13 Ottobre 2026

Mese: Agosto 2015

neoliberismo
Articolo tratto da ANUARI DEL CONFLICTE SOCIAL 2014 Resumen Negli ultimi trent’anni una delle principali caratteristiche nell’economia mondiale è stata l’aumento esplosivo delle transazioni finanziarie e al tempo stesso un abbassamento per quanto concerne gli standard di protezione sociale dei lavoratori e la qualità dei servizi pubblici in generale. Gli operatori economici sono i protagonisti dell’attuale modello politico democratico, ma non sono in grado di controllarne l’evoluzione. La crisi economica iniziata nel 2008 è stata accompagnata da una crisi della democrazia rappresentativa in cui il neoliberismo ha imposto un modello economico che dipende sempre meno dalle politiche governative e sempre di più dalle logiche del mercato. Questo sistema non riconosce confini e tenta di imporsi a livello globale. attualmente i cosiddetti nuovi movimenti sociali sembrano essere gli unici suoi avversari. La posta in gioco è il futuro dello Stato sociale Abstract: Some of the aspects of globalization have been the explosive growth of financial flows and a decrease in the levels of employment protection and tin he quality of public services. Traders are the protagonists of globalization but does not control its evolution. The economic crisis started in 2008 is accompanied by a crisis of representative democracy. Neoliberalism imposes a model that relies less and less on government policies. The system does not recognize borders and tries to impose and consolidate around the world. New social movements seem to be the only ones to oppose this system. Is at stake is the future of our society.   INTRODUZIONE Tra i termini più utilizzati, abusati e fraintesi nel discorso politica-economico rientrano certamente le parole democrazia e liberalismo. È opinione comune che la democrazia sia sempre e inevitabilmente, anche se con gradi diversi, di tipo liberale. Probabilmente, come ha spiegato il filosofo italiano Norberto Bobbio, per capire la democrazia, a differenza di tutte le forme di governo autocratico, l’unico modo sarebbe quello di considerarla come una forma di governo caratterizzata da un insieme di regole di base che determinano chi ha l’autorità di prendere decisioni collettive e con quali procedure (Bobbio, 2006: 54-58). D’altro canto, è evidente che certe libertà, ad esempio i cosiddetti “diritti inviolabili” dell’individuo sono necessarie per il corretto esercizio del potere democratico. Bobbio ritiene che le disposizioni costituzionali che attribuiscono tali diritti non siano regole vere e proprie; piuttosto esse costituiscono i principi propedeutici allo sviluppo della stessa democrazia. Quindi lo Stato liberale non rappresenta semplicemente il corso storico, ma anche il fondamento giuridico dello Stato democratico. Lo Stato liberale e lo Stato democratico sono interdipendenti, nel senso che alcune libertà per il corretto esercizio del la democrazia risultano necessarie e indispensabili al potere democratico per garantire l’esistenza e la persistenza delle libertà fondamentali (Bobbio 2006: 60). Infatti, a ben vedere, prima del XVIII secolo, gli Stati non erano né liberali né democratici; nel XIX secolo l’Europa ha avuto alcuni Stati democratici ed altri liberali e allo stato attuale, nella stessa zona, convivono paesi liberali ed altri democratici. (Bobbio e Pierandrei 1981: 12). Per di più, uno...
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Fonte: http://sputniknews.com/docs/about/index.html Paul Craig Roberts sostiene che gli americani abbiano bisogno di comprendere che la minaccia maggiore per loro risiede interamente nell’ideologia neo-conservatrice di Washington e sulla sua egemonia sul mondo e sulla popolazione statunitense. C’è voluto un ventennio a Russia e Cina per comprendere che le organizzazioni “a favore della democrazia” e “pro-diritti umani” operative sui loro territori sono organizzazioni sovversive fondate dal Dipartimento di Stato statunitense e da un gruppo di fondazioni private americane organizzate da Washington. Il reale obiettivo delle Organizzazioni non Governative (ONG) è quello di far avanzare l’egemonia di Washington attraverso la destabilizzazione delle due nazioni in grado di resistere all’egemonia statunitense. Le quinte colonne di Washington hanno portato a termine le “rivoluzioni colorate” nelle ex-province russe come in Georgia, il paese natale di Josef Stalin e in Ucraina, provincia russa per secoli. Quando Putin è stato eletto l’ultima volta, Washington è stata in grado di usare le sue quinte colonne per riversare nelle strade centinaia di dimostranti per le strade russe al grido “Putin ha rubato le elezioni”. Questa propaganda americana non ha avuto alcun effetto sulla Russia, un paese in cui l’89% dei cittadini supporta il proprio presidente, mentre il restante 11% è composto da Russi che credono che Putin adotti politiche troppo soft nei confronti dell’aggressione occidentale. Questa minoranza, supporta comunque Putin, desiderano solo che egli sia più deciso. La reale percentuale di popolazione che Washington è riuscita a trasformare in agenti traditori, ammonta al 2-3%. Questi traditori sono “supporters dell’Occidente” e “integrazionisti atlantici”, che non avrebbero problemi in merito al fatto che il loro paese possa essere uno stato vassallo americano in cambio di soldi. Pagati a loro, ovviamente. L’abilità di Washington di mettere delle quinte colonne nelle strade di Mosca, ha avuto effetti sugli incuranti europei e gli statunitensi: molti occidentali, ancora oggi, credono che Putin abbia rubato le elezioni con l’intento di usare la sua posizione per ricostruire l’impero sovietico e distruggere l’Occidente. La distruzione dell’Occidente non è qualcosa di difficile da conseguire, dal momento che l’Occidente si sta distruggendo da solo. La Cina, ossessionata dall’ottenere ricchezze, è stata un obiettivo facile per Washington. La Fondazione Rockfeller sostiene i professori cinesi pro-Stati Uniti negli ambienti universitari. Le corporazioni statunitensi che operano in Cina creano “commissioni” superflue a cui i familiari della classe politica dirigente sono legati e a cui vengono pagati grandi “stipendi d’amministrazione”. Ciò compromette la lealtà della classe dirigente cinese. Con la speranza di aver comprato con i soldi la classe dirigente cinese, Washington ha poi dato il via alle proteste presso Hong kong tramite le sue ONG, sperando che le proteste si diffondessero in Cina e che la classe dirigente, comprata con soldi americani, non avesse una risposta pronta nel vedere il pericolo. Alla fine Russia e Cina hanno compreso. E’ incredibile che i governi dei due stati che Washington considera come “minacce”, siano stati così tolleranti con le ONG finanziate da un governo straniero. La tolleranza russa e cinese verso le quinte colonne di Washington deve aver incoraggiato molto i neo-conservatori...
brics-leader
Articolo tratto da: http://revjournal.org/wp-content/uploads/REV3/REVOLUTIONS_VOL.3.pdf SOMMARIO E’ difficile analizzare e giustificare il BRICS come una regione secondo i parametri tradizionali, che considerano la contiguità e l’omogeneità geografiche e mettono la regione su una scala inferiore a quella dello Stato. L’approccio dell’ecologia politica, con le sue inclinazioni nei confronti della produzione sociale di spazi e di luoghi e l’incarico di analizzare la dimensione delle relazioni sociali, fornisce invece dei parametri per questo tipo di formazioni regionali. Dato che le regioni sono delle formazioni discorsive, i rapporti di forza rimangono radicati in loro, avvantaggiando certe formazioni su altre. La letteratura recente in geografia e negli studi internazionali conferma che le regioni siano delle costruzioni sociali. I processi di regionalizzazione svelano le immaginazioni geopolitiche degli Stati costituenti e ci sono alcuni motivi comuni che portano coesione tra di loro. L’articolo interpreta il concetto di regione da un punto di vista geografico e di relazioni internazionali, provando a collocare i BRICS in questi aspetti. L’articolo riflette anche se i Paesi BRICS possano contribuire alla concezione teorica di una regione nell’immaginario geopolitico. Gli interrogativi chiesti per cercare una risposta sono i seguenti: i BRICS sono una regione secondo il senso tradizionale del termine? Oppure sono un raggruppamento a parte, che nega il tradizionale concetto di regione? E’ possibile concepire i BRICS come una regione nell’analisi geografica e geopolitica? Dunque, l’obiettivo dell’articolo è quello di esaminare se è possibile considerare i BRICS una regione secondo i parametri tradizionali, o se questi parametri sono insufficienti. Nell’attuale letteratura disponibile sui BRICS non c’è stato quasi nessun tentativo di identificare il raggruppamento come una regione. L’articolo cerca di dedicarsi a questa mancanza nell’insieme di scritti riguardo la coalizione.   INTRODUZIONE Il raggruppamento dei BRICS (che comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) di recente ha attratto una grande attrazione su di sé per la sua natura unica. La caratteristica peculiare dei BRICS è il fatto che gli Stati costituenti siano situati in posti disparati, il che smentisce la nozione tradizionale delle regioni e della loro formazione. Tuttavia, si possono trovare esempi di questo tipo anche in altri raggruppamenti a causa del loro passato coloniale, come il commonwealth inglese e l’organizzazione di Stati francofoni. Ma mentre il legame tra questi Paesi che hanno condiviso un’eredità coloniale simile erano le connessioni culturali dovute alla stessa storia coloniale, il legame tra i BRICS è più difficile da identificare. L’articolo interpreta il concetto di regione in ambito geografico e nelle relazioni internazionali, e tenta di collocare i Paesi BRICS all’interno di questi concetti. L’articolo riflette anche se i BRICS possano contribuire alla concezione teorica di una regione nell’immaginario geopolitico. Gli interrogativi posti sono i seguenti: i BRICS sono una regione secondo il senso tradizionale del termine? Oppure sono un raggruppamento a parte, che nega il tradizionale concetto di regione? E’ possibile concepire i BRICS come una regione nell’analisi geografica e geopolitica? L’obiettivo dell’articolo è dunque quello di esaminare se è possibile considerare i BRICS una regione secondo i parametri tradizionali, o se...