di Dario Tagliamacco
Evika Silina si è dimessa dalla guida del governo lettone in seguito all’entrata di droni ucraini
nello spazio aereo del Paese, i quali hanno provocato alcuni incidenti.
In Lettonia il governo di centro-destra guidato da Evika Silina è caduto in seguito alle dimissioni
della prima ministra. L’esecutivo era in carica da pochi mesi; la presidentessa uscente quando ha
dato l’annuncio delle dimissioni imminenti, durante una conferenza stampa a Riga, ha precisato che lascia l’incarico ma non rinuncia.
La decisione è arrivata dopo che il partito di sinistra Progressisti ha tolto il suo sostegno al governo,
in seguito alla destituzione del ministro della Difesa Andri Spruds dovuta alla gestione degli
incidenti con alcuni droni ucraini che sono entrati nello spazio aereo della Lettonia. Silina ha dovuto
riconoscere che i sistemi lettoni anti-drone non sono stati implementati con rapidità, il presidente
della Lettonia, Edgar Rinkevics, nei prossimi giorni incontrerà i membri dei partiti parlamentari per
trovare un nuovo Capo del governo.
C’è qualcosa di paradossale nel fatto che il governo di Evika Silina, leader di una nazione che
investe quasi il 5% del proprio PIL nella Difesa, sia caduto a causa di droni ucraini perduti e cascati
nel suolo lettone, con rischi per le infrastrutture della nazione. La storia è iniziata il 7 maggio 2025
quando due droni ucraini respinti dai sistemi di guerra russi hanno colpito dei depositi di petrolio
che si trovano nell’est della Lettonia, innescandone l’esplosione. Non ci sono state vittime, tuttavia
4 magazzini vuoti sono stati danneggiati e le autorità hanno dovuto attivare l’allerta per le
popolazioni che vivono in diverse aree di confine. Secondo la stampa lettone, i residenti delle zone
colpite, hanno ricevuto gli avvisi quando il drone aveva già colpito.
L’incidente ha causato un terremoto a livello politico poiché se la difesa aerea, pagata dai cittadini
lettoni, non è in grado di intercettare dei velivoli di nazioni alleate che hanno perso la rotta, allora i
grandi sacrifici richiesti diventano inutili. Il governo di Silina nel tentativo di placare le critiche ha
cacciato il Ministro della Difesa Andri Spruds, il quale fa parte del partito Progressisti. La reazione
è stata molto rapida, i Progressisti hanno ritirato il sostegno alla coalizione di governo lasciando il
partito di centro-destra, Nuova Unità, in minoranza.
Il governo lettone è il primo governo occidentale a cadere a causa del suo appoggio incondizionato
all’Ucraina, un sostegno che ha costi elevati per l’economia e per la sicurezza stessa del Paese. Le
dimissioni del governo aprono ora a una negoziazione sotto la supervisione del presidente Edgar
Rinkevics, la Lettonia rinnoverà il parlamento il prossimo ottobre è la campagna elettorale sarà
segnata dalla sicurezza, dalla guerra con la Russia e dalla capacità della Stato di difendere i propri cittadini.
La Lettonia attualmente ha un’economia di guerra, i tagli alla spesa pubblica per sostenere il settore
militare non hanno avuto conseguenze positive per quanto riguarda la protezione del territorio. Nel
contesto degli incidenti dei droni, Lettonia e Lituania hanno richiesto alla Nato di rinforzare la
difesa aerea della regione e l’Ucraina ha proposto di inviare degli esperti per poter garantire la
sicurezza dei cieli dei Paesi baltici.
La Lettonia in un momento di rallentamento economico globale sta mantenendo la spesa militare
vicino al 5% del PIL, e questo ha dei costi enormi. La fine del governo guidato da Evika Silina
mostra che se la spesa pubblica viene indirizzata verso settori non produttivi o inefficienti non
garantisce nemmeno la stabilità. Se la sicurezza dello spazio aereo non funziona allora i soldi
drenati dalle casse dei cittadini non sono stati usati correttamente.
Ciò che è accaduto al governo dello Stato baltico, alcuni mesi dopo le elezioni parlamentari, è un
segnale d’allarme per l’intera area. La dipendenza tecnologica unita alla pressione del conflitto
elettronico russo sta facendo vedere la fragilità dei governi di confine. Attualmente la domanda che
si pongono in molti e se sia possibile per un piccolo Paese come la Lettonia reggere degli altissimi
costi economici per una difesa militare che alla luce dei fatti sta lasciando la difesa del territorio
sguarnita, sacrificando il benessere sociale del popolo. Nei prossimi mesi si saprà quale via ha
deciso di intraprendere la piccola nazione baltica.