7 Agosto 2026

Mese: Novembre 2018

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Introduzione L’Unione Europea è ormai il più importante soggetto politico per la Federazione Russa. L’accelerarsi dei cambiamenti climatici e dello sviluppo economico nella regione artica impone all’Unione europea di impegnarsi maggiormente con i partner artici per un’azione comune volta a tutelare l’ambiente e a garantire al tempo stesso lo sviluppo sostenibile della regione artica. Il rapido scioglimento dei ghiacci nell’Artico provoca un riscaldamento globale auto accelerato, con ripercussioni sugli ecosistemi e sui mezzi di sussistenza tradizionali delle popolazioni indigene. Dal 2008, l’UE si è affermata come sostenitore chiave della regione, migliorando la sensibilizzazione all’incidenza del suo operato sull’ambiente artico e del potenziale di sviluppo sostenibile della regione artica, fonte di vantaggi per la popolazione artica e per l’Unione. Di fatto, la rapidità dei mutamenti nell’Artico giustifica perfettamente l’impegno dell’UE in materia di tutela ambientale e di lotta contro i cambiamenti climatici e rende necessari maggiori investimenti dell’Unione nella ricerca sui cambiamenti climatici nell’Artico come base per un’ulteriore azione a livello mondiale e regionale. Questo mutato paesaggio artico si sta aprendo a nuove rotte di trasporto e allo sfruttamento delle risorse naturali e minerarie. Pur comportando vantaggi per l’economia regionale e mondiale, se non saranno gestiti con la massima oculatezza questi sviluppi avranno ripercussioni sul fragile ambiente artico. Occorreranno nuove tecnologie e un’ampia base di conoscenze per evitare che le opportunità economiche abbiano effetti negativi sugli standard ambientali più elevati e sulla salvaguardia di un ambiente unico come l’Artico. Capitolo primo: Una politica europea integrata per l’Artico L’Unione europea è chiamata a svolgere un ruolo importante per sostenere questa proficua cooperazione e contribuire ad affrontare le sfide che si pongono attualmente alla regione. Poiché l’Unione europea è anche una delle principali destinazioni delle risorse e delle merci provenienti dalla regione artica, molte delle sue politiche e normative hanno implicazioni per le parti interessate dell’Artico. L’Unione europea intende intensificare il dialogo con i partner dell’Artico per capire meglio le loro preoccupazioni e collaborare con essi per affrontare le sfide comuni. Gli elementi del contributo dell’UE a favore dell’Artico sono: – lotta ai cambiamenti climatici: l’UE è sulla buona strada per conseguire il suo obiettivo di Kyoto, ha integrato nel diritto il suo impegno a ridurre del 20% le emissioni di gas serra ed è fermamente decisa a raggiungere l’obiettivo a lungo termine di ridurre le proprie emissioni dell’80-95% entro il 2050; – ricerca sull’ambiente artico: la Commissione ha eseguito una prima valutazione dell’impronta ecologica attuale e futura dell’UE nella regione artica, da cui risulta che l’UE ha una notevole incidenza sugli aspetti socioeconomici e ambientali della regione artica; – investimenti a favore dello sviluppo sostenibile nel nord: l’UE eroga più di 1,14 miliardi di EUR per sviluppare il potenziale economico, sociale e ambientale delle regioni artiche dell’Unione e delle zone limitrofe nel periodo 2007-2013; – riduzione delle incertezze per il futuro e monitoraggio dei cambiamenti nella regione artica: attraverso il 7° programma quadro (7° PQ), l’Unione ha contribuito con circa 200 milioni di EUR di fondi UE a iniziative di ricerca...
Pubblichiamo il focus a firma di Stefano Bellagarda sull’Europa come modello di crescita, innovazione e sostenibilità. Si legge nell’introduzione: In questo libro voglio dare una spiegazione di come l’Europa, se segue una serie di criteri e si trasforma, può essere un motore per la crescita e impattare positivamente sull’individuo, sulla comunità intesa come gruppo di individui e un esempio per il mondo intero. Per me l’Unione Europea è un’istituzione democratica fondata su diversi principi come: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e diritti umani, che dovrebbe promuovere la pace, i valori e il benessere dei suoi cittadini. Inoltre dovrebbe garantire sicurezza e giustizia senza frontiere interne ed equilibrare quelle esterne senza pregiudicare i rapporti di vicinato e con i paesi esteri. Favorire lo sviluppo sostenibile basato su un’economia equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia altamente competitiva, garantendo a tutti l’occupazione, il progresso sociale e la protezione dell’ambiente. Lottare contro l’esclusione sociale e la discriminazione, promuovere il progresso scientifico e tecnologico, rafforzando la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri. Rispettare la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica ed istituire un’Unione economica e monetaria con l’euro come moneta unica. Nei vari capitoli si analizzano alcuni punti che ritengo personalmente fondamentali perché l’Europa funzioni veramente bene e descrivo come l’Europa dovrebbe trasformarsi al fine di garantire un equilibrio di pace e prosperità non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto sociale. SCARICA IL FOCUS “EUROPA COME MODELLO DI CRESCITA, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITA'”
israele-palestina
Articolo pubblicato su YOUNG DIPLOMATS Let’s face it: There is no peace process taking place at the moment, as much as some leaders want to say there is to be politically correct and to maintain some salaries revolving around conflict resolution experts, ministries and other positions related to a possible re-birth of two nations at peace with each other. The hope for the most popular possible solution to the Israeli-Palestinian Conflict of a two state ending has vanished. The end of a Two State Solution?  The two state solution faces several obstacles. When The UN Security Council recently voted to condemn Israeli settlements, Jerusalem’s municipality responded by intending to approve the construction of 600 more houses in the East of the city. At the moment, there are more than half a million Israelis living in what’s supposed to be a future Palestinian state. We are not talking about moving a few families to the western side of the green line: we are talking about entire cities built as settlements. In a hypothetical case of an agreed two state solution, a possible scenario, depending on the incumbent administration at the time of the negotiation, would force the Israeli Arab population to relocate to the Palestinian state, and very understandably, the majority of them would oppose the idea – Cities on which they have been living for generations would be left on the western side of the partition, possibly with better life quality and work opportunities than in the Palestinian side. In a two state solution, as seen through the eyes of some opponents of the idea of keeping Israeli Arabs within Israel,  there is little demographic sustainability to maintain a Jewish State, specially since birth rate of the Arab population can easily increase. At the moment, Arabs comprise 20% of the Israeli population, and according to a study made in 2006 presented in the Sixth Herzliya Conference (Zimmerman, Seid and Wise) the  population forecast for 2025 predicted that Arabs would comprise 25% of the Israeli population. Not a very accelerated rate, but then again, this is only a prediction. Settler companies play a fundamental role in Palestinian economy Furthermore, not only the Israeli civilians living in the occupied territories would represent a challenge, but the Israeli companies located there as well. Though not denying the unlawful nature of settlements, we should admit that removing settler companies that provide jobs to Palestinians would harshly harm Palestinian economy. Over 60% of the employees in Aluminum Construction corporations, for example, are Palestinian. With plenty of these companies giving Palestinians a far better salary than Palestinian businesses, having them removed from the West Bank can potentially harm both sides. This isn’t hard to imagine, since something similar happened back when SodaStream was forced to leave the West Bank, succumbing to BDS pressure, laying off approximately 500 Palestinians. More than 20,000 Palestinians are employed in the settlements, with thousands more working without permits. That would mean leaving more than 20,000 Palestinians unemployed, and some of their families without another income, possibly drowning the West Bank in poverty. Moreover,...
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Il giorno sabato 17 novembre, alle ore 16 presso il Centro d’Arte Medardo Rosso – Circolo Arci – Centro di Poesia Cultura e Arte di Via Firenze, 3 Montecavolo (RE) si terrà la presentazione del libro CRISI, CROLLO E RINASCITA DEL SOCIALISMO scritto da Gianbattista Cadoppi e pubblicato da Anteo Edizioni. L’autore del libro discuterà con Ugo Boghetta dell’Associazione Rinascita! Per un Italia Sovrana e Socialista! e con Selena Prodi presidente del C.C. del Partito Comunista Italiano. Seguirà intervallo musicale con il polistrumentista Pierpaolo Curti Nel 1968 inizia la “Primavera di Praga”. Per tanti in Occidente e in Oriente una speranza in un “socialismo dal volto umano”. Per i partiti comunisti occidentali un’alternativa sia al socialismo reale sia al capitalismo. Per i riformatori dell’Europa Orientale una risposta alla stagnazione economica e alla scarsa partecipazione democratica e popolare in quelle che dovevano essere per l’appunto le “democrazie popolari”. Per i circoli NATO un tentativo di sovversione quasi riuscito. Per i dirigenti dell’URSS e dei paesi dell’Europa Orientale un esperimento degno di nota trasformatosi in una minaccia geopolitica per il Patto di Varsavia. Quest‘ultimo punto di vista, ignorato al tempo dai media mainstream, viene ripresentato in questo libro in modo approfondito con un documento originale. A cinquant’anni di distanza si può ipotizzare un giudizio complessivo su quell’esperienza, sui problemi che ha sollevato e su come tali sfide siano state affrontate ed eventualmente superate nelle esperienze successive, in particolare quella cinese.
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In occasione delle celebrazioni per il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, l’associazione Terra e Identità insieme con l’Associazione Studi Militari Emilia Romagna (Asmer), con il patrocinio del Comune di Modena ed il contributo di Bper:Banca organizza una serie di incontri volti ad analizzare gli anni del primo conflitto mondiale. Di seguito il programma degli eventi programma-centenario-grande-guerra-modena-1