Ven. Feb 26th, 2021

Il futuro di Hong Kong e lo sviluppo della Repubblica Popolare Cinese

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di Stefano Vernole

La ripresa economica post-Covid: Hong Kong nel Piano quinquennale cinese

La pandemia generata dal virus Covid-19 ha evidentemente inferto un durissimo colpo all’economia mondiale e alle catene di valore globali, obbligando i vari Paesi a riprogrammare le proprie iniziative in base alle mutate esigenze.

Avendo adottato da subito e con fermezza le misure necessarie ad uscire dalla crisi sanitaria, la Repubblica Popolare Cinese registra alla fine dell’anno in corso dati economici positivi: nel dicembre 2020, l’attività non manifatturiera e quella manifatturiera hanno raggiunto infatti il loro massimo livello rispettivamente da 8 e 10 anni1.

Il nuovo Piano quinquennale cinese (2021-2025) ha delineato la strategia della “doppia circolazione” tra crescita interna ed estera, che pone particolare attenzione alla qualità dello sviluppo: espansione della domanda domestica, autonomia scientifica e tecnologica, sradicamento definitivo della povertà e tutela dell’ambiente ne costituiscono gli obiettivi principali. Contrariamente ad alcune errate interpretazioni della stampa occidentale, questo concetto promuove certamente un ruolo più forte della domanda interna nel guidare la crescita ma, allo stesso tempo, non chiude la porta agli scambi internazionali, bensì manifesta l’intenzione di attrarre investimenti e tecnologia dall’estero aprendo ulteriormente i mercati finanziari e favorendo l’accesso al mondo delle imprese (ricordiamo al proposito che l’1 gennaio 2020 è entrata in vigore la nuova legge cinese di tutela degli investimenti stranieri e che nel maggio 2020 è stato approvato il Codice Civile cinese).

In coerenza con quanto previsto dal piano “Made in China 2025” che prevede l’autosufficienza della nazione nel settore dell’alta tecnologia industriale, il Governo di Pechino promuoverà ulteriormente il processo di urbanizzazione e rafforzerà la rete di sicurezza sociale; la crescita della produttività richiede maggiore innovazione nel dominio hi-tech e un continuo trend di “apprendimento dall’estero”, attraendo nuovi investimenti internazionali.

Secondo il recente rapporto della nota Compagnia McKinsey2, nel mondo post Coronavirus si distinguono alcune tendenze dominanti, tra le quali l’aumento della digitalizzazione e la crescita della concorrenza.

Prima del Covid-19 la Cina era già leader digitale nelle aree rivolte ai consumi che rappresentavano il 45% delle transazioni di e-commerce globali. In particolare, la penetrazione dei pagamenti mobili – i mobile payment – era tre volte superiore a quella degli Stati Uniti. Nel settore sanitario le interazioni digitali hanno subito un’accelerazione con la rapida crescita delle consultazioni online, in parte grazie a un cambiamento normativo nella politica di rimborso, con più ampie interazioni virtuali tra rappresentanti farmaceutici e medici.

Questi cambiamenti si sono verificati in vista dell’ampia diffusione della tecnologia 5G, che probabilmente catalizzerà l’utilizzo di strumenti digitali: “La crisi sanitaria e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti hanno evidenziato il fatto che l’arresto di una linea di produzione in Cina può avere un impatto negativo sull’acquirente finale, ma anche sul produttore (in questo caso la Cina). Pechino ha quindi rapidamente deciso di rimpatriare alcune filiere (per avere fonti alternative) e di potenziare l’innovazione nelle capacità esistenti (con l’utilizzo di robot, ad esempio, meno vulnerabili alle pandemie). Impensabili fino a meno di 2 anni fa, questi cambiamenti radicali sono stati stimolati dal sostegno finanziario del Governo di Pechino.

L’innovazione locale al servizio della Cina rimarrà importante, ma il Paese continuerà ad avere bisogno di input tecnologici globali per mantenere la crescita della produttività3”. Mentre la maggior parte delle aziende cinesi è proiettata verso una forte crescita, la crisi sanitaria ha evidenziato un’intensificazione della concorrenza da parte di alcuni Paesi emergenti. Tuttavia, invece di ridurre i costi e il personale, diverse grandi imprese del Dragone hanno deciso di continuare ad investire in ricerca e sviluppo, a volte ricorrendo ad aiuti di Stato.

La generazione di giovani benestanti in Cina non aveva mai sperimentato una recessione economica interna prima del Covid-19. Il virus li ha costretti a pensare più intensamente alla spesa, al risparmio e ai trade-off nel comportamento d’acquisto. Un sondaggio ha mostrato che il 42% dei consumatori più giovani intende risparmiare maggiormente a causa del virus. Anche i prestiti agli acquirenti sono diminuiti, mentre quattro consumatori cinesi su cinque intendono comprare più prodotti assicurativi dopo la crisi. Anche i risparmi sono incrementati: il saldo dei depositi delle famiglie del Paese è aumentato dell’8% nel primo trimestre, raggiungendo 87,8 trilioni di RMB. Nel frattempo, il 41% dei consumatori ha dichiarato di voler accrescere le fonti di reddito attraverso la gestione patrimoniale e i fondi comuni d’investimento (quest’anno sono stati lanciati più di 1.100 nuovi fondi, per un volume di emissioni che supera i 2,5 mila miliardi di yuan, pari a 373,1 miliardi di dollari). Inoltre, il Coronavirus ha costretto a compromessi sugli acquisti, con i consumatori alla ricerca di una migliore qualità dei prodotti e di opzioni più sane.

Non va dimenticato che “durante l’epidemia di SARS del 2003, il Governo e le imprese controllate dallo Stato sono rimasti gli attori principali anche durante la ripresa economica. Ora, il settore privato e le aziende tecnologiche leader stanno giocando un ruolo più significativo, apportando grandi contributi socioeconomici tra l’emergere di potenti istituzioni sociali che hanno donato milioni di euro per gli sforzi della ripresa. Il settore privato contribuisce a quasi due terzi della crescita economica cinese e al 90% di nuovi posti di lavoro, a dimostrazione di un significativo cambiamento nell’equilibrio del potere economico4”.

Nel mondo post Covid-19, gli sforzi congiunti tra Governo e grandi aziende private hanno perciò svolto un ruolo di primo piano, proprio grazie ad essi la Cina sta uscendo dalla pandemia rinforzata e con una crescita economica positiva.

In base a questa premessa, sono almeno tre i punti che Hong Kong deve affrontare se vuole rientrare nella mappa dello sviluppo futuro della Madrepatria cinese.

Innanzitutto, Hong Kong deve condurre ulteriori ricerche sull’orientamento politico del Governo centrale, in particolare su progetti come la Nuova Via della Seta terrestre e marittima, l’Area della Grande Baia di Guangdong-Hong Kong-Macao, il Delta del fiume Yangtze e la regione di Pechino-Tianjin-Hebei. La HKSAR ha bisogno di studiare come sfruttare al meglio questi importanti progetti.

In secondo luogo, la città non può negare di aver compiuto progressi nei settori finanziario e dei servizi, nonché con le reti di controllo e le risorse commerciali. A livello mondiale, i fattori di produzione stanno subendo aggiustamenti e riorganizzazioni. In questo contesto, se Hong Kong può connettersi e coordinarsi meglio con la terraferma e migliorare il suo ruolo finanziario nella Greater Bay Area, la città acquisirà un rinnovato impulso allo sviluppo.

Terzo, Hong Kong deve continuare a essere l’intermediario tra la terraferma e l’Occidente.

La Cina ha recentemente annunciato che trasformerà Shenzhen in un’area modello. Sebbene Shenzhen sia cresciuta da un piccolo villaggio in una grande città, può ancora imparare molto da Hong Kong. La domanda è: come si possono allineare Hong Kong e Shenzhen mantenendo le loro caratteristiche? Come possono trarre il massimo dai vantaggi istituzionali con due sistemi diversi? Sono perciò attesi maggiori sforzi da Hong Kong, allo stesso tempo la Cina continentale dovrà fornire incoraggiamento attraverso l’attuazione di maggiori politiche di sostegno. Non è solo responsabilità del Governo centrale e del governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong, ma anche college, università, gruppi di esperti e residenti della città devono contribuire a tale sviluppo. Le istituzioni finanziarie locali, gli agenti e le camere di commercio dovranno assumere un ruolo più attivo nell’iniziativa Belt and Road. Essi dovranno anche aumentare il loro collegamento con la terraferma per mitigare i sentimenti negativi nella società locale e creare un ambiente favorevole alla cooperazione economica. Rimane quindi ancora una notevole mole di lavoro da fare5.

Il 25 novembre 2020, il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare quale sarà il ruolo dell’Isola all’interno del piano di sviluppo complessivo della Repubblica Popolare Cinese. Grazie all’importante sostegno del Governo centrale, il “Porto Profumato” dovrebbe sfruttare appieno le opportunità nella Greater Bay Area e integrarsi attivamente nel panorama dello sviluppo nazionale in modo da godere dei dividendi della forte crescita del Paese. I vari osservatori presenti al discorso della governatrice hanno rilevato come le autorità centrali sosterranno la graduale espansione della portata dei titoli idonei nell’ambito dei programmi stock connect, compresa l’inclusione di società biotecnologiche pre-profit quotate a Hong Kong e di azioni negoziate sul continente Sci-Tech Innovation Board, secondo l’indirizzo politico. Sarà inoltre accelerata l’implementazione dello schema di connessione transfrontaliera per la gestione patrimoniale. Tan Yueheng, presidente onorario permanente della Chinese Securities Association dell’Isola, ha affermato che le nuove politiche rafforzeranno lo sviluppo sostenibile dei mercati finanziari, daranno nuovo impulso all’economia di Hong Kong e cementeranno il suo ruolo come hub finanziario e centro di gestione patrimoniale.

L’ulteriore espansione dei programmi stock connect contribuirà a garantire la continua resilienza, vivacità e attrattiva dei mercati dei capitali di Hong Kong, ha affermato Laura Cha Shih May-lung, presidente di Hong Kong Exchange and Clearing Limited. Con le nuove misure per facilitare l’accesso reciproco ai mercati finanziari, i flussi di capitale tra la terraferma e Hong Kong saranno più fluidi, ha detto Cheng Shi, capo economista di ICBC International, aspettandosi più fondi globali nei mercati continentali. Con misure concrete per affrontare le difficoltà dei residenti di Hong Kong, il discorso della governatrice ha ricevuto una risposta positiva da analisti e personalità politiche.

Poiché le persone che soffrono a causa di un’economia danneggiata prima dai tumulti e poi dal Covid-19 attendevano indicazioni dalla conferenza stampa del capo esecutivo, Carrie Lam ha risposto alle preoccupazioni dell’opinione pubblica e ha proposto misure mirate, comprese le politiche a favore dell’occupazione. Il governo della Regione Autonoma prevede di effettuare investimenti infrastrutturali per oltre 100 miliardi di dollari di Hong Kong ogni anno e continuare a portare avanti il ​​Job Creation Scheme, in base al quale sono stati creati 10.000 posti di lavoro nei settori pubblico e privato, mentre si attendono di realizzare ulteriori 29.000 posti di lavoro. Le nuove misure sull’edilizia abitativa e sulla terra rappresentano una svolta nell’indirizzo politico e dovrebbero fornire una soluzione al problema abitativo radicato ad Hong Kong da diversi anni. Secondo l’indirizzo politico, il governo della HKSAR ha identificato 330 ettari di terreno necessari per soddisfare la domanda di circa 301.000 unità di edilizia residenziale pubblica nei prossimi 10 anni, mentre alle famiglie a basso reddito in attesa di alloggi pubblici in affitto sarà concesso un assegno in denaro.

Le misure hanno mostrato la determinazione del governo regionale a rilanciare l’economia e migliorare le condizioni di vita delle persone, ha commentato Chong Tai-leung, professore associato dell’Università cinese di Hong Kong6.

Con la pandemia che continua senza sosta e i viaggi internazionali ancora fortemente colpiti, l’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) riconfigurerà le sue fiere e conferenze del settore nella prima metà del 2021, come parte dei suoi sforzi per trovare modi di aiutare le aziende di Hong Kong a continuare a fare affari durante la pandemia.

E’ stato così fornito un primo quadro della situazione.

Fiere: l’HKTDC presenta un nuovissimo formato espositivo “digitale e fisico” per consolidare sette delle sue fiere all’HKTDC International Sourcing Show, che si terrà da marzo a luglio 2021. La fiera consolidata consentirà anche alle PMI di esplorare opportunità di business in una vasta gamma di settori su un’unica piattaforma.

Spettacoli pubblici: una nuova mostra pubblica, HKTDC Lifestyle ShoppingFest, sarà introdotta nell’aprile 2021 per aiutare le aziende di Hong Kong a entrare nel mercato al dettaglio. Inoltre, con la sicurezza del pubblico e degli espositori che rimane la massima priorità, è stata presa la decisione di riprogrammare l’HKTDC Food Expo e le fiere pubbliche simultanee alla seconda metà del 2021. L’HKTDC Education & Careers Expo, riprogrammato per decorrere dal 15 al 18 luglio 2021, si terrà ora in concomitanza con la HKTDC Hong Kong Book Fair e l’HKTDC Hong Kong Sports and Leisure Expo (dal 14 al 20 luglio 2021) presso il Centro congressi ed esposizioni di Hong Kong.

Eventi internazionali: una serie di eventi verrà migrata online per consentire alle aziende di superare le restrizioni legate alla pandemia e mantenere la città in contatto con leader e partner aziendali di tutto il mondo. Questi eventi includono l’Asian Licensing Conference e l’HKTDC Hong Kong International Licensing Show (in programma dall’11 al 15 gennaio 2021), l’Asian Financial Forum (18 e 19 gennaio 2021), l’HKTDC Hong Kong International Film & TV Market (FILMART, da 15 a 18 marzo 2021) e MarketingPulse (30 e 31 marzo 2021).

Per ridurre il rischio di diffusione del Covid-19 nella comunità locale e per allinearsi all’aumento del livello di risposta del governo, l’esecutivo di Hong Kong ha chiuso l’HKTDC SME Center fino a nuovo avviso; tuttavia, gli altri servizi di supporto dell’HKTDC per le PMI, compreso il programma T-box (Transformation Sandbox), continueranno come al solito7.

Hong Kong e l’Area della Grande Baia

Il progetto geoeconomico dell’Area della Grande Baia, lanciato nel 2018 dal Governo di Pechino per integrare maggiormente Hong Kong nell’orbita della Cina continentale, ha conosciuto una decisa accelerazione dopo l’inaugurazione del ponte di collegamento tra il “Porto profumato”, Zhuhai e Macao. Questa infrastruttura aveva immediatamente incrementato il numero di turisti interessati a visitare l’Isola e generato paradossalmente le proteste di quanti, all’interno di Hong Kong, intendevano rovinarne la pacifica atmosfera di convivenza. Il fallimento di movimenti come Occupy Central è dovuto proprio alla scarsa simpatia che i manifestanti, spesso violenti, hanno riscosso tra quella parte della popolazione che godeva dei frutti derivanti dal massiccio afflusso di turisti provenienti dalla Cina continentale.

L’implementazione del progetto dell’Area della Grande Baia è proceduta di pari passo con la concessione di permessi di soggiorno ai residenti di Hong Kong, Macao e Taiwan che intendono vivere e lavorare nella Cina continentale; ciò consente alle centinaia di migliaia di abitanti originari di queste tre regioni e che già lavorano nella Cina continentale di godere degli stessi benefici dei residenti in materia di istruzione, alloggi e trasporti. La Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong ha incoraggiato tali movimenti migratori e fornito sussidi ai suoi cittadini che intendono andare in pensione nella Cina continentale.

Il progetto della Greater Bay Area possiede un potenziale enorme di integrazione tra le diverse regioni in molti settori: dall’istruzione agli scambi culturali, dalla ricerca scientifica alla cooperazione economica fino appunto al turismo. Esso è attuato tramite un Comitato di coordinamento di alto livello, del quale fanno parte anche i capi degli esecutivi di Hong Kong e Macao ma che viene presieduto da un membro del Governo di Pechino8.

L’Area della Grande Baia allargata, comprendente cioè anche Macao e 9 città del Guangdong (Guangzhou, Shenzen, Zhuhai, Dongguan, Huizhou, Zhongshan, Foshan, Zhaoqing e Jiangmen) dovrebbe diventare un gigantesco agglomerato urbano in cui far fluire capitale umano, risorse e servizi; si prevede nel 2030 di raggiungere una produzione pari a 3,6 trilioni di dollari. Shenzen, in particolare, può trasformarsi in un’area pilota di dimostrazione del socialismo con caratteristiche cinesi, all’interno della quale promuovere l’internazionalizzazione dello yuan e la connessione finanziaria dell’intera Area, nel caso – ormai improbabile – che l’élite economica di Hong Kong si dimostri riottosa ad una maggiore integrazione.

Questo ambizioso piano ha attirato presto l’attenzione del resto del mondo.

Alcune emittenti televisive come la BBC, che definisce il piano della Greater Bay Area “ambizioso ma vago”, hanno notato la vastità del nuovo progetto cinese – volto a “stimolare l’economia” – e tuttavia si chiedono – evidentemente poco avvezzi a riconoscere le storiche errate previsioni dei media mainstream occidentali sulla Cina – se possa davvero raggiungere i suoi obiettivi. Altri, guardando alle industrie e alle finanze della regione, si chiedono se un giorno essa possa davvero competere con la Silicon Valley, l’altra Bay Area di livello mondiale.

Pur riconoscendo il potenziale dell’Area della Grande Baia, giornali come il Washington Post hanno sottolienato il tentativo di Pechino di integrare Hong Kong, poiché il progetto collega Hong Kong e la Cina continentale attraverso piani infrastrutturali e hanno criticato il “costante rollback delle libertà politiche”. Anche Chen Guanghan, professore dell’Istituto di ricerca sullo sviluppo del Guangdong, Hong Kong e Macao della Sun Yatsen University, ha commentato che “la visione della Greater Bay Area è molto più di un semplice ponte o di una ferrovia. Nessun Paese ha mai provato qualcosa di simile prima, unendo sistemi fiscali, doganali e legali diversi”.

In altre parole, la reazione della comunità internazionale occidentale verso la Greater Bay Area rimane incerta. La maggior parte di essa sta ancora aspettando per vedere se la Cina sarà davvero in grado di mettere a punto un piano economico così imponente e fondere le regioni in una sola entità.

In effetti, l’Area della Grande Baia ha i suoi vantaggi unici e le caratteristiche indispensabili per divenire un player economico-finanziario di livello mondiale, soprattutto considerando la sua popolazione e le sue dimensioni. Ad esempio, mentre la San Francisco Bay Area ha una popolazione di 7,8 milioni di abitanti, l’area metropolitana di New York City di 20 milioni e la Tokyo Bay Area di 44 milioni, la Greater Bay Area vanta una popolazione di 69,5 milioni. Inoltre, spicca anche la sua dimensione di 55mila chilometri quadrati rispetto ai 21mila kmq dell’area metropolitana di New York, ai 18mila kmq dell’area della Baia di San Francisco e ai 13,6mila kmq dell’area metropolitana di Tokyo. E mentre il PIL pro capite relativamente basso ha anche messo in luce le sue debolezze e la mancanza di efficienza economica se confrontate con le altre 3 aree, d’altra parte, l’attuale insufficienza allude anche all’enorme potenziale di crescita della regione9.

Ma il vero vantaggio della Greater Bay Area non sta nelle sue dimensioni o nei soli numeri. Dopo un’analisi dettagliata, si può facilmente rilevare che New York è davvero una regione finanziaria: ad esempio, 14 delle 22 prime 500 imprese mondiali in quest’area sono compagnie finanziarie e assicurative. D’altra parte, la San Francisco Bay Area si è guadagnata il nome di leader tecnologico grazie alla famosa Silicon Valley e agli enormi profitti che le sue società tecnologiche portano. C’è una certa diversità nella rappresentanza della Tokyo Bay Area, costituita da forti industrie manifatturiere che coprono settori come acciaio, prodotti chimici, semiconduttori, automobili, elettronica e così via. Ma a differenza dei suoi concorrenti che presentano tutti caratteristiche distinte, la Greater Bay Area ha raggiunto un raro equilibrio nello sviluppo della sua struttura industriale: 20 delle prime 500 aziende del mondo hanno sede lì e comprendono quasi tutti i principali settori del moderno sistema industriale, come automobili, elettrodomestici, immobiliare, Internet e finanza. In altre parole, la diversità dei settori industriali presenti nella Greater Bay Area le consente di competere in molteplici domini a livello mondiale. L’influenza finanziaria di Hong Kong può rivaleggiare con quella di New York, mentre le imprese tecnologiche e le società Internet di Shenzhen come Tencent, DJI, Huawei e ZTE possono lentamente diventare forti concorrenti dei membri della Silicon Valley. Anche l’industria automobilistica di Guangzhou e le aziende degli elettrodomestici di Zhuhai e Foshan stanno costringendo le loro controparti a Tokyo a spostarsi più a monte del settore. Ultimo ma non meno importante vantaggio, Macao offre i migliori servizi di turismo e gioco nell’emisfero orientale, non solo rispondendo perfettamente alle esigenze di intrattenimento all’interno dell’area, ma attirando anche flussi di capitali da tutta l’Asia orientale.

Indubbiamente, questo tipo di divisione del lavoro industriale aiuta a promuovere una profonda e frequente integrazione incrociata all’interno dell’Area della Baia, portando alla nascita di numerose nuove tecnologie e prodotti, che, in cambio, stabiliscono vantaggi unici nel coinvolgere le industrie emergenti in futuro, come intelligenza artificiale, produzione tecnologicamente innovativa e Internet delle cose.

Tuttavia, nonostante i suoi indubbi requisiti, anche la Greater Bay Area deve affrontare varie sfide.

Sebbene essa abbia raggiunto una competitività di livello mondiale, a questi livelli non può nascondere l’imbarazzo della mancanza di tecnologie di base, in particolare nell’area dei semiconduttori. Le sanzioni statunitensi contro la compagnia ZTE nel 2018 hanno quasi portato la principale società di telecomunicazioni cinese sull’orlo del collasso e messo in luce la debolezza della Cina nei semiconduttori e nei chip. Se la Cina non farà un passo avanti, la sopravvivenza dell’industria manifatturiera tecnologica nella Greater Bay Area, o nell’intero Paese, dipenderà dalle società straniere. Fortunatamente, gli sforzi in tal senso sono in corso e stanno dando i loro frutti. Si dice che i chip 5G progettati dalla società Hisilicon di Huawei siano capaci quanto i prodotti simili di Qualcomm. E in termini di produzione di chip, Guangzhou ha anche iniziato a costruire due stabilimenti e fonderie.

Inoltre, la Greater Bay Area dovrà contrastare la sfida delle barriere amministrative regionali. Nell’ambito geografico dell’Area della Baia, ogni città non può fare a meno di affrontare una forte concorrenza interna per ottenere maggiori capacità e vantaggi economici, che porteranno a un’allocazione inefficiente delle risorse. Venti anni fa, per collegare il Delta del fiume delle perle, Hong Kong, Shenzhen e la riva occidentale di Macao, la regione ha speso 20 miliardi di dollari e impiegato 10 anni per costruire il ponte che collega Hong Kong, Macao e Zhuhai, mentre la città di Shenzhen, densamente popolata ed economicamente competitiva, è stata esclusa. Ora è necessario costruire un ponte separato che colleghi Shenzhen alla sponda opposta, perchè a causa del suo impatto sui porti e sulle rotte marittime di Guangzhou, il progetto potrebbe subire ritardi senza fine. Nel complesso, la concorrenza interna in questa regione non cesserà mai e servirà un forte controllo del Governo centrale per attutirne gli effetti.

Ultimo punto ma non meno importante, proprio come ha scritto il Washington Post, la Greater Bay Area dovrà anche affrontare le notevoli differenze nei sistemi amministrativi e di valori tra Hong Kong, Macao e la Cina continentale. Anche se il piano di sviluppo dell’Area della Baia mira ad eliminare le differenze tra le due parti in una certa misura, le recenti proteste e manifestazioni a Hong Kong hanno chiaramente dimostrato che, indipendentemente dalla distanza geografica, il “Porto profumato” sembra più internazionale e occidentale che cinese, dimostrando difficoltà a integrarsi nella Repubblica Popolare. A breve termine, né Hong Kong né la Cina troveranno la chiave per risolvere questo dilemma ma serviranno diversi anni di lavoro ideologico-politico e di educazione patriottica per riallineare culturalmente il “Porto profumato” alla Madrepatria.

La pianificazione della Greater Bay Area lascia la speranza che la Cina acquisisca una posizione più elevata nella catena industriale internazionale. Se la RPC sarà in grado di superare le molte sfide che ancora esistono, tale progetto diventerà la chiave per la realizzazione di questa speranza.

Hong Kong e la Nuova Via della Seta terrestre e marittima

Durante il Forum dell’APEC che si è tenuto in Malesia lo scorso novembre, l’impegno del Governo di Pechino nei confronti dei Paesi che fanno parte della Belt and Road Initiative si è ulteriormente rafforzato, pur tenendo conto delle difficoltà legate alla pandemia che nel 2020 ne hanno rallentato gli investimenti10.

Jin Liqun, il presidente della Asian infrastructure investment bank (Aiib), la banca multilaterale di sviluppo grande alleata della strategia BRI, da tempo aveva sollevato la necessità di innalzare la qualità degli interventi. Commentando poi il varo del progetto di nuovo Piano quinquennale, Jin Liqun ha detto che l’unico ostacolo per la Cina è la gestione del debito locale; se Pechino riuscirà a gestire il problema, la ripresa sarà effettiva (la Cina in dieci anni ha finanziato Paesi in difficoltà come Argentina, Brasile, Ecuador, Angola, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Sud Africa e Zambia per un totale di 47 miliardi di dollari fino al 2025). Al tempo stesso il presidente ha ricordato che la Banca ha fatto tutto ciò che poteva per fronteggiare l’emergenza, ma che adesso deve vedersela con un quadro radicalmente diverso. In aprile, l’Aiib ha messo sul piatto 355 milioni di dollari di prestiti soltanto per contrastare il virus a Pechino e Chongqing; in totale, nella lotta alla pandemia ha stanziato 13 miliardi di dollari a sostegno dei governi, la metà dei quali già investiti. Anche l’ADB, l’Asian Development Bank basata a Manila, ha annunciato interventi per 20 miliardi11. L’Aiib, dal canto suo, ha annunciato la creazione di un nuovo dipartimento dedicato alle infrastrutture sociali, per il co-finanziamento di progetti nel settore della salute e dell’educazione.

Al 5° Belt and Road Forum, organizzato lo scorso dicembre on-line a causa della pandemia,hanno partecipato oltre 6mila persone, in rappresentanza di circa 80 Paesi e Regioni; vi erano presenti ovviamente anche il Governo della Regione amministrativa speciale (HKSAR) con l’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC). Vi sono stati firmati 20 progetti di investimento proposti da Paesi e regioni lungo la Nuova Via della Seta, concentrati su quattro aree: innovazione e tecnologia, trasporto e logistica, energia, risorse naturali, servizi pubblici e sviluppo urbano, con 12 Paesi e regioni coinvolte tra cui Indonesia, Thailandia, India, Arabia Saudita, Kenya, Austria, Francia e Regno Unito. I progetti di investimento includono, tra l’altro, il progetto Amata – Hong Kong Smart City in Thailandia; un progetto integrato su larga scala vicino alla nuova capitale proposta dall’Indonesia (e la presenza al vertice del presidente indonesiano Joko Widodo ha fornito un contributo importante) nel Kalimantan orientale; un nuovo collegamento ferroviario tra la Slovacchia orientale e Vienna; altri progetti relativi a questioni di attualità come la lotta al Covid-19 e le tecnologie verdi. Inoltre, sono stati organizzati 700 incontri di business matching per valutare idee, investitori e fornitori di servizi professionali, con oltre 250 aziende partecipanti12.

Carrie Lam, capo esecutivo della HKSAR, ha confermato l’impegno sulla BRI: “Finora, la Cina ha firmato oltre 200 documenti di cooperazione con 138 paesi e 31 organizzazioni internazionali. La BRI è sinonimo di collaborazione e partnership. Per Hong Kong, data la nostra posizione e i nostri crescenti legami economici con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico Asean, le zone di cooperazione economica e commerciale nella regione offriranno ampie opportunità alle imprese di Hong Kong e ai loro partner”.

Anche per il presidente dell’HKTDC, Peter Lam, “la cooperazione internazionale è più importante che mai mentre affrontiamo la sfida di una pandemia globale. Hong Kong è la piattaforma ideale per trasformare i progetti Belt & Road in valide opportunità commerciali, ed è stato qui nel 2016 che è stato concepito il Belt and Road Summit. Crescendo insieme alla Belt and Road Initiative, il vertice è ora il principale evento di affari internazionali per trovare partner, raccogliere fondi e conoscere nuovi sviluppi e opportunità di investimento sulla Belt and Road”.

“Si aprono interessanti prospettive”, ha sottolineato Gianluca Mirante, direttore HKTDC di Italia, Cipro, Grecia e Malta: “Il Belt&Road Summit di Hong Kong, quest’anno in versione virtuale, è stato un appuntamento particolarmente efficace nel difficile anno in corso per conoscere gli ultimi sviluppi sull’iniziativa B&R. In particolar modo, sulle prospettive a medio termine e al ruolo importante di HK nella Greater Bay Area e nell’accesso all’Asean”.

Per la prima volta al vertice hanno esposto in forma virtuale 30 aziende locali che rappresentano diversi settori tra cui banche e finanza, infrastrutture, servizi professionali, tecnologia e innovazione.

Paul Chan, financial secretary di Hong Kong, ha ammesso il rallentamento anche della BRI: “La pandemia – ha detto – ha rallentato o arrestato le attività economiche, ponendo sfide alla logistica e al flusso dei clienti. Diverse attività di cooperazione e progetti di sviluppo nell’ambito dell’iniziativa Belt and Road sono stati influenzati in varia misura”. Ma il panorama è rinvigorito dalle opportunità di investimento nelle rispettive economie, compreso il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), l’accordo di libero scambio regionale firmato a metà novembre.

I mercati derivanti dallo sviluppo della Greater Bay Area del Guangdong-Hong Kong-Macao e della Belt and Road Initiative stanno quindi fornendo preziose opportunità ai settori dell’innovazione e della tecnologia di Hong Kong, che può giocare un ruolo importante anche nella risoluzione delle controversie legali legate alla BRI.

L’’ufficio per il finanziamento delle infrastrutture dell’Autorità monetaria di Hong Kong (IFFO), il Consiglio per lo sviluppo dei servizi finanziari, l’Associazione delle banche di Hong Kong, l’Autorità assicurativa di Hong Kong e InvestHK, durante il 5° Vertice sulla BRI, hanno affrontato il tema della Global Investment Zone che mette in contatto investitori, proprietari di progetti e consulenti di investimento professionali di 12 Paesi e regioni, condividendo le ultime informazioni aziendali ed evidenziando le opportunità di investimento.

Anche per questo motivo Hong Kong dimostra di sapersi reinventare. Marco Marazzi, avvocato, a capo del China desk Italia di Baker&McKenzie ne conviene, con una precisazione: “Hong Kong continuerà a restare uno degli snodi importanti per la BRI. E’ il posto scelto da molte aziende cinesi in cui costituire le loro holding di investimenti esteri e il mercato finanziario ha una vitalità che non esiste altrove. Certo, con il refocusing della Belt and Road soprattutto sul Sud Est asiatico non va sottovalutato anche il ruolo crescente di Singapore. E’ Singapore, più che Shanghai, a fare vera concorrenza ad Hong Kong”13.

Hong Kong e il Regional Comprehensive Economic Partnership

La firma del patto commerciale di 15 membri, Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), è un momento di svolta non solo per i fautori del “secolo asiatico” post-statunitense, ma anche determinante nella storia della competizione economica USA-Cina, una lotta che ha certamente importanti implicazioni per il sistema politico ed economico globale. RCEP include tutti i membri dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) e Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. La presenza di queste grandi potenze economiche rende l’RCEP il più grande accordo di libero scambio che il mondo abbia mai avuto nella storia. Le 15 nazioni rappresentano un terzo della popolazione mondiale e il loro PIL complessivo è di ben 26,2 trilioni di dollari, più grande dell’accordo USA-Messico-Canada e dell’Unione Europea.

L’RCEP dovrebbe abolire i dazi sul 61% delle importazioni agricole nell’Asean, sul 56% di quelle in Cina e sul 49% in Corea del Sud. Ciò sarà cruciale per la ripresa economica post-covid, guidando la crescita del PIL della regione Asia-Pacifico del 2,1%, preannunciando chiaramente una nuova geografia del commercio, dell’economia e dell’offerta orientata a livello continentale, che riduce efficacemente le rivalità regionali spesso sfruttate dagli Stati Uniti a proprio vantaggio per mantenere la supremazia14. Esso prevede inoltre di stabilire regole comuni per il commercio elettronico e la proprietà intellettuale.

Hong Kong ha immediatamente manifestato tramite il suo segretario finanziario Paul Chan e la governatrice Carrie Lam l’intenzione di aderire al RCEP, in considerazione della sua importanza commerciale per lo stesso “Porto profumato”. Dopo che gli Stati Uniti hanno revocato lo statuto speciale nelle relazioni commerciali all’Isola, si è registrata una tendenza crescente per i produttori di Hong Kong ad estendere le loro catene di approvvigionamento dalla Cina nei Paesi dell’Asean15. Le aziende di Hong Kong che producono nella regione beneficeranno di tariffe più basse, regole e procedure semplificate e di un migliore accesso al mercato.

Secondo il Dipartimento per il censimento e le statistiche di Hong Kong, il commercio di merci di Hong Kong con i Paesi membri dell’RCEP è ammontato a 6000 miliardi di HK $ nel 2019, pari al 71,3% del totale. Per quanto riguarda le attività commerciali offshore (ovvero le transazioni condotte da società di Hong Kong senza che le merci passino per Hong Kong), Cina e Giappone sono tra i primi cinque mercati per le società di Hong Kong, che guadagnano più di 78 miliardi di HK $ all’anno dalle rispettive attività di merchanting e di merchandising.

Con l’RCEP, la circolazione delle merci nella regione diventerà più semplice e sarà facilitata l’estensione della catena di approvvigionamento regionale fuori dalla Cina, una tendenza in corso che stimolerà il commercio intra-industriale e intra-regionale, in particolare nel settore dell’elettronica. Come testimoniato dagli ultimi dieci anni, Hong Kong ha visto una forte crescita del commercio con l’Asean e la Cina durante l’ascesa dell’Asean come hub manifatturiero. Le azioni della Cina e dell’Asean nel commercio totale di Hong Kong sono aumentate dal 50,2% e 11,4% nel 2017 al 51,5% e al 12,8% nei primi dieci mesi del 2020. Durante il 2017-2019, il commercio di Hong Kong con l’Asean è cresciuto fortemente dell’8,2%, un tasso di crescita molto più rapido rispetto all’aumento del 3% nel commercio di Hong Kong con il mondo. La rapida espansione del commercio di Hong Kong con l’Asean è in gran parte dovuta ai semiconduttori, che hanno rappresentato il 51% del totale nei primi dieci mesi del 2020, rispetto al 43,4% nel 2017. Le società con sede a Hong Kong non beneficiano direttamente del RCEP nell’area della liberalizzazione dei servizi, ma il “Porto profumato” dispone già di accordi di libero scambio di alto livello con l’Asean, l’Australia e la Nuova Zelanda, oltre all’accordo di partenariato economico più stretto di Hong Kong e della terraferma (CEPA). Tuttavia, Hong Kong è molto interessata ad aderire al RCEP e, secondo quanto dichiarato dal suo governo, è pronta ad avviare i colloqui sull’adesione con i Paesi membri dell’accordo non appena il RCEP sarà pronto ad assumere nuovi partner16.

In conclusione, il RCEP promette di semplificare il commercio tra Hong Kong e praticamente l’intera regione Apec, raggruppando essenzialmente più accordi di libero scambio bilaterali in un quadro unificato. Le società commerciali e logistiche internazionali di Hong Kong, in particolare, potrebbero trovare nuove opportunità di crescita nell’area emergente di libero scambio. Secondo il Census and Statistics Department, Hong Kong ospita oltre 9.000 filiali internazionali a partire dal 2020. Queste includono circa 1.500 sedi aziendali regionali, molte delle quali non solo gestiscono le catene di approvvigionamento nella Cina continentale e nei vicini mercati dell’Asean, ma sovrintendono pure alle attività commerciali in Corea del Sud, Giappone e, in alcuni casi, anche in Australia e Nuova Zelanda. Pertanto, l’eliminazione delle barriere tariffarie tra questi mercati ridurrà i costi per molte aziende che operano in tutta la regione e aprirà la strada per integrare e rafforzare ulteriormente le catene di approvvigionamento regionali nel mondo post-Covid-19. Sebbene la RCEP impiegherà molti anni per svilupparsi al massimo del suo potenziale, l’accordo di libero scambio potrebbe aiutare a rafforzare la posizione strategica di Hong Kong come hub logistico, tecnologico e di approvvigionamento nel cuore geografico dell’Asia17.

NOTE AL TESTO

1 John Plassard, Mirabaud: Cina, 5 nuovi trend guidano la ripresa. E nel 2020 la crescita sarà positiva, “Il Sole 24 Ore”, Milano, 3 dicembre 2020.

2 The Next Normal. How companies and leaders can reset for growth beyond coronavirus, www.mckinsey.com.

3 John Plassard, op. cit.

4 Ibidem.

5 Wei Jianguo, Hong Kong’s economy has arrived at a crossroads, reliance on the mainland key, “Global Times”, 10 settembre 2019.

6 Hong Kong embraces greater development opportunities with new policy address unveiled, www.xinhuanet.com, 26 novembre 2020.

7 Informazioni disponibili su www.hktdc.com.

8 Lo Sonny Shiu-Hing, L’integrazione di Hong Kong e Macao serve ad annettere Taiwan, “Limes”, 4 dicembre 2018.

9 Dingding Chen e Tiffany Chen, Is the Greater Bay Area China’s Future?, “The Diplomat”, 31 luglio 2019.

10 Un totale di 126 paesi, inclusi i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, e 29 organizzazioni internazionali hanno firmato documenti di cooperazione con la Cina riguardanti l’iniziativa sulla Nuova Via della Seta che finora ha mosso 400 miliardi di progetti e scambi per 6 trilioni di dollari.

11 Rita Fatiguso, Cina, la spending review non risparmia i grandi progetti per la Via della Seta, “Il Sole 24 Ore”, 27 novembre 2020.

12 Rita Fatiguso, La Belt&Road riparte da Hong Kong con venti nuovi progetti di investimento, “Il Sole 24 Ore”, 2 dicembre 2020.

13 Ibidem. Situata a Chonburi, all’interno del corridoio economico orientale (CEE) della Thailandia, la città industriale di Amata City Chonburi, di 42 chilometri quadrati, è diventata una presenza economica di primo piano in Thailandia. Complessivamente, le aree industriali di Amata in Thailandia coprono insieme 80 chilometri quadrati e impiegano oltre 200.000 lavoratori, contribuendo con 40 miliardi di dollari all’anno al PIL thailandese (in base ai tassi di cambio correnti). Il 18 maggio 2020, il Consiglio per lo sviluppo commerciale di Hong Kong (KHTDC) ha firmato un memorandum d’intesa per promuovere gli investimenti cinesi ad Amata e nella regione del Mekong, un accordo che il 31 luglio 2020 è stato esteso al progetto Hong Kong Smart City. Cfr. beltandroadsummit.hk.

14 Salman Rafi Sheikh, “New Eastern Outlook”, 20 novembre 2020.

15 Gli interessi USA ad Hong Kong al momento del varo del provvedimento venivano stimati in 1300 società medio-grandi nordamericane presenti e in 82,5 trilioni di dollari americani in investimenti diretti nel “Porto profumato”. Cfr. Giancarlo Elia Valori, Hong Kong e la nuova sfida USA-Cina nel Pacifico, “Formiche”, 3 giugno 2020.

16 Wenda Ma, What the Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) Means for Business, research.htdc.com, 20 novembre 2020.

17 Hendrik Hillebrecht, RCEP – New Era for Trade in Asia, hongkong.ahk.de, 17 dicembre 2020. Ricordiamo che già oggi il Cyberport di Hong Kong è definito come “l’Hub ICT leader nella regione Asia-Pacifico”. Tra i suoi obiettivi: promuovere le start-up e gli imprenditori del settore ICT per promuovere i talenti locali; promuovere la collaborazione attraverso un migliore utilizzo delle risorse per creare opportunità di business; accelerare l’adozione delle ICT attraverso iniziative strategiche e partnership. Cfr. www.cyberport.hk.