A cura di Filippo Pederzini per il Centro Studi Eurasia e Mediteraneo
Venti pacchetti di sanzioni europee, contromisure del Cremlino e una faglia geopolitica che rischia di ridisegnare i mercati globali. Eppure, nel cuore della Federazione Russa, circa 150 aziende italiane continuano a operare, strette tra l’asfissia burocratico-bancaria e la necessità di difendere vent’anni di investimenti strategici.
In questa intervista Vittorio Torrembini, Presidente di Gim-Unimpresa (Console Onorario della Repubblica Italiana presso le Regione di Lipetsk, Voronezh e Tambov. Dal 1999 ricopre il ruolo di vicepresidente di Fondazione Gorbachev Italian Branch) e storico punto di riferimento del nostro tessuto produttivo a Mosca, traccia un bilancio geoeconomico realistico e senza filtri. Dall’analisi dei mercati asiatici – pronti a occupare stabilmente le quote di mercato lasciate libere dall’Europa – al rischio per la Russia di scivolare in una nuova e totale dipendenza da Pechino e Nuova Delhi, Torrembini delinea uno scenario di transizione complesso, stimando un periodo di assestamento post-conflitto di almeno due o tre anni.
Richiamando la storica diplomazia energetica dell’ENI di Enrico Mattei e il ruolo di canale informale dell’imprenditoria, il Presidente lancia un monito bilaterale: se da un lato Mosca non potrà fare tutto da sola sul piano industriale, dall’altro l’Europa non può permettersi di abdicare alle dinamiche degli scambi mondiali. Un dialogo lucido che va oltre la polarizzazione mediatica, analizzando i fatti di un mercato che, nonostante la tempesta perfetta, rimane cruciale per i futuri equilibri eurasiatici.
Presidente Torrembini, lei rappresenta da decenni gli imprenditori italiani in Russia. Oggi, con il perdurare del conflitto in Ucraina e le sanzioni sempre più articolate, qual è la situazione delle circa 150 aziende italiane rimaste? Quali sono le principali difficoltà operative e normative che devono affrontare quotidianamente? Il recente Forum di San Pietroburgo ha visto anche la presenza di realtà imprenditoriali e non; cosa continua a legarli alla Russia dal suo punto di vista?
“La situazione delle nostre aziende è sicuramente non facile, tuttavia la capacità di resilenza dei nostri colleghi e delle loro maestranze è encomiabile. Tutti i giorni si tratta di superare barriere sia da parte Russa che, soprattutto, da parte europea, con i 20 pacchetti sanzionatori. Pensi che solo il riepilogo del ventesimo pacchetto constava di ben 83 pagine. Devo dire che anche le contro sanzioni russe hanno comunque reso l’attività delle aziende più complicata, soprattutto sul piano dei controlli bancari e doganali. Tuttavia la gran parte delle aziende italiane presenti mantiene buoni risultati economici. In molti mi chiedono quale sia la molla che tiene le nostre aziende molto legate alla Russia. Non voglio certamente rispondere per tutti ma la prima ragione è sicuramente l’impossibilità di vedere un ritorno per i grandi investimenti effettuati negli ultimi vent’anni e più in generale l’attrattività del mercato russo, che nonostante il peggioramento della situazione economica, resta uno dei più interessanti.”
Lei ha più volte definito le sanzioni “dannose per l’Europa e per l’industria italiana”. In questo scenario di crescenti frizioni geopolitiche, quali margini vede – se ci sono – per una riconfigurazione dei rapporti economici bilaterali nei prossimi 12-18 mesi, anche alla luce delle prossime scadenze elettorali in Europa e negli Stati Uniti?
“In una recente tavola rotonda, tenutasi durante il Forum di San Pietroburgo, ci si chiedeva se effettivamente si vede la luce in fondo al tunnel. La mia risposta è stata una contro domanda: “Ma di che tipo di luce stiamo parlando? Rossa, verde, o cosa altro?” Credo fermamente che si arriverà in tempi rapidi ad una conclusione della crisi sul piano militare, ma questo non significa che in breve tempo possano essere eliminati tutti gli ostacoli e le barriere che sono state costruite in questi ultimi cinque anni. Una cosa è certa, e per noi italiani ancora più impellente: abbiamo bisogno di riprendere il corso degli scambi a livello mondiale. Come si può fermare il Business? …è come cercare di fermare l’acqua con le mani. I maggiori analisti sia russi che americani parlano di un periodo di assestamento di almeno due o tre anni. Credo sia una analisi giusta.”
Da vicepresidente della branca italiana della Fondazione Gorbachev e da sempre impegnato per il dialogo, crede che il mondo imprenditoriale possa svolgere un ruolo di canale informale per ricucire i rapporti istituzionali? O la frattura geopolitica è ormai troppo profonda perché commercio e diplomazia viaggino separati?
“L’imprenditoria ha sempre giocato un ruolo molto importante per alimentare il dialogo e sostenere gli sforzi della Diplomazia. Pensiamo solo al ruolo che ebbe l’ENI di Enrico Mattei per avviare il processo di dialogo con l’URSS e con molti altri Paesi africani. Le fratture geopolitiche che si sono evidenziate in questi ultimi anni non potranno impedire la creazione di nuovi equilibri, e l’impresa giocherà un ruolo determinante.”
In un orizzonte di medio periodo (3-7 anni), quali settori del Made in Italy ed eventualmente europei potrebbero tornare essere importanti e quindi a crescere in Russia, e quali invece ritiene perduti per sempre? Penso all’agroalimentare, alla meccanica di precisione, alla chimica e ai materiali da costruzione – settori che lei conosce bene.
“Io credo che l’Europa abbia già perso molto terreno, probabilmente il nostro Paese un po’ meno. Tuttavia non credo che riusciremo nel giro di breve tempo a scalzare i concorrenti, soprattutto asiatici che hanno occupato le nostre quote di mercato. Dall’altro lato anche i nostri colleghi russi devono interrogarsi sul fatto che le loro capacità produttive non sono affatto cresciute, e il rischio che corre la Russia è quello di passare da una dipendenza europea ad una dipendenza asiatica. La vecchia benedizione, maledizione russa ovvero quello di vivere bene con le proprie materie prime senza sforzarsi troppo a produrre, dovrà trovare nuove forme di confronto e di collaborazioni con l’Europa e questo vale anche per noi.”
Guardando al lungo periodo (10-15 anni), ipotizzi uno scenario di progressivo “disgelo” nelle relazioni tra Russia e Occidente. Cosa dovrebbe cambiare nell’approccio strategico delle imprese italiane rispetto agli anni pre-2022? E cosa consiglia a un giovane imprenditore italiano che oggi volesse affacciarsi al mercato russo?
“Appare evidente che nonostante i roboanti programmi che vengono lanciati da parte di alcuni settori delle elites russe, la Russia non potrà fare tutto da sola. Un imprenditore intelligente dovrà saper cogliere quelle nicchie industriali e tecniche che possano consentire una collaborazione con il nostro Paese. Tuttavia il mio consiglio è quello di creare aziende, e altre forme di collaborazione dove ognuno degli attori economici resta padrone a casa sua.”
Una domanda personale, forse più difficile. Dopo decenni vissuti a Mosca, con un’identità professionale profondamente legata al ponte Italia-Russia, ha mai pensato di dover riconsiderare il suo ruolo o la sua missione? E come riesce a conciliare la tutela degli interessi delle aziende italiane con la percezione pubblica, in Italia, di chi opera in un paese oggi considerato “avversario geopolitico”?
“Posso confermare che è assai difficile mantenere l’equilibrio e la saggezza del buon padre di famiglia, in una situazione di grande polarizzazione come purtroppo stiamo vivendo. Tuttavia ognuno di noi deve guardare ai fatti che non sono mai così come ci vengono dipinti dalla propaganda degli organi di informazione. Come scriveva Tolstoj, la guerra è un terribile momento di odi e di passioni, di ragioni reciproche, ma alla fine è sempre sbagliata. Francamente quando sento ripetere alla noia che il compito dell’occidente è difendere l’Ucraina mi vengono i brividi. Si dobbiamo difendere l’Ucraina evitando che ogni giorno vengano uccisi migliaia di giovani e di persone innocenti. Forse l’occidente ha dimenticato che l’umanità e’ alla base della civiltà.”