Mar. Dic 6th, 2022

Il Dollaro divora l’Euro

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di Michael Hudson

Articolo originale in lingua inglese: Il dollaro divora l’euro | Michael Hudson (michael-hudson.com)

Adesso è chiaro che l’odierna escalation della Nuova Guerra Fredda è stata pianificata più di un anno fa. Il piano americano di bloccare il gasdotto Nord Stream 2 era in realtà parte della strategia volta ad impedire all’Europa occidentale (leggasi “NATO”) di ricercare la prosperità attraverso il commercio reciproco e gli investimenti con Cina e Russia.

Come annunciato dal Presidente Joe Biden e dai rapporti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nonostante il ruolo utile giocato da Pechino nel consentire alla corporate America di abbassare i tassi salariali del lavoro deindustrializzando l’economia statunitense a favore dell’industrializzazione cinese, la Cina è stata designata come il principale nemico; la crescita della Cina è stata riconosciuta come il “terrore peggiore”, vale a dire quello del raggiungimento della prosperità attraverso il socialismo.

L’industrializzazione di stampo socialista è sempre stata percepita come il grande nemico dell’economia rentier che ha conquistato la maggior parte delle nazioni nel secolo scorso a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, e, specialmente, dal 1980.

Il risultato odierno è uno scontro tra sistemi economici: industrializzazione socialista contro capitalismo finanziario neoliberista.

Ciò rende la Nuova Guerra Fredda contro la Cina l’atto di apertura implicito di quella che minaccia di essere una lunga Terza Guerra Mondiale.

La strategia degli Stati Uniti è quella di allontanare i più probabili alleati economici della Cina, in particolare Russia, Asia centrale, Asia meridionale e Asia orientale.
Da dove iniziare la spartizione e l’isolamento?

La Russia è stata vista come la più grande opportunità per dare inizio alle operazione; il fine isolare Mosca sia dalla Cina che dall’Eurozona controllata dalla NATO. Una sequenza di sanzioni sempre più severe – e si spera fatali nelle intenzioni – contro la Russia è stata elaborata per impedire ai Paesi della NATO di commerciare con essa.

Ecco tutto ciò che serviva per dare l’inizio al terremoto geopolitico come casus belli.

Il tutto è stato organizzato abbastanza facilmente. L’escalation della Nuova Guerra Fredda avrebbe potuto essere lanciata nel Vicino Oriente, ad esempio puntando sulla resistenza opposta all’accaparramento da parte statunitense dei giacimenti petroliferi iracheni, o contro l’Iran e i Paesi che lo aiutavano a sopravvivere economicamente, o nell’Africa orientale.
Piani per colpi di stato, rivoluzioni colorate e cambi di regime sono stati elaborati per tutte queste aree e l’esercito africano è stato costruito in modo particolarmente veloce negli ultimi due anni.

Ma è stata l’Ucraina – oggetto di una guerra civile sostenuta dagli Stati Uniti per otto anni, dal colpo di stato di Maidan del 2014 – ad offrire l’opportunità per mettere a segno la prima grande vittoria in questo confronto con Cina, Russia e i loro alleati.

Le regioni russofone di Donetsk e Luhansk sono state bombardate con crescente intensità e – quando ancora la Russia si asteneva dal rispondere a queste azioni – secondo quanto riferito, sono stati elaborati piani per una grande resa dei conti che sarebbe iniziata a fine febbraio, a cominciare da un attacco lampo portato dall’Ucraina ma organizzato dai consulenti statunitensi e armato dalla NATO.

La difesa preventiva delle due province dell’Ucraina orientale da parte della Russia e la successiva distruzione militare dell’esercito, della marina e dell’aviazione ucraini compiuta negli ultimi due mesi è stata usata come scusa per poter imporre il programma di sanzioni progettato dagli Stati Uniti e che, oggi, stiamo vedendo dispiegarsi in tutti i suoi risvolti.

L’Europa occidentale lo ha diligentemente assecondato. Invece di acquistare gas, petrolio e cereali dalla Russia, l’Europa li comprerà dagli Stati Uniti, insieme a un forte aumento delle importazioni di armi.

Il potenziale calo del tasso di cambio Euro/Dollaro

È pertanto opportuno esaminare in che modo ciò possa influire sulla bilancia dei pagamenti dell’Europa occidentale e quindi sul tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro.

Il commercio e gli investimenti europei prima dello scoppio di questa guerra – avente lo scopo di imporre sanzioni – avevano promesso una crescente prosperità reciproca tra Germania, Francia e altri paesi della NATO in relazione a Russia e Cina.

La Russia stava fornendo energia in abbondanza a un prezzo competitivo, e questa fornitura energetica doveva fare un salto di qualità con il Nord Stream 2.

L’Europa doveva guadagnare valuta estera per pagare questo aumento del commercio di importazione, combinando l’esportazione di più manufatti industriali in Russia e capitali di investimento destinati allo sviluppo dell’economia russa – ad esempio, attraverso le società automobilistiche tedesche e gli investimenti finanziari. Questo commercio e investimenti bilaterali sono ora fermi e rimarranno fermi per molti, molti anni, data la confisca da parte della NATO delle riserve estere russe detenute in euro e sterline britanniche e data la russofobia europea alimentata dai media di propaganda statunitensi.

Così, adesso, al posto di quello russo i paesi della NATO acquisteranno GNL statunitense, ma dovranno anche spendere miliardi di dollari nella costruzione di una capacità portuale sufficiente a gestirlo, fatto che potrebbe richiedere fino al 2024 (fino ad allora, buona fortuna).

La carenza di energia aumenterà notevolmente il prezzo mondiale del gas e petrolio.

I paesi della NATO aumenteranno anche i loro acquisti di armi dal complesso militare-industriale degli Stati Uniti; tale acquisto – effettuato quasi in preda al panico – porterà ad aumento anche del prezzo delle armi.

E anche i prezzi dei generi alimentari aumenteranno a causa della disperata carenza di grano derivante dalla cessazione delle importazioni da Russia e Ucraina, da un lato, e dalla carenza di fertilizzante ammoniacale ricavato dal gas, dall’altro.

Tutte e tre queste dinamiche commerciali rafforzeranno il dollaro nei confronti dell’euro. La domanda è: come farà l’Europa a bilanciare i suoi pagamenti internazionali con gli Stati Uniti? Che cosa ha da esportare che l’economia statunitense accetterà quando i suoi interessi protezionisti acquisiranno influenza, ora che il libero scambio globale sta morendo rapidamente?

La risposta è, non molto.

Allora cosa farà l’Europa?

Potrei fare una proposta modesta. Ora che l’Europa ha praticamente cessato di essere uno Stato politicamente indipendente, sta cominciando ad assomigliare di più a Panama e alla Liberia – centri bancari offshore, “bandiere di comodo”, che non sono veri e propri “Stati” perché non emettono la propria valuta, ma usano il dollaro USA. Dal momento che l’eurozona è stata creata con manette monetarie che ne limitano la sua capacità di creare denaro da spendere nell’economia oltre il limite del 3% del PIL, perché non gettare semplicemente la spugna finanziaria e adottare il dollaro USA, come hanno fatto l’Ecuador, la Somalia e le isole Turks e Caicos? Ciò darebbe agli investitori stranieri sicurezza contro il deprezzamento della valuta nel loro crescente commercio con l’Europa e il finanziamento delle esportazioni.

Per l’Europa, l’alternativa è che il costo in dollari del suo debito estero assunto per finanziare il suo crescente disavanzo commerciale con gli Stati Uniti per petrolio, armi e cibo, esploda.

Il costo in euro sarà ancora maggiore poiché la valuta scende rispetto al dollaro. I tassi di interesse aumenteranno, rallentando gli investimenti e rendendo l’Europa ancora più dipendente dalle importazioni.

L’eurozona si trasformerà in una zona economica morta.

Per gli Stati Uniti, questa è l’egemonia del dollaro sotto steroidi, almeno nei confronti dell’Europa. Il continente potrebbe diventare una versione un po’ più grande di Porto Rico.

Il dollaro nei confronti delle valute del Sud Globale

La versione in piena regola è la Nuova Guerra Fredda che si trasforma nella salva di apertura della Terza Guerra Mondiale innescata dalla “Guerra in Ucraina”, che probabilmente durerà almeno un decennio, forse due, poiché gli Stati Uniti estenderanno la lotta tra il neoliberismo e il socialismo in modo da portarlo a livello di un conflitto mondiale.

A parte la conquista economica dell’Europa da parte degli Stati Uniti, gli strateghi di Washington stanno cercando di bloccare i paesi africani, sudamericani e asiatici lungo linee simili a quanto pianificato per l’Europa.

Il forte aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari colpirà duramente le economie carenti di cibo e petrolio, e, nel mentre che i loro debiti esteri denominati in dollari verso gli obbligazionisti e le banche si avvieranno a scadenza e il tasso di cambio del dollaro aumenterà rispetto alla propria valuta nazionale. Molti paesi dell’Africa (in particolare del Nord Africa) e dell’America Latina devono quindi scegliere tra soffrire la fame, ridurre il consumo di benzina ed elettricità o prendere in prestito dollari per coprire la loro dipendenza dal commercio sulla forma di quello USA.

Si è parlato di emissioni del FMI di nuovi diritti speciali di prelievo (DSP, ndt) per finanziare il crescente disavanzo sia commerciale che dei pagamenti. Ma tale credito arriva sempre con dei vincoli.

Il FMI ha la sua politica sanzionatoria verso quei Paesi che non obbediscono alla politica degli Stati Uniti. La prima richiesta degli Stati Uniti sarà che questi Paesi boicottino la Russia, la Cina e la loro alleanza di auto-aiuto commerciale e valutaria emergente. “Perché dovremmo darti DSP o concederti nuovi prestiti in dollari, se li spenderai semplicemente in Russia, Cina e altri paesi che abbiamo dichiarato nemici?”, chiederanno i funzionari degli Stati Uniti.

Almeno, questo è il piano.

Non sarei sorpreso di vedere un paese africano diventare la “prossima Ucraina”, con le truppe per procura degli Stati Uniti (ci sono ancora molti sostenitori e mercenari wahabiti) che combattono contro gli eserciti e le popolazioni di Paesi che cercano di nutrirsi con il grano delle fattorie russe, e alimentare le loro economie con petrolio o gas dai pozzi russi – per non parlare della partecipazione alla Belt and Road Initiative cinese che è stata, dopo tutto, l’innesco del lancio da parte dell’America della sua nuova guerra per l’egemonia neoliberista globale.

L’economia mondiale si sta infiammando e gli Stati Uniti si sono preparati per una risposta militare e attraverso l’armamento del proprio commercio di esportazione di petrolio, prodotti agricoli, commercio di armi e richieste ai Paesi di scegliere a quale parte della Nuova cortina di ferro desiderano unirsi.

Ma cosa c’è in tutto questo per l’Europa? I sindacati greci stanno già manifestando contro le sanzioni imposte. E in Ungheria, il primo ministro Viktor Orban ha appena vinto un’elezione su quello che è fondamentalmente una visione del mondo anti-UE e anti-USA, a cominciare dal pagamento del gas russo in rubli.

Quanti altri paesi romperanno i ranghi e quanto tempo ci vorrà?

Dal punto di vista degli Stati Uniti, l’unica risposta deve essere: “Cosa c’è per i politici locali e per le oligarchie clientelari che noi premiamo per la consegna dei loro paesi?

Questo è ciò che rende l’incombente terza guerra mondiale una vera guerra di sistemi economici.

Che parte sceglieranno i Paesi? Il proprio interesse economico e la coesione sociale, o la diplomazia statunitense messa nelle mani dei loro leader politici? Se combinata con l’ingerenza degli Stati Uniti sulla falsariga dei 5 miliardi di dollari che l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland si vantava di aver investito nei partiti neonazisti ucraini otto anni fa per dare inizio ai combattimenti scoppiati nella guerra di oggi, c’è molto da considerare.

Di fronte a tutta questa ingerenza politica e propaganda mediatica, quanto tempo impiegherà il resto del mondo a rendersi conto che è in corso una guerra globale mentre questa si espande nella terza guerra mondiale? Il vero problema è che quando capirà cosa sta succedendo, la frattura globale avrà già consentito a Russia, Cina ed Eurasia di creare un vero Nuovo Ordine Mondiale non neoliberista; un vero Nuovo Ordine Mondiale che non ha bisogno dei paesi NATO, avendo perso fiducia e speranza nei promessi guadagni economici reciproci.

Il campo di battaglia militare sarà disseminato di cadaveri economici.

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