Dom. Set 26th, 2021

Esperto: “la situazione delle donne in Afghanistan può migliorare”

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Articolo Originale: Experto: situación de mujeres en Afganistán puede mejorar – 25.08.2021, Sputnik Mundo (sputniknews.com)

Marco Ghisetti è stato intervistato a nome del CeSEM da “Sputnik” spagnolo sulla situazione dell’Afghanistan. Vi proponiamo qui la versione in italiano.

Vorrei chiedere l’opinione del Centro Studi Eurasia Mediterraneo sulla situazione in Afghanistan dopo la presa di Kabul da parte dei talebani”

  • Quali saranno le conseguenze della presa di Kabul per la società afghana e, in particolare, per le donne?

Il continuo domandarsi ed il continuo insistere sulla condizione della donna in Afghanistan è un segno dell’endemico ginocentrismo che caratterizza l’interezza della riflessione occidentale. Tale ginocentrismo ha nei fatti inquinato la riflessione europea ponendo al centro della riflessione concernente l’Afghanistan un fantomatico bisogno di liberazione per quella che veniva definita la “donna marrone”, che si voleva rendere più simile alla “donna bianca”, oltre ad aver fatto insistere nell’obiettivo di trasformare la società afghana in una liberal-democrazia occidentale. Tale ginocentrismo ha impedito di cogliere i veri interessi in gioco e di capire la realtà afghana. È un ginocentrismo che deve essere ridimensionato se si vuole capire sia l’Afghanistan che la varietà del pluriverso culturale del mondo.

Detto questo, con la presa di Kabul da parte dei talebani la società afghana rimarrà caratterizzata da un forte tribalismo e nepotismo familiare, ma ciò perché è proprio questo il modo in cui la società afghana è organizzata: lo era prima, lo è stato durante e così sarà anche dopo l’occupazione occidentale. Per questa ragione, dal punto sociale non si registreranno eccessivi cambiamenti, poiché i talebani non nutrono mire di ingegneria sociale ed il loro governo ricalcherà la naturale disposizione tribale che caratterizza della società afghana. Inoltre, il governo talebano cercherà di prevenire le violenze private che solitamente caratterizzano i postumi delle guerre civili e dei cambi di regime, poiché vogliono essere riconosciuti dalla comunità internazionale come interlocutori legittimi.

Riguardo alle conseguenze per la donna in quanto donna, è probabile che la sua condizione migliorerà già nel prossimo futuro per via della cessazione della situazione di guerra e per via degli investimenti economici che Russia, Cina e Iran riverseranno presto in Afghanistan, generando così crescite economiche e quindi un maggior benessere sociale. Riguardo ai sedicenti benefici che l’occupazione occidentale avrebbe generato nella società afghana durante il periodo di occupazione, e che col regime talebano sparirebbero presto, è opportuno sottolineare che non se ne era registrato nessuno di veramente tangibile. Le donne che, infatti, negli ultimi vent’anni hanno studiato all’università o che hanno raggiunto posizioni importanti nel campo, per esempio, della ricerca, del giornalismo, della burocrazia statale sono essenzialmente donne economicamente benestanti, le quali hanno avuto la possibilità di intraprendere certi percorsi piuttosto che altri proprio perché godevano della possibilità economica privata, non perché furono “liberate” o perché certe imposizioni o proibizioni sociali e legislative vennero meno. Anche le affermazioni secondo cui le donne che ora sarebbero obbligate a mettere il burqa che durante l’occupazione occidentale avevano tolto sono erronee: le donne afghane, in realtà, il burqa non se lo sono mai tolto. Inoltre, è già possibile notare, a titolo di esempio, che donne afghane che prima del ritiro statunitense coprivano importanti posizioni nel giornalismo televisivo nazionale continuano a mantenere le loro posizioni nonostante il cambio di regime, a dimostrazione del fatto che il governo talebano non ha l’intenzione di ridurre la donna afghana a quella condizione di “donna marrone” che la riflessione occidentale riteneva erroneamente la caratterizzasse.

  • Come cambierà la situazione geopolitica nella regione?

Innanzitutto, sarà molto più difficile per Stati Uniti proiettare la propria influenza nella regione. Tuttavia, con il venir meno dei costi di occupazione gli Stati Uniti potranno investire maggiori risorse negli scenari che riterranno più importanti. In Afghanistan l’obiettivo degli Stati Uniti è ora di creare un pantano che risucchi al suo interno Russia, Cina e Iran nell’ottica di sabotare la collaborazione antiegemonica che si è recentemente formata tra queste tre potenze eurasiatiche. Cina, Russia e Iran, infatti, col venire meno della presenza statunitense riverseranno in Afghanistan le proprie risorse nell’ottica di stabilizzare il Paese e di inserirlo all’interno dei propri progetti di integrazione eurasiatica; progetti, questi, i cui interessi tuttavia non combaciano perfettamente tra di loro, offrendo così il gancio ad una potenza extraregionale che voglia giocare su queste tensioni.

  • C’è qualche probabilità per l’Occidente di trattare con il regime dei Talebani?

L’Occidente può trattare con il regime dei talebani molto facilmente, poiché i talebani sono alla ricerca di consenso e ricognizione internazionali. Se per Occidente intendiamo l’Europa, essa dispone di capitali e tecnologie che potrebbero essere d’interesse per l’Afghanistan, il quale ha da parte sua risorse naturali e minerarie che potrebbero essere d’interesse per l’Europa. L’atteggiamento di chiusura delle istituzioni europee e degli Stati europei, oltre che dei mezzi d’informazione, nei confronti del nuovo regime afghano è dovuto innanzitutto a motivi ideologici, i quali precludono all’Occidente di riconoscere come valido ed effettivo una realtà governativa e sociale che non sia quella desiderata dall’Occidente. A ciò va anche aggiunta la forte pressione statunitense volta ad impedire all’Europa di partecipare ai progetti di integrazione eurasiatica di Russia, Cina e Iran e a cui l’Afghanistan parteciperà presto.

Se invece per Occidente intendiamo gli Stati Uniti, questi manterranno comunque una forte presenza per il tramite di forze non convenzionali e alleati regionali. Anche loro saranno comunque obbligati ad interloquire con il nuovo regime poiché, per motivi di realismo politico, dovranno accettare la realtà dei fatti, che vuole che siano ora i talebani (che è bene ricordare sono afghani) a governare il Paese.