Lun. Apr 19th, 2021

Hong Kong e l’Italia. Una cooperazione reciprocamente vantaggiosa

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di Stefano Vernole

Le aziende italiane ad Hong Kong

La percezione del Brand Italia ad Hong Kong è generalmente molto positiva, anche in virtù della presenza sul mercato di tutti i grandi marchi della moda e del design e alla crescente diffusione di prodotti eno-agroalimentari (favorita anche dai numerosi ristoranti, alcuni dei quali eccellenti, che propongono cucina italiana) e dei numerosi distributori/importatori. La comunità italiana (quasi 4.000 persone) è composta da imprenditori, manager, dirigenti e impiegati di aziende sia italiane che straniere, soprattutto nei settori trasporti, logistica e ristorazione. Ugualmente rilevante è la loro presenza nei settori legale, bancario e assicurativo, favorita dal costante supporto delle società di assicurazione al credito all’estero (CDP, Sace, Simest) e dai principali istituti finanziari tricolori impegnati nell’internazionalizzazione delle imprese.

Le oltre 400 aziende italiane o con interessi italiani presenti a Hong Kong costituiscono un insieme dinamico e diversificato che include: uffici di rappresentanza dei principali istituti bancari e delle assicurazioni, del settore moda/abbigliamento/lusso, della distribuzione e ristorazione, dell’industria (meccanica, ingegneristica, tessile, elettronica), della progettazione/architettura, della logistica, del settore legale, della consulenza finanziaria, fiscale e del settore infrastrutture/costruzioni. Riscuotono un notevole successo anche i prodotti di consumo, vino, cibi, e le auto sportive; il mercato interno è in effetti particolarmente ricettivo nei confronti degli articoli di lusso sia per la persona che per la casa, i quali rappresentano uno status symbol per il consumatore delle classi medio-alte di Hong Kong e della stessa Repubblica Popolare Cinese.

Numerosi altri connazionali sono impegnati nel settore retail, specificatamente rappresentato dai negozi mono-marca presenti nei centri commerciali, negli alberghi, in prestigiosi palazzi o nelle vie di grande traffico pedonale; se ne contano più di 150 di questo genere e i brand italiani come Altea, Valentino, Cavalli, Fendi, Miu Miu e Piquadro tra gli altri, intravedono ulteriori opportunità di espansione del settore, vista la possibilità di utilizzare la loro presenza sull’Isola come piattaforma per accedere alla Cina continentale e al delta del Fiume di Perle.

Hong Kong rappresenta un’opportunità soprattutto per quelle imprese italiane interessate all’acquisto di componentistica e prodotti semifiniti o che intendono creare rapporti di collaborazione produttiva con le imprese locali per la fornitura di licenze e brevetti industriali, o in generale per tutte le operazioni di marketing strategico finalizzate all’entrata nel mercato cinese. Dato il duplice ruolo nella costruzione di piattaforme produttive e nella intermediazione che le imprese di Hong Kong svolgono verso la Cina, la partnership o la joint venture con una di esse può comportare un valore aggiunto in termini di conoscenza delle specificità culturali e dell’articolazione del mercato, di offerta di capitali e organizzazione finanziaria, di supporto logistico, rete distributiva (sia per l’introduzione di nuovi prodotti che per dare risposte a specifiche richieste del mercato) e di tutela del marchio.

Oltre ai tradizionali settori portanti dell’economia di Hong Kong, quelli di nuovo interesse per gli investitori stranieri e nei quali sarebbe auspicabile una maggiore presenza delle nostre aziende sono le bio e nano tecnologie, le energie da fonti rinnovabili/ambiente, le costruzioni/materiali ecologici e le industrie creative.

Ogni anno più di 700 aziende italiane partecipano con proprio personale a fiere locali, circa 2.000 sono presenti con un agente o rappresentante in occasione di eventi commerciali, oltre 10.000 hanno rapporti di affari con partner di Hong Kong. Si registra una massiccia presenza soprattutto alle fiere internazionali annuali della gioielleria, del vino e dei superalcolici, dell’occhialeria, dei prodotti alimentari e della moda.

Nell’ultimo decennio, le importazioni e le esportazioni tra Italia ed Hong Kong sono costantemente cresciute; tra i Paesi dell’Unione Europea fornitori del Porto profumato, l’Italia si è a lungo collocata al secondo posto dopo la Germania, mentre è più o meno rimasta al quinto posto come Paese acquirente dopo la stessa Germania, il Regno Unito, l’Olanda e la Francia1.

Nel 2019 l’interscambio complessivo ha raggiunto gli oltre 1.100 miliardi di dollari americani, con un saldo negativo per l’Italia intorno ai 70 miliardi. L’Italia con una quota intorno al 1,4% è nel 2019 il 15° Paese fornitore del Porto profumato, mentre secondo i dati di Hong Kong Census and Trade, rispetto al 2018 l’import è cresciuto leggermente (+ 5,9%) passando da 7.336 milioni di euro a 7.776 milioni di euro. Stando alle cifre fornite dall’ISTAT, le esportazioni italiane verso Hong Kong nel 2019 hanno invece raggiunto i 5.756 milioni di euro (- 3,6% sul 2018). Principali voci del nostro export sono abbigliamento, articoli in pelle, gioielleria e orologeria, calzature, cosmetica e prodotti tessili; trainanti rimangono i settori legati all’abbigliamento/moda e al lusso, ove Hong Kong, piattaforma asiatica per le maison del nostro Paese, si conferma uno dei mercati di riferimento a livello mondiale.

Nella seconda metà del 2019, tuttavia, il comparto del lusso/moda è stato colpito duramente dal crollo dei flussi turistici dalla Cina e dal deterioramento della propensione ai consumi, in conseguenza delle gravi tensioni sociali innescate da alcuni facinorosi ad Hong Kong. Gli articoli di abbigliamento e in pelle (2,1 miliardi di euro) hanno infatti registrato un calo del 6,3%. Analogo andamento ha interessato il settore dell’orologeria (296 milioni: -18,8%), dei filati e dei prodotti tessili (283 milioni: -15%), del cuoio (185 milioni: -30,6%) e dell’ottica (94 milioni: -3,2%). La gioielleria, con 664 milioni di euro, ha al contrario replicato la performance dell’anno precedente, mentre significativi incrementi si sono registrati nel settore delle perle e pietre preziose (137 milioni: +98,5%) e dell’arredamento (96 milioni: +8,5%). Il comparto agro-alimentare, che nel suo complesso ha raggiunto i 213 milioni di euro (-1,5% rispetto al 2018), ha avuto un andamento altalenante. L’ottimo risultato delle preparazioni alimentari (26 milioni: +72,5%), della frutta, verdura e conserve (17 milioni: +14,3%) e dei prodotti lattiero-caseari (8 milioni: +11,5%) è riuscita a riequilibrare le perdite della cioccolata e del caffè (55 milioni: -4,2%), della carne e insaccati (35 milioni: -15,5%), del vino (29 milioni: -6,6%), dei cereali e relative preparazioni (25 milioni: -10,7%) e dell’olio (10 milioni: -8,5%). Infine, a fronte di valori sostanzialmente immutati nella chimica-farmaceutica (431 milioni) e di una significativa flessione nel settore delle macchine utensili (291 milioni: -13,3%), molto positivo è stato l’andamento delle apparecchiature elettriche (295 milioni: +23,2%), dei mezzi di trasporto (222 milioni: +26,4%) e degli apparecchi elettro-medicali (60 milioni: +17,3%).

Secondo lo Hong Kong Census and Statistics Department, l’Italia rimane il primo fornitore assoluto di cuoio e pelle, il secondo di articoli di abbigliamento, calzature, borse e articoli da viaggio, imbarcazioni e arredo-design (dietro alla Cina continentale), il terzo di prodotti tessili, filati e di occhiali, il quarto di apparecchi di illuminazione, il quinto di orologi, il sesto di oro e gioielli, il settimo di macchine e apparecchi industriali per uso generale, autoveicoli, materiale rotabile e prodotti di profumeria e l’ottavo di macchine e apparecchi specializzati per particolari industrie e di prodotti farmaceutici. Notevoli margini di miglioramento presenta un settore di punta del Made in Italy come l’agroalimentare, soprattutto a causa del sottodimensionamento del comparto dei vini rispetto alle potenzialità di questo mercato.

Hong Kong rappresenta oggi a livello mondiale il 17° mercato di destinazione dell’export italiano; almeno il 50% delle nostre esportazioni verso Hong Kong, è anche oggetto di riesportazione verso la Cina continentale.

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Gli accordi legislativi tra Italia e Hong Kong

Degli accordi tra Italia ed Hong Kong segnaliamo: l’IPPA (Investment Promotion and Protection Agreements) in vigore dal 1998, e soprattutto l’Accordo per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, in vigore dal 2016.

Dopo la ratifica definitiva di questo DTA (Double Taxation Agreement), Hong Kong ha cessato di figurare nella black list dei paradisi fiscali e ha consentito all’amministrazione fiscale italiana di ottenere le informazioni, anche di natura bancaria, sui contribuenti operativi nella Regione amministrativa speciale. Per ciò che attiene alla legittimazione soggettiva, all’interno della sfera giuridica coperta dal DTA figurano le persone fisiche e giuridiche residenti in uno e in entrambi i Paesi contraenti. Le imposte previste dall’ordinamento italiano prese in considerazione dall’Accordo sono IRPEF, IRAP e IRES. Per quanto riguarda Hong Kong invece, le imposte coperte sono profit tax, salary tax e property tax. In relazione alla definizione di residenza, sono stabiliti, in conformità con il Modello di Convenzione OCSE, i criteri per stabilire la residenza prevalente per le persone diverse dalle persone fisiche. In tal senso, la c.d. Tie Breaker Rule si uniforma al principio della sede di direzione effettiva, principio già in vigore e dunque familiare all’ordinamento italiano. L’articolo 5 disciplina ed enuclea il criterio di stabile organizzazione. Anche in questo caso il DTA risulta conforme al Modello di Convenzione OCSE. Si configura un limite temporale di sei mesi, oltrepassato il quale la stabile organizzazione di un cantiere – sia esso di costruzione, installazione o supervisione – assume rilevanza fiscale.

Gli utili maturati da un’impresa saranno dunque imponibili nel Paese contraente di residenza dell’impresa, salvo per la quota di reddito prodotta mediante una stabile organizzazione. La nazione contraente ha facoltà di imporre il prelievo fiscale se all’interno del suo territorio è localizzata la stabile organizzazione mediante la quale l’impresa realizza anche solo parte dei suoi utili. Anche la previsione in materia di società collegate è uniformata al Modello OCSE. L’articolo 9 disciplina le modalità di prelievo fiscale su utili realizzati da società controllate/controllanti con sede nei due Paesi. Al secondo paragrafo è previsto che eventuali aggiustamenti posti in essere da un’amministrazione fiscale a fronte di rettifiche effettuate nell’altra Parte contraente debbano essere effettuati nel rispetto della procedura amichevole prevista all’articolo 24 dell’Accordo. Tale articolo stabilisce che in caso di controversie sull’interpretazione e/o sull’applicazione dell’Accordo, si possa ricorrere all’utilizzo dell’Arbitrato, a condizione che le autorità di entrambe le Parti contraenti e la persona (giuridica o fisica) concordino, nella clausola arbitrale, di essere vincolate alla decisione della commissione arbitrale. In questo senso, l’Accordo è conforme a quanto disposto dall’art.110 c.7 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) in materia di procedure amichevoli.

Di estremo interesse risulta l’analisi di alcune fattispecie reddituali cross‐border coperte dall’Accordo agli articoli 10, 11 e 12 in particolare, con riferimento ai c.d. passive income (dividendi, interessi e royalties). Il DTA prevede che i dividendi siano imponibili anche alla fonte, ma limitatamente ad un’aliquota che non può eccedere il 10% del loro ammontare lordo (art.10). L’aliquota sui dividendi vede dunque una riduzione di dieci punti percentuali rispetto a quella prevista prima dell’accordo. Con riferimento agli interessi, l’aliquota di ritenuta nella Parte contraente della fonte scende al 12,5%, rispetto a quella precedente che si attestava al 20% (art. 11). Inoltre, i redditi da interesse saranno esentati da prelievo fiscale nella Parte contraente della fonte, quando il debitore sia il Governo o un Ente pubblico di una Parte contraente. Quest’ultima disposizione è senza dubbio volta a favorire l’acquisto di bond governativi, soprattutto con riferimento ai titoli emessi dallo Stato italiano. Infine, in materia di royalties, è prevista un’aliquota massima di ritenuta nella Parte contraente della fonte, del 15%, di molto inferiore a quella prevista in precedenza senza accordo che era invece del 22,5% (art. 12). Vale comunque per tutti il principio generale della definitiva tassazione nella Parte contraente di residenza del percipiente.

E’ evidente alla luce di queste modifiche alle aliquote di ritenuta, il rilevante beneficio del quale le società residenti ad Hong Kong possono usufruire. L’art. 13 enuclea le modalità di imposizione fiscale sui capital gain, prevedendo cinque fattispecie: le plusvalenze relative a redditi immobiliari (questi ultimi disciplinati all’articolo 6 dell’accordo) sono tassate nella Parte contraente in cui sono situati gli immobili; le plusvalenze relative all’alienazione di beni mobili appartenenti alla “base fissa” o alla stabile organizzazione vengono tassate nella Parte contraente in cui queste ultime sono situate; le plusvalenze generate da alienazione di aeromobili o imbarcazioni, ovvero a beni mobili correlati alla gestione di tali veicoli quando utilizzati in traffico internazionale, sono tassate, con principio di esclusività impositiva, nella Parte contraente di residenza della società/impresa alienante; le plusvalenze generate dall’alienazione dei titoli azionari di una società, laddove il valore intrinseco di tali titoli è dovuto in misura maggiore al 50% a beni immobili in portafoglio alla società, sono tassate nella Parte contraente in cui tali beni immobili sono situati; le plusvalenze generate da eventi che non rientrano nelle fattispecie sopramenzionate, vengono tassate, con principio di esclusività impositiva, nella Parte contraente di residenza dell’alienante.

L’art. 14, disciplina l’imposizione sui redditi derivanti dall’esercizio della libera professione, o comunque dall’esercizio di altre attività a carattere indipendente. Il principio generale in tal senso è quello dell’imposizione esclusiva nella Parte contraente di residenza. Nel caso in cui il professionista risieda nell’altra Parte contraente per un periodo che cumulativamente ammonti a più di 183 giorni, all’interno di un periodo di 12 mesi, o qualora in tale Parte il professionista disponga di una “base fissa”, viene prevista la tassazione concorrente. L’art. 22 disciplina i metodi per evitare le doppie imposizioni.

Di rilievo la novità costituita dall’utilizzo del modello dell’ordinary credit combinato con il metodo dell’exemption with progression. Con una tale struttura, la Parte contraente ove il soggetto è fiscalmente residente effettua il prelievo sui redditi prodotti nell’altra Parte contraente, e successivamente riconosce la detraibilità delle imposte pagate in quest’ultima. Peraltro, nell’accordo viene utilizzato, come detto, il metodo dell’ordinary credit, che non consente detraibilità integrale, e dunque limita la doppia imposizione a quella parte di imposte che, in base alla normativa fiscale della Parte contraente, sarebbe stata applicata a un determinato reddito.

In altre parole, con tale sistema, “l’ammontare del credito relativo all’imposta estera è limitato alla quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito imponibili in Hong Kong nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo”.

Come previsto all’art. 25, uno degli aspetti tecnici fondamentali dell’Accordo riguarda appunto le disposizioni in tema di scambio di informazioni: l’intesa raggiunta a tale riguardo rispetta sostanzialmente i più recenti standard dell’OCSE, compreso il superamento del segreto bancario, perciò consente ad Hong Kong di uscire dalla “lista nera” dei Paesi considerati paradiso fiscale per il fisco italiano. L’uscita di Hong Kong da tale lista, comporta notevoli conseguenze in relazione ad alcune fattispecie previste dall’ordinamento giuridico italiano, che non trovano più applicazione. In particolare non sono più applicabili: l’indeducibilità dei costi sostenuti nei confronti di imprese residenti in Paesi a regime fiscale privilegiato (vedi art. 23 dell’Accordo); la disciplina sulla tassazione per trasparenza dei redditi realizzati dalle controllate, residenti in Paesi ricompresi nella black list; la disciplina sulla tassazione integrale dei dividendi generati dalle società infragruppo. L’Accordo inoltre, prevede al suo interno una serie di clausole che costituiscono i necessari presupposti giuridici per consentire un effettivo scambio di informazioni finalizzato alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale.

Un Protocollo aggiuntivo avente funzione interpretativa ed integrativa completa il DTA2; ad esso è seguito nel 2018 l’Accordo sullo scambio automatico di informazioni finanziarie. Una volta entrato in vigore, esso permetterà alle autorità fiscali italiane di venire a conoscenza delle attività finanziarie detenute a Hong Kong da persone fisiche fiscalmente residenti nel nostro Paese, in quanto tali dati verranno raccolti direttamente dalle banche locali e trasmessi all’Inland Revenue Department, che li scambierà con l’Agenzia delle Entrate in Italia in formato elettronico.

L’auspicio delle Autorità cinesi è che, alla fine della pandemia, gli interessi commerciali e turistici legali alla Greater Bay Area da parte delle aziende di tutte le parti del mondo, comprese quelle italiane, ricomincino a crescere. In questo contesto, risulterà fisiologico un aumento delle controversie commerciali, anche in sede giudiziale, tra soggetti cinesi e stranieri. La legislazione di Pechino prevede un principio di reciprocità che garantisce alle imprese italiane di poter far valere giudizialmente i propri diritti contrattuali dinnanzi ai tribunali cinesi. Un’azienda italiana può attivare una causa in Cina in modo autonomo, avvalendosi di avvocati qualificati a comparire innanzi ai tribunali cinesi. Documenti ed altri elementi di prova formatisi al di fuori del territorio della Repubblica Popolare possono essere validamente utilizzati come prova innanzi ai tribunali cinesi, a condizione che se ne fornisca una copia autenticata da un notaio italiano.

Le difficoltà dovute alle tensioni sociali e al Covid-19

Secondo il rapporto dell’ICE 2020, Hong Kong viene da un difficile 2019 nel quale il PIL reale ha accusato un calo dell’1,2% su base annua, principalmente in ragione delle manifestazioni scoppiate a giugno 2019 nell’Isola.

A tutto ciò si è aggiunto a partire da gennaio 2020 l’emergenza Coronavirus; all’inizio dell’anno l’agenzia USA Moody’s ha tagliato il rating di Hong Kong da Aa2 ad Aa3, modificando tuttavia l’outlook da negativo a stabile. La decisione prende atto della perdurante instabilità legata alle proteste e della temporanea debolezza delle istituzioni locali nel fronteggiare la crisi.

Le difficoltà dovute al Covid-19 hanno avuto significative ripercussioni sull’economia di Hong Kong, a partire dal comparto turistico e dall’indotto, già pesantemente condizionati dal crollo dei flussi turistici dalla Cina a causa della crisi politica. A febbraio è stata presentata la Legge di Bilancio 2020-2021 davanti al Consiglio Legislativo; la manovra, moderatamente espansiva, contiene diverse misure intese a sostenere l’economia colpita dalla crisi sanitaria, tra le quali un Fondo straordinario da HK$30 miliardi per combattere l’epidemia da Covid-19 e per sostenere i settori economici maggiormente colpiti dalla pandemia.

Ad aprile 2020 il governo di Hong Kong ha approvato una manovra straordinaria da HK$137,5 miliardi per sostenere l’economia, gravemente danneggiata dall’epidemia di Covid-19, che include misure a favore delle imprese e degli individui così come strumenti a tutela dell’occupazione.

Sempre ad aprile, un’altra agenzia USA, Fitch, ha tagliato il rating di Hong Kong da AA ad AA-, con outlook stabile; la decisione prende atto delle criticità legate alla crisi politica e sanitaria e della crescente integrazione con la Cina, che ne determina un allineamento dei ratings.

La crisi globale causata dall’emergenza coronavirus ha provocato, nel primo trimestre del 2020, un calo del PIL reale dell’8,9% su base annua. Si tratta del peggior dato mai registrato dall’economia dell’Isola, che sconta il suo elevato grado di apertura verso l’estero e, quindi, la sua forte esposizione alle fluttuazioni internazionali. La chiusura delle frontiere per contrastare la pandemia, in particolare, ha determinato il quasi completo azzeramento dei flussi turistici dalla Cina continentale e dall’estero, che ha messo alle corde l’intero indotto (accoglienza, ristorazione, retail, servizi di trasporto), cui si è aggiunto un marcato deterioramento della propensione ai consumi, con un calo della domanda privata del 10,2%. La situazione di diffusa incertezza ha altresì contribuito a deprimere la propensione all’investimento delle aziende, che si è riflesso, in particolare, nella caduta degli investimenti fissi lordi (-13,9%).

La difficile congiuntura internazionale ha continuato inoltre a pesare sull’interscambio con l’estero. L’export di beni è calato del 9,7% su base annua, analogo andamento ha contrassegnato l’import, diminuito del 10,9%. Ancora più marcato è stato il peggioramento della performance dell’export nel settore dei servizi (-37,8%), a fronte di un calo dell’import del 25,4%, principalmente a causa del crollo del settore turistico. La crisi si è riflessa negativamente anche sul tasso di disoccupazione, salito al 6,2%, il dato peggiore degli ultimi 15 anni.

Secondo dati governativi, la crisi globale causata dall’emergenza coronavirus ha provocato perciò nel secondo trimestre 2020 un calo del PIL reale del 9% su base annua, confermando il trend negativo del primo trimestre. Al contrario, la produzione netta nel settore dell’informazione e delle comunicazioni è aumentata dello 0,6%, in termini reali, nel secondo trimestre del 2020 rispetto all’anno precedente, mentre la produzione netta nel settore finanziario e assicurativo nello stesso periodo è cresciuta del 2,8%.

Il 28 settembre 2020 la Commissione Finanze del Consiglio Legislativo ha approvato un piano di stimoli pari a HK$24 miliardi per combattere l’epidemia da Covid-19, sostenere la collettività e le imprese nel protrarsi della difficile congiuntura economica causata dall’emergenza sanitaria. Il piano integra il Fondo straordinario da HK$30 miliardi approvato il 21 febbraio, il piano di stimoli da HK$137,5 miliardi approvato il 18 aprile e le misure contenute nella Legge di Bilancio 2020-2021.

I primi effetti negativi della crisi sono ovviamente avvertiti anche dalle centinaia di aziende italiane attive su questo mercato. A risentirne è, innanzitutto, il comparto della moda e del lusso, che da solo rappresenta circa il 40% delle esportazioni italiane verso Hong Kong. Molte imprese nel 2019 lamentavano una diminuzione del volume di affari nei propri punti vendita, oltre che problemi alle forniture e agli approvvigionamenti derivanti dalle dimostrazioni violente tenutesi in varie parti della città. Se la crisi politica in atto ha avuto un evidente impatto sulle aziende italiane il cui giro di affari è legato direttamente o indirettamente al turismo dalla Cina continentale3, essa ha prodotto riflessi negativi più contenuti su comparti come logistica (ove le nostre compagnie lamentano più che altro la situazione d’incertezza legata alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti), costruzioni, finanza e servizi professionali. Allo stesso tempo, non si registrano rinunce o cancellazioni significative da parte di espositori italiani alle tante fiere in programma fino alla fine del 2020, malgrado il possibile calo nell’affluenza da parte dei visitatori.

Nonostante la perdurante crisi sanitaria e le divergenze nei rapporti internazionali tra Stati Uniti e Cina, per le aziende italiane rimane alto l’interesse commerciale per la “Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area”; di fatto una regione perno per le politiche cinesi legate al progetto One Belt One Road nella zona del Guangzhou, di Shenzhen e delle città che gravitano attorno a quella che è diventata un’enorme area metropolitana, che attira un numero elevato di investimenti e persone anche dall’estero. Secondo le statistiche del governo del Guangdong, ad aprile 2020 venivano registrati ben 117.000 stranieri residenti nella regione, mentre nel 2019 più di 7 milioni di stranieri erano transitati dal porto di Guangdong.

Hong Kong è la capitale fieristica dell’intera Asia ed il luogo prediletto per i compratori ed espositori a forte vocazione internazionale, provenienti dalla Cina continentale. Le fiere di Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) sono appuntamenti di primaria importanza per le società interessate a: acquistare le ultimissime linee di prodotti a prezzi competitivi; vendere i propri prodotti a compratori cinesi, del sud-est asiatico e di ogni parte del mondo; identificare partner commerciali per la fornitura di prodotti; interagire con un mercato dinamico cogliendo le ultime tendenze e strategie di ogni settore.

HKTDC organizza più di 30 fiere internazionali all’anno, molte delle quali sono le più importanti in Asia nei rispettivi settori industriali e alcune delle più importanti al mondo.

Nel momento di difficoltà dovuto alla pandemia, grazie al fondo speciale assegnato dal Governo di Hong Kong a HKTDC, tutti coloro che decideranno di partecipare a fiere o conferenze organizzate dall’ente, potranno usufruire di una sovvenzione del 50% sul costo totale di iscrizione, per un limite massimo di 10.000 dollari di Hong Kong. La copertura si applica a tutti i partecipanti, anche stranieri, a partire da luglio 2020 per la durata di un anno. HKTDC ha modificato il calendario di fiere e conferenze, con l’obiettivo di continuare a creare opportunità commerciali; inoltre il governo di Hong Kong ha inaugurato una serie di iniziative digitali, tra cui webinar ed esposizioni virtuali, per supportare tutti i settori industriali. Tra esse ricordiamo: Spring Virtual Expo, in corso per tutto il mese di aprile, ha ospitato circa 130.000 fornitori con prodotti che coprono circa 33 categorie, è uno spazio aperto ai buyer internazionali che possono effettuare acquisti con un semplice click; il webinar “Fiere e opportunità per le aziende orafe italiane”, organizzato lo scorso 20 maggio da HKTDC, Italian Exhibition Group (IEG) e Camera di Commercio di Arezzo – Siena con la collaborazione della Consulta Orafa di Arezzo e dello Studio Cappietti & Partners; ai fornitori internazionali interessati a partecipare alla Summer Sourcing Week (25 – 28 luglio 2020), HKTDC ha messo a disposizione dei pacchetti promozionali del valore di 10.000 dollari di Hong Kong.

Nel mese di novembre e dicembre 2020 si è svolta la seconda edizione di “Italia mia”, il Festival dell’arte, della cultura e del Made in Italy ad Hong Kong e Macao; nello stesso periodo (30 novembre – 1 dicembre) si è tenuta invece l’Hong Kong Belt and Road Summit 2020, la piattaforma di dialogo avente l’obiettivo di analizzare stato e prospettive della Nuova Via della Seta e di favorire la realizzazione di progetti congiunti.

Un altro aspetto rilevante emerso in questo difficile periodo è il fatto che la pandemia ha cambiato il modello di approvvigionamento di molte aziende e accelerato la trasformazione della catena di approvvigionamento globale. L’innovazione si pone del resto al centro della politica di sviluppo economico dell’Isola e le stime dell’Amministrazione sulla crescita delle start-up confermano, in particolare, l’elevato potenziale di questo settore, anche in un’ottica di cooperazione bilaterale con l’Italia. Alla luce di queste considerazioni nel 2017 è stato lanciato StartIT.asia, programma avente l’obiettivo di sfruttare la piattaforma di Hong Kong per favorire il processo di espansione in Asia di start-up del nostro Paese con un elevato potenziale di crescita e alta innovazione. Analoghe riflessioni hanno portato alla nascita del Greater Bay Area Innovation Road, iniziativa rivolta alle imprese italiane desiderose di stringere nuove collaborazioni industriali e tecnologiche in una delle aree più dinamiche e innovative della Cina e del mondo.

Attualmente le aziende di Hong Kong stanno adeguando le loro strategie di business per far fronte alla nuova normalità, passando sempre più al digitale per espandere i loro canali di distribuzione “in rete” (69%), conducendo marketing online (56%) per sviluppare nuovi mercati aziendali (57%) e accelerando l’applicazione della tecnologia nella loro attività (47%).

Le attività commerciali sono aumentate nel terzo trimestre del 2020, segno evidente della ritrovata stabilità di Hong Kong (grazie anche alla Legge di sicurezza nazionale), con un rimbalzo delle esportazioni totali dell’Isola. Sebbene al momento non sia possibile organizzare fiere commerciali in presenza, le imprese locali sono state invitate a sfruttare proprio le piattaforme e i servizi digitali dell’HKTDC per attingere a vari mercati, in particolare le economie che hanno firmato accordi di libero scambio con la città come la Cina continentale e l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN). La Repubblica Popolare Cinese è probabilmente l’unica economia al mondo che vedrà una crescita positiva del PIL (prodotto interno lordo) nel 2020 grazie al suo modello di sviluppo “a doppia circolazione”, con un’enfasi sull’economia interna che stimolerà la crescita dei consumi. In qualità di importante polo fieristico in Asia, Hong Kong può svolgere un ruolo fondamentale nell’attrarre più marchi e prodotti locali e internazionali sul mercato della Cina continentale.

Come risposta a questi nuovi sviluppi, l’HKTDC ha recentemente lanciato la piattaforma aggiornata hktdc.com Sourcing; gli utenti italiani vi troveranno un design rinnovato e nuove funzionalità che offrono un’esperienza di approvvigionamento intelligente migliore e più personalizzata, sempre e ovunque. Sono state anche impiegate nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI) e l’apprendimento automatico per aumentare l’efficienza attraverso la quale mettere in contatto gli acquirenti con i fornitori e migliorare l’esperienza utente complessiva. In pratica, hktdc.com Sourcing è una piattaforma di facile utilizzo che consente alle attività commerciali locali di personalizzare le pagine dei negozi online e caricare ricchi contenuti, video e immagini. La piattaforma utilizza la tecnologia di riconoscimento delle foto per fornire rapidamente suggerimenti di parole chiave per i prodotti pertinenti, consentendo agli acquirenti target di trovare più facilmente i prodotti giusti. I fornitori possono anche esaminare i dati sulle prestazioni delle pagine dal pannello di controllo (dashboard) in qualsiasi momento, contribuendo a migliorare la gestione della catena di fornitura e semplificando la valutazione dell’efficacia del marketing.

La nuova piattaforma registra quindi le preferenze degli acquirenti e consiglia loro nuovi prodotti pertinenti. Le aziende locali hanno anche la possibilità di acquistare amplificatori (booster) di promozione in base alle loro esigenze aziendali e alle strategie di promozione. Ciò offre la flessibilità di accrescere la loro visibilità sulle pagine della piattaforma di approvvigionamento hktdc.com e di aumentarne la portata a potenziali partner commerciali.

Inoltre, la pagina dei contenuti di NewsBites introduce le ultime tendenze di approvvigionamento e prodotti popolari, inviando notifiche tramite canali di social media come Facebook, Instagram e Twitter per incoraggiare più potenziali acquirenti di tutto il mondo a visitare i negozi online dei fornitori su questa piattaforma.

Gli espositori possono promuovere marchi e prodotti attraverso presentazioni uniche presso i nuovi stand virtuali 3D; uno di questi è stato introdotto tramite l’app web ASWO per consentire agli espositori di mostrare i loro prodotti e promuovere i loro marchi in modo più attraente ed efficace. Acquirenti ed espositori possono concludere accordi attraverso la piattaforma di corrispondenza aziendale dell’HKTDC, Click2Match, che utilizza le tecnologie di intelligenza artificiale per condurre la corrispondenza automatica tra potenziali partner commerciali. La piattaforma aiuta anche i partecipanti a programmare riunioni, videoconferenze, a chattare in tempo reale e scambiare biglietti da visita elettronici. Inoltre, l’HKTDC ha mobilitato la sua rete di 50 uffici in tutto il mondo per invitare acquirenti internazionali di qualità, organizzando incontri di business matching online in base alle loro esigenze di approvvigionamento ed aumentando le possibilità di collaborazione commerciale.

Il governo dell’Isola si aspetta che l’HKTDC possa riprendere la sua tradizionale attività nel marzo 2021 al massimo, raggiungendo un accordo con più Paesi per stabilire “bolle di viaggio” e promuovere viaggi di lavoro transfrontalieri, rendendo possibile tenere le fiere internazionali fisiche a Hong Kong e continuando a creare opportunità di business per i commercianti locali4.

La collaborazione istituzionale e regionale tra Italia e Hong Kong

Il sistema istituzionale dell’Italia ad Hong Kong è composto dal Consolato Generale e dall’Istituto Italiano di Cultura, dall’Ufficio Agenzia-ICE, dalla Camera di Commercio, dalla SACE, dal Comitato della “Dante Alighieri”, dalla Scuola Italiana “Alessandro Manzoni”, dall’Associazione “Donne Italiane”. Nonostante un primo nucleo (ad eccezione dei religiosi, giunti a partire dal 1857) sia arrivato già precedentemente alla Seconda Guerra Mondiale, il grosso della collettività italiana si è insediato a partire dagli anni ’70 e ’80.

Alcune regioni italiane hanno intrapreso progetti e collaborazioni specifici con Hong Kong, al fine di generare sinergie economiche reciprocamente vantaggiose.

L’Emilia-Romagna ha avviato nel 2018 un percorso per la creazione di un hub per le imprese emiliano-romagnole, in particolare della filiera agro-industriale, all’interno del Parco tecnologico e scientifico di Honk Kong. L’obiettivo è quello di realizzare le condizioni ottimali affinché il sistema economico produttivo dell’Emilia-Romagna possa avere un più facile accesso al mercato cinese. A questo proposito sono stati realizzati alcuni incontri tra Regione, imprese, università, associazioni di categoria, centri di ricerca e istituti di credito con i rappresentanti di InvestHK, il dipartimento governativo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSar) per l’attrazione di investimenti. Il vice-direttore generale di InvestHK, Jimmy Chiang, accompagnato dal rappresentante per l’Italia Stefano De Paoli, ha approfondito le possibilità di investimento che da Hong Kong vanno verso il mercato cinese, in particolare nel settore agro-industriale. Opportunità e strategie sono state illustrate anche da Ruben Sacerdoti, del servizio regionale attrattività e internazionalizzazione, Claudia Laricchia, di Future Food Institute e Antonio D’Angiò, di Unicredit.

Il ruolo crescente, sostenuto da Pechino, di Hong Kong come hub per le relazioni tra ricerca e impresa e in particolare la posizione strategica del HKstp (Hong Kong science & technology park), favoriscono l’insediamento di soggetti stranieri in grado di incrementare l’internazionalità dell’arcipelago verso il business con il continente cinese. La Regione Emilia Romagna ha rapporti consolidati con la Cina e in particolare con la Great Bay Area del Pearl River Delta, cioè la Provincia del Guangdong, Macao e Hong Kong, relazioni che si sono ulteriormente rafforzate grazie alla missione di sistema economico imprenditoriale realizzata negli scorsi anni.

Tra i settori di maggior interesse per il mercato cinese c’è la food innovation e le implicazioni che le nuove tecnologie hanno in termini di sicurezza alimentare, produttività e corretta alimentazione. Innovazione in primis ma anche trasferimento tecnologico nella lavorazione del cibo, catena del freddo, meccanica agricola e logistica alimentare, tutti settori in cui le imprese del sistema Emilia-Romagna sono leader a livello internazionale. Le opportunità costituite da un hub di riferimento a Hong Kong permetterebbero di sviluppare le proprie attività sfruttando i servizi offerti da Hong Kong science & technology park e coprendo parzialmente i costi con le concessioni garantite dal governo della città. Si potrebbero gestire progetti realizzati dai cluster nazionali e regionali dell’agroalimentare, dalle imprese e dalle università italiane con quelle locali. L’hub potrebbe essere la possibile sede operativa del Food innovation program, la sede di gestione del Italy China food safety academy (Icfsa) da costituire in raccordo con quella di Parma ed Efsa, dove formare personale delle istituzioni e imprese cinesi. Qui potrebbero crescere un centro di trasferimento tecnologico verso la Cina (con showroom permanente delle tecnologie per il cibo italiane attraverso la creazione di una piattaforma con impianti pilota); un incubatore di startups italo-cinesi sotto l’egida di grandi imprese; un centro di promozione del Made in Italy (sede dell’organizzazione di eventi annuali quali la “Settimana della cucina italiana nel mondo”, “Bellissima Italia”, nonché eventi di Fico). Potrebbe esserci spazio anche per una sede operativa delle fiere italiane del settore per il mercato cinese e asiatico (Parma, Rimini e Bologna), per un centro di attrazione per investimenti diretti da Hong Kong e dalla Cina, fino ad un ufficio per lo sviluppo della cooperazione con le Province partner del Guangdong, Zhejiang e Shandong e un ufficio condiviso per le imprese. Dopo aver partecipato con le proprie aziende e l’Enoteca regionale all’Hong Kong International Wine & Spirits, che si è tenuto dall’8 al 10 novembre 2018, allo scopo di promuovere e valorizzare la sua variegata produzione enologica, l’Emilia Romagna ha stimato un valore delle esportazioni verso il Dragone pari a 1,9 miliardi di euro nel 2018, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente (la Cina si è così classificata sesta tra le destinazioni più rilevanti per i beni regionali, seconda dopo gli Stati Uniti tra i Paesi non europei).

Secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, Promos ed Istat, nel 2018 gli scambi tra la Regione Lombardia e la Repubblica Popolare Cinese ammontavano a 17,6 miliardi di euro, cioè il 40% del totale italiano che è di 44 miliardi, con un aumento annuo del 10,9%. L’import valeva 13 miliardi, con una crescita annuale del 10,5%, l’export invece ammontava a 4,4 miliardi di euro con una crescita annuale del 12,2%. Stando alla Fondazione Italia-Cina, nel medesimo anno di riferimento, circa 450 imprese a capitale italiano erano presenti ad Hong Kong; esse contavano circa 8 mila addetti per un giro d’affari di oltre 2,3 miliardi di euro. Circa 300 erano invece i gruppi cinesi presenti in Italia, di cui 216 della Repubblica Popolare e 84 con sede principale a Hong Kong; tra le regioni spicca appunto la Lombardia, che ospita 214 imprese a capitale cinese, pari al 41,6% del totale; seguono il Lazio con 71 imprese, l’Emilia-Romagna con 46, il Piemonte con 40 e il Veneto con 36. La Lombardia guida anche la graduatoria relativa al numero di dipendenti (8.357, pari al 32,1% del totale), seguita da Emilia-Romagna (3.846), Piemonte (3.801), Veneto (3.094) e Liguria (2.932); queste cinque regioni pesano da sole per quasi l’85% del totale italiano.

Anche la Regione Veneto e la Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong hanno dato avvio ad un ampio programma di collaborazione e sviluppo dei rapporti economici, commerciali e culturali. Lo strumento è stato un Memorandum d’Intesa che è stato siglato nell’agosto 2010 a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, dal Presidente Luca Zaia e dalla rappresentante Speciale per gli affari economici e commerciali di Hong Kong presso l’Unione Europea, Mary Chow. Erano presenti anche il Console Generale d’Italia a Hong Kong Alessandra Schiavo ed una numerosa delegazione economica della regione asiatica. Questo Memorandum prevede che la Regione Veneto e quella di Hong Kong favoriscano attività di promozione di investimenti reciproci, forniscano connessioni tra imprese ed investitori interessati ed il trasferimento di informazioni accessibili e utili per una maggiore presenza di proprie imprese nei reciproci mercati. In particolare, l’atto siglato si compone di quattro punti: scambio di informazioni utili in relazione a politiche specifiche che possano dare origine ad opportunità di collaborazione; promozione della partecipazione di esponenti del mondo industriale ai principali eventi, manifestazioni e fiere commerciali; facilitazione di rapporti tra imprese e di reciproche visite tra rappresentanti del mondo imprenditoriale; promozione di seminari, simposi, attività di formazione e tirocini a sostegno della conoscenza e dello scambio tecnologico. Tra i settori di collaborazione, le produzioni enogastronomiche e del settore enologico; il commercio e l’economia; la ricerca ed istruzione; la cooperazione universitaria; la scienza e la tecnologia; la promozione degli investimenti; il turismo.

Per concludere questa panoramica di collaborazioni internazionali, citiamo alcuni casi recentissimi di joint ventures tra imprese: A. Testoni s.p.a. di Bologna (scarpe di lusso prodotte interamente in Italia) e Sebigas di Olgiate Olona (azienda varesina nel settore biogas e fornitrice di impianti). La prima, controllata dal gruppo di Hong Kong Sitoy, ha nel settembre 2020 rilanciato gli investimenti retail, con lo sviluppo di un nuovo concetto di boutique e l’apertura di due punti vendita nell’ultimo mese a Hong Kong e Hangzhou, a cui seguirà a breve un opening di Xi’an. La seconda, entrata a far parte del gruppo cinese Tica (energie rinnovabili), ha stretto nel novembre 2020 una sinergia con Nanjing Golden Eagle Group con sede a Hong Kong, un’importante holding di investimento cinese attiva nel commercio al dettaglio, nel settore dell’ospitalità e nello sviluppo immobiliare con un totale lordo dei proventi delle vendite di 18 miliardi di dollari di Hong Kong. L’obiettivo dell’operazione è potenziare l’impianto italiano con un programma che prevede il raddoppio dell’occupazione in 12 mesi, puntando ancora di più sui mercati esteri e permettendo al nuovo gruppo di diventare uno dei player più importanti nell’ambito dell’economia circolare.5

NOTE AL TESTO

1Le categorie merceologiche dell’Italia che hanno registrato il maggiore incremento di esportazioni ad Hong Kong sono state le calzature, l’abbigliamento, i prodotti ottici, pelli e pellami, i tessuti e filati. Tra le importazioni italiane da Hong Kong si rilevano l’abbigliamento in pelle, l’artigianato, i macchinari elettrici, la gioielleria, le calzature, prodotti eno-agroalimentari e tabacco, mezzi di trasporti, orologi … I dati sono ricavati dal rapporto annuale dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero Italiano (ICE).

2Accordo contro le doppie imposizioni tra Italia e Hong Kong: aspetti legali e tributari, mgobale.it.

3Hong Kong nel 2018 risultava la città più visitata al mondo con 62 milioni di arrivi.

4Benjamin Chau, Digital fast track, AI, big data upgrades on the HKTDC’s online trading platform bring exhibitors, buyers and conference goers together in cyberspace, hkmb.hktdc.com, 19 novembre 2020.

5Alberto Chimenti, I cinesi di Tica puntano alle tecnologie tricolori per le rinnovabili, www.classxhsilkroad.it, 3 novembre 2020. Nonostante l’internazionalizzazione dell’azienda, la sede di Sebigas rimarrà ad Olgiate Olona. Cfr. pure Giada Sancini, Sebigas, anche in mani cinesi cerca nuovi profili. L’organico sarà raddoppiato nel 2021 con figure tecniche, “Quotidiano Nazionale”, 16 novembre 2020, p. 26. Cfr. anche Andrea Guolo, A. Testoni si espande in Cina e apre a Hong Kong e Hhangzhou, www.classxhsilkroad.it, 22 settembre 2020.