15 Luglio 2026
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Il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione della Cina ha iniziato un programma di collaborazione con le province per lo sviluppo della rete 6G con l'obiettivo di  commercializzare questa tecnologia.

di Dario Tagliamacco

Il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione della Cina ha iniziato un programma di collaborazione con le province per lo sviluppo della rete 6G con l’obiettivo di  commercializzare questa tecnologia.

Il 6G è entrato in una fase nella quale può diventare qualcosa di più che un’industria e la Cina ha avviato un programma di sperimentazioni a livello regionale per individuare applicazioni concrete, provare le architetture di rete e preparare il futuro lancio commerciale, previsto verso il 2030. L’iniziativa, annunciata dal Ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese, il Miit, rappresenta un passaggio determinante nella corsa globale alle reti mobili di nuova generazione. 

Come riportato dall’agenzia di Stato Xinhua, il programma è nato come una collaborazione tra ministero e province il cui obiettivo è l’esplorazione del ruolo del 6G all’interno di un campo più vasto, nel quale intelligenza artificiale, satelliti e reti wireless convergono. Tale iniziativa sposta il dibattito mondiale dalla teoria ai laboratori sul campo e posiziona la Cina in vantaggio rispetto al resto nel mondo nella competizione delle reti mobili.

La banda a 6G è stata scelta perché offre una combinazione particolare di copertura ampia, bassa latenza e capacità elevata che negli scenari reali significa comunicazioni olografiche, veicoli a guida autonoma e un’intelligenza artificiale distribuita in qualunque luogo. Pechino vuole raggiungere questi ambiti prima di tutti gli altri e con le proprie regole.

I test, secondo i mass media locali, sono già stati avviati in alcune aree della Cina e si appoggiano alle infrastrutture 5G già funzionanti. Da questo si evince la strategia adottata dal governo del Dragone, ovvero invece di costruire tutto dal principio si usa ciò che già esiste per testare le potenzialità del 6G in modo rapido e senza costi alti.

Questo programma ambizioso coinvolge aziende cinesi importanti quali Huawei, Zte e Xiaomi, ma anche partner internazionali come Nokia ed Ericsson, insieme a centri ricerca e università. L’obiettivo è arrivare alla commercializzazione verso il 2030 e secondo le stime, entro il 2035 il volume del mercato cinese della banda 6G potrebbe superare i 130 miliardi di euro.

Il 5G ha portato la connettività verso applicazioni industriali a bassa latenza, la rete 6G non dovrà solamente trasportare dati ma comprendere l’ambiente, elaborare informazioni e cooperare con sistemi intelligenti. Uno degli elementi più rilevanti è il sensing wireless, significa utilizzare infrastrutture radio per la rilevazione di oggetti, movimenti e condizioni ambientali. Guardando in prospettiva, la rete riuscirà a comunicare e osservare nel medesimo tempo.

L’integrazione satellitare rappresenta un altro elemento fondamentale, la copertura può estendere i servizi in aree remote, quindi nelle tratte marittime dove le reti terrestri non sono sufficienti. Questo aspetto per una nazione con grandi programmi industriali come la Cina, risulta strategico. L’intelligenza artificiale infine potrà essere il motore della rete, l’automazione, l’allocazione rapida delle risorse e la manutenzione che consente di prevedere il possibile avverarsi di eventi, saranno centrali.

L’annuncio dell’avvio di trial regionali da parte del governo cinese mostra come il nuovo programma si trovi in una traiettoria già avviata. Ciò significa che la Cina sta creando un percorso di sperimentazione progressivo e non un singolo progetto isolato. Il 6G viene considerato strategico per l’evoluzione delle reti mobili.

Prima di arrivare alla commercializzazione serviranno standard, ecosistemi industriali, dispositivi, modelli di business e regole di alto livello. La fase di questi anni serve per ridurre le incertezze sul funzionamento della rete, infatti i trial non forniscono solamente risultati tecnici ma servono ai governi e agli operatori a comprendere dove collocare gli investimenti e quali sono i settori che possono creare una maggiore domanda da parte dei futuri acquirenti.

Lo sviluppo della rete 6G rilancia il confronto con la Ue e gli Stati Uniti, poiché non riguarda solo la velocità di connessione o la capacità di trasmissione ma si collega alla sovranità tecnologica, al controllo delle piattaforme e alla direzione delle filiere produttive. L’Europa sta lavorando sulla ricerca e sulla definizione di ecosistemi aperti, gli Stati Uniti si posizionano sull’innovazione privata, alleanze tra industrie e tecnologie abilitanti, la Cina invece ha un sistema coordinato tra Stato, territorio e industria.

L’impostazione del Dragone può accelerare la sperimentazione sul campo, le prove a livello regionale permettono di collegare obiettivi nazionali e bisogni locali e costituiscono un laboratorio diffuso per misurare quanto le soluzioni siano mature. Procedere lentamente ha un rischio, cioè arrivare agli standard con meno dati applicativi, infatti le reti del futuro dovranno essere giustificate da benefici industriali dimostrabili.

Il 6G non potrà essere venduto solo come una rete più veloce del 5G. La sua sostenibilità economica dipenderà dalla capacità di aprire nuovi mercati. Per questo i casi d’uso come l’automazione di precisione nella manifattura o la gestione intelligente delle operazioni nei porti e nelle aree marittime, sono al centro del programma cinese. 

Scenari di questo tipo hanno bisogno di reti affidabili e distribuite con sistemi digitali complessi, serve quindi un’infrastruttura che possa gestire dati, algoritmi e connessioni non terrestri. La Cina, grazie alla sperimentazione locale, ha un approccio realista poiché ogni regione diventa un luogo d’esame per le applicazioni vicine al tessuto produttivo.

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