i rapporti tra Pechino e Teheran.
Il 22 giugno 2026, il quotidiano “Teheran Times” ha pubblicato un articolo firmato dall’Ambasciatore cinese in Iran, S.E. Cong Peiwu, intitolato “Cina e Iran: partner nella riforma del sistema di governance globale”. I punti più interessanti riguardano la recente pubblicazione del Libro Bianco intitolato “Una governance globale più giusta ed equa: principi, proposte e azioni della Cina”, che Wang Yi ha illustrato in dettaglio in una conferenza stampa.
Il Libro Bianco sottolinea fin dall’inizio che il mondo odierno si trova ad affrontare crisi e sfide gravi e complesse, in cui la ‘legge della giungla’ mina seriamente lo stato di diritto internazionale. Unilateralismo ed egemonismo causano gravi danni. Prevaricando i più piccoli e deboli e usando sfacciatamente la forza contro gli Stati sovrani, alcuni Paesi hanno dimostrato di anteporre i propri interessi nazionali a tutto il resto, applicando doppi standard e sfidando la giustizia internazionale per il proprio tornaconto personale. Per affrontare questi problemi, Cina e Iran devono sostenere con fermezza il sistema internazionale con le Nazioni Unite al suo centro e l’ordine mondiale basato sul diritto internazionale. D’altronde, avendo subito due attacchi militari illegali in meno di un anno, l’Iran comprende a fondo queste affermazioni. Da tempo, Cina e Iran mantengono una posizione coerente contro l’unilateralismo e l’egemonismo. La Cina sostiene fermamente l’Iran nella salvaguardia della sua sovranità nazionale e integrità territoriale, si oppone a qualsiasi interferenza esterna negli affari interni dell’Iran e si oppone a sanzioni unilaterali illegali e pressioni militari. Il presidente Xi Jinping ha chiaramente sottolineato che la forza non è la via giusta per risolvere le divergenze, mentre la comunicazione e il dialogo rappresentano il percorso corretto per una pace duratura. Anche la parte iraniana ha esplicitamente dichiarato la propria disponibilità a coordinarsi strettamente con la Cina per opporsi congiuntamente all’unilateralismo e alla politica di potenza.
Il Libro bianco osserva che l’ascesa collettiva del Sud globale rappresenta un progresso per l’umanità. La situazione in cui pochi Paesi monopolizzano gli affari internazionali è insostenibile e le ingiustizie storiche di lunga data devono essere corrette. In quanto forza vitale nella ricerca della pace, nel perseguimento dello sviluppo e nella promozione della cooperazione, i Paesi del Sud globale meritano maggiore rispetto per quanto riguarda il diritto allo sviluppo, alla voce e al processo decisionale negli affari internazionali. Poiché l’Iran è membro a pieno titolo sia dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) che dei BRICS, Pechino è pronta a rafforzare la cooperazione con Teheran in queste piattaforme multilaterali per accrescere ulteriormente l’influenza e la voce del Sud del mondo e per promuovere uno sviluppo sano e solido del multilateralismo.
L’Iran è stato tra i primi Paesi a esprimere il proprio sostegno all’Iniziativa per la Governance Globale. Il Presidente Pezeshkian ha chiaramente affermato che la GGI proposta dal Presidente Xi riveste grande importanza per la costruzione di un ordine internazionale più giusto ed equo, che l’Iran la promuove pienamente ed è pronto a mantenere uno stretto coordinamento con la Cina per la sua attuazione e implementazione. L’Iran ha partecipato attivamente anche al Gruppo degli Amici della Governance Globale, diventandone uno dei 43 Stati membri fondatori e intraprendendo azioni concrete per collaborare con la Cina nella trasformazione dell’Iniziativa di Governance Globale da soluzione cinese a pratica internazionale[9].
Insieme all’amico Pakistan, la Cina ha presentato un piano in cinque punti per la fine della guerra in Medio Oriente che include un cessate il fuoco immediato, l’avvio di colloqui di pace il prima possibile, la cessazione degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari, come siti energetici, il rapido ripristino del passaggio sicuro per le navi civili e commerciali nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di arrivare ad un accordo di pace con il sostegno dell’Onu. Una mediazione che ha almeno impedito un’escalation negli attacchi militari e che ha contribuito a ridurre le tensioni tra Teheran e Washington. Successivamente, a metà aprile 2026, Xi Jinping ha integrato questa proposta con un ulteriore piano in quattro punti incentrato sulla coesistenza pacifica nel Golfo Persico, il rispetto della sovranità nazionale e la sicurezza dello sviluppo, agendo anche come canale di pressione diplomatica per favorire la tregua e i successivi accordi tra le parti.
Per quanto riguarda il Sud-Est asiatico, il Libro Bianco evidenzia il ruolo di Pechino nel facilitare il cessate il fuoco tra le parti in conflitto in Myanmar e nella de-escalation di confine tra Cambogia e Thailandia, nonché i suoi sforzi per combattere la criminalità transfrontaliera attraverso la cooperazione con Laos, Thailandia e Myanmar. Lo stesso Xi Jinping ha esortato Thailandia e Cambogia a risolvere la disputa di confine attraverso il dialogo, durante gli incontri separati tenuti recentemente a Shanghai con i leader dei due Paesi. Il Primo Ministro thailandese Anutin Charnvirakul e il Primo Ministro cambogiano Hun Manet si trovavano nella città cinese per partecipare alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2026, oltre che per visite ufficiali in Cina. Durante i colloqui con Anutin, Xi ha auspicato una maggiore fiducia strategica e cooperazione tra Cina e Thailandia, affermando che i due Paesi dovrebbero collaborare per affrontare le sfide comuni e promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo regionale, secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri di Pechino. Xi ha dichiarato che la risoluzione pacifica della disputa di confine tra Thailandia e Cambogia è nell’interesse comune e a lungo termine di entrambi i Paesi e ha espresso la speranza che le divergenze vengano appianate attraverso il dialogo e la consultazione. “La Cina è disposta a continuare a svolgere un ruolo costruttivo in tal senso”, ha aggiunto. Anutin ha affermato che la Thailandia è impegnata ad approfondire i legami con la Cina ampliando la cooperazione in materia di commercio, investimenti, alta tecnologia, connettività, lotta al gioco d’azzardo online e alle frodi nelle telecomunicazioni, nonché nella governance dell’intelligenza artificiale. Ha inoltre dichiarato che Bangkok rimane “impegnata a una risoluzione pacifica” del conflitto con la Cambogia. In un incontro separato con Hun Manet, Xi ha auspicato un maggiore coordinamento strategico e una cooperazione più forte nell’ambito del quadro dell’Esagono di Diamante Cina-Cambogia. Ha inoltre sollecitato una maggiore cooperazione contro i crimini transfrontalieri, comprese le frodi nelle telecomunicazioni. Attualmente la situazione al confine tra Thailandia e Cambogia è tranquilla[10].
Più complicata la situazione del conflitto in Ucraina, a causa del coinvolgimento quasi diretto dell’Occidente collettivo nella contesa con Mosca. La delegazione cinese all’Onu ha innanzitutto intrapreso un’iniziativa, a cui hanno aderito 43 Paesi di Asia, Africa e America latina, tra i quali figurano Pakistan, Iran, Cuba, Venezuela, Kenya, Kazakistan, Nicaragua e Malaysia. Una variegata costellazione che riflette la geografia strategica del cosiddetto Sud globale con ‘regia’ chiaramente cinese. Il gruppo, che si descrive ‘aperto e inclusivo’, nasce esplicitamente sotto la guida della Global Governance Initiative allo scopo di rafforzare il processo di ampliamento dello spettro di competenze delle piattaforme multilaterali, utili anche a proporre la visione globale della potenza asiatica. Durante la riunione inaugurale, i 43 Paesi membri hanno chiesto ‘l’immediata cessazione delle ostilità in Ucraina’ e ‘una soluzione politica negoziata al conflitto’. Un modo per riferirsi alla necessaria tutela delle ‘legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti’, inclusa la Russia: una formula chiave della posizione cinese sin dal 2022[11]. Il comunicato chiede inoltre di ‘sfruttare le recenti opportunità di dialogo’, in riferimento all’iniziativa degli Stati Uniti, molto più in linea con la visione del Cremlino rispetto all’Europa.
Il messaggio politico è chiaro: il nuovo gruppo vuole posizionarsi come piattaforma in grado di proporre negoziati su basi diverse da quelle tradizionalmente sostenute dall’Occidente. La Cina tesse così la sua rete multilaterale con un obiettivo che va oltre il mero appello alla pace: costruire consenso intorno a una visione di governance internazionale in cui le priorità di stabilità e crescita del Sud globale si fondono con i punti fermi cinesi su sovranità, non interferenza, rifiuto delle sanzioni unilaterali.
Anche la crescita dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) dimostra che i Paesi possono gestire le proprie divergenze attraverso il dialogo, perseguire interessi comuni attraverso la cooperazione e costruire fiducia attraverso risultati concreti. Portando avanti lo ‘Spirito di Shanghai’, approfondendo la cooperazione e traducendo in azioni i principi della GGI, la SCO può dare un nuovo contributo alla pace, alla stabilità e alla prosperità regionale. Le Nazioni Unite forniscono autorevolezza universale e un vocabolario autorevole. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, i BRICS, il Gruppo dei 77 più la Cina e il Gruppo degli Amici offrono spazi per la costruzione di coalizioni e la preparazione di agende. Gli organismi settoriali possono tradurre i principi in standard, formazione, finanziamenti e presenza burocratica. Questi standard si applicano ugualmente agli Stati Uniti e alle potenze europee, i quali devono accettare vincoli legali sfavorevoli, frenare la coercizione selettiva, sostenere riforme che riducano i privilegi ereditati e garantire finanziamenti più affidabili per il clima e lo sviluppo. Altrimenti, criticare Pechino non farà altro che riprodurre l’asimmetria da cui la GGI trae gran parte della sua forza.
All’ultimo vertice della SCO a Bishkek, Xi Jinping ha ribadito che la Cina è pronta a intensificare il coordinamento diplomatico per facilitare una soluzione politica al conflitto tra Russia e Ucraina. Pechino insiste sulla ripresa dei colloqui ed è pronta a collaborare con la comunità internazionale per porre fine alle ostilità e trovare una via d’uscita pacifica.
Cina e Russia hanno sviluppato una cooperazione strategica in ambito commerciale, energetico e politico e stanno coordinando le proprie posizioni sulla scena internazionale. Un dialogo diretto e continuo tra Pechino e il Cremlino potrebbe rendere la Cina un attore chiave nei contatti diplomatici e se a questa dichiarazione seguiranno azioni concrete, i primi passi potrebbero prevedere consultazioni con Kiev, Mosca e le altre parti coinvolte nel processo negoziale. Anche in questo caso, la mediazione cinese risulta indispensabile per scongiurare quella possibile e devastante escalation del conflitto ucraino che viene altrimenti considerata sempre più probabile da numerosi analisti.
NOTE AL TESTO
[1] Alleanza delle Civiltà è un’iniziativa proposta dal Primo Ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, alla 59ª Assemblea Generale dell’ONU del 2005. È stata co-sponsorizzata dall’attuale Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan.
[2] Andrea Turi, Dal doppio standard alla globalizzazione multipolare. Il ruolo della Cina nella costruzione di una governance equa, www.cese-m.eu, 11 novembre 2025.
[3] Hu Wenli, The Global Governance Initiative: A Chinese Response to Questions of the Times, United Nations Association of China, “Foreign Affairs Journal”, Volume 41, Number 4 2025, Issue No. 158.
[4] Dong Yifan-Cui Puge, La nuova missione cinese: sfidare l’Occidente e sedurre il resto del mondo, “Limes” n. 12-2025.
[5] Yang Zekun, Global public security cooperation forum to be held in Lianyungang, “China Daily”, 1 settembre 2026.
[6] Guo Xiaobing, “Global Times”, 27 novembre 2025.
[7] Helene Bode and Stefan Messingschlager, How China Is Reordering Global Governance From Within, “The Diplomat”, 7 agosto 2026.
[8] cfr. Missione permanente della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite, High-Level Event Marking the International Day for Dialogue among Civilizations Takes Place at the UN Headquarters, 10 giugno 2026.
[9] Nel giugno 2026, la Cina ha pubblicato un Libro Bianco che delinea i suoi piani per la governance globale, intitolato “Una governance globale più giusta ed equa: principi, proposte e azioni della Cina”. Pubblicato nel contesto delle turbolenze globali causate dalle azioni dell’Amministrazione Trump, il Libro Bianco sottolinea la determinazione di Pechino ad assumere una maggiore leadership nell’ordine internazionale e nel Sud del mondo, potenzialmente rimodellandoli secondo le proprie preferenze. Il Libro Bianco fa seguito al breve documento concettuale sull’Iniziativa cinese per la governance globale, che delineava cinque principi chiave per l’approccio multilaterale della Cina. Tale documento concettuale è stato pubblicato nel settembre 2025, nel pieno delle tensioni commerciali derivanti dal regime tariffario di Washington. Da allora, l’ordine globale ha subito cambiamenti ancora più drastici. Oltre all’intervento militare per catturare l’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro alla fine del 2025, l’Amministrazione Trump ha lanciato una guerra su vasta scala contro l’Iran nel febbraio 2026, causando la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz e una conseguente carenza globale di carburante, con i Paesi asiatici particolarmente colpiti. Nel Sud-est asiatico, la crisi energetica ha indotto le Filippine, attuale presidente dell’ASEAN, a dichiarare lo stato di emergenza energetica. Più recentemente, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero agito per “disabilitare sistematicamente” la capacità della Corte penale internazionale di “minacciare la sovranità americana”, un ulteriore passo verso l’indebolimento delle istituzioni internazionali. Nel frattempo, la campagna tariffaria del presidente Donald Trump è proseguita nonostante la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti di febbraio, che ne ha contrastato aspetti chiave.
[10] Saadet Gökce, China’s Xi urges Thailand, Cambodia to resolve border dispute through dialogue, aa.com, 17 luglio 2026.
[11] A un anno dall’inizio del conflitto in Ucraina, Pechino aveva reso nota la “Posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina”, un documento di 12 punti che vuole raggiungere una de-escalation tra le parti. All’interno la Cina menziona la sicurezza dei civili, il rispetto del diritto internazionale umanitario e si dimostra contraria agli attacchi contro le centrali nucleari. Il documento prevede il rigetto di uso e minaccia delle armi atomiche, la fine delle ostilità, la ripresa dei colloqui di pace e l’eliminazione delle sanzioni. Cfr. Cina, piano di pace in 12 punti per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia, “SKY TG24”, 24 febbraio 2023.