Mar. Gen 31st, 2023

La NATO al confine con la Russia dal 1999

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di Renee Parsons

NATO on Russia’s Border Since 1999 – Global ResearchGlobal Research – Centre for Research on Globalization

La promessa fatta dagli Stati Uniti a Gorbaciov nel 1990, vale a dire che la NATO non si sarebbe avvicinata al confine russo, è sempre stata una linea rossa e tale impegno è stato quasi immediatamente revocato quando l’Occidente ha fatto la sua mossa per inglobare la totalità del confine occidentale della Russia.

Con la sua infinita pazienza, senza gridare allo scandalo, la Russia ha tollerato il comportamento eccessivamente aggressivo tenuto della NATO negli ultimi due decenni  – fino a quando, adesso, la sua sopravvivenza è gravemente minacciata. La strategia della NATO, con gli Stati Uniti come leader, rimane incentrata sul contenimento, riduzione e/o isolamento della Russia sulla scena mondiale e si comporta come se Vladimir Putin fosse personalmente responsabile del fatto che la Russia si presenti come forza politica indipendente che rifiuta di essere asservita alla NATO.

Avrebbero ragione se dicessero che Putin ha ricostruito la Federazione Russia sulle macerie dell’Unione Sovietica, facendone una rispettata potenza internazionale con una significativa capacità nucleare. Per il solo fatto di essere diventato il Presidente della Federazione Russa, l’Occidente ha sempre visto Putin come una minaccia sfacciata agli interessi e agli obiettivi geopolitici dell’Occidente, con l’ulteriore complicazione del suo rapporto con la Cina.

Avendo osato sfidare l’egemonia un tempo dominante dell’Occidente, è visto come unico imputato sul palcoscenico del dramma internazionale, ma per la Russia non c’era un accordo equo sull’obiettivo militare di proteggere il suo confine dalla presenza della NATO. Gli otto anni trascorsi dal colpo di Stato del 2014 a Kiev, anni di costanti attacchi e di bombardamenti, assalti violenti e sabotaggi nell’Ucraina orientale sono diventati la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” ormai pieno di abusi e sfruttamento che la Russia ha cercato di risolvere con sforzi che vengono ignorati con disprezzo.

Costituita nel 1949, la NATO è stata creata specificamente per rispondere ai progressi militari russi mentre, nella realtà, si è verificato l’esatto contrario. Mentre la Russia è, oggi, accusata di aver avviato un’invasione piuttosto che una difesa a protezione della propria sovranità, i Paesi membri della NATO sono stati reclutati per spostare il confine dell’Organizzazione sempre più verso il confine russo, per intimidire e minacciare direttamente la Russia con un’alleanza militare affiatata e ben armata seduta sulla sua porta d’ingresso.

Dei suoi attuali trenta Paesi membri – che rappresentano solo il 12% della popolazione mondiale – tredici infatti provengono da quello che un tempo veniva definito il “blocco orientale”. Cinque di queste nazioni hanno compiuto mosse ultra aggressive tra cui integrare le truppe militari e adottare i sofisticati equipaggiamenti ed armamenti militari in dotazione alla NATO.

Nel 1999, Polonia, Cechia e Ungheria hanno aderito alla NATO e tra il 2004 e il 2020 quasi tutti i restanti Paesi del blocco orientale si sono uniti alla NATO: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord ne sono diventati membri. Oggi la maggior parte di quelle nazioni fiancheggia totalmente la lunghezza dell’intero confine occidentale russo; questa mappa illustra il pericolo immediato per Mosca derivante dai suoi vicini.

Espansione ad est della NATO

Più di recente, l’Ungheria ha firmato un “decreto” per consentire il dispiegamento di truppe della NATO a ovest del fiume Danubio e insieme l’uso del suo spazio aereo.

Questi cinque Paesi hanno aggiunto una minaccia incomparabile acconsentendo alla NATO di testare la loro sovranità e consentire loro di essere militarizzati come se fossero in attesa di una guerra imminente con Mosca:

la Lettonia ospita le truppe statunitensi;

la Lituania ha acconsentito ad una struttura di difesa dal lancio di missili balistici della NATO, oltre all’installazione di una base con truppe internazionali e truppe statunitensi;

la Polonia ha consentito l’installazione di quattro basi militari statunitensi, una presenza aerea NATO e una base NATO con truppe internazionali;

l’Estonia ha autorizzato una struttura della NATO di difesa dai missili balistici e una base per le truppe multinazionali della NATO;

la Romania ha una presenza aerea della NATO, truppe statunitensi e una struttura di difesa dai missili balistici sempre dell’Alleanza atlantica.

Mentre la Bielorussia e la Moldova hanno entrambe respinto i tentativi di cambio di regime, l’Ucraina, la Georgia e l’Armenia hanno ceduto. La Moldova ha rifiutato l’adesione alla NATO e la Bielorussia ha rifiutato i missili balistici della NATO.

Kalingrad, l’unico porto russo senza ghiaccio sul Mar Nero, rimane indipendente ma è circondato dalle forze della NATO.

Negli ultimi due decenni, la NATO con il sostegno degli Stati Uniti ha stretto il laccio intorno alla Russia; in questo contesto, nel 2014, l’Ucraina è stata accreditata di un posto unico in prima fila attraverso il Mar d’Azov per fare in modo di contribuire a quelle stesse minacciose coercizioni.

Puoi scommettere che il leader di ogni nazione europea membro della NATO (che sarebbe ultra vulnerabile a una guerra europea su vasta scala) è pienamente consapevole della minaccia incombente creata dalla sua adesione all’alleanza militare. Non ci possono essere dubbi sul fatto che la maggior parte degli idioti che siedono al Congresso degli Stati Uniti non abbia la minima idea delle implicazioni dell’intera debacle, poiché tutte le parti si rifiutano ancora di riconoscere le legittime preoccupazioni per la sicurezza della Russia.

Rimane una domanda cui rispondere: un decennio dopo il crollo dell’Unione Sovietica, perché tutti quei Paesi dell’ex blocco orientale avrebbero dovuto firmare con la NATO, quando il vecchio regime comunista era stato rimosso e quando la NATO ha rivelato la sua vera agenda – cioè mettere un blocco al confine della Russia con un minacciosa presenza militare e per mettere alla prova la determinazione di Putin?

Non ci possono essere dubbi, nessun malinteso, sulle intenzioni di una NATO che ha messo in campo uno sforzo determinato e chiaramente coordinato nel corso degli anni per sfidare l’esistenza stessa della Russia.

Per essere chiari, ogni leader di quei Paesi satelliti dell’ex Unione Sovietica sa esattamente come si sta giocando il gioco ed è disposto a mettersi in linea mentre la NATO e gli amici statunitensi, tutti sponsorizzati dal World Economic Forum, continuano a reinventare la verità e portare guerra potenzialmente all’interno dei propri confini.

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