Indubbiamente, la crisi in Nuova Caledonia rappresenta il risultato di sforzi di decolonizzazione incompleti e dimostra l’inadeguatezza delle politiche applicate da Parigi in questo territorio, dove la popolazione locale gode di una posizione economica e sociale decisamente inferiore rispetto a quella dei francesi bianchi provenienti dalla madrepatria. Le rivolte, innescate dall’approvazione da parte del parlamento francese di un disegno di legge che concederebbe il diritto di voto nelle elezioni regionali alle persone che hanno vissuto in Nuova Caledonia per oltre dieci anni, derivano invero da un disagio più profondo, motivo per il quale la popolazione indigena vorrebbe prendere in mano la gestione della vita politica e delle risorse economiche dell’isola.
Ricordiamo che, in precedenza, solo le popolazioni indigene dell’arcipelago e coloro che vi avevano vissuto per più di 10 anni al momento della firma dell’Accordo di Nouméa del 1998 avevano il diritto di voto. La modifica legislativa darebbe dunque il diritto di voto a migliaia di francesi europei giunti nell’isola dopo la firma dell’Accordo di Nouméa, mettendo la popolazione indigena in perenne minoranza in occasione di elezioni e referendum, e rendendo di conseguenza l’indipendenza praticamente impossibile.
Mese: Maggio 2024
Il 17 febbraio 2008, da Lubiana dove io ed altri due compagni di viaggio ci trovavamo quel giorno, venimmo a conoscenza dalla radio slovena della proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo e Metochia dalla Serbia. Dal nord di un Paese che comunque da una ventina di anni non esisteva già più, apprendemmo quindi dello sgretolamento definitivo di quella che era stata la Federazione Jugoslava.
L’escalation tra Iran e Israele del mese scorso, conclusasi con l’attacco israeliano ad Isfahan, il 19 aprile, ha ridefinito drasticamente l’equilibrio militare tra i due Paesi, mettendo in luce le capacità e i limiti strategici di entrambi. Per Teheran questo ha significato un ridimensionamento della minaccia proveniente da Israele e un’autoaffermazione quale potenza regionale dalle notevoli implicazioni rispetto a tutti gli Stati del Golfo. Va tenuto a mente, però, che la scelta dell’Iran di alzare la posta in gioco quasi fino al punto di non ritorno risponde a impostazioni ben radicate nella propria dottrina militare.
di Giulio Chinappi Lo scorso 14 maggio, il presidente Vladimir Putin ha nominato il nuovo governo russo sotto la guida del primo ministro Michail Mišustin. I media occidentali ne hanno approfittato per dare una visione erronea dei cambiamenti all’interno del governo, in particolare per quanto riguarda l’ex ministro della Difesa Sergej Šojgu.
Ora i nostri lettori capiranno perché il 24 maggio è l’Anniversario dell’Indipendenza: due anni dopo, nel 1993, quando il referendum organizzato dall’ONU ratificò a larghissima maggioranza la volontà del popolo eritreo di costituirsi in un proprio Stato, sempre il 24 Maggio fu scelto per proclamare il nuovo Stato di Eritrea. All’indipendenza de facto, pagata col sangue, gli eritrei vollero ribadire anche quella de iure, con altrettanta energia e determinazione. In tutti questi anni, sotto l’accorta guida del Presidente Isaias Afewerki, che già dagli Anni ’70 era alla guida del FPLE, l’Eritrea ha compiuto in solitario enormi progressi: unico paese africano a rifiutare l’indebitamento con l’Occidente, venendo per questo subito osteggiata, ha preferito far tutto da sé, autofinanziandosi e costruendo nel tempo, solo per fare un esempio, 800 tra grandi dighe e bacini idrici, oltre a garantire ai suoi cittadini sanità ed istruzione completamente pubbliche e gratuite. Potremmo parlare per ore elencando le numerose altre opere pubbliche costruite o ripristinate, ad esempio in termini di politica degli alloggi o di ferrovie e strade ricostruite, o la messa a coltura di nuovi terreni per raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare, o ancora la rigorosa politica diplomatica ed internazionale, che ha visto il paese mediare in numerose crisi regionali e stabilire un rapporto strategico nel Movimento dei Non Allineati con alleati come la Russia, la Cina, l’India, l’Arabia Saudita, e via dicendo. E’ riuscita a far tutto questo nonostante le sfide del terrorismo internazionale, con al-Qaeda che dal Sudan aveva tentato d’insinuarsi nel suo territorio venendo prontamente sconfitta; con una nuova guerra d’aggressione da parte dell’Etiopia tra il 1998 e il 2000, che nuovamente l’ha vista vittoriosa; e con le sanzioni di tutto l’Occidente, a cui era inviso un paese africano così libero delle proprie azioni. Oggi, in una regione turbata da tante turbolenze, si staglia come un’unica isola di stabilità e di pace. Non mancheranno comunque le occasioni per parlare di questo e di tanto altro ancora: dopotutto ci siamo già fin troppo dilungati.
Ma ora permetteteci davvero di condividere con tutti voi, che avete avuto la pazienza di giungere fin qua, il nostro entusiasmo per questo Anniversario, e di dedicarlo alla memoria di quei Martiri che col loro sacrificio resero possibile il sogno di un’Eritrea finalmente libera ed indipendente. E, dunque, Auguri Eritrea!
"I fondamenti della geopolitica anglo-statunitense, ovvero i concetti, le prospettive, le politiche e finanche le speranze, i desideri e i timori che fondano il discorso geopolitico di Stati Uniti, Regno Unito e del potere marittimo contemporaneo. Con Domenico Nocerino Diretto di Opinio Juris e Marco Ghisetti analista geopolitico e autore del libro "Talassocrazia. I fondamenti della geopolitica anglo-statunitense." (Anteo Edizioni, 2021)."
Il 22 maggio, l’Assemblea Nazionale ha eletto il Ministro della Pubblica Sicurezza Tô Lâm come nuovo Presidente della Repubblica Socialista del Vietnam, in seguito alle dimissioni di Võ Văn Thưởng.
In occasione del 73° anniversario della liberazione pacifica, il governo regionale del Tibet ha annunciato nuove misure per incentivare lo sviluppo del turismo, invitando i visitatori stranieri a recarsi nella regione per constatare con i propri occhi i risultati raggiunti in questi decenni. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times.
Il 21 maggio, presso l’Ambasciata della Repubblica Socialista del Vietnam a Roma, ha avuto luogo il seminario "Ho Chi Minh: il simbolo di pace e di amicizia tra il Viet Nam e il mondo".
Il 21 maggio, ha avuto luogo, presso l’Ambasciata della Repubblica Socialista del Vietnam a Roma, la presentazione del libro Teoria e pratica del socialismo in Vietnam, un’antologia di discorsi e articoli del Segretario Generale del Partito Comunista Nguyễn Phú Trọng, edito in italia da Anteo Edizioni.