a cura di Centro per gli Studi Geostrategici
Su organizzazione del Consiglio internazionale per la tutela dell’ordine canonico ortodosso presso il Centro per gli studi geostrategici, in collaborazione con la casa editrice italiana Theosis Editrice, specializzata in teologia ortodossa, il 30 giugno 2026, presso il Centro stampa dell’Associazione dei giornalisti della Serbia a Belgrado, si è svolta la Conferenza internazionale dal titolo “L’ecumenismo tra dialogo e strumentalizzazione politica – riflessioni teologiche e analitiche sui processi ecumenici contemporanei”.

La conferenza ha rappresentato uno dei rari incontri scientifici internazionali dedicati all’analisi dell’ecumenismo contemporaneo dal punto di vista teologico, canonico e geopolitico. L’evento ha riunito eminenti teologi, professori, analisti e personalità pubbliche provenienti da Serbia, Russia, Grecia e Italia, che hanno esaminato da diverse prospettive i processi ecumenici contemporanei, le loro basi teologiche, nonché il loro ruolo nel più ampio contesto sociale e geopolitico. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra la salvaguardia dell’ordine canonico ortodosso, il dialogo interecclesiale e le sfide politiche contemporanee che influenzano la vita della Chiesa ortodossa.
Nei loro interventi, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza della conservazione della tradizione ortodossa e dell’ordine canonico, evidenziando la necessità di un dialogo accademico e teologico aperto su questioni di grande rilevanza sia per la vita ecclesiale sia per le relazioni internazionali contemporanee.
Interventi dei partecipanti
Nel discorso introduttivo intitolato “La Madre Chiesa e la deformazione dell’ecclesiologia conciliare”, l’igumeno Dionisije Šljenov, professore della Cattedra di Filologia dell’Accademia Teologica di Mosca, ha parlato del significato teologico del concetto di “Madre Chiesa” e del suo uso contemporaneo nell’ecclesiologia ortodossa.
Egli ha sottolineato che, nella tradizione patristica, la “Madre Chiesa” è прежде всего l’unica, santa, cattolica e apostolica Chiesa, che genera i fedeli attraverso il battesimo e li conduce alla salvezza, e non una singola Chiesa locale dotata di autorità speciale sulle altre. Secondo le sue parole, una successiva interpretazione del concetto, secondo cui a una Chiesa locale verrebbe attribuito un potere sovralocale, rappresenta un allontanamento dalla tradizione conciliare e introduce un modello di primato ecclesiale non conforme all’ecclesiologia ortodossa.
Parlando dello sviluppo storico di questo concetto, l’igumeno Dionisije ha osservato che le circostanze politiche successive alla caduta di Costantinopoli si sono progressivamente trasformate in una giustificazione teologica di più ampie pretese giurisdizionali. Egli ha sottolineato che l’unità della Chiesa è fondata in Cristo, nella fede comune e nella conciliarità, e non nell’autorità di un centro ecclesiastico, concludendo che “il primo onore non è potere mondano, la maternità non è dominio, e l’unità della Chiesa si fonda su Cristo come suo unico capo”.
La direttrice del Centro per gli Studi Geostrategici, Dragana Trifković, nel suo intervento intitolato “L’ecumenismo e la ridefinizione dell’identità ortodossa nelle condizioni dei processi geopolitici contemporanei”, ha analizzato il rapporto tra ecumenismo contemporaneo, politica globale e preservazione dell’identità ortodossa.
Ella ha affermato che l’ecumenismo non è più esclusivamente una questione teologica, ma uno spazio in cui si intrecciano interessi religiosi, politici e geopolitici. Secondo le sue parole, i processi contemporanei mostrano che il dialogo religioso viene utilizzato come strumento di più ampi progetti politici e ideologici, il che richiede una distinzione attenta tra autentico dialogo teologico e strumentalizzazione politica della religione.
Parlando del ruolo del Vaticano e del Patriarcato di Costantinopoli, Trifković ha osservato che le interpretazioni contemporanee del primato e dei modelli globali di valori possono influenzare la ridefinizione dell’identità ortodossa e compromettere il rapporto tradizionale tra conciliarità e primato d’onore. Come esempio più evidente di questi processi ha citato la crisi ecclesiastica ucraina, valutandola come una combinazione di questioni canoniche, politiche e geopolitiche le cui conseguenze sono visibili in tutto il mondo ortodosso.

Concludendo il suo intervento, ha sottolineato che la risposta ortodossa alle sfide contemporanee non può essere esclusivamente politica, ma innanzitutto spirituale e ontologica, fondata sulla conciliarità, sulla fedeltà alla tradizione ortodossa e sulla libera testimonianza della verità. Ha evidenziato in particolare che la preservazione dell’identità ortodossa è possibile solo attraverso la distinzione tra dialogo teologico e strumentalizzazione politica della religione, la conservazione della conciliarità e la fedeltà a Cristo come fondamento dell’unità ecclesiale.
L’editrice e direttrice responsabile della casa editrice italiana Theosis Editrice, specializzata in teologia ortodossa, Olimpia Fronzoni, ha ringraziato il Centro per gli Studi Geostrategici e Dragana Trifković per il, come ha sottolineato, costante impegno nella difesa della fede ortodossa e nella salvaguardia della tradizione patristica.
Parlando delle sfide teologiche contemporanee, nel suo intervento intitolato: “L’infallibilità dei Santi Padri rappresenta uno dei fondamenti della tradizione dogmatica ortodossa”, Fronzoni ha sottolineato che una delle questioni chiave oggi è la conservazione dell’insegnamento sull’infallibilità dei Santi Padri nell’ambito del dogma. Ha evidenziato che alcune interpretazioni ecumeniste contemporanee tendono a relativizzare l’autorità della tradizione patristica, presentando le differenze dogmatiche come semplici peculiarità linguistiche o storiche, il che, secondo le sue parole, indebolisce la coscienza dogmatica della Chiesa ortodossa.
Particolare attenzione è stata dedicata all’eredità teologica del beato Agostino, sottolineando che, sebbene il suo nome compaia nella tradizione della Chiesa, la sua metodologia teologica non è mai diventata fondamento della dogmatica ortodossa. È stato richiamato anche il punto di vista del Settimo Concilio Ecumenico, che, come ha affermato, ha confermato che l’autentico insegnamento patristico non può essere posto in contraddizione con le verità della fede ortodossa.

Concludendo il suo intervento, Fronzoni ha valutato che la preservazione della tradizione patristica è di importanza essenziale per l’identità ortodossa, sottolineando che la Chiesa fonda la propria unità e continuità sulla verità rivelata custodita dai profeti, dagli apostoli, dai concili ecumenici e dai Santi Padri, e non sulle sue successive relativizzazioni.
Sul tema “Egoismo, vanità e orgoglio tormentano il Fanar” è intervenuto Georgios Trambulīs, teologo greco, giornalista e caporedattore del settimanale ortodosso Orthodoxos Typos in Grecia.
Nel suo intervento, Trambulīs ha sottolineato che l’unità della Chiesa ortodossa si fonda sulla comunione dello Spirito Santo, sulla conciliarità e sulla comune professione di fede, e non sulla centralizzazione amministrativa o sull’autorità di un unico centro ecclesiastico. Secondo le sue parole, i tentativi del Patriarcato di Costantinopoli di attribuire al primato d’onore competenze che superano la tradizione canonica ortodossa rappresentano una deviazione dall’insegnamento ecclesiologico della Chiesa e si avvicinano al modello del primato papale.
Facendo riferimento ai processi contemporanei nel mondo ortodosso, Trambulīs ha valutato che alcune interpretazioni della tradizione canonica sono state utilizzate per giustificare decisioni unilaterali, tra cui la concessione dell’autocefalia e le interferenze nelle giurisdizioni di altre Chiese locali, il che ha contribuito ad approfondire le divisioni nel mondo ortodosso. Ha inoltre sottolineato, come ha affermato, le sempre più evidenti influenze politiche sull’operato del Fanar, in particolare nel contesto della questione ecclesiastica ucraina.
Concludendo il suo intervento, Trambulīs ha ribadito che la vera unità della Chiesa e la sua conciliarità sono incompatibili con la tendenza alla dominazione di un unico centro di potere. Ha affermato che egoismo, vanità e orgoglio rappresentano i maggiori pericoli per l’unità ecclesiale, invitando i fedeli a rimanere fedeli alla tradizione patristica e alla professione ortodossa della fede, che costituiscono, come ha sottolineato, il fondamento della conservazione dell’unità della Chiesa.
Goran Igić, filologo laureato in Serbia, ha parlato sul tema: “La russofobia e la srbofobia come conseguenza dell’antitradizione dell’ecumenismo occidentalizzato”. Nel suo intervento, Igić ha analizzato le radici storiche e ideologiche dell’ecumenismo contemporaneo, sottolineando che esso non trova la propria origine nella tradizione teologica ortodossa, ma in concezioni razionaliste e protestanti sviluppatesi in Occidente. Secondo le sue parole, tale approccio si è nel tempo trasformato in un modello che tende alla relativizzazione delle differenze dogmatiche e a un progressivo allontanamento dall’insegnamento cristiano tradizionale, mentre il Vaticano, come ha affermato, avrebbe utilizzato il movimento ecumenico come strumento di espansione della propria influenza, mantenendo al contempo la propria posizione ecclesiologica esclusiva.
Una parte significativa del suo intervento è stata dedicata al fenomeno della russofobia e della srbofobia, che ha descritto come prodotto di lunghe matrici ideologiche e storiografiche occidentali. Ha evidenziato numerosi esempi di revisione storica e di narrazioni contemporanee che, secondo la sua valutazione, tendono ad attribuire ai russi e ai serbi la responsabilità storica dei principali conflitti europei, contribuendo così a costruire un’immagine negativa dei popoli ortodossi nell’opinione pubblica occidentale.
Concludendo il suo intervento, Igić ha affermato che l’ecumenismo occidentalizzato non contribuisce a una reale unità cristiana, ma rappresenta un processo che relativizza la tradizione ortodossa e apre lo spazio a una assimilazione spirituale e culturale dei popoli ortodossi. Secondo le sue parole, la preservazione dell’identità ortodossa implica una fedeltà coerente alla tradizione dogmatica e un atteggiamento critico verso i concetti ideologici che, sotto il pretesto dell’unità, mettono in discussione l’autenticità della fede ortodossa.

Sul tema “Ecumenismo: storia, teologia e risposta ortodossa” è intervenuto il monaco Paisios Kareotis, della cella dei Santi Arcangeli a Karyes, presso il monastero serbo di Chilandar sul Monte Athos.
Nel suo intervento, il monaco Paisios ha analizzato le radici storiche e teologiche del movimento ecumenico contemporaneo, sottolineando che esso è nato in ambiente protestante come risposta ai cambiamenti sociali e ideologici tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Secondo le sue parole, si è progressivamente verificato uno spostamento della precisione dogmatica a favore di valori morali e sociali generali, mentre istituzioni come il Consiglio Ecumenico delle Chiese hanno contribuito allo sviluppo di una nuova coscienza ecclesiologica, nella quale la Chiesa ortodossa viene considerata una tra molte tradizioni cristiane, e non come custode della pienezza della fede apostolica.
Ha sottolineato in particolare che la Chiesa ortodossa non rifiuta il dialogo né l’amore verso tutti, ma non può accettare la relativizzazione della verità dogmatica né l’equiparazione dell’insegnamento ortodosso alle eresie. Come esempio di fedeltà alla confessione ortodossa, ha richiamato gli eventi di Costantinopoli del 518, quando il popolo fedele chiese una chiara professione della fede ortodossa e la conferma delle decisioni dei Concili Ecumenici, evidenziando che il popolo di Dio è stato storicamente un attivo custode della Tradizione ecclesiale.
Concludendo il suo intervento, il monaco Paisios ha affermato che la risposta ortodossa all’ecumenismo non è l’isolamento o l’ostilità, ma la fedeltà alla tradizione patristica e alla verità della Chiesa. Ha sottolineato che la vera unità cristiana può essere costruita unicamente sulla comune professione della fede ortodossa, e non sulla relativizzazione dei dogmi o sull’adattamento allo spirito del tempo.
Sul tema “Dal contesto storico dell’ecumenismo alla distorsione teologica dell’ecclesiologia” è intervenuto Georgios Karalis, esperto di patrologia greca, collaboratore del settimanale ortodosso Orthodoxos Typos, autore di diversi libri di teologia ortodossa e discepolo del noto teologo ortodosso John S. Romanides.
Nel suo intervento, Karalis ha sottolineato che la critica dell’ecumenismo non può limitarsi alle circostanze storiche della sua nascita, ma deve prendere in considerazione anche le sue profonde conseguenze teologiche. Secondo le sue parole, il movimento ecumenico ha progressivamente sviluppato, accanto alla dimensione istituzionale, anche una nuova paradigma teologico che modifica la comprensione ortodossa della Chiesa, dell’unità e del primato. Ha richiamato in particolare l’influenza della teologia personalista e della cosiddetta ecclesiologia eucaristica, che, a suo giudizio, spostano il baricentro dall’insegnamento patristico sulla natura comune e sulle energie divine increare al concetto di relazione tra persone e primato.
Basandosi sulla teologia dei Santi Padri, Karalis ha affermato che l’unità della Chiesa non si fonda sull’esistenza di un primo detentore dell’autorità, ma sulla comune confessione della fede ortodossa, sulla partecipazione alla grazia increata di Dio e sulla vita in Cristo. Ha avvertito che interpretazioni trinitarie errate, trasferite all’ecclesiologia, possono portare alla giustificazione di un primato di potere e alla relativizzazione delle differenze dogmatiche, aprendo così la strada a concezioni ecumeniche dell’unità basate sulla comunione istituzionale e non sulla verità della fede.
Concludendo il suo intervento, Karalis ha affermato che il pericolo principale dell’ecumenismo contemporaneo è il fatto che esso si presenti utilizzando concetti teologici ortodossi, attribuendo loro però significati non conformi alla tradizione patristica. Ha sottolineato che la vera unità della Chiesa non si costruisce attorno al primato di un centro ecclesiastico, ma attorno a Cristo, alla fede ortodossa e alla tradizione apostolica, che rimane il fondamento permanente della vita ecclesiale e della conciliarità.
Tatjana Stojanović, filologa e giornalista del portale ukraina.ru dalla Serbia, ha presentato le sue riflessioni sul tema: “L’Ucraina come campo di interventi ecumenici e geopolitici: conseguenze per l’ordine canonico ortodosso”.

Nel suo intervento, Stojanović ha valutato che la questione ecclesiastica ucraina rappresenta una delle sfide più gravi con cui oggi si confronta il mondo ortodosso. Secondo le sue parole, la concessione del tomos alla cosiddetta Chiesa ortodossa dell’Ucraina nel 2019 ha portato alla rottura della comunione eucaristica tra alcune Chiese ortodosse locali, alla creazione di strutture ecclesiastiche parallele e all’approfondimento del dibattito sul ruolo del Patriarcato di Costantinopoli nel mondo ortodosso. Ha sottolineato che la crisi ucraina non può essere considerata esclusivamente una questione interna alla Chiesa, ma un processo in cui si intrecciano interessi religiosi, politici e geopolitici.
Ha dedicato particolare attenzione alla situazione della Chiesa ortodossa ucraina canonica, affermando che negli ultimi anni è stata sottoposta a forti pressioni istituzionali e fisiche. Ha richiamato numerosi casi di espropriazione di chiese, procedimenti penali contro il clero, misure amministrative e modifiche legislative che, secondo le sue parole, hanno ulteriormente aggravato la posizione di questa Chiesa. Ha inoltre parlato dell’uso improprio di questioni ecclesiastiche e culturali a fini politici e propagandistici, sottolineando che il patrimonio religioso viene sempre più spesso utilizzato come strumento in un più ampio conflitto geopolitico.
Concludendo il suo intervento, Stojanović ha affermato che la crisi ecclesiastica ucraina rappresenta un esempio dell’intreccio tra aspirazioni ecumeniche, interessi geopolitici e processi politici interni, il che, a suo avviso, compromette seriamente il tradizionale ordine canonico ortodosso. Ha sottolineato che la preservazione dell’unità della Chiesa ortodossa richiede il rispetto coerente della tradizione canonica e la protezione della Chiesa dalla strumentalizzazione politica.
Nikolo Giđi, dottorando in studi classici presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzato in filologia bizantina, ha parlato sul tema: “La subordinazione della Chiesa a obiettivi politici come motivo dell’ecumenismo”. Nel suo intervento, Giđi ha analizzato il rapporto tra ecumenismo e interessi politici nel corso della storia, partendo dall’idea che la subordinazione della vita ecclesiale a obiettivi statali e geopolitici sia un fenomeno di lunga durata, precedente al moderno movimento ecumenico. Ha distinto tre modelli di ecumenismo: l’ecumenismo storico, inteso come dialogo teologico finalizzato al superamento degli scismi senza deviazioni dall’insegnamento ortodosso; l’ecumenismo protestante, basato sulla “teoria dei rami” e istituzionalizzato attraverso il Consiglio Ecumenico delle Chiese; e l’ecumenismo cattolico-romano, sviluppatosi dopo il Concilio Vaticano II, da lui descritto come una continuazione della politica unionista con strumenti diversi.
Ha dedicato particolare attenzione all’influenza delle autorità politiche sullo sviluppo dei processi ecumenici, richiamando esempi dall’Unione Sovietica e dal Patriarcato di Costantinopoli, valutando che alcune iniziative ecclesiastiche siano state condizionate da più ampi interessi geopolitici. Nel suo excursus storico ha analizzato i tentativi di unione con Roma, dal Concilio di Firenze ai processi unionistici nell’Europa orientale, come esempi in cui gli interessi politici sono stati posti al di sopra dell’unità dogmatica.
Come risposta ortodossa a tali processi, il relatore ha richiamato la figura di San Marco di Efeso e dei confessori del Monte Athos, sottolineando che la vera unità della Chiesa, secondo l’insegnamento ortodosso, può essere fondata esclusivamente sulla verità della fede e non su compromessi politici.
Dane Čanković, presidente dell’associazione “Izbor je naš”, ha affrontato il tema: “L’ecumenismo come strumento per la distruzione del mondo ortodosso”.

Čanković ha parlato della connessione tra i processi contemporanei di globalizzazione e l’ecumenismo, presentandoli come aspetti interconnessi di più ampi processi di integrazione politica, economica e culturale. Secondo la sua interpretazione, l’obiettivo di tali processi è l’indebolimento delle identità nazionali, statali e religiose, mentre l’Ortodossia rappresenta uno dei principali ostacoli a tali tendenze.
Il relatore ha presentato l’ecumenismo come il corrispettivo religioso della globalizzazione, orientato al superamento delle differenze confessionali, valutando che un tale approccio possa condurre alla relativizzazione dell’identità dogmatica e canonica della Chiesa ortodossa. Si è soffermato in particolare sul ruolo del Patriarcato di Costantinopoli e del Patriarca Bartolomeo nei processi ecumenici contemporanei, nonché sui rapporti con la Chiesa cattolica romana, analizzando il lavoro delle commissioni miste ortodosso-cattoliche, le iniziative volte all’intensificazione del dialogo e le proposte relative alla celebrazione comune della Pasqua.
Nella parte conclusiva dell’intervento è stata esaminata la dimensione geopolitica di tali processi, con riferimento alle attuali crisi nel mondo ortodosso, in particolare alla questione ecclesiastica ucraina. Il relatore ha sottolineato l’importanza della preservazione dell’ordine canonico, della conciliarità e dell’identità ortodossa, invitando le Chiese ortodosse locali a custodire, attraverso un’azione sinodale, l’unità della Chiesa e a rimanere fedeli alla tradizione ortodossa.
Il professor Vladimir Dimitrijević ha parlato sul tema: “La tolleranza religiosa non è ecumenismo: la risposta ortodossa al globalismo religioso”, nel quale ha affrontato la necessità di una chiara distinzione tra tolleranza religiosa ed ecumenismo, sottolineando che la tolleranza religiosa è una virtù cristiana tradizionale che implica il rispetto dei seguaci di altre religioni, mentre l’ecumenismo è stato presentato come un moderno movimento religioso globalista che, a suo avviso, tende alla relativizzazione delle differenze dogmatiche e alla creazione di un’unità religiosa sovraconfessionale. Ha posto particolare enfasi sulla necessità di preservare la purezza dogmatica della fede ortodossa e di distinguere l’unità nella verità da un’unificazione formale priva di una comune professione di fede.
Ha richiamato il racconto biblico della caduta dei progenitori come esempio di interpretazione errata della parola di Dio, osservando che la reinterpretazione della verità, secondo la sua analisi, può essere individuata anche nei processi ecumenici contemporanei. Ha inoltre evidenziato l’insegnamento ortodosso sulla divinizzazione (theosis) come fine della vita spirituale, in contrasto con l’idea di auto-deificazione autonoma.
Il relatore ha sottolineato che la tradizione ortodossa sostiene il rispetto di tutte le persone e la cooperazione con i membri delle altre confessioni cristiane e religioni su questioni di comune rilevanza morale e sociale, come la tutela della famiglia e dei valori tradizionali, ma che la comunione nella preghiera e nel culto non è possibile senza una piena concordanza dogmatica. Ha concluso che la testimonianza della verità deve essere accompagnata dall’amore verso ogni essere umano, insieme alla perseveranza nella conservazione della tradizione religiosa e spirituale ortodossa.
Conclusione
La conferenza ha confermato che le questioni del moderno ecumenismo vanno ben oltre i limiti di una sola disputa teologica, comprendendo al tempo stesso aspetti canonici, storici, politici e geopolitici. La varietà delle prospettive scientifiche e professionali dei partecipanti ha contribuito a una comprensione più completa di tali temi e ha evidenziato l’importanza della continuazione del dialogo accademico e teologico sulle sfide che la Chiesa ortodossa affronta nel mondo contemporaneo.
Video della conferenza