Mar. Lug 5th, 2022

Il 14° Piano quinquennale cinese: obiettivi e finalità

0Shares
Iscriviti alla newsletter del CeSEM

di Stefano Vernole

Un’economia più qualitativa

Il Governo cinese ha pubblicato all’inizio del 2022 il suo programma per la competitività nell’economia digitale nell’ambito del XIV Piano quinquennale 2021-2025, che era stato approvato alla fine del 2021.

Il documento, diffuso dal Consiglio di Stato, pone l’obiettivo di una crescita del valore dell’industria digitale dal 7,8% del Pil nel 2020 al 10% del Pil nel 2025. Inoltre, la Cina punta ad avere entro il 2025 il 45% delle imprese industriali connesse a “piattaforme internet industriali”, rispetto al 14,7% attuale.

Questa transizione digitale dovrà dipanarsi in otto aree, tra le quali l’ottimizzazione e l’aggiornamento dell’infrastruttura digitale, la transizione digitale delle imprese e l’espansione della cooperazione internazionale nell’economia digitale. Nello stesso tempo, Pechino punta a delineare un set di regolamentazioni nel campo dei flussi dei dati cross-border, della lotta ai monopoli, della diffusione della valuta digitale e della protezione della privacy.

Lo sviluppo digitale, secondo il documento, sarà centrale nella “riorganizzazione delle risorse globali”, nella “riforma dell’economia globale”, alterando la struttura delle economie e il “panorama competitivo globale”1.

Il quattordicesimo Piano quinquennale cinese (PQ), che era stato rilasciato nelle linee guida dalle “Due Sessioni” (le sedute plenarie annuali della Conferenza politica consultiva del popolo e dell’Assemblea nazionale del popolo) a inizio marzo del 2021, contiene quindi importanti direttrici di riforma economica, sociale ed industriale che lasciano immaginare un quinquennio di grandi cambiamenti.

In esso sono contenute alcune novità che indicano un cambiamento di impostazione rispetto al passato e che confermano la volontà del Governo di Pechino di trasformare la propria società ed economia in ottica di qualità, dopo decenni di sviluppo estensivo. Per esempio, la mancata indicazione di fattori di crescita quantitativi come il PIL, introdotto per la prima volta nel settimo FYP (1986-1990), potrebbe confermare un diverso approccio politico, lasciando alle dinamiche di mercato il compito di determinare la crescita con una governance centrale nell’allocazione delle risorse. Mentre nella precedente edizione veniva stabilito un obiettivo di crescita annuale del 6,5%, il quattordicesimo Piano Quinquennale stabilisce semplicemente che gli obiettivi di espansione annuale devono essere ragionevoli e stabiliti a seconda delle circostanze. Ciò non significa che il Governo cinese vi abbia rinunciato ma si sottintende che i responsabili della politica economica desiderino avere più ampi margini di manovra per allineare le proprie priorità a seconda degli sviluppi della situazione interna ed internazionale.

I temi relativi alla transizione energetica, riduzione delle emissioni di anidride carbonica spinta dell’economia circolare, rimangono centrali in modo trasversale, sebbene il quattordicesimo Piano Quinquennale non contenga ancora gli obiettivi ambiziosi che ci si sarebbe potuti aspettare dopo gli impegni presi dal Presidente Xi Jinping di raggiungere il picco di emissioni nel 2030 e la carbon neutrality nel 2060. Ciò è dovuto probabilmente ai necessari aggiustamenti strutturali derivanti dalla crisi mondiale delle materie prime e all’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia.

Le principali priorità ambientali riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica, l’espansione delle fonti di energia rinnovabile e la modernizzazione della rete di trasmissione e distribuzione. Di conseguenza il Piano stabilisce la riduzione dei consumi di energia e le emissioni di biossido di carbonio per unità di PIL rispettivamente del 13,5% e del 18% per i prossimi cinque anni. Allo stesso tempo, le fonti di energia rinnovabile (eolica, solare, idroelettrica e nucleare) dovrebbero aumentare al 20% del mix energetico rispetto al 16% del 2019. A tal fine, la Cina ambisce a creare una rete nazionale di trasmissione intelligente che parta dalle province montagnose e scarsamente popolate dell’ovest e del nord-ovest verso le zone costiere densamente popolate e ad elevata domanda energetica. Le basi energetiche delle regioni dell’ovest verrebbero affiancate da una rete di parchi eolici offshore e da dieci nuove centrali nucleari collocate lungo la costa orientale e meridionale.

I pilastri del Piano quinquennale sono: Circolazione Duale, Indipendenza Scientifica e Tecnologica, Nuova Urbanizzazione e Sviluppo Verde.

Il concetto di Dual Circulation (lanciato per la prima volta dal presidente Xi Jinping durante una sessione del Politburo nel maggio 2020) chiarisce la strategia per promuovere lo sviluppo economico basato sull’espansione del mercato interno ed in modo articolato sull’integrazione globale, confermando così impostazioni di politica economica già presenti nel tredicesimo PQ. Infatti, i concetti della Nuova Normalità incorporavano la necessità economica di incrementare il ruolo dei servizi e potenziare il consumo interno come elementi di crescita sebbene, da questo punto di vista, non siano stati raggiunti alcuni obiettivi del tredicesimo FYP, anche per l’impatto che nel 2020 ha avuto la pandemia.

Si tratta di un altro passo in linea con la Vision to 2035 che definisce obiettivi ambiziosi, prevedendo l’uscita della Cina dallo status di Paese in via di sviluppo con un PIL pro capite vicino ai 30.000 dollari.

Per quanto riguarda la circolazione esterna, si tratta di accelerare l’indipendenza del Paese dal punto di vista tecnologico, cercando di sfuggire alla tendenza al decoupling che, da diversi anni e sotto le spinte geopolitiche nordamericane, si sta affermando. E’ comunque comprensibile che dopo le tensioni con gli Stati Uniti negli ultimi anni e le reciproche sanzioni – che hanno recentemente coinvolto anche l’Unione Europea – la Cina debba rafforzare la propria sicurezza anche dal punto di vista tecnologico, oltre che energetico ed alimentare (la lettura in ottica di sicurezza nazionale delle scelte del 14° PQ è indispensabile).

Un’altra direttiva importante – anch’essa per fronteggiare il decoupling tecnologico con l’Occidente – è quella di promuovere l’autosufficienza nell’hardware e software di base, nei componenti elettronici fondamentali, nei materiali chiave e nelle apparecchiature di produzione, al fine di migliorare la sicurezza della catena di approvvigionamento in settori strategici come 5G, circuiti integrati, veicoli a nuova energia, intelligenza artificiale e internet industriale.

Secondo l’ultimo rapporto World Digital Competitiveness Ranking, gli Stati Uniti sono il Paese più competitivo del mondo da un punto di vista digitale dal 2018; nello stesso periodo, la Cina è salita di 15 posizioni, raggiungendo il quindicesimo posto della classifica.

L’agenzia “Bloomberg” ha anticipato che la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti si starebbe preparando a varare il progetto di legge Innovation and competition act (approvato dal Senato USA nel giugno scorso), un provvedimento cheinclude una serie di clausole per frenare lo sviluppo di tecnologie e imprese cinesi2. Indipendentemente dai risultati raggiunti da Pechino, è evidente che gli ostacoli statunitensi stanno avendo l’effetto di accelerare la rincorsa tecnologica della Cina.

Questa considerazione porta all’altro punto chiave sugli obiettivi di indipendenza scientifica e tecnologica che sembra rappresentare il nuovo pilastro strategico per lo sviluppo nazionale. Già il programma Made in China 2025, – lanciato nel 2015 ed approfondito da In3act nel 2016-2017, conteneva tutti gli elementi per una trasformazione della base industriale e delle catene di fornitura da quantità a qualità, individuando dieci settori strategici in cui la Cina dovrebbe raggiungere autonomia, leadership globale e priorità tecnologiche a diversi stadi nel 2025, 2035 e 2049.

Per questo i nuovi obiettivi e le nuove strategie fissati dal quattordicesimo PQ, anche per evitare la middle income trap, sono gli stessi alla base del programma MiC2025, accelerati e reindirizzati nelle priorità alla luce delle tensioni geopolitiche degli ultimi anni soprattutto per i settori high-tech, microelettronica, Intelligenza Artificiale, sicurezza cibernetica, blockchain, big data, 6G3. Dal 2019, senza fare molta pubblicità, la Cina ha costruito una piattaforma che mira a facilitare l’implementazione della tecnologia blockchain per le aziende: si chiama Blockchain-based Service Network (BSN). Il prodotto di BSN è rivolto alle aziende, in particolare a quelle che gestiscono infrastrutture di cloud computing, un processo che altrimenti potrebbe essere costoso e richiedere molto tempo. L’altro punto di forza della tecnologia cinese è che sta cercando di risolvere un problema difficile nel settore: l’interoperabilità – o far funzionare blockchain diverse tra loro. L’idea è che un’azienda o un governo possono utilizzare la piattaforma di BSN per distribuire facilmente applicazioni blockchain, senza incorrere in costi elevati.

L’approccio quantitativo rimane comunque anche nel quattordicesimo FYP.

Per esempio, l’obiettivo di raddoppiare il numero di brevetti di innovazione ad alto valore industriale per 10.000 persone da 6,3 (2020) a 12 (2025) e lo stesso per il valore aggiunto di Core Industries Digital Economy (7,8% nel 2020 vs 10% nel 2025). Se guardiamo alle innovazioni rivoluzionarie degli ultimi dieci anni nel campo della scienza e della tecnologia, la quota della Cina è ancora molto al di sotto delle quote dei suoi brevetti in quantità.

Il concetto di Nuova Urbanizzazione è già oggetto di discussione da anni e deve tener conto delle profonde trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni (per es. la riduzione del tasso di povertà al di sotto del 5%). Il progressivo aumento del tasso di urbanizzazione pianificato (dal 60% nel 2020 al 65% nel 2025) rallentando flussi migratori interni con programmi di urbanizzazione delle aree rurali è un buon approccio ed è in linea con gli obiettivi di ridurre l’intensità energetica (quantità di energia necessaria per produrre un punto di PIL) in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Gli indirizzi della Nuova Urbanizzazione introducono enormi trasformazioni dei modelli economici per l’agricoltura ma anche per i settori dei servizi, aprendo così grandi opportunità di business. Tuttavia, il Piano non prevede un’ulteriore liberalizzazione del mercato fondiario, che potrebbe essere determinante per aumentare i redditi delle famiglie rurali, consentendo alla popolazione locale di affittare o vendere le proprie terre. La liberalizzazione dell’assegnazione dei terreni avrebbe anche un enorme impatto sulla decarbonizzazione e in linea con le ambizioni di costruire un ecosistema qualitativo e non più quantitativo nella pianificazione urbana, nella qualità degli edifici, nel risparmio energetico e in generale nel contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone. In ogni caso, gli intenti sono anche quelli di ridurre il divario tra le fasce di abitanti più ricche e quelle più povere, tra le aree rurali e quelle urbane, dopo che la Cina è stata sorprendentemente in grado di togliere dalla povertà la maggioranza della sua popolazione.

L’ultimo pilastro portante del 14° Piano Quinquennale è lo Sviluppo Verde, indicato come indispensabile per costruire una civiltà ecologica, così come indicato dagli obiettivi di decarbonizzazione.

Mentre viene riconosciuta la necessità di rafforzare la protezione ecologica e ambientale, i pochi dati inclusi nel 14° FYP (-13,5% intensità energetica in cinque anni; 18% intensità CO2 in cinque anni; tasso di copertura forestale, percentuale di giorni con buona qualità dell’aria nelle prefetture e oltre, percentuale della superficie dell’acqua raggiungendo il livello II e superiore) sono ancora timidi se confrontati con gli impegni verso la neutralità carbonica. Questo compito è lasciato ai diversi Ministeri ed Enti preposti (MEE, NDRC, NEA, MOHURD, etc.) che dovranno sviluppare i Piani di dettaglio anche in considerazione della difficile situazione congiunturale a livello globale (guerra/pandemia/rincaro delle materie prime e costi dell’energia)4.

In ogni caso, le deliberazioni del Consiglio di Stato forniscono indirizzi molto precisi per strutturare il percorso di trasformazione economica e sociale verso la carbon neutrality, anche con interessanti novità relative ad approcci olistici, in precedenza non presenti nelle pianificazioni di lungo termine. In tal senso la Camera di Commercio Europea in Cina ha visto accogliere molte delle raccomandazioni rilasciate negli scorsi anni per affrontare la transizione energetica in modo efficiente ed efficace, spingere per ulteriori aperture del mercato ed affrontare i temi di trasformazione con approcci top down.

La Cina e l’Europa hanno entrambe preso impegni formali con obiettivi stringenti verso la decarbonizzazione e stanno affrontando sfide senza precedenti nel rimodellare in modo completo i loro modelli economici lungo tutte le catene di valore e di fornitura, così come la vita quotidiana dei singoli individui. Ma la sfida è davvero senza precedenti.

Per le aziende italiane ed europee si aprono immense opportunità di business, in tutti i settori industriali e dei servizi in Cina, spinti dalle trasformazioni necessarie per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione: in primis in tutti i settori delle filiere dell’energia, delle tecnologie di protezione ambientale, efficienza energetica, trasporti, nuovi processi e soluzioni.

La Cina deve affrontare sfide e investimenti senza precedenti verso la decarbonizzazione, perché i suoi obiettivi la obbligheranno a dismettere almeno 700 GW di centrali a carbone (paragonabile alla capacità di potenza totale installata in Europa) e ad eliminare diverse tonnellate di C02 all’anno, con investimenti stimati in 140 tn RMB in dieci anni.

Oltre a ribadire gli impegni presi – raggiungere il picco delle emissioni prima del 2030, la neutralità carbonica prima del 2060, e diminuire l’intensità carbonica del 65% entro il 2030 – Pechino rivendica i significativi risultati raggiunti negli ultimi anni. A partire proprio dall’intensità carbonica: nel 2020 essa è diminuita del 18,8% rispetto al 2015 e del 48,4% sul 2005. Il suo calo si traduce in una riduzione totale di 5,8 miliardi di tonnellate di emissioni dal 2005 al 2020 e dimostra che la Cina ne ha ampiamente ribaltato la rapida crescita. L’energia prodotta da fonti non fossili si sta sviluppando rapidamente. Secondo calcoli preliminari, nel 2020, l’energia non fossile ha reso conto del 15,9% del consumo totale di energia, con un aumento di 8,5 punti percentuali rispetto al 2005.

La capacità totale di impianti installati per la generazione di energia non fossile rappresenta il 44,7% di quella totale, la capacità di fotovoltaico è aumentata di un fattore di oltre 3mila rispetto al 2005 e quella eolica di oltre 200.

La Cina sta anche riducendo rapidamente l’intensità del suo consumo di energia. Secondo calcoli preliminari, la riduzione fra il 2011 e il 2020 ha raggiunto il 28,7%, risultando fra le più veloci al mondo. Lo scorso anno, il consumo totale di energia è rimasto inferiore ai 5 miliardi di tonnellate di carbone equivalente. La proporzione di carbone nel suo consumo totale è scesa dal 72,4% del 2005 al 56,8% del 2020. La nuova industria dell’energia è testimone di una forte crescita. La Cina, negli ultimi sei anni, è la prima al mondo per produzione e vendita di nuovi componenti per l’energia.

L’obiettivo della neutralità carbonica è stato incorporato nel programma di sviluppo economico e sociale complessivo del Paese, con l’adozione di un approccio olistico ed equilibrando le relazioni fra crescita economica e riduzione delle emissioni. Sono stati resi noti i cambiamenti significativi registrati in Cina grazie alla risposta varata in questi anni, in cui Pechino ha coordinato lo sviluppo economico con l’abbassamento dell’inquinamento, gestito una rivoluzione nella produzione e consumo di energia e una transizione industriale sulla base di emissioni ridotte, aumentato la capacità degli ecosistemi di assorbire carbonio, promosso stili di vita ecologici. La Cina ha formulato e attuato una varietà di strategie, regolamenti, politiche, standard e azioni, per rispondere agli obiettivi presi in risposta ai cambiamenti climatici.

Trattandosi di un Paese in via di sviluppo con una popolazione di 1,4 miliardi di persone, si devono affrontare problemi enormi, fra cui lo sviluppo economico, il miglioramento della qualità della vita dei suoi abitanti, il controllo dell’inquinamento e la protezione dell’ambiente.

Nel 2015 la Cina aveva fissato l’obiettivo di raggiungere il massimo delle emissioni intorno al 2030 al massimo e di fare tutti gli sforzi possibili per ottenerlo prima. Alla fine del 2019, la Cina aveva raggiunto il suo obiettivo per il 2020 in anticipo.

La Cina ha assunto, come “obiettivo vincolante”, il taglio dell’intensità del carbonio (il dato che misura la quantità di emissioni di gas a effetto serra per unità di Pil), del 18% dal 2020 al 2025. Tale impegno, preso nel Piano quinquennale per l’economia e lo sviluppo sociale, viene ribadito da Pechino, nel Libro bianco “Rispondere al cambiamento climatico: le politiche e le azioni della Cina”5.


Come sta procedendo la programmazione economica cinese

Nell’anno appena trascorso, la pandemia ha imperversato ancora in molti Paesi e la strada per la ripresa economica globale non può dirsi spianata.

Nel 2021, il Pil cinese ha superato 1,14 trilioni di yuan, segnando un incremento dell’8,1% su base annua, e si stima che il suo contributo alla crescita economica mondiale raggiungerà circa il 25%. Il numero di nuovi occupati ha superato i 12 milioni e l’aumento del reddito disponibile pro capite dei residenti è stato sostanzialmente in linea con la crescita economica, realizzando un buon avvio per il XIV Piano quinquennale e dando dimostrazione di una grande volontà di ripartenza.

La Cina lo scorso anno ha raggiunto i suoi obiettivi ambientali riducendo l’inquinamento e migliorando continuamente la qualità dell’acqua e dell’aria.

Liu Youbin, portavoce del Ministero dell’ecologia e dell’ambiente, ha infatti dichiarato durante una conferenza stampa di inizio anno che il Paese ha raggiunto tutti gli otto obiettivi vincolanti relativi alle emissioni di CO2 e alla qualità delle acque superficiali6.

I progressi della Cina nella riduzione delle emissioni di CO2 per unità di PIL hanno soddisfatto i requisiti del 14° piano quinquennale (2021-2025), mentre la riduzione delle emissioni di quattro principali inquinanti, tra cui l’ossinitruro, ha raggiunto gli obiettivi annuali.

La quota di giorni con una buona qualità dell’aria nel 2021 è salita all’87,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La densità di PM2,5 è scesa del 9,1%, anno dopo anno, a 30 microgrammi per metro cubo.

Liu, in particolare, ha sottolineato il miglioramento della qualità dell’aria nella regione di Pechino-Tianjin-Hebei e nelle aree circostanti, inoltre ha aggiunto che la densità di PM2,5 della città è scesa da 89,5 microgrammi per metro cubo nel 2013 a 33 microgrammi nel 2021 e che i suoi giorni di significativo inquinamento atmosferico sono scesi da 58 a 8.

Il Paese ha pure riportato una migliore qualità delle acque superficiali. La proporzione di laghi e fiumi classificati da I a III ha raggiunto l’84,9%, indicando una tendenza al continuo miglioramento dell’ambiente ecologico (la qualità delle acque superficiali in Cina è suddivisa in cinque classi, la classe I è quella di più alta qualità).

Il fiume Yangtze, il più lungo della Cina, ha visto la qualità del suo corso d’acqua primario raggiungere la classe II per il secondo anno consecutivo nel 20217.

Al momento, la Cina sta accelerando la costruzione di un nuovo modello di sviluppo basato sull’alta qualità; ciò implica la costruzione di una catena di approvvigionamento stabile e di un mercato di consumi interni.

Osservando l’economia cinese, sono evidenti quattro fattori positivi.

In primo luogo, la resilienza della manifattura. La Cina dispone di un sistema industriale completo e di vantaggi competitivi complessivi in termini di strutture industriali, infrastrutture e risorse umane.

In secondo luogo, il Governo di Pechino insiste sull’innovazione come principale forza trainante dello sviluppo e, negli ultimi cinque anni, la spesa in ricerca e sviluppo ha avuto una crescita a doppia cifra. L’economia digitale ha dimostrato una forte vitalità ed è rapidamente affiorato un gran numero di nuovi formati e modelli.

In terzo luogo, con una popolazione di oltre 1,4 miliardi e un gruppo a medio reddito di oltre 400 milioni di persone, la Cina è il mercato più grande del mondo e sta gradualmente scoprendo e ampliando un potenziale di consumi senza precedenti.

In quarto luogo, il Piano prosegue nella promozione di misure di maggiore apertura, come la riduzione della lista delle restrizioni relative agli investimenti esteri. Lo scorso anno, il volume del commercio estero cinese ha superato per la prima volta i 6.000 miliardi di dollari, l’uso effettivo di capitali stranieri è stato superiore a 1.100 miliardi di dollari, segnando un nuovo record storico, e sono migliorate sia la portata che la qualità degli investimenti.

È innegabile che lo sviluppo economico cinese stia affrontando la triplice sfida della contrazione della domanda, dell’impatto dei rifornimenti e dell’indebolimento delle previsioni. Come evitare rischi sistemici e raggiungere una crescita economica sana e sostenibile, sotto l’enorme pressione della stabilizzazione dell’economia e dell’adeguamento delle strutture, richiede ancora ardui sforzi. Il Governo di Pechino sta attuando una politica fiscale proattiva e una politica monetaria solida, aumentando i sostegni all’economia reale, in particolare alle micro, piccole e medie imprese, all’innovazione tecnologica e allo sviluppo verde8.

La strategia della doppia circolazione si basa su un modello in cui la “circolazione interna” rappresenterà il perno prioritario delle politiche di sviluppo economico e la “circolazione internazionale” il suo complemento. Il fondamento logico è quello di promuovere maggiore crescita sostenibile nel lungo periodo, rendendo la Cina meno dipendente da fattori al di fuori del proprio controllo. Più in dettaglio, la circolazione interna implica riforme strutturali ed obiettivi dal lato della domanda e dell’offerta dell’economia cinese. Dal lato della domanda, l’obiettivo è di promuovere i consumi interni e di aumentare gli investimenti in specifici progetti infrastrutturali (ad es. protezione ambientale, digitalizzazione, decarbonizzazione, ecc.). Dal lato dell’offerta, l’obiettivo è di incoraggiare le imprese industriali cinesi a diventare meno dipendenti da forniture e approvvigionamenti dall’estero.

Allo stesso tempo, la circolazione internazionale significa che la Cina continuerà a promuovere i flussi esterni di merci e di capitali. Le esportazioni resteranno un driver addizionale di crescita, mentre proseguiranno le riforme per liberalizzare la bilancia dei pagamenti in conto capitale allo scopo di attirare investimenti diretti e rafforzare il mercato dei capitali9.

Per raggiungere tali obiettivi, il Piano prevede la promozione di Pechino, Shanghai, dell’Area della Grande Baia e la capitale dell’Anhui , Hefei (centro di ricerca cinese per la fisica quantistica) in centri internazionali per la scienza e la tecnologia, assorbendo l’8% dei finanziamenti complessivi.

I cluster tecnologici regionali stanno giocando un ruolo sempre maggiore nella strategia di sviluppo economico della Cina. L’area di Jing-Jin-Ji che include la capitale Pechino, la città di Tianjin e la provincia dell’Hebei, o la Greater Bay Area o l’area del Delta del fiume Azzurro (Yangtze River), incentrata su Shanghai, rappresentano esempi di questa tendenza. Rispetto alle tradizionali zone economiche speciali, esse tenderanno a privilegiare un miglior coordinamento amministrativo tra municipalità adiacenti.

Il 14° Piano Quinquennale provvede ad incorporare queste iniziative nelle più ampie strategie a carattere regionale.


La cooperazione strategica macroregionale e internazionale

Il Piano, che comprende la Silk Road Economic Belt e la 21st Century Maritime Silk Road, rievoca le suggestioni dell’antica Via della Seta, mirando a moltiplicare i collegamenti tra Europa, Russia e Asia, dal Medio Oriente fino all’area del Pacifico, tramite una serie di importanti opere infrastrutturali che interesseranno tutti i Paesi attraversati dalle due nuove rotte, una terrestre e una marittima. Agli obiettivi di politica estera del programma, si affiancano obiettivi di politica interna di riqualificazione e sviluppo delle aree rurali più arretrate nonché della promozione della cooperazione regionale.

Oltre a consolidare ed espandere i rapporti commerciali, grazie alla costruzione di strade, ferrovie, porti e reti di condutture, il Piano promuoverà lo sviluppo di nuove industrie, la cooperazione tra Paesi in tema di energia e la creazione di centri internazionali di ricerca scientifica. A supporto della Nuova Via della seta, è stata istituita l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), con sede a Pechino, il cui obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo economico sostenibile e la cooperazione regionale. L’AIIB, caratterizzata da un management snello, con tolleranza zero per la corruzione ed attento alle tematiche ambientali, concentra i propri sforzi sullo sviluppo delle infrastrutture e degli altri settori strategici, come energia, trasporti, telecomunicazioni, agricoltura, approvvigionamento idrico, assistenza sanitaria, tutela ambientale, urbanizzazione, logistica, ecc. Le sue funzioni includono la promozione di investimenti privati e pubblici nei settori elencati ed il supporto finanziario a tutti i Paesi membri ed agli organi ed alle agenzie internazionali in qualche modo coinvolte negli obiettivi generali del Piano (attualmente, i Paesi aderenti alla AIIB sono 102, tra cui l’Italia: cfr. Agenzia ICE).

Stando agli ultimi dati della Banca popolare di Cina, l’e-Yuan è già operativo per il 15% della popolazione, concentrata in dodici grandi città (tra le quali ci sono Pechino, Shanghai e Shenzen). A gennaio 2022 gli utenti che avevano effettuato almeno una transazione utilizzando l’e-Yuan erano 260 milioni. Secondo Cornelia Tremann, consulente indipendente e rappresentante del Senegal e del Gabon per la China Africa Advisory, la strategia del Governo di Pechino sarebbe quella di rendere lo Yuan digitale la piattaforma esclusiva negli scambi commerciali tra il continente africano e la Cina.

Uno yuan digitale potrebbe quindi facilitare e accelerare i flussi commerciali e finanziari interafricani e Cina-Africa. Molte valute africane sono instabili e soggette a svalutazioni, la loro conversione in altre valute africane o nel dollaro statunitense può essere costosa e complicata. Anche se i Paesi africani non adottassero lo Yuan, la Cina potrebbe comunque sfruttare il suo radicamento nell’ecosistema finanziario africano per plasmarlo secondo i propri interessi economici. Pechino, in particolare, potrebbe esercitare il controllo sull’architettura finanziaria digitale dell’Africa, vendendo o noleggiando la tecnologia sottostante ai governi africani, per creare valute locali interoperabili esclusivamente con lo Yuan.

Il progetto della Greater Bay Area Initiative si pone l’obiettivo di creare un’area di integrazione economica tra le più importanti al mondo (alla stregua della Baia di San Francisco, della Greater New York o della Greater Tokyo), collegando Hong Kong, Macao e le città del Delta del Fiume delle Perle nel Guangdong, che possa accompagnare la trasformazione del modello di sviluppo della Cina dalla manifattura a basso costo al terziario avanzato.

Tale processo vede un importante hub nella città di Shenzhen, diventata uno dei centri tecnologici più avanzati al mondo. La regione interessata è anche al centro di una rete di filiere che collegano il Guangdong al resto del mondo, grazie alla solida base manifatturiera di cui dispone. Inoltre, la stessa zona beneficia del collegamento con il centro finanziario di Hong Kong e dei suoi settori tecnico-professionali di rilievo internazionale.

Yangtze River Economic Belt: il Piano interessa undici tra regioni e municipalità e coinvolge il settore dei servizi, le energie pulite e la modernizzazione dell’agricoltura. Le aree geografiche interessate sono Shanghai, le provincie Jiangsu, Zhejiang, Anhui, Jiangxi, Hubei, Hunan, Sichuan, la città di Chongqing, lo Yunnan e il Guizhou; tutte insieme rappresentano un quinto del territorio dell’intero Paese e seguono il corso del fiume più lungo della Cina.

La Cina si sta continuando ad impegnare concretamente per aprirsi al mercato internazionale e ad abbattere gradualmente le barriere che tradizionalmente la contraddistinguono e rendono complesso l’ingresso delle imprese straniere.

Tra i recenti accordi il più significativo è: Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP). Il Partenariato Economico Globale Regionale è un accordo di libero scambio nella regione dell’Asia Pacifica tra i dieci Stati dell’ASEAN (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam) e cinque dei loro partner di libero scambio, Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud. I 15 Paesi membri rappresentano circa il 30% della popolazione mondiale e del PIL, rendendolo il più grande blocco commerciale al mondo. Si tratta del primo accordo che vede insieme Cina, Giappone e Corea del Sud. È stato firmato al vertice dell’ASEAN virtuale ospitato in Vietnam il 15 novembre 2020 e dovrebbe entrare in vigore entro due anni, dopo che sarà stato ratificato dai Paesi membri. L’accordo si propone di facilitare gli scambi e gli investimenti nella regione e contribuire alla crescita economica dell’area asiatica. L’accordo RCEP rafforza molto la posizione geopolitica della Cina determinando una crescita della propria influenza nell’economia mondiale.

Eu-China Comprehensive Investment Agreement (CAI): lanciato nel 2014, si propone di aumentare la qualità e la quantità degli investimenti reciproci tra Unione Europea e Cina, ritenuti attualmente al di sotto delle potenzialità da entrambe le parti. Il negoziato, concluso alla fine del 2020, sta subendo una fase di stallo indotto dall’emergere di contrasti di natura geopolitica evidenziati da Bruxelles sotto la spinta di Washington10.

Le autorità doganali di Pechino hanno rilasciato lo scorso 9 maggio gli ultimi dati relativi all’interscambio commerciale della Cina nei primi quattro mesi del 2022. Questi dati riflettono l’impatto delle misure di lockdown implementate a Shanghai e in molte città del paese per contenere la diffusione della variante Omicron. Ad aprile, il totale dell’interscambio tra la Cina e il resto del mondo è stato pari a 494 miliardi di dollari, in contrazione dell’1,7 per cento rispetto a marzo 2022, e in aumento del 2,1 per cento rispetto all’aprile del 2021. Su base cumulata, il volume totale del commercio è stato pari a 1.976 miliardi di dollari, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il blocco della mobilità interna e le misure di contenimento hanno rallentato la crescita del commercio cinese, tuttavia, la Cina è riuscita a limitarne gli effetti mantenendo aperti i principali hub logistici e il porto di Shanghai, anche a fronte delle difficoltà operative.

Le esportazioni hanno raggiunto 1.094 miliardi di dollari, con una crescita del 12,5 per cento rispetto al 2021.

Il blocco dei Paesi del sud est asiatico rappresenta il principale partner della Cina con 289 miliardi di dollari di scambi, pari a quasi il 15% del commercio estero cinese. I rapporti bilaterali tra Cina e i singoli membri dell’Asean variano nei trend; il commercio con il Vietnam si è ridotto del 5%, mentre l’interscambio con Indonesia e Malesia ha raggiunto livelli record, con incrementi del 28 e 20%.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti, che rappresentano il secondo e il terzo partner commerciale di Pechino, costituiscono il principale mercato per le esportazioni cinesi. I flussi tra Cina e Italia, pari a 26 miliardi di dollari nei primi quattro mesi del 2022, sono cresciuti del 16%, grazie all’incremento delle esportazioni cinesi.

L’interscambio tra Cina e Russia ha registrato un balzo del 26%, con le importazioni cinesi dalla Russia in crescita del 38%.

Numerosi gruppi industriali con impianti produttivi nelle aree coinvolte hanno subìto un blocco alle proprie attività riuscendo a riprendere verso la fine di aprile in base ai princìpi del cosiddetto close-loop management dei propri dipendenti11.


Conclusioni.

Come il resto del mondo, la Cina sta osservando da vicino lo svolgersi dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, preparandosi all’impatto dell’escalation delle sanzioni occidentali.

In qualità di principale partner commerciale di Russia e Ucraina, la Cina ha molto in gioco, soprattutto perché le nazioni in guerra partecipano entrambe alla Belt and Road Initiative, l’ambizioso piano cinese per far crescere il commercio globale con miliardi di dollari di investimenti e progetti infrastrutturali. Pericoli fisici, interruzioni di comunicazione e trasporto e le gravi incertezze finanziarie stanno già mettendo a dura prova i piani di investimento nella regione12.

L’operazione speciale della Russia in Ucraina è destinata a influenzare drasticamente l’ordine economico globale. Andando avanti, la Cina deve valutare i venti contrari che sta affrontando, mentre ripensa a come procedere con il suo vasto piano infrastrutturale nei Paesi in guerra e nel resto del mondo13.

Nel 2020, nonostante l’impatto economico e le interruzioni causate dalla pandemia globale, gli investimenti cinesi nei Paesi della BRI hanno mostrato resilienza con un aumento del 18,3% rispetto al 2019, secondo i dati del Ministero del Commercio cinese.

Nel 2021, il commercio tra la Cina e i Paesi della BRI ha rappresentato il 29,7% del commercio estero totale della Cina, raggiungendo 11,6 trilioni di yuan (1,83 trilioni di dollari USA), segnando un aumento del 23,6% rispetto all’anno precedente e raggiungendo il valore più alto in otto anni.

Anche gli investimenti totali della Cina in progetti stradali e infrastrutturali d’oltremare sono cresciuti del 15,3% per raggiungere 21,46 miliardi di dollari l’anno scorso, pari al 14,8% degli investimenti cinesi all’estero. Questi progetti di investimento abbracciano Singapore, Indonesia, Malesia, Vietnam, Emirati Arabi Uniti, Laos, Thailandia e altri Paesi.

L’anno scorso, le aziende cinesi hanno firmato 6.256 nuovi contratti di progetto in 60 Paesi della BRI, per un valore di 864,78 miliardi di yuan, che rappresentano più della metà dei progetti appena contratti delle aziende cinesi all’estero, mentre la Cina ha anche assorbito 11,25 miliardi di dollari di capitali stranieri dai Paesi lungo la rotta.

La Cina sta dando la priorità al controllo del rischio e alla prevenzione per la sua spinta BRI, secondo un rapporto che delinea le priorità per il 2022, pubblicato all’inizio di marzo dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma. Lo Xinjiang nella regione dell’estremo ovest e la provincia del Fujian a est, così come il China-Europe Railway Express sono state individuate quali aree importanti.

La Cina ha anche affermato che porterà avanti la trasformazione verde e a basse emissioni di carbonio dei suoi progetti alimentati a carbone all’estero.

Nonostante la propaganda occidentale, sempre più Paesi stanno ora sostenendo e abbracciando la visione di Xi Jinping di una “comunità di destino condivisa per tutta l’umanità”.

Durante il terzo simposio sullo sviluppo della BRI a Pechino il 19 novembre 2021, il presidente cinese ha affrontato le preoccupazioni su come continuare lo sviluppo di alta qualità della BRI di fronte agli attuali cambiamenti in patria e all’estero e ha delineato un nuovo visione di sviluppo basata sull’approfondimento della fiducia reciproca e del dialogo politico14.

Sembra che lo sviluppo futuro della BRI si concentrerà sulla connettività pragmatica. Dovrebbe essere creata una migliore rete di connessione, che abbraccia i trasporti terrestri, marittimi e aerei, nonché il cyberspazio. Ci dovrebbe essere cooperazione sia nelle infrastrutture tradizionali che in quelle nuove e le regole e gli standard dovrebbero essere meglio allineati tra i Paesi partecipanti.

Dovrebbero essere compiuti sforzi più robusti per garantire catene industriali e di approvvigionamento stabili e promuovere la diversificazione delle fonti interna ed esterna. La cooperazione digitale tra i Paesi membri delle rotte BRI deve essere rafforzata e dovrebbero essere sviluppati modelli per raggiungere questo obiettivo.

È urgente trasformare ulteriormente il commercio elettronico insieme alla cooperazione internazionale nella protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Inoltre, le grandi aziende cinesi dovrebbero essere incoraggiate ad assumersi maggiori responsabilità sociali nei Paesi ospitanti, contribuendo intensamente alla loro crescita, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti locali.

La Cina ha sostenuto altre nazioni in via di sviluppo per accedere ai vaccini COVID-19 e costruire i loro sistemi sanitari. Pechino sta inoltre assistendo tutti i Paesi membri della BRI nella transizione verso l’energia pulita e lo sviluppo verde, promuovendo il rafforzamento delle capacità nello sviluppo a basse emissioni di carbonio.

L’aumento nella circolazione della Nuova Via della Seta necessita di un ulteriore rafforzamento della prevenzione e del controllo dei rischi in tutto il vasto spettro. A livello nazionale, la Cina deve costruire una piattaforma di servizi di valutazione e allerta precoce per tutte le stagioni in grado di rilevare i potenziali rischi per i suoi programmi BRI all’estero su base regolare ed emettere avvisi prima di effettuare le sue scelte.

La Nuova Via della Seta è stata avviata per servire il popolo: una rigorosa diplomazia culturale è la necessità del momento per rafforzare i legami interpersonali e formare corridoi di conoscenza.15


NOTE AL TESTO

1 United Nations Development Programme, China’s 14th five-year plan, Luglio 2021, www.cn.undp.org.

2 The editors, The Competes Act Is No Way to Help the U.S. Economy, bloomberg.com, 22 febbraio 2022.

3 La trappola del reddito medio è una situazione di sviluppo economico in cui un Paese che ottiene un certo reddito rimane bloccato a quel livello. Cfr. Guido D. Giacconi, Il 14° Piano quinquennale cinese e il percorso verso la decarbonizzazione, “Milano Finanza”, 18 maggio 2021. Cfr. Arjun Kharpal, China has been quietly building a blockchain platform. Here’s what we know, 15 maggio 2022, cnbc.com.

4 Giacconi, ibidem.

5 Full Text: Responding to Climate Change: China’s Policies and Actions, scio.gov.cn, Ottobre 2021.

6 Liu Youbin, China fulfills green goals in 2021: official, “People’s Daily”, 26 gennaio 2022.

7 Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, Official: China fulfills green goals in 2021, 25 gennaio 2022, www.gov.cn.

8 Lo stesso 7 maggio, durante una teleconferenza con i leader provinciali, il premier Li Keqiang ha affermato che le condizioni del mercato del lavoro sono “complicate e cupe” e ha invitato le autorità locali a intensificare gli sforzi per «garantire il raggiungimento dell’obiettivo di occupazione del 2022» ovvero la creazione di almeno 11 milioni nuovi posti di lavoro nell’anno in cui (l’autunno prossimo) si celebrerà il XX congresso nazionale del Partito comunista cinese, cfr. Michelangelo Cocco, “Weilai”, 12 maggio 2022.

9 Istituto del Commercio Estero, Cina, febbraio 2022.

10 I senatori statunitensi Marco Rubio, Rick Scott e Todd Young hanno introdotto il Crippling Unhinged Russian Belligerence and Chinese Involvement in Putin’s Schemes Act (CURB CIPS) o il “CURB CIPS Act del 2022” per sanzionare le istituzioni finanziarie cinesi che conducono transazioni con qualsiasi istituto finanziario russo utilizzando sistemi di messaggistica finanziaria alternativi (tra cui il sistema CIP cinese e la rete SPFS russa) alla Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT). Il disegno di legge bloccherebbe o chiuderebbe qualsiasi account con sede negli Stati Uniti collegato a istituzioni finanziarie cinesi – o bloccherebbe la proprietà con sede negli Stati Uniti di tali istituzioni – che effettuano transazioni con un istituto finanziario russo utilizzando CIPS o SPFS, cfr. Chris Devonshire-Ellis, US Threatens Chinese Banks With SWIFT Disconnection, “Silk Road Briefing”, 20 marzo 2022.

11 Lorenzo Riccardi, Così cambiano i trend nel commercio internazionale della Cina, “Weilai”, 12 maggio 2022. Per Closed Loop Supply Chain Management (abbreviato CLSCM) si intende la progettazione, controllo e gestione di un sistema produttivo per massimizzare la creazione di valore lungo l’intero ciclo di vita del prodotto con il recupero di valore da diversi tipi e volumi di rendimento nel corso del tempo.

12 Il conflitto Russia-Ucraina è un ulteriore shock per l’economia mondiale già in lenta ripresa dopo la pandemia di Covid-19. Alla luce del crescente divario di sviluppo e deficit di pace, il presidente cinese Xi Jinping ha proposto una serie di iniziative per affrontare le sfide globali, in attesa che lo sviluppo globale ringiovanisca. Azioni volte al riequilibrio. Negli ultimi due anni, l’economia cinese, nonostante la pandemia, ha ottenuto risultati impressionanti e oggi vive una crescita costante. La Cina si è adattata alle sfide interne ed esterne meglio del previsto e ha registrato un tasso di crescita del PIL del 4,8% nel primo trimestre su base annua. Fiducia costante. Sebbene nel suo ultimo rapporto abbia abbassato le stime sulla crescita della Cina per quest’anno, il Fondo Monetario Internazionale ha espresso fiducia sulle prospettive della seconda economia al mondo. Cfr. Wang Xinyi, Xiconomics: China strives to push for peace and development in stormy times, “Xinhua”, 27 aprile 2022.

13 Luna Sun, How will China’s Belt and Road Initiative fare when partners Russia, Ukraine are at war?, scmp.com, 12 marzo 2022.

14 Mehmood Ul Hassan Khan, BRI’s New Direction and Politics of Isolation and Alienation, “Pakistan Observer”, 16 marzo 2022.

15 Al dibattito generale della 76a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2021, Xi Jinping ha presentato un’iniziativa di sviluppo globale (GDI), che sottolinea l’apertura, il coordinamento e la condivisione. Insieme alla Belt and Road Initiative, la GDI rappresenta un ulteriore sforzo di Pechino per promuovere lo sviluppo inclusivo e comune in tutto il mondo. Cfr. Wang Xinyi, Xiconomics: China strives to push for peace and development in stormy times, “Xinhua”, 27 aprile 2022.

0Shares