Di Stefano Vernole
Stando agli ultimi sondaggi, si sta riducendo il divario tra il candidato della sinistra Ivan Cepeda e l’esponente della destra più radicale Abelardo de la Espriella – detto El Tigre – nella corsa alle elezioni presidenziali colombiane del 31 maggio, mentre perde terreno la candidata conservatrice del Centro democratico, Paloma Valencia.
È quanto emerso dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Invamer, rilanciato dai media colombiani, che conferma una crescente polarizzazione dello scenario politico attorno ai due principali candidati.
Secondo la rilevazione, al primo turno Cepeda, candidato del Patto storico e vicino al Governo uscente di Gustavo Petro, resta in testa con il 44,6% delle intenzioni di voto, dato sostanzialmente stabile rispetto ad aprile. Alle sue spalle cresce però con forza de la Espriella, che sale dal 21,5% al 31,6%, consolidandosi come principale sfidante della destra.
In netto calo invece Paloma Valencia, che scende dal 19,8% al 14%. Anche nelle simulazioni per il secondo turno – l’eventuale ballottaggio dovrebbe tenersi il 21 giugno – il distacco tra Cepeda e de la Espriella si riduce. Il senatore di sinistra otterrebbe il 52,4% contro il 45,3% dell’avversario conservatore. Ad aprile il margine era più ampio, con Cepeda al 54,6% e de la Espriella al 42,6%.
Più difficile invece la situazione per Valencia. In un eventuale ballottaggio contro Cepeda, la candidata conservatrice si fermerebbe al 44,3%, mentre il leader del Patto storico salirebbe al 52,8%, ampliando il vantaggio rispetto ai sondaggi del mese scorso.
Lo spartiacque storico della Colombia è rappresentato dalla Costituzione del 1986, poi riformata nel 1991, che ha cambiato un Paese impostato sull’eredità del colonialismo spagnolo “bianco” e cattolico per aprirlo alla sua identità indigena (62 comunità), multietnica e multiculturale.
La differenza tra i due candidati di destra è minima: se Valencia è più “aperta” su alcune tematiche ma legata ai grandi latifondisti, il candidato più estremo – de la Espriella – basa il suo programma elettorale su Dio, patria e famiglia.
All’interno delle forze progressiste, l’unica differenza è proprio sulla Costituzione: mentre Cepeda vuole difenderla integralmente, Petro – non ricandidabile proprio per vincoli costituzionali – vorrebbe scavalcarla a sinistra. L’attuale candidato, comunque, garantisce continuità alle politiche sociali e alla lotta alla corruzione inaugurati dallo stesso Petro.
Una caratteristica distintiva dei due candidati di destra è la richiesta di un maggiore interventismo degli Stati Uniti in Colombia e il ricorso smisurato al fracking per l’estrazione di idrocarburi.
L’armistizio del 2016 che ha parzialmente messo fine alla guerra civile del Paese ha comunque alcuni limiti: sia tra la guerriglia di sinistra che tra i paramilitari di destra non tutti hanno firmato l’accordo di pace (si calcola un circa 10% delle FARC contrario alla tregua). La destra colombiana, perciò, più che la ricerca del dialogo propone ora attacchi militari contro la guerriglia dissidente, un ottimo pretesto per impedire poi la partecipazione delle comunità indigene alla vita politica e sociale del Paese. I due candidati conservatori possono contare sull’appoggio non ufficiale dei paramilitari di destra che non hanno abbandonato le armi; ad es. il clan del Golfo (ex AUC) è ancora presente in maniera massiccia a livello territoriale e imprenditoriale nelle regioni costiere. Insieme ad esso, sono ancora presenti l’ELN (di ispirazione castrista), il cartello di Sinaloa … inoltre quale sarà l’atteggiamento dell’Esercito colombiano dopo il risultato elettorale è tutto da verificare.
La normalizzazione politica in un Paese in cui dal 1977 al 2026 sono stati uccisi 170 giornalisti (e solo uno di questi ha trovato giustizia) e il controllo delle sue ingenti risorse viene ancora reclamato dalle grandi famiglie e dai proprietari terrieri non sembra facile. Nella frontiera agricola (la zona tropicale) sono presenti 9 milioni di rifugiati interni; diversi di loro pagano i debiti accumulati ai piccoli commercianti disboscando la foresta, mentre i terreni finiscono spesso per essere acquistati dai narcotrafficanti (la cultura della droga ha storicamente attecchito per la precedente tradizione colombiana di coltivare cotone e tabacco).
Anche il futuro non appare roseo. In Colombia sono presenti 2.800.000 migranti (616.000 studenti) che non hanno ancora ricevuto la cittadinanza, molti provenienti dal Venezuela; i due Paesi sono estremamente legati per tradizioni comuni e la metà di queste famiglie sono miste. Visto che alcune centinaia di migliaia di bambini prossimamente dovrebbero ricevere la cittadinanza colombiana, è prevedibile uno spostamento elettorale a destra del Paese. La propaganda contro i candidati di sinistra gioca sul “pericolo” che la Colombia diventi “chavisto-castrista”, nonostante gli anni di Petro abbiano dimostrato il contrario, perchè il contesto geopolitico è di forte polarizzazione.
Gli Stati Uniti, deus ex machina di molti degli avvenimenti di quello che definisce da sempre il proprio “cortile di casa”, con l’Amministrazione Trump vuole accentuare il controllo sull’America Latina; se perciò sono stati tagliati i fondi USAID (in Colombia rappresentavano il 70% delle risorse della Cooperazione Internazionale), con il rapimento Maduro e l’inasprimento dell’embargo contro Cuba ha aumentato la pressione nel Continente.
Un punto strategico è testimoniato dalla foresta Darién – l’istmo di Panama è stato territorio colombiano e rappresenta un nodo cruciale per i traffici marittimi mondiali – ma mentre la Cina sta costruendo nella zona ponti, strade, porti e forse perfino una ferrovia, gli Stati Uniti intendono prendere possesso del Canale e non vogliono lasciarsi sfuggire l’occasione di questo appuntamento elettorale per imporre un proprio presidente in Colombia[1].
[1] Sul ruolo storico di Washington e della CIA accanto a narcotrafficanti e paramilitari AUC in Colombia, cfr. Noam Chomsky, I cortili dello Zio Sam. What Uncle Sam really wants. Gli obiettivi della politica estera americana dal Vecchio al Nuovo Ordine Mondiale, Prima edizione in lingua inglese 1992; per il contesto storico, cfr. Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America Latina, prima edizione in spagnolo 1971, S.&K., 2013. Rispetto al passato, quando le Amministrazioni USA utilizzavano la finta lotta al narcotraffico per mettere piede nel Paese, ora Trump sta giocando la carta dell’immigrazione.