Lun. Dic 6th, 2021

Marco Ghisetti (CeSEM) a Sputnik Spagna: “Il cambiamento climatico è uno degli strumenti con cui l’Occidente giustifica la propria corsa verso la quarta rivoluzione industriale”.

Iscriviti alla newsletter del CeSEM

Articolo Originale:  https://mundo.sputniknews.com/20211108/occidente-no-aceptara-canjear-deuda-por-acciones-climaticas-1117987164.html?modal=feedback

I negoziati tra i vari membri del G20 sono stati difficili. In particolare, il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha definito come offensivo ed irrispettoso il tentativo dell’Occidente di imporre il 2050 come termine entro il quale va raggiunta la neutralità carbonica. Come può caratterizzare la posizione dell’Occidente e, in particolare, dei paesi anglosassoni al riguardo?

Lavrov ha definito irrispettosa la proposta dei Paesi occidentali, ed in particolare dei Paesi anglosassoni, poiché il termine del 2050 era stato fissato anticipatamente dal Gruppo dei Sette (dove i Paesi anglosassoni rivestono il peso maggiore), che durante il G20 ha richiesto agli altri Paesi di accettare quanto da loro deciso autonomamente.

Per la Russia una simile scadenza, fissata senza che fosse interpellata, non può che essere problematica, poiché la vendita di risorse naturali riveste una enorme importanza nell’economia e nella statura geopolitica della Russia. Inoltre, Mosca sta cercando di sviluppare una propria e forte indipendenza tecnologica, anche per quanto concerne la transizione energetica, rendendosi più autonoma dalle tecnologie straniere. È un progetto delicato che richiede tempo. Lo sviluppo della sovranità tecnologica sarà infatti una delle più importanti componenti nella competizione tra le potenze nel futuro prossimo: l’Occidente, e in particolare il mondo anglosassone, gode di un notevole vantaggio rispetto alla Russia in questo settore, per quanto la Russia stia recuperando il vantaggio in certi settori. I Paesi che godono di vantaggio tecnologico hanno chiaramente l’interesse ad imporre le proprie scadenze agli altri Stati.

Inoltre, i Paesi anglosassoni hanno l’interesse a staccare l’Europa occidentale dalla Russia, sia in campo energetico che in quello tecnologico. Imporre agli stessi Paesi dell’Europa occidentale la cosiddetta transizione verde, impedendo così all’Europa di comprare le risorse energetiche russe o di sviluppare con lei una sorta di sinergia tecnologica, è funzionale al loro progetto di impedire che si formi una forte collaborazione tra i due estremi del continente europeo.

Il primo ministro Mario Draghi ha parlato di trilioni di dollari che il settore privato sarebbe disposto ad investire nella transizione ecologica a livello globale. Come valuta le capacità del G20 e, in particolare, dell’Occidente di gestire queste risorse al fine di combattere i cambiamenti climatici?

Il leitmotiv del cambiamento climatico è uno degli strumenti con cui l’Occidente, ovvero il mondo all’interno dell’orbita d’influenza statunitense, giustifica la propria corsa verso la quarta rivoluzione industriale. L’obiettivo della transizione verde non è, a contrario di quanto il suo nome dà ad intendere, combattere il cambiamento climatico, quanto quello di far affossare la medio-piccola impresa nazionale trasferendo gli impianti produttivi alle grandi multinazionali transnazionali, che sono private e che cercano di imporre questa quarta rivoluzione industriale. È perciò naturale che Mario Draghi sostenga che saranno i privati ad investire e mettere sul banco le risorse necessarie alla transizione.

Un altro grande tema è stata la lotta contro la pandemia. La dichiarazione finale riconosce l’importanza di elaborare standard comuni riguardo ai certificati di vaccinazione. Ciononostante, i vaccini russi e cinesi non sono riconosciuti in Occidenti (e viceversa). Potrebbe valutare la componente politica di questa situazione?

Bisogna capire che l’obiettivo della campagna vaccinale non è di combattere la pandemia, né tantomeno di contenere le sedicenti curve di contagio. L’obiettivo della campagna vaccinale è di far venire meno il principio di inviolabilità del corpo umano. Infatti, imponendo inoculazioni di decise dallo Stato e secondo una scadenza decisa anche questa interamente dallo Stato, pena il venire meno di libertà prima assolute ed inviolabili, quanto necessarie per la propria sussistenza (come ad esempio quella di lavorare), nei fatti il principio di inviolabilità del corpo umano viene meno. Il proprietario dei corpi delle persone diventa lo Stato (o, per meglio dire, quelle istituzioni ed entità che ne influenzano il comportamento e le politiche).

Inoltre, la cosiddetta tessera verde o sanitaria non è altro che un mezzo per imporre una profonda schedatura della popolazione, unendo dati biologici e biometrici a quelli economici e sociali. Le entità, o le istituzioni, che avranno accesso a questi dati disporranno di un potere enorme. È importante capire che i “dati” saranno nel futuro prossimo quello che il petrolio era all’inizio del secolo scorso: una risorsa da cui trarre potere. Le grandi potenze non possono quindi che cercare di metterci sopra le mani, pena la perdita di competitività nei confronti delle potenze che invece lo faranno.

È per questa ragione che l’Occidente non intende riconoscere la validità dei vaccini russi o cinesi (ma nemmeno quello cubani o di altri Paesi). Combattere la pandemia è un obiettivo che esula completamente da quelli che si sono effettivamente imposti. La cosa si è d’altronde dimostrata dal fatto che, quando Russi e Cinesi offrirono il proprio aiuto ad una Italia prostrata dalla pandemia, gli Stati Uniti e l’Alleanza Atlantica organizzarono un’enorme esercitazione militare ai confini della Russia, mentre la Cina fu accusata di essere l’artefice del virus. L’obiettivo era di far capire a queste due grandi potenze eurasiatiche che l’Italia sarebbe rimasta entro l’orbita degli Stati Uniti: le potenze eurasiatiche dovevano rimanerne fuori

*Per i paesi in via di sviluppo un grave problema sono i debiti, che sono aumentati del 12% dall’inizio della pandemia. Durante il summit la questione è stata sollevata, ad esempio, dall’Argentina che ha proposto di “riscattare il debito esterno per azione climatica”. Crede che sia una proposta accettabile per l’Occidente?

In linea di massima, non credo – se non in forme minime. Il debito è, nei fatti, sempre stato usato come un’arma dall’Occidente: i Paesi più deboli vengono fatti indebitare nell’ottica di obbligarle, in un secondo momento, a seguire certe scelte politiche e fare certe riforme a beneficio dei Paesi creditori. D’altronde lo stesso obbligo di chiusura delle attività economiche durante la pandemia ha fortemente indebolito l’economia reale a favore di quella finanziaria e debitoria, oltre che a favorire il trasferimento di ricchezza dalla piccola-medio impresa nazionale a quella transnazionale e multinazionale. La cosa ha chiaramente indebolito la posizione dello Stato-nazionale, che è ora più ricattabile. Nello specifico, una diminuzione del debito contratto dagli Stati per via delle politiche di chiusura potrebbe essere accettata nel caso in cui detti Stati decidano di seguire le linee guida atte a facilitare la quarta rivoluzione industriale.