6 Settembre 2026
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I risultati delle elezioni in Bulgaria rappresentano un nuovo stravolgimento all'interno dei Paesi dell'Unione Europea. Il partito “Bulgaria progressista” ha un programma contraddistinto dalla volontà di dialogo con la Russia.

di Dario Tagliamacco

I risultati delle elezioni in Bulgaria rappresentano un nuovo stravolgimento all’interno dei Paesi dell’Unione Europea. Il partito “Bulgaria progressista” ha un programma contraddistinto dalla volontà di dialogo con la Russia.

Rumen Radev

L’ex presidente bulgaro Rumen Radev, oppositore della Ue e sostenitore della pace con la Russia, ha ottenuto la maggioranza assoluta nelle elezioni parlamentari; tale risultato potrebbe rappresentare la fine di un lustro di incertezza politica nel Paese che dal 2021, anno della caduta del governo conservatore di Boyko Borissov, ha tenuto ben otto elezioni.

Radev, dimessosi dal governo all’inizio del 2026, si è candidato alle elezioni vinte domenica 19 febbraio, riuscendo ad ottenere, con il suo partito “Bulgaria progressista”, il 44,7% dei voti con un alto afflusso alle urne rispetto al passato. Questa vittoria schiacciante segna la prima maggioranza assoluta in Parlamento dal 1997, quando vinse un gruppo di centro-destra filo europeo.

L’Unione Europea non avuto il tempo di festeggiare la sconfitta di Orban, dopo 16 anni di presidenza in Ungheria, che ora potrebbe trovare un nuovo oppositore. La grande vittoria di Radev non era scontata e l’ampio numero di elettori ha lanciato un messaggio importante, il popolo bulgaro vuole un netto cambiamento rispetto agli anni di Bojko Borisov, il quale si è fermato al 13%. Per la prima volta dalla caduta del socialismo, il Partito Socialista (BSP) non sarà rappresentato in Parlamento poiché non ha superato il 4% necessario per l’ingresso nell’emiciclo.

“Bulgaria Progressista ha vinto in modo decisivo. E’ una vittoria della speranza sulla sfiducia, della libertà sulla paura”, questo è il commento rilasciato dal nuovo presidente bulgaro dopo che i sondaggi hanno sancito la sua vittoria. Radev nella campagna elettorale ha premuto molto sul malcontento dei cittadini con un programma basato sulla lotta contro corruzione, povertà, e oligarchie parassitarie composte da politici e imprenditori che secondo lui dominano la nazione.

Il nuovo presidente Radev ha parlato di smantellamento del modello oligarchico che, a suo dire, controlla svariate istituzioni statali, i mass media, la magistratura e i partiti politici. Ha inoltre promesso la riforma della magistratura per renderla indipendente e anche dei servizi di sicurezza e del Ministero dell’Interno, facendo inoltre una promessa di trasparenza riguardo chi sono i proprietari e finanziatori dei media, sostenendo il giornalismo di inchiesta. Agli elettori ha garantito la lotta contro la povertà e la crisi demografica, tutela dell’ambiente, massicci investimenti nel settore sanitario, modernizzazione delle infrastrutture energetiche.

Radev, ex Maggiore Generale dell’Aeronautica, ha spiegato che una Bulgaria forte e un Europa forte, hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa, secondo il presidente neoeletto, sarebbe caduta vittima dell’ambizione di essere leader morale in un mondo che ha regole nuove.

L’Europa di Radev è diversa da quella pensata dai vertici delle istituzioni della Ue; tra i punti di disaccordo, il più importante che potrebbe scatenare nuovi problemi nelle stanze di Bruxelles è il rapporto con la Russia. Tra gli intenti del nuovo Governo bulgaro ci sarebbe quello di avviare un dialogo con Mosca.

La contrarietà di Radev verso gli aiuti militari all’Ucraina e la sua volontà di riavvicinamento con la Russia erano già note; le sue dichiarazioni rilasciate in passato provocarono la rabbia di Kiev, ad esempio negli anni scorsi ha affermato che la Crimea è russa.

Tali posizioni nel 2023 avevano portato ad uno scontro in televisione con il presidente ucraino Zelensky, che ha spinto Radek ad allontanare i giornalisti. Nell’incontro il politico bulgaro aveva spiegato alla delegazione ucraina che non esiste nessuna soluzione militare ma che l’unica via per risolvere il conflitto in corso è quella diplomatica poiché l’invio di armi ad oltranza non può migliorare la situazione. Tali dichiarazioni non erano piaciute a Zelensky il quale aveva minacciato Radek affermando che era meglio per lui non trovarsi nella tragedia immane che l’Ucraina sta vivendo.

Nei mesi scorsi la Bulgaria è stata teatro di forti proteste animate dai giovani ormai stanchi dell’inettitudine della vecchia classe politica del Paese nel rispondere ai bisogni dei cittadini. Il Paese, secondo per la corruzione nell’Unione Europea dopo l’Ungheria, è il più povero dei 27 membri, nel gennaio del 2026 è entrato nell’Eurozona adottando l’Euro come moneta ufficiale.

Per l’adesione della nazione ai parametri di Bruxelles negli anni passati sono state adottate politiche di austerità e infatti a tale scopo era stata avanzata una proposta di legge di bilancio che avrebbe colpito violentemente i lavoratori e le piccole imprese, lasciando indenni i patrimoni delle grandi aziende e gruppi di interesse collegati allo Stato.

Non si conosce ancora in quale gruppo europeo verrà accolto il partito “Bulgaria Progressista”, ma vista la sua vicinanza alle istanze del partito socialista e socialdemocratico bulgari, la sua collocazione potrebbe essere all’interno dei Socialisti e Democratici, tuttavia la vicenda di Robert Fico, il quale ha posizioni affini riguardo l’Ucraina ed è stato espulso dal gruppo, rendono l’affiliazione più complicata.

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