7 Agosto 2026

Mese: Gennaio 2020

5187402041_dfc1969988_b-1024x550
Articolo Originale in inglese su Young Diplomats Tensions between major and regional powers have facilitated the increased military use of satellites in outer-space. Growing advancements in satellite and anti-satellite (ASAT) technology have given governments greater tactical and strategic control during warfare, enabling greater communication speeds and sharper imaging. Improvements in kinetic and non-kinetic ASAT weapon capabilities have increased the effectiveness of advanced GPS and communication jamming techniques, threatening military and commercial satellites. Unprecedented economic growth in China over the last 20 years has allowed it to modernise its military capabilities and advance its space interests. In 2013, China announced the successful development of an anti-satellite (ASAT) missile with the ability to attack intelligence, surveillance and reconnaissance satellites positioned 35,000km above Earth’s equator. In 2015, Beijing established the PLA Rocket Force, a branch of the armed forces responsible for satellite management and space warfare capabilities. While in 2018 Russia announced it had developed a new laser ASAT weapon system with the ability to cause permanent damage to orbiting satellites. The United States is wary of the growing space capabilities of its adversaries and the shrinking American space advantage. The Trump Administration has established ‘Space Force’, a sixth military branch intended to strengthen the protection of America’s space interests and enhance American space operations. However, questions remain over the funding and resource capabilities of Space Force and how its commitments will differ to that of the U.S. Air Forces, America’s current space warfare service branch. Space militarisation is not only reserved for major powers. India, Iran and North Korea have continued to invest heavily in satellite and space exploration endeavours in the hopes of increasing their influence and stability within their respective regions. India-Pakistan relations are perpetually strained due to continued cross-border terrorist attacks and the ongoing crisis in Kashmir. India has focused heavily on modernising its defence capabilities, including acquiring satellites to improve its Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP) and further developing its ASAT capabilities. By contrast, Pakistan’s economic weaknesses has left it strategically vulnerable as India furthers its strategic and technological edge over its regional adversary. Satellite photographs of launch sites in North Korea and Iran indicate both countries are hoping to further develop their own ASAT missile capabilities. Pyongyang and Tehran are concerned about potential U.S. interference and have successfully developed hacking and jamming techniques to bolster their defences. States in the Middle East and East Asia have called for the U.S. to play a greater role in improving regional stability, aggravating Iran and North Korea’s fear of American involvement, and further influencing the militarisation of their space assets. As more satellites are deployed for military use, outer space becomes less of shared domain equally owned by all of humanity and more of a state-owned military asset, with possible impacts to global day-to-day civilian life. Damage to key commercial use satellites would impact GPS and communication signals used by the public with huge potential effects on global finance sectors. Even more detrimental would be the effects on climate...
logo
    Cosa ne pensi del conferimento del Premio Nobel a Peter Handke? Considero l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Peter Handke un meritato riconoscimento. La sua carriera di scrittore controcorrente avrebbe dovuto trovare più attenzione in precedenza, ma il fatto di essere uno spirito libero lo ha sicuramente penalizzato. Per quanto riguarda il suo libro più controverso e discusso, “Giustizia per la Serbia”, ricordo perfettamente che descrive una parabola ben nota. Tutti coloro, incluso me stesso, che hanno viaggiato nell’ex Jugoslavia nel 1995 in cerca della verità, possono solo essere d’accordo con i giudizi di Handke. La campagna mediatica contro Belgrado negli anni Novanta raggiunse livelli ignobili, sebbene ripetutamente negata dai fatti e dalle testimonianze di coloro che vivevano quella difficile situazione sul campo. Le feroci critiche che sono arrivate per l’assegnazione del premio, con parole indegne di pseudo-intellettuali contro Handke, non fanno altro che testimoniare l’ineluttabile declino di un’Europa, il cui progetto politico e culturale ha fallito miseramente. La ragione principale di ciò sta proprio nella logica occidentale che non ammette mai i suoi grandi errori (l’ultimo in ordine di tempo riguardo la Siria, dove ovviamente solo Assad corre ad aiutare i curdi) o la possibilità che opinioni e posizioni possano differire dagli interessi della NATO. Onore quindi alla coerenza e all’onestà intellettuale di Handke che certamente non nega ciò che ha scritto in quel periodo difficile. Cosa puoi dire a proposito del fatto che albanesi e croati principalmente, con il supporto di giornalisti e media occidentali, attraverso tesi politiche che si sono dimostrate non vere e che Handke ha criticato in precedenza, hanno cercanto di convincere il Comitato a ritirare la decisione? Posso dire che questo è un tentativo abbastanza miserabile, soprattutto per la stessa dignità di quei popoli, di rivalersi contro i serbi. Al di là delle responsabilità del conflitto e dei crimini commessi in guerra che riguardano tutte le parti, albanesi e croati farebbero meglio a riconoscere la loro attuale condizione coloniale piuttosto che discutere con Handke. Il Kosovo e Metohija rimane un’immensa base militare (Camp Bondsteel) a disposizione delle operazioni militari ed economiche statunitensi, il paese più povero d’Europa, un laboratorio per il traffico di droga e senza alcuna reale sovranità politica o militare. La Croazia, che ospita il più grande centro di spionaggio degli Stati Uniti nei Balcani, rimane una colonia economica tedesca che deve però guardare a Belgrado per i suoi progetti infrastrutturali. Quando l’intellighenzia di questi popoli capirà che il loro paese è solo una pedina del gioco atlantista, allora potranno permettersi di criticare, fino ad oggi devono essere considerati minoranze privilegiate al servizio degli interessi geopolitici di Washington e Bruxelles.  
imgp1980
  Gli Stati Uniti, con la loro politica “America First”, si sono allontanati dai loro alleati negli ultimi due anni e hanno ridotto la partecipazione internazionale degli Stati Uniti alle organizzazioni internazionali. In primo luogo, Washington ha esortato i suoi alleati della NATO a sostenere i costi dell’alleanza transatlantica, poi ha esercitato pressioni sulla Corea e sul Giappone e ora l’UE è sotto la pressione degli Stati Uniti. Secondo te, questo cambiamento di approccio può essere interpretato come una nuova tendenza nell’ordine mondiale?   Certamente l’atteggiamento di Donald Trump contrasta parzialmente con quella tendenza geopolitica che, dal 1999, ha affidato alla NATO il ruolo di gendarme globale per la protezione degli interessi degli Stati Uniti in primo luogo e per gli alleati / vassalli in secondo luogo. Il nazionalismo trumpiano è andato fino al punto di far sperare, almeno a parole, la fine dell’interventismo globale USA a favore di un ripiegamento sui suoi interessi domestici. Quanto concretamente fattibile rimane controverso; stiamo infatti parlando di un paese che possiede circa 1000 basi militari sparse nel mondo e che difficilmente può continuare a imporre il dollaro come valuta dominante nel commercio internazionale e in particolare per l’acquisto di materie prime senza esercitare una costante pressione geopolitica. Pertanto non vedo nella Dottrina di Trump un vero allontanamento dai principi storici dell’eccezionalismo americano (“destino manifesto”, “nazione indispensabile” …), anche se una certa concorrenza tra la sua Amministrazione e alcuni settori dello Stato profondo è innegabile . Tuttavia, mi sembra più un comportamento tattico che il frutto di una visione strategica; da questo punto di vista un possibile secondo mandato di Trump chiarirà le sue reali intenzioni, allo stesso modo di Obama. L’elezione di Trump è certamente dovuta a una tendenza globale, cioè allo spirito di rivincita di una classe media impoverita dalla crisi economica del 2008, causata proprio dal crollo dei mutui statunitensi. La parabola dell’attuale presidente americano è molto simile a quella della coppia Gorbachev-Eltsin; volevano riformare l’Unione Sovietica liberando la Russia dall’onere degli altri paesi confederati, ma finirono per distruggere l’intero sistema, Trump potrebbe quindi essere il liquidatore dello storico imperialismo americano. Tuttavia, l’attuale inquilino della Casa Bianca potrebbe anche diventare l’ultima carta disponibile alle lobby neo-cons per bloccare l’ascesa geopolitica della Cina e il nuovo sistema internazionale multipolare: i segni sono finora contrastanti.       Molti analisti non attribuiscono queste mosse del governo degli Stati Uniti a Donald Trump, ma piuttosto pensano che gli Stati Uniti stiano cercando di salvare il capitalismo e l’economia americana dal collasso. Sei d’accordo?    È certamente una tesi suggestiva, soprattutto perché si accompagna bene all’identificazione del nuovo nemico strategico degli Stati Uniti nella Cina, dopo l’URSS e il mondo islamico. Anche gli attuali buoni risultati economici della Trump Administration non possono farci dimenticare che il debito generale delle società negli Stati Uniti è elevato,  il vero problema è quello dei prestiti a leva. Cioè, “prestiti con leva finanziaria”, concessi a società ad alto rischio che hanno in media un debito quattro volte superiore...