Dom. Set 26th, 2021

L’occidentalizzazione universalista dei diritti umani, la resistenza della Repubblica Popolare Cinese e lo sviluppo umanitario nello Xinjiang

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di Andrea Turi

La felicità è il diritto umano più importante.
Salvaguardare e migliorare la vita delle persone contribuisce
al benessere pubblico, all’armonia e alla stabilità sociale1.

Nel novembre del 2016, il Governo della Repubblica Popolare Cinese è stato premiato dall’International Social Security Association (ISSA) per i risultati eccezionali raggiunti nel campo della sicurezza sociale, uno dei maggiori riconoscimenti internazionali per Pechino che, soprattutto a partire dalle politiche di riforma e apertura volute dal Deng Xiaoping nel 1978, ha compiuto ragguardevoli progressi nella sicurezza sociale. Nell’occasione, Errol Franck Stové, presidente di ISSA, ebbe a dichiarare che “la Cina ha compiuto progressi senza precedenti nello sviluppo del suo sistema di sicurezza sociale negli ultimi dieci anni e ha esteso con successo pensione, salute e altre forme di copertura a beneficio della sua popolazione attraverso una combinazione di impegno governativo sostenuto e significative innovazioni amministrative2”. Nel tempo, infatti, la Cina ha teorizzato e istituito un sistema di sicurezza sociale e diritti che è divenuto oggi il più vasto del mondo e si caratterizza per la capacità di rispondere alle sempre maggiori esigenze e bisogni delle persone e delle loro vite; le riforme e le aperture degli ultimi quarant’anni hanno contribuito a liberare e sviluppare le forze produttive sociali permettendo di aprire la via verso il socialismo con caratteristiche cinesi e inaugurando un nuovo capitolo nella Storia – non soltanto cinese – dello sviluppo dei diritti umani. A tal riguardo, Zang Yonghe, professore di Giurisprudenza e, tra le altre cariche, Direttore in carica della Società Cinese per gli Studi sui Diritti Umani, ha scritto: “assistendo al passaggio dalla Cina semi-feudale e semi-coloniale a una Repubblica democratica e libera, il popolo cinese, in particolare la classe operaia, ha acquisito diritti civili e politici effettivi. Questi diritti sono stati affermati dalla Costituzione in modo tale che tutto il potere della Repubblica Popolare Cinese appartenga al popolo. Naturalmente, il percorso che porta a questa democrazia non è stato del tutto agevole ed è stato disseminato di difficoltà il cui superamento ha richiesto grandi sforzi. Tuttavia, seguendo la direzione politica di riforma e apertura, la Cina ha esplorato un percorso di sviluppo dei Diritti Umani adatto alle esigenze nazionali, sforzandosi incessantemente di migliorare i diritti civili e politici. La Cina ha stabilito una serie di leggi rigorose per proteggere il diritto alla sicurezza personale, compreso il diritto civile, il diritto penale e il diritto amministrativo […] e sostiene da tempo la libertà di credo religioso, che salvaguardia i diritti e gli interessi dei cittadini religiosi e degli stranieri e rispetta le loro esigenze e costumi3”.

A partire dalle politiche di apertura intraprese da Deng Xiaoping, nel corso delle ultime quattro decadi il Governo Centrale di Pechino si è mosso affinché la protezione, la promozione e il rispetto dei diritti umani si conformassero alle condizioni nazionali e, al contempo, creassero esperienze originali e nuovi orizzonti di progresso nella salvaguardia dei diritti personali e umani più in generale. Si legge nelle pagine del libro bianco Progressi nei diritti umani nel corso dei 40 anni di riforme e apertura in Cina4che “la Cina ha riassunto la sua esperienza storica, attinto dal raggiungimento della civiltà umana, combinato i principi universali dei diritti umani con le realtà prevalenti del Paese, e generato una serie di idee innovative in materia di diritti umani. Ha dato vita a diritti fondamentali che pongono al centro le persone e danno priorità ai loro diritti alla sussistenza e sviluppo, e ha proposto che la Cina segua un percorso di sviluppo globale e coordinato dei diritti umani nel rispetto dello Stato di diritto […] lavorando alacremente per la costruzione di una comunità del destino condiviso e offrire un consistente contributo alla causa internazionale dei diritti umani”.

Che lo Stato rispetti e protegga i diritti umani è stato stabilito come importante principio costituzionale della Repubblica Popolare Cinese. Un recente emendamento (2018) alla Costituzione – ultimo passaggio di un percorso iniziato nel 19825 – garantisce la posizione preminente delle persone nell’architettura giuridica e sociale cinese, assicurando nella nuova era lo sviluppo dei diritti umani con caratteristiche cinesi. Stando ai dettami del capitolo 2 del testo costituzionale (I diritti e doveri fondamentali dei cittadini), i diritti fondamentali dei cittadini includono il diritto alla libertà personale, il diritto alla dignità, all’equità, il diritto ad eleggere e ad essere eletto, il diritto alla proprietà, alla libertà religiosa, all’educazione, al lavoro e alla sicurezza sociale. I diritti fondamentali riconosciuti coprono tutti quei diritti umani, economici, politici, sociali e civili previsti negli accordi internazionali sui diritti umani; il riconoscimento, il rispetto e la salvaguardia dei diritti personali più elementari sono il riflesso del livello di civiltà di un Paese mentre i diritti inalienabili dell’uomo rendono l’uomo indipendente e libero; senza questi diritti, che sintetizzano il concetto di sovranità nell’individuo, un Paese non si può dichiarare indipendente: “è impossibile – sostiene Liu Hainian – proteggere il diritto di sopravvivenza delle persone senza l’indipendenza nazionale e l’integrità di sovranità; non ci dobbiamo dimenticare – prosegue – che gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali hanno sempre provato a sollevare cosiddette “rivoluzioni colorate” dentro la Cina per far cadere il governo democratico del popolo. Non ci dobbiamo dimenticare che gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo di spicco nel prevenire che Taiwan si riunisse con la Madrepatria Cina, ed hanno supportato le forze separatiste in Tibet e nello Xinjiang. Hanno inoltre sia segretamente che apertamente supportato le provocazioni contro le isole Diaoyu nel Mar Cinese orientale e le isole nel Mar Cinese meridionale. Anche se gli Stati Uniti hanno proclamato che i diritti umani sono la pietra angolare della loro politica estera, hanno seguito due standard su questo tema dopo il crollo dell’ex Unione Sovietica e hanno scelto la Cina come obiettivo numero uno. Gli Stati Uniti sono stati il leader diretto o la grande mente dietro una dozzina di proposte contro la Cina sulla questione dei diritti umani presentata alla Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani (ora nota come Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite)6.

Il cammino intrapreso dalla Cina nel campo della promozione di diritti economici, politici, culturali, ambientali e sociali è un unicuum a livello globale e propone un concetto innovativo di sviluppo anche in materia di diritti umani orientato e centrato sulle persone; nella lettera di congratulazioni letta all’apertura del Beijing Forum on Human Rights, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping attestò che la “Cina si è imbarcata su un cammino per lo sviluppo dei diritti umani adatto per il suo pensiero di realtà che combini l’universalità dei diritti umani con la specificità della condizione cinese”7.

Il modello della democrazia liberale di matrice occidentale non è il solo modello perseguibile per un’etica universale dei diritti umani; Pechino sta mostrando con successo – riconosciuto dallo stesso popolo – alla comunità internazionale e al mondo intero una nuova visione, una concezione diversa dell’individuo e dei suoi diritti all’interno della comunità. Nonostante l’universalità dei diritti umani si fondi sul valore della dignità umana e questa sia basata sugli interessi comuni e norme morali primarie condivise da tutti, non esiste – e non può esistere – nessun modello che sia universalmente applicabile per appagare i diritti umani, e i diritti umani possono progredire soltanto nel contesto delle condizioni nazionali e dei bisogni delle persone. L’impianto teorico in materia di diritti umani elaborato da un Paese “deriva dalla distintiva identità nazionale, cultura e religione, sistema sociale e livello di sviluppo. Paesi, etnicità e comunità differenti hanno differenti visioni sui diritti umani. Possiamo imparare preziose informazioni sui diritti umani dagli altri Paesi ma non possiamo copiarne interamente i loro modelli8”.

Nel maggio del 2014, parlando all’università di Pechino, Xi Jinping precisò quali fossero i valori fondamentali difesi e promossi dalla Nazione e dallo Stato cinesi: “abbiamo scelto di promuovere i valori di prosperità, democrazia, civiltà ed armonia; quindi libertà, uguaglianza, giustizia e Governo della legge; quindi patriottismo, dedizione al lavoro, affidabilità e amichevolezza, al fine di coltivare e mettere in pratica i valori fondamentali del socialismo. Una lita che include democrazia, libertà, uguaglianza, giustizia, Governo della legge e offre l’interpretazione cinese aggiornata dei “Valori Universali”9.

L’approccio della Repubblica Popolare Cinese e del Governo di Pechino alla materia deriva da una propria e specifica traiettoria storica, dialettica e prospettiva di sviluppo e gode dei vantaggi dei punti di forza offerti dal socialismo con caratteristiche cinesi. Nello specifico, “le risorse culturali del sistema teorico dei diritti umani con caratteristiche cinesi combina il valore dei diritti umani primari, le risorse della tradizione culturale e la pratica dei diritti umani ad uno stadio storico specifico al fine di formare una struttura scientifica e complessa. L’istituzione della teoria dei diritti umani con caratteristiche cinesi ha giocato un ruolo positivo nella promozione dello Stato di diritto e nella politica inerente i diritti umani. L’innovazione e lo sviluppo del sistema teorico dei diritti umani con caratteristiche cinesi rappresentano una esplorazione preliminare nel discorso sui diritti umani e un tema importante del diritto relativo ai diritti umani sta avanzando nel tempo. La riforma della pratica dei diritti umani in Cina ha promosso l’innovazione e lo sviluppo nella costruzione dei diritti umani […], questa struttura teorica del sistema riflette pienamente la relazione armoniosa tra uomo, natura e società, ed è un importante passo avanti nel quadro del modello di conoscenza e del layout strategico10che fonda le sue basi sulla volontà di costruire un Paese retto dal diritto e dalla garanzia dei diritti umani. Le persone, il popolo, sono la forza motrice fondamentale della Storia e il raggiungimento di una condizione di vita migliore incentrato sui bisogni delle persone era ed è l’aspirazione originale, il fine ultimo, dell’azione politica della Repubblica Popolare Cinese.

Se la felicità del popolo si fonda sulla indipendenza nazionale, così, il punto di partenza della costruzione della teoria sistemica dei diritti umani in Cina non poteva che iniziare con lo sforzo atto al raggiungimento di tale obiettivo politico. Il percorso che arriva fino alla Cina odierna prende le mosse dal pensiero di Mao Zedong, il quale aprì la via della rivoluzione del popolo cinese considerato come il padrone delle sorti del proprio Paese in lotta per la sovranità e la liberazione nazionale, fondamentali per salvaguardare il diritto di esistere delle persone11.

Nel 1954 la Cina si dotò di una Costituzione.

La teoria dei diritti umani di Deng Xiaoping si basava su un pionieristico lavoro di socialismo con caratteristiche cinesi. Egli, infatti, reputava che “i diritti umani fossero a vantaggio della stragrande maggioranza del popolo e che dovessero appartenere alla schiacciante maggioranza. Affermava che la guida della modernizzazione cinese dovesse essere basata sulla sua specifica realtà. Infatti, la Cina è una democrazia popolare e questo è un importante prerequisito per il raggiungimento di una comune prosperità e per opporsi ad un individualismo e anarchismo estremi”. La prosperità diffusa è alla base dello sviluppo dell’economia socialista di mercato e, di conseguenza, “la liberazione e lo sviluppo della modernizzazione socialista e delle forze produttive hanno gettato solide fondamenta per la realizzazione dei diritti umani, uguaglianza e libertà, e hanno fornito una garanzia realistica per il miglioramento degli standard di vita delle persone e la costruzione di un sistema teorico di diritti umani”12. La natura avanzata del pensiero di Deng Xiaoping si concentra nella formulazione e promulgazione della Costituzione della Repubblica Popolare di Cina del 1982, il cui secondo capitolo descrive i diritti e gli obblighi dei cittadini.

Attraverso questo processo, le basi strutturali per un sistema legale di diritti prese forma.

Il pensiero di Jiang Zemin elaborò la teoria delle tre rappresentanze, secondo la quale il potere e la forza del PCC derivano dal fatto che esso fosse in grado di rappresentare le esigenze delle forze produttive più avanzate del Paese, di dare voce a più avanzati orientamenti culturali e di garantire gli interessi dei più ampi strati della popolazione; “egli elaborò, inoltre, le modalità fondamentali per la stretta integrazione dei diritti umani collettivi e individuali, per coordinare lo sviluppo e l’integrazione dell’universalità dei diritti umani con le condizioni nazionali. […] La Teoria delle Tre Rappresentanze ha unificato la costruzione del Partito con gli interessi fondamentali del popolo e ha formulato una serie di norme sui diritti umani e regolamenti del partito. Il governo del partito politico e la protezione dei diritti umani hanno acquisito maggiore valore. Così, le regole del Partito e i regolamenti sono divenuti le garanzie primarie per il rispetto e la protezione dei diritti umani”.

Per Hu Jintao l’armonia era l’attributo essenziale del socialismoe lo sviluppo fondamentale era orientato alle persone. Si apre un nuovo campo per la costruzione di un sistema teorico cinese dei diritti umani che ne enfatizza e ne promuove la pratica “in uno spirito armonioso con l’unificazione della protezione dei diritti umani e l’autodisciplina individuale e l’armonioso sviluppo della relazione tra individuo e governo per fornire un forte supporto sociale alla costruzione dei diritti umani. Infatti, lo Stato e la società conducono ad una nuova dimensione di armoniosa relazione al fine di superare le irreversibili, insormontabili contraddizioni e limitazioni contenute nel concetto di diritto umano sin dal momento del suo inizio”.

Un nuovo capitolo nella Storia della civilizzazione umana, non solo cinese, si apre con l’istituzione del concetto di sviluppo che informa il pensiero di Xi Jinping; il nucleo dell’innovazione del discorso è la “trasformazione di un discorso contraddittorio in uno armonioso basato sugli interessi fondamentali delle persone, […] un’esplorazione pratica sulla base dell’unità degli interessi fondamentali delle persone e sul nobile obiettivo della libertà umana e dello sviluppo a 360 gradi. Questo approccio sostituisce la politica del potere con un negoziato paritario, l’opposizione con l’armonia, il discorso egemone con il discorso paritario. Le linee guida del concetto di sviluppo incentrato sulle persone sono olistiche e a lungo termine, ed incarnano il contributo cinese nel discorso mondiale sui diritti umani”.13

Lo stesso Xi Jinping ha proposto il concetto di comunità del destino umano che riflette la centralità dello spirito dello sviluppo dei diritti umani: “la costruzione della comunità del destino umano è l’obiettivo della costruzione del sistema teorico dei diritti umani. In Cina, la categoria dei diritti umani procedendo dalle specificità economiche e sociali ha promosso la realizzazione ultima di uno sviluppo a tutto tondo del genere umano, e incarnato gli attributi naturali e sociali del genere umano così come l’unità dell’universalità e la particolarità dei diritti umani. Il centro è il diritto fondamentale alla sopravvivenza e allo sviluppo14.

Zhang Jun, attuale procuratore generale della Procura suprema del popolo e Ministro della Giustizia di Pechino, ha chiarito che lo sviluppo cinese in materia di diritti umani deve dimostrare di essere in linea con le condizioni specifiche della Cina, i desideri del popolo cinese e i requisiti dei tempi: “Il concetto cinese di sviluppo dei diritti umani con caratteristiche cinesi è basato sulle condizioni nazionali, centrato sul popolo, orientato allo sviluppo, guidato dallo Stato di diritto e dall’apertura. La realizzazione e il progresso che la Cina ha compiuto nello sviluppo dei diritti umani deve essere considerato come il più grande progetto inerente i diritti umani e la miglior pratica nella promozione dei diritti umani. Ci opponiamo e non accetteremo mai che l’uso dei diritti umani sia una scusa per interferire con gli affari interni della Cina e mini la sovranità e l’integrità territoriale della Cina15”.Su questo concetto fondamentale torneremo più avanti.

L’impegno profuso da Pechino nello sviluppo internazionale del concetto di diritti umani è stato notevole: “la Cina ha preso parte attiva alla governance internazionale dei diritti umani e ha lavorato per l’istituzione di un sistema internazionale dei diritti umani equo, giusto, ragionevole ed efficace. La Cina ha ospitato una serie di eventi relativi ai diritti umani, tra cui il Forum di Pechino sui diritti umani, il Seminario internazionale sul 30 ° anniversario della Dichiarazione sul diritto allo sviluppo, il Forum Sud-Sud sui diritti umani e il 16 ° Seminario informale ASEM sui diritti umani”. Nella sua lettera di congratulazioni all’apertura del Forum di Pechino sui diritti umani, il presidente Xi Jinping ha osservato che “c’è sempre spazio per migliorare quando si tratta di protezione dei diritti umani, la Cina ha intrapreso un percorso per lo sviluppo dei diritti umani adatto alla sua realtà combinando l’universalità dei diritti umani con le condizioni specifiche della Cina, la Cina rimarrà incrollabilmente sulla via dello sviluppo pacifico e farà avanzare costantemente lo sviluppo dei diritti umani sia in Cina che nel resto del mondo16”.

Queste osservazioni tracciano la rotta per lo sviluppo dei diritti umani in Cina e forniscono linee guida alla Cina per la piena partecipazione alla governance internazionale dei diritti umani. “Attraverso il Consiglio per i diritti umani e altre piattaforme delle Nazioni Unite, la Cina ha incorporato concetti importanti come una comunità di futuro condiviso per l’umanità nelle risoluzioni del Consiglio per i diritti umani e ha aumentato la visibilità della Belt and Road Initiative. La Cina ha lavorato per l’adozione di risoluzioni intitolate Promuovere il diritto di tutti al godimento del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale attraverso il rafforzamento delle capacità nella sanità pubblica e Il contributo dello sviluppo al godimento di tutti gli esseri umani, ha rilasciato dichiarazioni congiunte per conto di oltre 140 paesi su Rafforzare il dialogo e la cooperazione per proteggere e promuovere i diritti umani universalmente riconosciuti, Realizzare lo sviluppo per la promozione e la protezione dei diritti umani” e Promuovere e proteggere i diritti umani, costruire una Comunità dal destino condiviso per l’Umanità e, tra gli altri, e ha tenuto eventi collaterali e mostre, comprese quelle a tema Promozione dei diritti umani: il ruolo della riduzione della povertà e Progresso dei diritti umani della Cina. Questi sforzi pro-attivi hanno contribuito a rafforzare il soft power e l’influenza della Cina nell’arena internazionale dei diritti umani, traducendo le filosofie di governance nazionale nel consenso internazionale e mettendo in evidenza le pratiche cinesi sui diritti umani come ottimi esempi di cooperazione internazionale. […] Il diciannovesimo Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese ha aperto un nuovo capitolo nella realizzazione del sogno cinese di ringiovanimento nazionale. La Cina andrà avanti nel cammino del socialismo con caratteristiche cinesi, continuando la promozione di uno sviluppo umano e un progresso sociale a tutto tondo, ad avanzare ulteriormente, a proiettare i diritti umani e dimostrare nel modo migliore la vitalità del percorso di sviluppo dei diritti umani con caratteristiche cinesi17”.

I valori che soggiaciono al concetto di diritti umani in Cina li ha enumerati lo studioso dell’Università Qinghua di Pechino, Chen Lai, in un articolo apparso sul Quotidiano del Popolo il 4 marzo 2015 dal titolo Conosciamo i valori distintivi della Cina: “se confrontati con quelli della modernità occidentale, i valori cinesi evidenziano quattro caratteristiche: 1. la responsabilità viene prima della libertà; 2. il dovere viene prima dei diritti; 3. il gruppo è superiore all’individuo; 4. l’armonia è superiore al conflitto18”. La cornice è quella di un forte ritorno del Confucianesimo cui Pechino ha guardato con rinnovato interesse, valorizzando le radici del patrimonio culturale della Cina e riscoprendone quei principi etici, garanti del “buon governo” e di quella “società armoniosa” che hanno caratterizzato l’Impero per oltre duemila anni e che nella Cina contemporanea supportano anche lo sviluppo e la crescita dei diritti della comunità e dello Stato contro l’interesse personale individuale. Sostiene Randall Nadeau della Trinity University che lontano dall’asserire l’egemonia dello Stato, comunità, famiglia sugli e contro gli individui, il Confucianesimo supporta la liberazione umana per gli individui all’interno della comunità. La democrazia liberale occidentale non è il solo modello per i diritti umani universali. Io sostengo che anche il Confucianesimo può e dovrebbe essere un’etica universale di liberazione umana. L’obiettivo della libertà personale non è unicamente occidentale e non è anti-confuciano. L’autodeterminazione è sia un valore confuciano che occidentale, e l’Occidente ha molto da imparare dall’Oriente per quel che riguarda l’autodeterminazione nel contesto della vita familiare e comunitaria19.

Il concetto di diritti umani è stato importato in Cina dall’Occidente in tempi moderni ed ha sin da subito sollevato dubbi tra i cinesi tanto da far dichiarare a Liu Hainian, membro onorario dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali e direttore onorario del Centro per la ricerca sui Diritti Umani all’interno della stessa Accademia, che “è strano come gli insegnanti abbiano interessato gli studenti così tanto. Il popolo cinese ha imparato l’essenza dei diritti umani dalla pratica e lottato per conquistare i nostri diritti umani. Infatti, la cultura cinese fa tesoro del valore delle persone sin dai tempi antichi, con costante lotta per i diritti umani attraverso la Storia. Se guardiamo allo sviluppo della cultura tradizionale cinese, troviamo che le idee di benevolenza e armonia che erano portate avanti da Confucio e altri pensatori nel tardo periodo delle Primavere e degli Autunni (770 – 476 a.C.) sono diventate teorie sistemiche”20.

Scrive ancora Nadeau: “il Confucianesimo è, sia nella sua essenza che nelle sue manifestazioni storiche, una forza di liberazione umana, sia comunitaria che individuale, ed è stata una voce profetica per conto della libertà personale e dei diritti umani per tutta la sua lunga storia.[…] Falso è associare il Confucianesimo agli interessi dello Stato, dal momento che il Confucianesimo è stato per la maggior parte della sua storia una fonte di gentile rimostranza e argomento di principio contro i peggiori abusi dei diritti dello Stato o dell’autoritarismo politico”21.

L’integrazione tra individuo e comunità viene espresso negli insegnamenti di base del Confucianesimo classico; per prima cosa, possiamo ritrovare il seme dei diritti umani nell’idea di ren, bontà umana,proposta da Mèncio e che rappresenta il segno stesso dell’umanità, una capacità innata per lo sviluppo morale che riconduce ad un carattere comunitario del concetto: quella di ren è un’idea molto importante per lo sviluppo delle basi confuciane dei diritti umani22. L’altro concetto chiave è quello di li che include tutti quei modelli di discorso e comportamento che definiscono l’esperienza individuale in relazione con le altre persone: “li non è una restrizione esterna ma una espressione verso l’esterno della sensibilità morale di ren, e coinvolge ogni aspetto del sé nel suo sviluppo morale. […] Il continuum tra ren e li non è, allora, il continuum occidentale pubblico e privato. Ren è tanto pubblico quanto privato, poiché definisce l’umanità in termini di orientamento interpersonale dell’individuo. Li sono sia private che pubbliche, in quanto mezzi di espressione dei nostri sentimenti e desideri più intimi. La dicotomia privato/pubblico semplicemente non esiste nel pensiero confuciano classico. Mentre sostengo che la tradizione confuciana, così come evidenziato nelle dottrine del ren e li, è completamente coerente con i diritti umani, il Confucianesimo può suggerire una concezione dell’individuo significativamente differente dalla visione tradizionale occidentale, con implicazioni nella pratica dei diritti umani”.

Dando uno sguardo dalla prospettiva pratica, l’esperienza cinese nella causa inerente i diritti umani mostra come ci sia una “relazione indissolubile tra la protezione dei diritti umani e lo sviluppo economico, e che la relazione tra i due termini può essere riconciliato e controllato. Tra loro, non c’è assoluta opposizione o conflitto. Sulla premessa della promozione di uno sviluppo economico di alto livello, la Cina può assicurare che la protezione dei diritti sociali sia controllabile all’interno di uno spettro ragionevole e che questi due concetti possono svilupparsi insieme e completarsi a vicenda. […] Diversamente dai Paesi occidentali sviluppati, la Cina ha sviluppato con successo un cammino con caratteristiche cinesi che ha superato la trappola del reddito medio23, e che fornisce anche un utile riferimento per gli altri Paesi nell’affrontare il rapporto tra protezione dei diritti sociali e sviluppo economico. Lo sviluppo economico della Cina continua a crescere. L’economia aggregata cinese adesso è la seconda al mondo, dietro soltanto a quella statunitense. Allo stesso tempo, la Cina ha anche fatto un enorme progresso nella protezione dei diritti umani. Lo sviluppo economico non è il solo campo che dimostra la velocità cinese. La pratica e il livello per quel che riguarda la protezione dei diritti umani sono stati notevolmente migliorati”24.

Questo discorso non si può certamente estendere alla prima potenza mondiale, gli Stati Uniti. Il 24 marzo 2021 il Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato il Rapporto 2020 sulla violazione dei diritti umani negli Stati Uniti25 che mette a nudo le debolezze della potenza guida dell’Occidente e, soprattutto, del doppio standard nell’approccio e nello storytelling relativo ai diritti umani; i Governi, media e Organizzazioni Non Governative occidentali sono solerti nell’accusare Pechino di presunte ripetute violenze e violazioni dei più elementari diritti sociali e umani nei confronti del popolo Uiguro, minoranza dello Xinjiang, ma non lo sono altrettanto quando c’è bisogno di dare uno sguardo all’interno delle loro società che essi vorrebbero modelli perfetti da esportare globalmente: si legge in apertura del rapporto diffuso da Pechino che “i gruppi di minoranze etniche hanno subito una sistematica discriminazione razziale e si trovano in una situazione difficile. Le persone di colore costituiscono circa un terzo di tutti i minori di età inferiore ai 18 anni negli Stati Uniti, ma due terzi di tutti i minori incarcerati nel paese. Gli afroamericani hanno una probabilità tre volte maggiore dei bianchi di essere infettati dal coronavirus, due volte più probabilità di morire per COVID-19 e tre volte più probabilità di essere uccisi dalla polizia. Un giovane asiatico americano su quattro è stato bersaglio di bullismo razziale”.

Più avanti, invece, nel paragrafo III, si riporta come “negli Stati Uniti, il razzismo esiste in modo completo, sistematico e continuo. L’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha affermato impotente che per milioni di americani, essere trattati in modo diverso a causa della razza è tragicamente, dolorosamente, esasperatamente ‘normale’.

Nel giugno 2020, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha rilasciato due dichiarazioni mediatiche consecutive, sottolineando che le proteste innescate dalla morte di George Floyd, un afroamericano, hanno evidenziato non solo la questione della brutalità della polizia contro le persone di colore, ma anche disuguaglianza e discriminazione razziale nella salute, nell’istruzione e nell’occupazione negli Stati Uniti. Le lamentele devono essere ascoltate e affrontate se il Paese vuole andare avanti rispetto alla sua tragica storia di razzismo e violenza. Il 17 giugno 2020, la 43a sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha tenuto un dibattito urgente sul razzismo. Questa è stata la prima volta nella storia del Consiglio per i Diritti Umani che si è tenuto un incontro urgente sulle questioni dei diritti umani negli Stati Uniti.

Il 9 novembre 2020, gli Stati Uniti sono stati severamente criticati dalla Comunità Internazionale per la discriminazione razziale quando erano nel terzo ciclo della revisione periodica universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni Unite e di altre istituzioni hanno sottolineato che il razzismo negli Stati Uniti è orribile. I nazionalisti bianchi, i neonazisti e il Ku Klux Klan usano apertamente slogan, canti e saluti razzisti per promuovere la supremazia bianca e incitare alla discriminazione e all’odio razziali. I personaggi politici usano sempre più un linguaggio divisivo nel tentativo di emarginare le minoranze razziali, etniche e religiose, il che equivale a incitare e alimentare la violenza, l’intolleranza e il fanatismo. Tendayi Achiume, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza correlata, ritiene che per i neri negli Stati Uniti, il sistema legale interno abbia completamente fallito nel riconoscere e affrontare l’ingiustizia e la discriminazione razziale che sono così profondamente radicati nelle forze dell’ordine”.

Per non parlare, poi, dei nativi americani e degli asiatici residenti sul suolo statunitense. I diritti degli indiani d’America sono stati violati. “Gli Stati Uniti hanno condotto una sistematica pulizia etnica e massacri di Indiani nella storia e hanno commesso innumerevoli crimini contro l’umanità e genocidi. Gli Indiani d’America vivono ancora una vita da cittadini di seconda classe e i loro diritti vengono calpestati. Molte popolazioni indigene, come gli Indiani d’America, che vivono in comunità a basso reddito negli Stati Uniti, soffrono di tassi più elevati di cancro e malattie cardiache da ambienti radioattivi tossici. Molte popolazioni indigene vivono vicino a siti di smaltimento di rifiuti pericolosi e hanno un tasso anormalmente alto di difetti alla nascita.

[…] Il rapporto del Relatore speciale delle Nazioni Unite su un alloggio adeguato come componente del diritto a uno standard di vita adeguato, pubblicato in conformità con la risoluzione 43/14 del Consiglio dei Diritti Umani, afferma che alcuni degli effetti più devastanti del COVID-19 sono stati avvertiti dalle minoranze razziali ed etniche e dai popoli indigeni. Il tasso di ospedalizzazione dei nativi americani era cinque volte quello dei bianchi americani non ispanici. Anche il tasso di mortalità dei nativi americani superava di gran lunga quello dei bianchi americani.

Il bullismo contro gli asiatici americani si è intensificato. Da quando è iniziata la pandemia, gli episodi di americani asiatici umiliati e persino aggrediti in pubblico sono stati registrati ovunque. È molto solitario essere asiatici negli Stati Uniti durante la furiosa pandemia, ha titolato un rapporto pubblicato sul sito web del New York Times il 16 aprile 2020. Un sondaggio tra i giovani americani asiatici ha mostrato che nell’ultimo anno, un quarto dei giovani americani asiatici sono diventati bersagli di bullismo razziale, alimentato dalle osservazioni razziste dell’allora leader americano; quasi la metà degli intervistati ha espresso pessimismo sulla loro situazione e un quarto degli intervistati ha espresso paura per la situazione di se stessi e delle loro famiglie, secondo un rapporto pubblicato sul sito web della National Broadcasting Corporation il 17 settembre 2020. Tendayi Achiume, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza correlata, ha dichiarato il 23 marzo e il 21 aprile 2020, che i politici dei Paesi interessati hanno preso l’iniziativa di fare osservazioni xenofobe aperte o suggestive, adottando nomi alternativi con secondi fini per il nuovo coronavirus. Le loro osservazioni che associavano una specifica malattia a uno specifico Paese o etnia erano irresponsabili e inquietanti. I funzionari del Governo degli Stati Uniti hanno apertamente incitato, indotto e avallato la discriminazione razziale, il che equivaleva a umiliare i concetti moderni sui diritti umani”.

L’architettura del sistema di protezione dei diritti umani nei Paesi occidentali si erge su un sovraccarico di sviluppo economico; le numerose crisi economiche si sono accompagnate a recessione, aumento esponenziale della disoccupazione e diminuzione sostanziale dei sussidi di welfare statale. La fragilità del sistema di protezione dei diritti umani e delle popolazioni si palesa nel dilemma inerente l’investimento delle scarse risorse di cui possono beneficiare i Paesi occidentali per far fronte alle crisi: sarebbe più conveniente investire nella protezione dei diritti sociali oppure nella ricostruzione e nella ripresa economica? Le scelte adottate in questi ultimi tempi dominati dalla narrazione pandemica ci dicono che i diritti sociali possono essere sempre calpestati e violati in modo sempre più sistematico e violento. Nelle cosiddette democrazie avanzate occidentali le relazioni tra diritti sociali ed umani e sviluppo economico sembra essere a somma zero.

La Cina, invece, ha una profonda conoscenza e comprensione della stretta relazione che intercorre tra la protezione dei diritti e lo sviluppo economico che si promuovono e arginano a vicenda al fine di mantenere il sistema in equilibrio armonico. A Pechino si è piuttosto lavorato al miglioramento dei diritti umani primari dei cittadini cinesi focalizzandosi principalmente su due diritti, quello alla sussistenza e quello relativo allo sviluppo, con quest’ultimo in particolare posto in posizione preminente e rivestito di una importanza fondamentale poiché considerato la chiave per affrontare i principali problemi del Paese; per tale motivo, la sua realizzazione rappresenta una delle priorità politiche per il Governo. La Repubblica Popolare Cinese, infatti, si è concentrata nel migliorare il benessere della popolazione risolvendo molti dei problemi più seri e urgenti, spingendo molti strati della società verso una moderata prosperità e, così, a garantire un pieno sviluppo dei diritti della popolazione. Il benessere pubblico è vitale per la felicità delle persone e per l’armonia e la stabilità, anche nella Regione Autonoma dello Xinjiang – oggi al centro del flusso mediatico – propagandistico anti-cinese portato avanti da Washington con tutto l’Occidente al seguito, nuovo tentativo di frenare la crescita inarrestabile della Repubblica Popolare Cinese – che nel recente passato ha vissuto tristi pagine di “terrorismo e estremismo religioso che si è infiltrato nel lavoro e nella vita quotidiana delle persone, causando gravi danni e rappresentando una minaccia per la stabilità, lo sviluppo sociale e la sicurezza. Negli ultimi anni, seguendo un approccio allo sviluppo incentrato sulle persone, lo Xinjiang si è concentrato sull’assicurazione e sul miglioramento del tenore di vita, sull’attuazione di progetti a beneficio del popolo in materia di occupazione, istruzione, assistenza medica, sicurezza sociale e altri campi26”.

Il dibattito sui diritti umani può essere inquadrato senza forzatura alcuna come una contesa tra due opposti campi: l’Asia contro l’Occidente e i rispettivi valori, il comunitarismo orientale contro l’individualismo occidentale. In Cina il diritto della comunità è enfatizzato rispetto ai diritti individuali, politici e civili. In aggiunta, chi difende i valori asiatici accusa le democrazie liberali occidentali di perseguire una agenda aggressiva di stampo colonialista, minacciando la vitalità delle comunità in trasformazione attraverso l’affermazione unilaterale e risoluta di bisogni individuali egoistici27.La Storia ha dimostrato ancora una volta come la politicizzazione del discorso sui diritti umani e l’alimentazione del confronto non portino da nessuna parte mentre il dialogo e la cooperazione offrono le soluzioni giuste.

Il pensiero unico occidentale ha quindi formulato associazioni di idee fuorvianti basate sul pregiudizio, le quali però influenzano la percezione della Cina distorcendone l’immagine a livello internazionale: confucianesimo, comunitarismo, autoritarismo, statalismo a fronte dell’esaltazione dell’individualismo e del binomio liberal-democratico con cui viene caratterizzato il mondo occidentale.

Ma quando è iniziato il conflitto tra Occidente e Oriente nell’arena dei diritti umani? Chiaramente, non è nella definizione dei diritti stessi, dove è ampio l’accordo universale. La maggior parte degli Stati sono firmatari della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 e la Convenzione del 1979 sulla protezione di Diritti Umani delle Donne e altri protocolli. Dove sorgono disaccordi è dentro i principi alla base di questi standard: il significato di “diritti” come idea filosofica, la comprensione culturale dell’identità umana e il rapporto tra individui e comunità. Questi disaccordi sono profondi e importanti, poiché influenzano l’attuazione dei diritti umani e dei protocolli quando sorgono conflitti tra i diritti umani e gli interessi nazionali.

Alcuni sostengono che fintanto esiste accordo sull’enumerazione di diritti, i principi sottostanti possono differire, preservando l’autonomia culturale e le intese locali degli Stati occidentali e asiatici. “L’accordo reciproco sui principi di base è fondamentale se i diritti umani devono essere riconosciuti a livello internazionale. Sia gli Stati occidentali che quelli orientali possono contribuire con i principi delle rispettive tradizioni culturali al continuo dialogo sui diritti umani. Credo che il confucianesimo possa contribuire notevolmente a questa comprensione reciproca, non enfatizzando la comunità e contro l’individuo, ma fornendo un modello positivo per la loro interazione, che include, a volte, la difesa delle libertà individuali contro le oppressive tendenze della famiglia o dello Stato. Ad esempio, un’area in cui vi è un profondo disaccordo tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese sono nelle diverse enfasi date ai diritti umani di prima generazione e di seconda generazione. Gli Stati Uniti preferiscono i primi: libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di espressione, libertà di montaggio, libertà di scelta.

La Cina sostiene costantemente nei dibattiti sui diritti umani quelli di seconda generazione, talvolta descritti come minquan: il diritto al lavoro e a ricevere un salario equo, la tutela della famiglia, adeguato standard di vita, diritti all’istruzione e all’assistenza sanitaria, diritti alla politica, allo sviluppo economico e culturale e diritti all’espressione di etnia e identità religiose. Guardando i valori occidentali alla base dei diritti umani, possiamo capire perché ai diritti di prima generazione venga data molta enfasi. Questi includono la radicale autonomia dell’individuo, l’anima in una relazione trascendente nei confronti del mondo, la priorità dell’individuo rispetto alla famiglia e la priorità dell’individuo sullo Stato. L’Occidente definisce i diritti umani come libertà dalle tendenze oppressive della famiglia e dello Stato e fonda i diritti umani nell’uguaglianza fondamentale di tutte le persone. Pertanto, i diritti umani sono equiparati a liberazione umana – liberazione dell’individuo autonomo dalla restrittiva Comunità.

Noi dalla parte occidentale potremmo dover ripensare all’individualismo come separazione concettuale tra le persone e le comunità in cui vivono. Parlare di diritti in termini di opposizione fondamentale tra l’individuo e la comunità è controproducente al dialogo interculturale.

Il concetto di diritti non dipende dall’individualismo occidentale, ed è particolarmente controproducente per lo sviluppo di protocolli sui diritti umani di seconda generazione che insistano sulla fondazione dei diritti umani globali basati sull’individualismo occidentale. Passando ai valori confuciani alla base del discorso sui diritti umani, vediamo una concezione molto diversa dell’individuo in relazione alla sua famiglia e alla sua comunità. Il sé confuciano è un centro di relazioni, che vive all’interno del mondo. L’identità individuale è definita in relazione alla famiglia, alla comunità e allo Stato. Per la tradizione confuciana, i diritti umani sono definiti nel modo migliore non come libertà dai vincoli della vita comunitaria, ma come libertà per la partecipazione alla totalità dei rapporti umani. Quindi, i diritti umani sono associati ai doveri umani. Gli individui sono posti in una relazione di integrazione con gli altri sulla base dei diritti e delle responsabilità delle persone all’interno delle loro comunità28”.

La declinazione occidentale, invece, prevede che “i diritti umani siano superiori alla sovranità nazionale e riflette la convinzione che […] il rispetto e la protezione dei diritti umani costituiscano il fondamento morale della legittimità della sovranità nazionale. Ancora una volta, individuale qui è una presupposizione metafisica, per la quale gli individui sono visti come agenti morali atomizzati e indipendenti che hanno diritto agli stessi diritti plurali, indipendentemente da tutti i marcatori di identità come la nazionalità, il background etnico, la cultura e la fede, così come tutte le relazioni sociali. Pertanto, dal punto di vista del fondamento filosofico, la teoria secondo cui il diritto umano è superiore alla sovranità nazionale si basa sull’ontologia in cui l’individuo precede la società29. La conseguenza – ovvia – di questo impianto teorico è che i sistemi politici, sociali, economici e giuridici occidentali contemporanei siano più efficaci nella difesa dei diritti umani e che il modello istituzionale dei Paesi sviluppati dell’emisfero occidentale sia l’unica opzione corretta quanto al modello di sviluppo dei Paesi moderni: “dietro tale postulato si nasconde, senza dubbio, la mentalità dell’etnocentrismo euro-americano, fortemente messa in discussione dall’ascesa del pluralismo culturale, il quale richiede l’inclusività e il rispetto reciproco nell’affrontare le differenze culturali e persegue la diversità piuttosto che l’unicità”30.

I problemi sorgono quando si assiste ad una sistematica politicizzazione del discorso relativo ai diritti umani e, a maggior ragione, quando una potenza – o una determinata visione del mondo – ne fa parte integrante della propria politica estera: il romanzo scritto dai media e dai Governi occidentali intorno alla Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, la cui trama viene arricchita di giorno in giorno di presunti soprusi e continue vessazioni e violazioni anche dei più banali diritti umani perpetrati da Pechino nei confronti della minoranza etnica degli Uiguri fino alle ultime infondate accuse di genocidio, sostantivo à la mode dalle parti di Washington, ne è la più palese attestazione31.

Gli Stati Uniti – si legge, ad esempio, nell’articolo Human Rights a tool for US to maintain ts hegemony32– hanno affermato senza portare alcuna prova concreta che la “Cina ha violato i diritti umani nelle regioni autonome dello Xinjiang uiguro e Tibet, gestendo campi di lavoro forzato, realizzando una sterilizzazione forzata, causando distruzione ambientale e sopprimendo la libertà religiosa”33. Nel fare questo gli Stati Uniti si dimenticano opportunisticamente di parlare della violenza scatenata da terroristi, separatisti ed estremisti religiosi, con ogni probabilità finanziati da un cospicuo flusso di dollari, che ha minacciato la vita e le proprietà di persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang, e che ha spinto il Governo centrale di Pechino ad attuare le rigorose politiche antiterrorismo per proteggere i diritti umani delle persone e salvaguardare la sicurezza nazionale. Madavvero l’Amministrazione statunitense si preoccupa dei diritti umani ed è sinceramente interessata alla protezione dei diritti umani nello Xinjiang e nel Tibet?

Il motivo fondamentale per cui gli Stati Uniti continuano a fabbricare bugie e a ricorrere al doppio standard sui diritti umani è l’aver imparato l’arte di usare la questione dei diritti come mezzo per mantenere la propria egemonia globale, quale elemento integrato alla propria politica estera; quindi gli Stati Uniti, invece di usare i diritti umani come strumento per costringere altri Paesi alla sottomissione, dovrebbero affrontare i problemi dei diritti umani a casa propria, perché ficcando il naso sporco negli affari di nazioni estere hanno seriamente violato la causa dei diritti umani.

Un editoriale dal titolo It’s not a fight about human rights, but about hegemony and anti-hegemony34apparso sul sito del Global Timesfocalizza ancora una volta l’attenzione sull’utilizzo occidentale del discorso sui diritti umani come strumento di politica estera aggressiva:l’UE, gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Canada si sono uniti per annunciare sanzioni contro i funzionari cinesi per presunte violazioni dei diritti umani nella Regione Autonoma dello Xinjiang della Cina nordoccidentale. Sebbene queste mosse siano simboliche, è stata una rara mossa concertata diretta alla Cina dall’Occidente. È un tentativo di costringere la Cina ad accettare le interferenze di estranei. Questa era una grossolana affermazione del loro dominio negli affari mondiali.

Ma la ragione più importante è che gli Stati Uniti e i loro principali alleati stanno definendo i diritti umani e la democrazia nei termini di un insieme di valori che possono essere utilizzati come leva per consolidare l’egemonia occidentale con gli Stati Uniti come centro. Sanno che avrà un impatto sulla governance dei grandi Paesi in via di sviluppo come Cina e Russia e porterà il caos in questi Paesi, ma hanno insistito nel farlo come un modo di giocare a ludi strategici. Questo è inaccettabile. L’essenza di questa lotta per i diritti umani è una lotta tra egemonia e anti-egemonia. È una lotta tra il perseguimento dello sviluppo dei diritti umani e il giocare con i diritti umani per scopi geopolitici, tra il rispetto della sovranità di tutti i Paesi senza interferenze reciproche negli affari interni o alcuni Paesi che dominano la maggioranza.

Negli ultimi tempi i doppi standard si sono diffusi. Chi è responsabile dello sviluppo dei diritti umani e della democrazia in ogni Paese? Dovrebbe essere il Governo sovrano del Paese o Paesi e forze esterne? Secondo il diritto internazionale, tutti i Paesi sovrani sono uguali indipendentemente dalle dimensioni. Questa è la base del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. È giusto che alcuni Paesi su 193 membri dell’ONU abbiano il diritto di fare politiche per la maggior parte dei Paesi?

Gli Stati Uniti vietano rigorosamente l’infiltrazione di altri Paesi nei propri affari, compresa la sua elezione, ma gli Stati Uniti e i loro alleati hanno violato gli affari politici di un certo numero di Paesi, destabilizzato questi Paesi e portato a molte tragedie. Se tutti i Paesi credono di avere il diritto di dare lezioni agli altri e raccogliere sostegno per tale aggressione, il mondo ha ancora ordine?

[…] Le armi dovrebbero essere bandite immediatamente in tutti gli Stati Uniti secondo la filosofia cinese di protezione della sicurezza delle persone. E coloro che ostacolano il processo dovrebbero essere sanzionati, o addirittura processati in tribunale. Washington, per favore, dicci, la Cina dovrebbe sollevare una richiesta così seria? Se Washington pensa che la Cina non abbia il diritto di farlo, dove ottengono gli Stati Uniti il potere di dare lezioni alla Cina su cosa dovrebbe fare nel governo dello Xinjiang?

Non ci sono basi per la Cina, la Russia e molti altri Paesi in via di sviluppo per discutere le questioni dei diritti umani con l’Occidente, perché ciò di cui l’Occidente si preoccupa veramente non sono i diritti umani, ma il diritto di definire i diritti umani in modo unilaterale. Questa è un’espressione di egemonia in cui solo i Paesi occidentali possono stabilire le regole del mondo. Cina e Russia non permetteranno mai all’Occidente di essere così scortese e insolente, né soccomberanno alle ambizioni dell’Occidente”.

L’editoriale si chiude con una forte presa di coscienza da parte degli autori: “Crediamo che la maggior parte della comunità globale possa vedere aldilà della demonizzazione di Cina e Russia da parte dell’Occidente, oltre a comprendere ciò a cui i due Paesi stanno fortemente resistendo. Solo i pochi che beneficiano dell’arrogante egemonia, mettendo al primo posto la priorità degli interessi dei Paesi potenti, si sarebbero affezionati all’idea. Potrebbe essere una lotta di lunga durata, ma la giustizia sarà dalla parte della Cina, della Russia e della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo”.

Mike Pompeo, Segretario di Stato statunitense durante il quadriennio di Amministrazione Trump, descrivendo i diritti inalienabili della proprietà e della libertà religiosa come dati da Dio e quindi incontestabili, ha sostenuto che sono incontestabilmente universali. Questi diritti, ha detto, assicurano che l’America è speciale. L’America è buona. L’America fa del bene in tutto il mondo. La preoccupazione di Pompeo è che altre tradizioni abbiano il coraggio di sostenere la loro concezione dei diritti e di conseguenza il progetto sui diritti umani non è stato ormeggiato e ha bisogno di essere rifondato.Questa proliferazione dei diritti è parte del motivo per cui questo rapporto è così importante. Ripristinare il primato della visione del mondo degli Stati Uniti è la priorità. Con il declino dell’influenza globale degli Stati Uniti, l’apparente consenso globale del dopoguerra sui diritti umani si dissolverà e molti Stati, forse sentendosi autorizzati dalla politica cinese di non interferenza, affermeranno le proprie concezioni dei diritti. Gli Stati Uniti cercheranno di aggiungere la propria concezione dei diritti umani alla loro raccolta di ragioni per affrontare, e forse combattere, Cina e Russia. L’Australia deve riconoscere che la formulazione di Pompeo non lascia spazio alla sistemazione della differenza ed è quindi molto pericolosa. Con il declino dell’egemonia americana, le nuove potenze regionali con aspirazioni egemoniche stanno mostrando le loro idee sui diritti umani; idee basate sulle loro particolari esperienze storiche, culturali, politiche e religiose. In alcuni casi, come la Cina, preferiscono la comunità all’individuo e la stabilità e l’omogeneità culturale rispetto ai diritti umani universali e individuali. O la Russia, dove il nazionalismo e la religione ortodossa hanno la meglio sui diritti umani individuali. O gran parte del mondo islamico, dove si attinge ad una tradizione religiosa molto diversa per plasmare le relazioni cittadino-Stato. Alcuni Stati dell’Europa Orientale sono poco entusiasti riguardo ad una serie di diritti umani contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”35.

Il crollo dell’Unione Sovietica ha portato alla forte convinzione che fosse in corso una rivoluzione democratica globale e che presto i concetti occidentali di diritti umani e forme liberali di democrazia politica avrebbero prevalso in tutto il mondo. Promuovere la diffusione di queste idee divenne quindi un obiettivo prioritario per le nazioni occidentali, soprattutto per gli Stati Uniti. Nell’aprile del 1990, l’allora Segretario di Stato USA, James Baker, disse che “oltre il contenimento c’è la democrazia”;anche durante la campagna presidenziale degli Stati Uniti del 1992, Bill Clinton ha ripetutamente affermato che la promozione della democrazia sarebbe stata la massima priorità dell’Amministrazione Clinton. Nessuna pietra è stata lasciata intatta. Al vertice del G7 del 1997 tenutosi a Denver, lo stesso Presidente si fece vanto del successo dell’economia nordamericana come modello per gli altri. L’allora Segretario di Stato, Madeleine K. Albright, definì gli Stati Uniti la nazione indispensabile e nel momento unipolare della fine della Guerra Fredda e del crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti sono stati spesso in grado di imporre la propria volontà ad altri Paesi. Questo momento, però, è passato. I due principali strumenti di coercizione che gli Stati Uniti tentano ora di utilizzare sono le sanzioni economiche e l’intervento militare. Le sanzioni funzionano, tuttavia, solo quando anche altri Paesi le supportano, e questo si verifica sempre con minore frequenza. Quindi, gli Stati Uniti o le applicano unilateralmente a scapito dei propri interessi economici e dei rapporti con i propri alleati, oppure non le applicano, nel qual caso diventano simboli della debolezza americana.

Come sostenuto da un funzionario di Singapore “gli sforzi per promuovere i diritti umani in Asia devono anche fare i conti con un’alterata distribuzione del potere nel mondo del dopo guerra fredda”. La capacità dei regimi asiatici di resistere alla pressione dei diritti umani occidentali è stata rafforzata da diversi fattori: le imprese americane ed europee erano disperatamente ansiose di espandere il proprio commercio e i loro investimenti in questi Paesi in rapida crescita e hanno sottoposto i loro Governi a forti pressioni per non interrompere le relazioni economiche con essi. I Paesi asiatici, però, hanno visto tale pressione come una violazione della loro sovranità e si sono affrettati a sostenersi a vicenda ogni volta che fosse necessario. “La crescente forza economica dei Paesi asiatici li rende sempre più immuni alle pressioni occidentali sui diritti umani e la democrazia liberale. Come osservò Richard Nixon nel 1994, oggi il potere economico della Cina rende imprudenti le lezioni degli Stati Uniti sui diritti umani. Entro un decennio li renderà irrilevanti. Entro due decenni li renderà ridicoli. Ventisette anni dopo, è esattamente quello che stiamo vedendo”36.

NOTE AL TESTO

1 Ufficio d’informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, La lotta contro il terrorismo e l’estremismo e la protezione dei diritti umani nello Xinjiang, marzo 2019.

2 Government of China receives international social security award Mareeg.com Somalia, World News and Opinion.

3 Zhang Yonghe, La Cina e la protezione mondiale dei diritti umani. Sforo propositivo e impegno sinergico per un XXI dei diritti, Anteo Edizioni, Cavriago (Re), 2021, p. 53.

4 Ufficio d’informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, Progressi nei diritti umani nel corso dei 40 anni di riforme e apertura in Cina, 2018.

5 La Costituzione del 1982 stipulò chiaramente nel Principio Generale e nei Diritti fondamentali e doveri dei Cittadini che tutte le persone godono di un ampio spettro di diritti, inclusi diritti personali, diritto alla dignità, alla proprietà, diritti politici, economici, sociali e culturali.

6 Liu Hainan, On the View on Human Rights with Chinese Characteristics | China Human Rights

7 Li Baodong, Writing a New Chapter of International Human Rights Exchanges and Cooperation, Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese di Lituania, 10.12.2017.

8 ibidem

9 Maria Morigi, Diritti Umani. Discussione, organizzazioni e metodi. Il caso Cina (marx21.it)

10 Ren Y., The Theoretical System of Human Rights with Chinese Characteristics, Chinese Studies, 7, p. 211.

11 Le tappe dello sviluppo del recente pensiero cinese relativamente ai diritti umani è una rielaborazione sintetica di quanto scritto in Ying Ren, The Theoretical System of Human Rights with Chinese Characteristics inChinese Studies, Vol.7, num. 3, August 2018, The Theoretical System of Human Rights with Chinese Characteristics (scirp.org)

12 Ibidem, p. 215.

13 Idibem, pp. 217 – 218.

14 Ididem, p. 218.

15 Human rights development path with Chinese characteristics completely correct: Chinese official – China.org.cn.

16 Writing a New Chapter of International Human Rights Exchanges and Cooperation — China’s Poverty Reduction Online.

17 Ibidem.

18 Citato in Maria Morigi, op. cit.

19 Randall Nadeau, Confucianism and the problem of Human Rights in International Communication Studies, vol. XI, num. 2, 2002, p. 107.

20 Dichiarazione riportata in Liu Hainian, op.cit.

21 Randall Nadeau, op. cit., pp. 109 – 110.

22 Ibidem, p. 112.

23 La trappola del reddito medio è una situazione teorica di sviluppo economico, in cui un Paese che ottiene un determinato reddito (a causa di determinati vantaggi) rimane bloccato a quel livello.

24 Xianghe Gong e Wensong Wel, The Path of Human Rights development with Chinese characteristics in the New Era the Coordinated promotion of social rights protection and economic development, The Path of Human Rights Development with Chinese Characteristics in the New Era the Coordinated Promotion of Social Rights Protection and Economic Development | China Human Rights.

25 The Report on Human Rights Violations in the United States in 2020 – Xinhua | English.news.cn (xinhuanet.com).

26Ufficio d’informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, La Lotte contro il Terrorismo e l’Estremismo e la protezione di diritti umani nello Xinjiang, marzo 2019.

27Randall Nadeau, op. cit., p. 107.

28 Randall Nadeau, op. cit., pp. 110 – 112.

29 Ai Silin e Qu Weijie, La dottrina occidentale della superiorità dei diritti umani rispetto alla sovranità nazionale in Marx21, n. 1/2021, pp. 137 – 138.

30 Ibidem, 141.

31 L’argomento sarà oggetto di articoli che verranno pubblicati a seguire.

32 Human rights a tool for US to maintain its hegemony – Chinadaily.com.cn

33 Per cominciare, le accuse degli Stati Uniti sono semplicemente false. Ad esempio, accusare la Cina di attuare un programma di “sterilizzazione forzata” per le minoranze etniche nello Xinjiang, ma la verità è che la popolazione uigura nella regione è passata da 5,55 milioni a oltre 12 milioni negli ultimi 40 anni. Inoltre, dal 2010 al 2018, la popolazione delle minoranze etniche nello Xinjiang è cresciuta di oltre il 22%, di gran lunga superiore all’aumento medio del 13,99% per l’intera popolazione della regione. Per quanto riguarda l’accusa degli Stati Uniti che la Cina stia sopprimendo la libertà religiosa, nello Xinjiang c’è una moschea ogni 530 musulmani, più di dieci volte quella negli Stati Uniti e anche più che in molti paesi musulmani. Washington accusa anche Pechino di gestire “campi di lavoro forzato” per minoranze etniche, ma i diritti e gli interessi dei lavoratori delle minoranze etniche nello Xinjiang sono ugualmente protetti dalla legge e dai contratti di lavoro.

E l’affermazione degli Stati Uniti sui problemi ambientali nello Xinjiang e nel Tibet è sterile, perché lo Xinjiang ha implementato un piano d’azione triennale per vincere la battaglia per il cielo blu e ha compiuto notevoli progressi nell’affrontare i problemi ambientali, compreso l’inquinamento atmosferico.

34

35 Mike Scrafton, The strategic aspect of human rights: a tool of hegemony, The strategic aspect of human rights: a tool of hegemony – Pearls and Irritations (johnmenadue.com).

36 Gli ultimi paragrafi sono una libera citazione dell’articolo Democracy, Human Rights and Erosion of Western Hegemonyin cui si legge anche che “le differenze sui diritti umani tra l’Occidente e il resto del mondo e il declino dell’influenza delle politiche occidentali furono chiaramente rivelate alle Conferenze mondiali delle Nazioni Unite sui diritti umani a Vienna nel giugno 1993. Questo fu un chiaro scontro tra Paesi europei e nordamericani appartenenti alla civiltà occidentale e un blocco di 50 Paesi rappresentati da civiltà buddista, islamica, latinoamericana e confuciana. Come osservato da un sostenitore dei diritti umani, si trattava di un documento imperfetto e contraddittorio e rappresentava chiaramente una vittoria per il blocco asiatico-islamico. Questa dichiarazione era molto più debole della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che l’ONU aveva adottato nel 1948. Questa transizione rappresentava chiaramente il declino dell’egemonia occidentale”.