Mer. Ott 20th, 2021

Ogni settimana il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo propone la traduzione di un articolo dell'analista geopolitico Andrew Korybko

È arrivata l’ora di pensare ad un nuovo paradigma di sicurezza

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di Andrew Korybko
Traduttore: Marco Ghisetti

Articolo Originale in lingua inglese

La transizione da un sistema mondiale unipolare capitanato dagli Stati Uniti a uno multipolare molto più equo è già da un po’ in corso, transazione che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione per via degli innumerevoli errori degli Stati Uniti, tra cui quelli commessi in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e quelli attualmente commessi in seguito al Covid-19.

Le relazioni internazionali stanno cambiando e ciò naturalmente richiede un nuovo paradigma di sicurezza globale che sia adatto alla realtà che sta emergendo e in cui la comunità internazionale interagisca reciprocamente. La Cina e la Russia sono due Paesi all’avanguardia in questa sfera e la combinazione dei loro legami bilaterali e delle visioni multilaterali può indicare al mondo la via da seguire.

L’attuale collaborazione sino-russa – inedita nella storia dei due Paesi – è indice della fattibilità di relazioni pragmatiche tra i due Paesi. Coloro che speculano sulla presunta inevitabilità dello scoppio di un conflitto tra due Paesi di tale calibro sono indubbiamente smentiti dai fatti.

La conclusione inevitabile è che anche altre grandi potenze possono quindi interagire in modo altrettanto pragmatico, nello stesso modo in cui fanno la Cina e la Russia. Né gli Stati Uniti né i loro alleati sono obbligati a perpetuare azioni ostili: la decisione di farlo è dovuta prettamente ad una loro scelta, non ad una necessità.

La Cina e la Russia fanno da pionieri verso un nuovo modello di relazioni internazionali che sia perfettamente in sintonia con le realtà dell’emergente ordine mondiale multipolare e si stanno sforzando di mantenere in vita o ripristinare relazioni positive coi propri partner regionali.

La Cina ha raggiunto tale obiettivo in un modo migliore rispetto alla Russia poiché la maggior parte dei suoi vicini fanno già parte di un medesimo blocco commerciale, il Partenariato Economico Globale Regionale. Nonostante tra alcuni dei membri permangano dei problemi di sicurezza, questi sono per lo più perfettamente gestibili, ovviamente a condizione che gli Stati Uniti non si intromettano.

Per quanto riguarda la Russia, essa è purtroppo stata vittima delle sanzioni dell’UE per sette anni a causa della volontà dell’alleato americano di Bruxelles. Ciononostante, il Presidente Putin ha riaffermato la propria volontà di intraprendere un riavvicinamento reciprocamente vantaggioso con i vicini occidentali, la cui civiltà è simile alla Russia, in un articolo che ha recentemente pubblicato nell’ottantesimo anniversario dell’aggressione della Germania nazista all’Unione Sovietica.

Il leader russo sta visibilmente facendo del suo meglio per far rivivere lo spirito della cosiddetta “Europa da Lisbona a Vladivostok”, che egli sostiene essere l’incarnazione delle grandi visioni strategiche di entrambe le parti.

Tale lungimirante proposta ricalca il concetto di comunità di destino condiviso proposto dalla Cina. La Cina spera che il commercio possa diventare il denominatore comune che unisce la comunità internazionale, il quale potrebbe a sua volta coinvolgere tutte le parti verso un comune obiettivo di reciproco successo e, quindi, ridurre notevolmente il rischio di conflitto.

Il tentativo del Presidente Putin di rilanciare il concetto di integrazione transregionale summenzionato si allinea con questa visione. Se avrà successo, il Grande Partenariato Eurasiatico tra l’Unione Economica Eurasiatica e l’Unione Europea potrebbe fungere da base per la stabilità eurasiatica.

Esso si collegherebbe anche senza soluzione di continuità alla Nuova Via della Seta cinese, che è il motore fisico della comunità di destino condiviso proposto da Pechino; la sinergia che si genererebbe tra queste due visioni potrebbe servire da potente catalizzatore per riformare l’architettura di sicurezza globale.

L’ostacolo a tutto ciò, però, è naturalmente costituito dagli Stati Uniti, i quali non sono interessati ad una Eurasia che si integri più strettamente, giacché temono che ciò accelererebbe il declino della egemonia che esercitano su tutto il supercontinente. Tutti i Paesi interessati devono quindi stare all’erta per via degli eventuali tentativi di ingerenza statunitensi e fare del loro meglio per contrastarli preventivamente, idealmente per il tramite di azioni collettive.

Tenendo a mente quanto detto, il nuovo paradigma di sicurezza globale che la Cina e la Russia stanno insieme creando si fonda sull’esempio pragmatico della loro reciproca collaborazione, la quale getta le basi anche per futuri miglioramenti con i rispettivi vicini da fare tramite il commercio.

Che si tratti della Nuova Via della Seta e della sua comunità di destino condiviso cinesi o del Grande Partenariato Eurasiatico russo, la maggior tendenza del XXI secolo in Eurasia è la connettività, in particolare tra le grandi potenze ma anche tra grandi potenze e i loro vicini. Finché la perniciosa influenza del divide et impera degli Stati Uniti sarà tenuta a bada, l’Eurasia si incamminerà verso un futuro molto luminoso.