Dom. Set 26th, 2021

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COL. USA RICHARD BLACK: “LE SANZIONI STATUNITENSI CONTRO LA SIRIA SONO BARBARICHE ED IMMORALI”

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Intervista rilasciata ad Harley Schangler dal Colonnello Richard H. Black presso il Schiller Institute nell’aprile 2021 https://www.youtube.com/watch?v=rzrSHyms_-c&t=1377s

Traduzione per il CeSEM di Marco Ghisetti

Richard H. Black ha avuto una carriera brillante, è un colonnello veterano in pensione, ex capo della Divisione di Diritto Penale dell’Esercito al Pentagono ed ex senatore nel parlamento della Virginia […] In Siria, Lei fu coinvolto nelle discussioni concernenti il da farsi nella regione e criticò le politiche degli Stati Uniti. Qual è il Suo giudizio riguardo alla situazione attuale per quanto riguarda le cosiddette sanzioni Caesar che sono state proposte da Pompeo ed approvate pressoché all’unanimità dal Congresso?

Noi abbiamo fatto scoppiare la guerra, gli Stati Uniti hanno fatto scoppiare la guerra nel 2011. Abbiamo inviato la CIA e agenti speciali per coordinare e condurre le operazioni dei terroristi facenti parte del gruppo di al-Qaeda, che in quel momento stavano attaccando la Siria e il legittimo Governo siriano. Questi terroristi avevano giurato di decapitare tutti i cristiani, gli sciiti, gli islamici moderati; li hanno uccisi e venduto le mogli e figlie ai mercati di schiavi. Gli Stati Uniti furono implacabili alleati, irremovibili sostenitori di al-Qaeda, cioè del gruppo che l’11 settembre ci aveva abbattuto le Torri Gemelle e il Pentagono. Appena dieci anni dopo il trauma delle 3.000 persone morte, cioè dopo il peggior attacco terroristico nella nostra storia, andavamo pienamente d’accordo e agenti della CIA guidavano al-Qaeda nel suo tentativo di abbattere il Governo legittimo della Siria.

Io ne fui pienamente coinvolto, nel 2011, ancora prima che scoppiasse la guerra. Allora volevo capire cosa stessimo facendo in Libia, capire perché stavamo abbattendo lo Stato che fino ad allora era stato un grande alleato degli Stati Uniti. Ciò che capii fu che noi stavamo ammassando un’enorme quantità di armi che poi spedivamo in Siria per sostenere i terroristi: era questo il lavoro che mi stavano facendo fare. In battaglia io ho versato il sangue per il mio Paese e l’idea che noi eravamo gli alleati di al-Qaeda fu per me scioccante. Ho indagato molto bene la cosa e non ho trovato nemmeno una prova che mi suggerisse che noi non lo fossimo. Ancora oggi stiamo sostenendo al-Qaeda; oggi il popolo siriano ha completamente respinto tutti i terroristi che noi gli abbiamo gettato contro poiché si sono raggruppati intorno al presidente al-Assad e all’esercito siriano, riuscendo a forzare la mano dei terroristi e gettarli fuori dal Paese. E sarebbero riusciti a ripulire completamente la Siria dai terroristi se gli Stati Uniti non avessero fisicamente inviato là le proprie truppe.

Noi tutti ricordiamo che il presidente Obama disse venti, forse trenta volte che gli Stati Uniti non avrebbero mai inviato in Siria nuove truppe ma ha fatto preparare i piani di spedizione proprio mentre lo diceva e ripeteva. Adesso una significativa forza militare statunitense occupa il nord della Siria: la cosa non ha alcuna legittimità politica, eppure le forze statunitensi e turche sono là.

Il nord della Siria è una regione molto speciale poiché è il granaio di tutta la Siria. La maggior parte del grano che nutre la nazione siriana è prodotto lì e noi abbiamo deliberatamente tagliato fuori la regione dal resto del Paese. Anche la maggior parte del petrolio e del gas naturale si trova lì e noi, occupando la regione, ci siamo accaparrati sia il petrolio che il gas, dandolo alle nostre aziende o ad altri gruppi che lo sfruttano per mantenere il controllo sulla zona. C’è per esempio una minoranza curda che noi sfruttiamo per, praticamente, rapinare l’intera nazione del grano e della benzina.

Ma l’occupazione e le rapine non si rivelarono sufficienti per abbattere lo Stato siriano. Il nostro obiettivo (abbattere lo Stato ed installarci un governo islamico estremista che decapiterebbe i cristiani, gli sciiti e i sunniti moderati) non è mai stato rivisto. Adesso il Caesar Civilian Protection Act è stato approvato dal Congresso senza nemmeno che vi stia stato un vero dibattito; l’obiettivo del Caesar è di causare carestia e povertà in tutta la Siria ed impedire la ricostruzione di un Paese stremato dai dieci anni di guerra che gli abbiamo scagliato contro. Proprio mentre parliamo stiamo causando carestie, morti e distruzioni.

Abbiamo impedito ai siriani di ricevere forniture mediche. Me ne accorsi già nel 2016 quando visitai gli ospedali del luogo. Mi dissero più e più volte che non riuscivano a ricevere protesi per le persone menomate dalle mine che noi avevamo piantato. In più, non riuscivano a ricevere farmaci antitumorali. Una donna siriana con il cancro al seno è lasciata morire nonostante la malattia sia in realtà facilmente curabile: io lo so per esperienza, mia moglie ne ha sofferto l’anno scorso ma è guarita, grazie al cielo ci sono stati enormi progressi nella cura per il cancro al seno. Ma gli Stati Uniti impediscono deliberatamente ed intenzionalmente alle donne siriane di ricevere le medicine anti-tumorali.

È incredibile osservare quanto le politiche statunitensi siano crudeli ed efferate. E i membri del Congresso ne sono completamente ignari. Non gli importa e non capiscono nemmeno quello che fanno, eppure procedono e negano ad un Paese la possibilità di usare la propria moneta, impongono blocchi navali ai danni di Paesi che a noi non hanno mai fatto niente. Eppure noi causiamo carestie, morti per inedie, facciamo morire anche piccoli bambini di fame.

Questa è stata una scelta politica bipartitica, di entrambi i partiti. Il segretario di Stato Mike Pompeo è colui che ha fatto preparare le sanzioni Caesar; l’attuale segretario Blinken criticò il governo Obama per non aver fatto abbastanza per abbattere al-Assad ed è un gran sostenitore delle sanzioni. Vorrei chiederLe una cosa a riguardo. Lei sa che nella campagna elettorale del 2016 Donald Trump si presentò come un oppositore di queste guerre senza fine e giurò di interromperle, ma fu contrastato dai membri di entrambi i partiti. Tuttavia il popolo statunitense ha votato per Trump perché, io credo, voleva porre loro una fine. Secondo Lei, qual è la ragione che continua a spingere i responsabili della politica estera e di difesa statunitense a comportarsi così? Sono semplicemente ignoranti o c’è una ragione più profonda?

Penso ci sia una ragione più profonda. La mia impressione è che c’è un gruppo di oligarchi globali, persone che dispongono di ricchezze favolose, persone la cui ricchezza è letteralmente maggiore della ricchezza delle nazioni ricche. Queste persone si riuniscono periodicamente in luoghi come Davos per coordinare la loro azione. La mia impressione è che il piano generale sia di dissolvere lo Stato-nazione e creare uno stato di caos e disordine. Ma non solo al di là dell’oceano: ciò è perseguito anche nel nostro Paese. I tremendi attacchi alle regole più elementari della morale e della decenza, lo scatenarsi di elementi criminali in tutta la nazione stanno distruggendo i fondamenti degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, le forze militari statunitensi e la politica estera della classe dirigente sono impiegate per distruggere ed indebolire le altre nazioni. Penso che l’obiettivo finale sia di dissolvere lo Stato-nazione e creare un singolo Stato che, essenzialmente, sia impermeabile all’interesse pubblico. Mano a mano che lo Stato ed il governo si allontanano dal popolo, il popolo sarà sempre meno influente. E penso che ciò sia esattamente la situazione verso cui ci stiamo dirigendo piuttosto rapidamente. È possibile notarlo nella censura che è implementata dai media. E teniamo a mente che ci sono persone che si stanno arricchendo enormemente da tutto ciò. Loro ci guardano dall’alto al basso, sono persone molto sadiche ed egoiste che davvero godono nel causare carestie e morti.

Ciò che è significavo delle sanzioni Caesar è che non sono implementate solo contro il popolo siriano, ma anche contro ogni Paese, azienda o individuo, i quali vengono sanzionati qualora cercassero di commerciare con la Siria. […] Siccome Lei è un veterano che ha visto di persona le devastazioni della guerra e che è stato in Siria sin dall’inizio del conflitto, cosa direbbe a coloro che rimangono indifferenti davanti a tutta la sofferenza che è promossa nel loro nome, ufficialmente per difendere il popolo statunitense?

Io penso che se gli statunitensi si consapevolizzassero di ciò che il loro governo sta facendo ne sarebbero inorriditi. Penso che una delle più grandi difficoltà nel far capire la gravità di ciò che noi stiamo facendo è che le persone sono state cresciute facendole credere che gli Stati Uniti siano buoni e facciano cose buone. Io penso che, storicamente parlando, noi siamo stati generalmente un buon Paese. Io avrei versato il mio sangue per migliorarlo, o almeno questo era quello che ho sempre pensato. È importante capire ciò che è causato dalle sanzioni: le sanzioni causano carestie e sofferenze alla gente comune. Nella Siria settentrionale, che è il granaio del Paese, tutto il grano è preso dai potenti signori della guerra curdi e tolto ai siriani. La maggior parte delle persone della Siria settentrionale sono arabe, eppure noi abbiamo deciso che tutto deve andare ai curdi o alle aziende statunitensi. La situazione è peggiorata ad un livello tale che per la carestia che abbiamo causato finanche nel granaio della Siria (che esportava il proprio pane nelle altre regioni) le famiglie locali sono obbligate ad andare davanti alle basi militari dove gli statunitensi gettano la propria immondizia e, con i propri bambini piccoli, raschiare il cibo avanzato nei barattoli buttati nella spazzatura.

Noi abbiamo ridotto l’orgoglioso, intelligente e produttivo popolo siriano ad una situazione in cui è obbligato a mandare i propri bambini a cercare nella spazzatura nella speranza di trovare qualcosa da mangiare. Ciò è veramente tragico, mi disgusta il fatto che noi obblighiamo le nostre truppe a generare queste situazioni. Le truppe e i marines statunitensi sono dei patrioti, brave persone che vogliono fare cose buone ma in Siria noi gli facciamo fare un lavoro sporchissimo. Li obblighiamo ad aiutare al-Qaeda e a volte anche l’ISIS. È una situazione bizzarra, dove noi li obblighiamo a causare tante sofferenze.

Noi spesso sparliamo dei nazisti, dei bolscevichi, di Mao Zedong e dell’enorme carestia in Cina: ebbene noi oggi stiamo facendo deliberatamente la stessa cosa in Siria. Ciò potrà anche non generare l’enorme quantità di morti di allora dato che la Siria è un Paese piccolo, ma considerando la sua dimensione allora sì: è proprio l’equivalente di quanto avvenne nella Germania nazista, nella rivoluzione bolscevica o quando Mao Zedong fece il grande balzo in avanti. E a dirla tutta nemmeno Mao Zedong causò la carestia deliberatamente, la quale avvenne semplicemente per via della sua inettitudine, che fece morire quindici milioni di cinesi di fame. Ma oggi noi stiamo deliberatamente causando la carestia; stiamo deliberatamente causando la diffusione di malattie; stiamo deliberatamente facendo morire le persone di freddo durante l’inverno. E tutto ciò in un Paese che fino a poco tempo fa era in grado di esportare petrolio e gas. Certo, non ne esportava molto, ma aveva nondimeno una economia equilibrata, esportava un po’ di petrolio, di gas e molti macchinari. Aveva una economia magnificamente equilibrata e un popolo molto produttivo. Noi abbiamo distrutto la sua economia, abbiamo aiutato i turchi a razziare più di mille industrie ad Aleppo e ora gli rubiamo il grano e il petrolio nell’ottica di causare morti per inedia e carestie.

C’è un dirigente del Middle East Institute (dove si lavora alacremente per abbattere il regime siriano) che ha affermato che “l’aumento di distruzione, carestia e comportamenti predatori causato dalle nuove sanzioni Caesar [e] l’aumento delle sofferenze sono un’opportunità per gli Stati Uniti per riuscire ad imporre il cambio di regime”. Praticamente, siccome non siamo riusciti a convincere i siriani ad accettare un governo islamico-radicale che avrebbe decapitato tantissimi civili, abbiamo deciso di causare sofferenza, carestia e morti per inedia al punto tale che il popolo siriano non potrà che accettare di subire quello che vogliamo fare. È orrendo, mi vergogno di quanto stiamo facendo, questa non è l’America in cui sono cresciuto.

Ciò che Lei ha descritto è esattamente quanto riferito anche dai canali ufficiali: l’obiettivo delle sanzioni era di ottenere un cambio di regime in Siria. La mia ultima domanda è che sì, io sono completamente d’accordo con Lei e mi congratulo perché Lei parla di queste cose nonostante il generale clima di ignoranza e di ostilità che c’è nel nostro Paese riguardo a questi argomenti. Ma cosa possono fare le persone comuni per porre fine alle sanzioni? So che molte persone sono pessimiste, pensano di non poter far niente, ma noi non possiamo starcene seduti e guardare in silenzio, vero?

No, non possiamo per nulla. Penso che sia giunta l’ora che gli statunitensi si chiedano per quale ragione ci venga insegnato ad odiare così tanti popoli. La Cina non ci sta attaccando, la Russia non ci sta attaccando; l’Iran, la Siria, la Libia… il Venezuela non ci sta attaccando, Cuba non ci sta attaccando. Eppure noi insegniamo ai nostri bambini, quasi sin dalla loro nascita, ad odiare e disprezzare gli altri popoli. Ci sono cose che certamente mi piacerebbe cambiare se fossi un cittadino della Cina o dell’Iran, ma non abito in quei Paesi. Il mio Paese è gli Stati Uniti d’America e, credimi, qui abbiamo già abbastanza problemi da non andare in giro per il mondo a dire alle altre nazioni come devono comportarsi. Siamo una nazione generalmente cristiana, ma neanche il fatto che Gesù abbia detto “siano benedetti i portatori di pace, perché saranno i figli di Dio” sembra contare qualcosa. Quand’è stata l’ultima volta che gli Stati Uniti hanno parlato di pace? Quand’è l’ultima volta che abbiamo detto “interrompiamo tutte le guerre”? Noi non parliamo di interrompere le guerre, ma di continuarle indefinitamente. E penso che sia giunta l’ora di chiederci per quale ragione nel nostro Paese ci viene insegnato ad odiare così tante persone.

Le sanzioni sono sadiche, sono azioni malvagie. Noi non potremmo fare le cose che stiamo facendo senza la tecnologia informatica: possiamo controllare il flusso di informazioni e così via. Noi svalutiamo le monete degli altri Paesi. La moneta siriana era forte e noi abbiamo proibito alle banche di accettarla, per cui i siriani non possono comprare pezzi di ricambio, medicine per curare il cancro, le malattie del cuore o il diabete. In Siria noi proibiamo l’importazione di cibo e petrolio. Abbiamo imposto un blocco navale, sequestriamo le navi in mare senza averne l’autorizzazione. Ed il sequestro della nave di un Paese con cui non si è in stato di guerra è un atto di pirateria. Gli Stati Unti stanno attivamente compiendo azioni di pirateria contro navi cariche di petrolio che vengono dall’Iran e da altri Paesi per rifornire la nazione siriana.

Gli statunitensi devono sfidare e criticare dall’interno l’idea delle sanzioni. Ogni volta che ci irritiamo nei confronti di un Paese e lo sanzioniamo, noi lo facciamo soffrire. Noi vogliamo persino sanzionare la Germania perché essa vuole completare l’ultimo 1% dell’gasdotto con la Russia! La Germania è uno dei nostri più vecchi e fidati alleati e noi la vogliamo punire perché essa commercia, proprio come è di suo diritto, con altri Paesi. E, credeteci o meno, stiamo minacciando pure l’Australia! So che ci sono persone della mia età che si sono innamorati degli australiani durante la guerra del Vietnam eppure noi stiamo dicendo all’Australia di chiudere la propria industria carbonifera poiché l’élite statunitense ha deciso di tagliare tutto il combustibile fossile e di farci vivere con le turbine a vento, i pannelli solari e che verseremo alcol nel serbatoio delle nostre auto. È tutto così bizzarro; le dispute internazionali ci saranno sempre e inevitabilmente, ma siamo diventati una sorta di dittatore mondiale che non cerca più nemmeno di trovare dei punti in comune o di accordo con gli altri Paesi.

Riguardo ai nostri segretari di Stato, e credo che già John Kerry fosse pessimo, Mike Pompeo è riuscito a fare di peggio, si è rivelato essere una sorta di bullo magniloquente ed egoista. Sembrava più un bulletto di scuola che un diplomatico, uno di quelli che cammina con una banda di bambini e, quando vede un bambino da solo con la stampella, esclama “ehi, guardatemi!”, spinge a terra il bambino e gli ride in faccia con gli altri bambini. Un tizio così è spregevole, non riesco nemmeno a credere che egli si vanti di essere stato in grado di causare così tante sofferenze. E non penso nemmeno che le cose miglioreranno con Tony Blinken, cioè con la persona che ha minacciato di imporre le sanzioni all’Australia dicendole praticamente che non l’avrebbe lasciata decidere da sola riguardo alla propria politica energetica, la quale anzi dovrebbe essere decisa a Washington. Noi siamo il peggior alleato che una nazione possa avere perché non esitiamo a minacciare e bullizzare i Paesi che dovrebbero essere i nostri alleati.

Negli Stati Uniti bisogna davvero darsi una svegliata e capire che cosa sono le sanzioni. Ogni volta che delle sanzioni sono imposte, ci vien detto che ciò non viene fatto per causare sofferenze alle persone comuni, ma che sono indirizzate alla classe dirigente: è questa la classica procedura operativa. Ma ciò è inequivocabilmente falso. Gli effetti ricadono interamente sulle persone normali, le quali all’improvviso vedono che i loro soldi hanno minor potere d’acquisto, che non hanno abbastanza pane per nutrire le proprie famiglie, che devono spingersi a cercare del cibo nelle lattine gettate nella spazzatura fuori dalle basi militari statunitensi per trovare un poco di cibo per i propri figli. Gli Stati Uniti devono davvero accettare la cruda verità sulle sanzioni. Le sanzioni sono fondamentalmente crudeli e cattive e non dispongono di nessuna giustificazione legale e tantomeno morale. Esse sono semplicemente l’antitesi del cristianesimo, così come anche dell’Islam e di ogni altra religione; sono incompatibili con ogni tipo di nozione di pietà, bontà e decenza. Mi piacerebbe sentire le nostre chiese mettere in dubbio le sanzioni. Sentirle chiedere: cosa stiamo facendo? Perché ci comportiamo in modo così crudele cogli altri popoli?