Il nuovo polo finanziario cinese e il ruolo di Hong Kong

di Stefano Vernole

L’importanza di Hong Kong nella strategia economica cinese

Nel 1997, in seguito alla crisi finanziaria asiatica scatenata dalla speculazione internazionale guidata da George Soros e alla sua rapida propagazione, Hong Kong e il suo mercato borsistico conobbero serie difficoltà. Il regime di cambio fisso in rapporto al dollaro americano rimase scosso e la stabilità del sistema venne minacciata; solo grazie al sostegno del Governo centrale di Pechino, la Regione autonoma riuscì ad uscire dalla crisi senza svalutare il renminbi1.

In maniera simile, durante il primo semestre del 2003, l’epidemia SARS colpì duramente Hong Kong, minacciando non solo la salute dei suoi cittadini ma aggravando le condizioni economiche dell’Isola che ancora non si era ripresa completamente dallo shock finanziario del 1997. La deflazione monetaria e la stagnazione del mercato aumentarono il tasso di disoccupazione fino all’8,7%, chiamando in causa ancora una volta il Governo nazionale. Da Pechino, pur anch’essa colpita dalla SARS, arrivarono materiali e attrezzature mediche in grande quantità, inoltre il 29 giugno dello stesso anno fu siglato il CEPA, l’Accordo di partenariato economico stringente che definiva le misure di apertura e gli obiettivi di applicazione nelle tariffe delle merci, il commercio dei servizi e la facilitazione degli investimenti. Poco dopo si permise agli abitanti della Cina continentale di viaggiare ad Hong Kong, favorendo gli scambi culturali tra le due parti e contribuendo così alla ripresa economica del Porto Profumato2.

In seguito alla crisi finanziaria dovuta alla bolla dei mutui subprime statunitensi, nel 2009 il Governo di Pechino adottò una serie di misure politiche, tra le quali la firma tra la Banca Popolare di Cina e le Autorità monetarie di Hong Kong con un accordo sullo scambio di valute pari a 200 miliardi di renminbi.

E’ evidente che le manifestazioni di piazza manipolate dai Paesi stranieri e la conseguente adozione della Legge sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong nel 2020, corrispondano ad un tornante storico simile ai precedenti momenti di crisi già conosciuti dall’Isola dopo il suo ritorno alla Madrepatria cinese nel 1997, con inevitabili conseguenze sul funzionamento del suo stesso sistema finanziario.

Ancora una volta, intervenendo direttamente nella Regione autonoma, la classe dirigente della Repubblica Popolare Cinese ha dimostrato l’importanza del ruolo del Porto Profumato per la tenuta degli equilibri complessivi del Paese.

Esistono però diverse possibilità sull’evoluzione di questo modello, in quanto il ruolo dell’Isola viene ricompreso all’interno della generale strategia varata dal Governo di Pechino tramite il 14° Piano quinquennale (2021-2025), che prevede tra le sue linee guida lo sviluppo di grandi aree urbane integrate, tra le quali la Great Bay Area che includerà anche Hong Kong.

Un altro quesito riguarda: è davvero possibile per l’Occidente abbandonare il Porto Profumato, seppur parzialmente, come alcuni gruppi finanziari (ad esempio Nomura) vorrebbero fare? Il Vicedirettore dell’Ufficio del Governo cinese per gli Affari di Hong Kong e Macao, Zhang Xiaoming, ha rassicurato nei mesi scorsi gli investitori internazionali sulla volontà di Pechino di mantenere l’Isola stabile ed aperta al capitale straniero, ridando nuova linfa alla Borsa.

Un ulteriore problema deriva dalle sanzioni decise dal Presidente Donald Trump contro le banche di Hong Kong e dalla revoca dello status speciale che Washington aveva concesso all’Isola, due provvedimenti che implicano non solo l’impossibilità di importare le tecnologie sensibili statunitensi ma pure l’aumento delle tariffe commerciali delle merci in uscita.

Prima di affrontare le possibili ipotesi di cambiamento del suo storico status, è necessario illustrare qual ruolo può ancora rivestire Hong Kong nella prospettiva di sviluppo a lungo termine della Repubblica Popolare Cinese.

Secondo alcune statistiche, nel 2019 le banche della Cina continentale detenevano 8.816 miliardi di dollari in attività nella Regione autonoma; si tratta di una piccola parte rispetto ai 40.000 miliardi di dollari che è il valore totale delle attività bancarie cinesi ma certamente una buona fetta dei 2.215 miliardi di dollari rappresentanti il volume dei prestiti delle banche cinesi al di fuori della Repubblica Popolare. La Borsa di Hong Kong è la terza maggiore borsa valori in Asia e la quinta più ampia al mondo grazie ad una capitalizzazione di mercato pari a 44.600 miliardi di dollari (marzo 2018); sono quasi 2.000 le società quotate ma una parte consistente della sua capitalizzazione di mercato proviene dai suoi 20 maggiori titoli, tra cui AIA, Tencent e HBSC.

Un altro aspetto di cui tenere conto è che oltre il 70% del commercio internazionale in renminbi si svolge proprio tramite l’hub finanziario di Hong Kong, perciò un drastico calo della sua importanza potrebbe mettere in crisi il processo di internazionalizzazione dello yuan.

Bisogna ricordare che la governatrice Carrie Lam ha lanciato ben 240 iniziative per esaltare il ruolo di Hong Kong nella Nuova Via della Seta terrestre e Marittima, proprio grazie allo statuto speciale di cui gode l’Isola. Il solo progetto della ferrovia per collegare con l’alta velocità la Cina continentale ad Hong Kong, ad esempio, è costato più di 10,7 miliardi di dollari. La possibilità di viaggiare in treno, oltre a un costo ridotto per i biglietti (a partire da 160 dollari per la tratta Hong Kong-Pechino in base a quanto riferito dal sito china-train-ticket.com) rispetto alla tratta in aereo, risulta anche più comoda e rapida. L’arrivo sarebbe infatti alla stazione di Kowloon ovest, nel cuore della città, evitando il cambio con un treno dall’aeroporto, senza contare le code per i check-in e i ritardi dovuti al congestionante traffico aereo.

L’accordo sulla partecipazione di Hong Kong alla Belt and Road Initiative si concentra in sei aree chiave: finanza e investimenti; infrastrutture e servizi marittimi; facilitazione economica e commerciale; legame tra le persone; sviluppo della Greater Bay Area Guangdong-Hong Kong-Macao; collaborazione nell’interfacciamento dei progetti e nei servizi di risoluzione delle controversie. È stato istituito al riguardo un meccanismo di conferenza congiunta come piattaforma di comunicazione regolare e diretta.

L’HKSARG e il Ministero del Commercio di Pechino hanno creato il “Gruppo di attività della cintura e della strada di Hong Kong e della terraferma” nel 2018 sotto il “Comitato di cooperazione economica e commerciale della Cina continentale e di Hong Kong”, per coordinare le questioni relative alla cooperazione tramite la Belt&Road Initiative nel settore commerciale ed economico. Gli uffici economici e commerciali (ETOs) di Hong Kong nel continente e all’estero promuovono i legami e gli scambi economici, commerciali e culturali tra Hong Kong e diverse regioni, compresi i Paesi B&R. Sulla terraferma, Hong Kong ha cinque ETOs e 11 unità di collegamento per rafforzare la comunicazione e il collegamento con la Cina continentale, migliorare in modo completo le sue relazioni commerciali ed economiche con province e comuni, incrementare gli scambi e la cooperazione, facilitare gli investimenti, promuovere il Porto Profumato e fornire migliore supporto ai residenti e alle imprese dell’Isola. Oltreoceano, Hong Kong ha un totale di 13 uffici economici e commerciali in Asia-Pacifico, Europa e Nord America; per rafforzare ulteriormente la promozione esterna e gli scambi internazionali, l’HKSARG prevede di istituire nuovi ETOs in India, Corea, Russia ed Emirati Arabi Uniti.

L’aeroporto internazionale di Hong Kong è uno degli aeroporti più trafficati e convenienti al mondo; ospita oltre 120 compagnie aeree che operano circa 1.100 voli passeggeri e merci ogni giorno e servizi verso oltre 220 destinazioni in tutto il mondo. Hong Kong è uno dei porti container più efficienti al mondo; nel 2018 ha gestito 19,6 milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Units), attualmente il porto fornisce circa 310 servizi di linea di container a settimana verso circa 450 destinazioni. Il ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao, il collegamento ferroviario Guangzhou-Shenzhen-Hong Kong Express e il sistema a tre piste dell’aeroporto internazionale di Hong Kong (in costruzione) rafforzeranno la connettività tra Hong Kong, la terraferma e il mondo. Le aziende di Hong Kong costruiscono e gestiscono ferrovie, aeroporti, porti, fornitura di energia e gas e altri progetti infrastrutturali secondo gli standard internazionali nei Paesi B&R. Un ricco pool di competenze professionali in fusioni e acquisizioni, finanziamento, contabilità e fiscalità, servizi legali e costruzioni offre ampie opportunità di collaborazione con imprese continentali e internazionali per fornire supporto di alta qualità agli sviluppi infrastrutturali nelle regioni B&R.

Hong Kong ha firmato accordi di libero scambio (FTA) con 20 economie, tra cui l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, la Georgia e l’Australia, oltre ad aver siglato accordi per la promozione e la protezione degli investimenti con 30 economie straniere e ha concluso positivamente negoziati con Bahrein, Maldive, Messico e Myanmar. Le sue trattative inizieranno e proseguiranno con altre economie, compresi i Paesi B&R, alcuni dei quali fanno parte dei circa 40 accordi binazionali già siglati per evitare la doppia imposizione. Sono state stipulate intese con le economie legate a B&R e altri partner commerciali tra cui Cina continentale, India, Corea, Singapore, Tailandia, Malesia, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Israele e Canada per riconoscere reciprocamente i rispettivi programmi di “operatore economico autorizzato” e facilitare lo sdoganamento delle merci. Il programma di sostegno per l’avanzamento dei servizi professionali di HKSARG da 200 milioni di dollari di Hong Kong (25,5 milioni di dollari USA) sostiene i settori professionali locali negli scambi, nella cooperazione e negli sforzi pubblicitari rivolti ai mercati esteri.

HKSARG e il Consiglio per lo sviluppo del commercio di Hong Kong (TDC) hanno organizzato congiuntamente missioni commerciali di alto livello guidate dall’amministratore delegato e dai funzionari principali nei Paesi e nelle regioni B&R, per aiutare il settore imprenditoriale a comprendere meglio il potenziale di mercato della Nuova Via della Seta ed esplorare maggiori opportunità di business. L’HKSARG ha co-organizzato il Summit annuale Belt and Road con il TDC dal 2016; esso riunisce alti funzionari governativi, rappresentanti di organizzazioni internazionali e leader aziendali di nazioni e regioni B&R per scambiarsi opinioni sulla cooperazione multilaterale ed esplorare opportunità di business concrete. Il Summit è diventato la più grande e importante piattaforma B&R per il commercio, gli investimenti e il business matching per le imprese del continente, d’oltremare e di Hong Kong. Il TDC promuove attivamente i legami commerciali con le imprese nei paesi B&R e ha potenziato il suo Belt and Road Portal (http://beltandroad.hktdc.com) in una piattaforma B&R più completa e attuale, che fornisce aggiornamenti, notizie di mercato e informazioni sui fornitori di servizi professionali di Hong Kong, nonché sui progetti di investimento relativi a B&R, al fine di aiutare le aziende a cogliere le opportunità derivanti dalla Nuova Via della Seta.

Ovviamente non poteva mancare l’integrazione finanziaria, visto che il mercato azionario di Hong Kong si colloca costantemente tra le migliori piattaforme di offerta pubblica iniziale (IPO) al mondo. Hong Kong è anche membro della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), costituita appositamente per finanziare i progetti legati alla Nuova Via della Seta, ed è il più grande business center offshore del mondo in renminbi (RMB), che offre i prodotti di investimento, finanziamento e gestione del rischio in valuta cinese più diversificati al mondo. Gli importatori e gli esportatori nelle economie B&R possono regolare il loro commercio continentale in RMB attraverso il sistema di pagamento di Hong Kong. Gli investitori possono attingere alla liquidità in RMB di Hong Kong tramite prestiti bancari o l’emissione di obbligazioni “dim sum”; essi possono anche investire la liquidità di renminbi in eccesso in un’ampia gamma di prodotti disponibili nell’Isola. Essendo uno dei principali centri asiatici di gestione patrimoniale, Hong Kong è in grado di soddisfare la domanda di servizi di gestione patrimoniale e di rischio generata dai progetti B&R. Hong Kong può anche svolgere un ruolo importante offrendo servizi finanziari islamici ai paesi B&R, avendo emesso tre obbligazioni islamiche (Sukuk). L’Autorità monetaria di Hong Kong ha istituito nel 2016 l’Ufficio per il finanziamento delle infrastrutture (IFFO); invitando diverse organizzazioni a diventare soci e organizzando convegni di formazione, seminari di alto livello e tavole rotonde per gli investitori, l’IFFO riunisce le principali parti interessate per cooperare e partecipare a grandi investimenti e finanziamenti in infrastrutture.

Hong Kong ospita università di livello mondiale, organizzazioni culturali e mediatiche. L’HKSARG offre borse di studio a studenti estremamente meritevoli dei Paesi B&R per studiare nelle università di Hong Kong, inoltre, il governo vuole aumentare la quota e il livello di sussidio agli studenti locali per partecipare a programmi di scambio nei Paesi continentali e B&R. L’HKSARG intende poi valutare la messa a punto dei requisiti per il visto alle persone provenienti dalle nazioni B&R che desiderano venire a Hong Kong per lavorare, studiare o visitare; per ora continua a promuovere la cooperazione regionale nell’industria delle crociere e incoraggia il settore del turismo di Hong Kong ad attingere ai mercati B&R3.

In sintesi, la Cintura economica della Via della seta e la Via della seta marittima del 21° secolo (Belt and Road Initiative o B&R) completano un’importante strategia di sviluppo nazionale che promuove la cooperazione tra Paesi e regioni in aree di coordinamento delle politiche, connettività delle strutture, commercio senza ostacoli, integrazione finanziaria e legame interpersonale. Come collegamento chiave e piattaforma principale per B&R, e con il sostegno del Governo centrale, Hong Kong può capitalizzare i suoi vantaggi unici per collegare la terraferma con altre regioni B&R, in aree come il finanziamento di progetti internazionali, renminbi offshore (RMB), affari, servizi professionali, cooperazione economica e commerciale.

Esistono possibili alternative ad Hong Kong?

Dopo Hong Kong, la città più importante del delta del Fiume di Perle è Shenzen, una città che nel giro di quattro decenni è evoluta da villaggio di pescatori a metropoli di più di 10 milioni di persone. Il delta si trova sulla costa sudorientale della Cina, separato dall’entroterra da una catena montuosa e affacciato sul Mar Cinese Meridionale a più di 1500 km dalle pianure della Cina settentrionale, dove sono sorte le capitali della Cina imperiale. Fin dall’antichità la città principale del delta è stata Guangzhou, che è servita da emporio per i commerci via mare e che fino alla prima guerra dell’oppio (1839-42) è rimasta l’unico porto cinese in cui fosse consentito commerciare ai mercanti europei.

Da quando la Cina ha iniziato ad industrializzarsi alla fine del XIX secolo, il delta del Fiume di Perle ha mantenuto una peculiare vocazione imprenditoriale, incarnata in imprese autonome e di piccole dimensioni. Nella regione è stato incentivato l’arrivo di piccoli investitori stranieri, soprattutto di Hong Kong, che spesso subappaltavano l’attività produttiva ad aziende locali, le quali riuscivano così ad aggiornare gradualmente il proprio know how e dotarsi di tecnologie all’avanguardia4. La presenza di una comunità imprenditoriale anglofona, l’applicazione del sistema giuridico britannico e le connessioni internazionali esistenti favorirono l’arrivo di importanti imprese dai Paesi occidentali e dal Giappone, favorendo l’integrazione del delta tramite Hong Kong nel settore globalizzato dell’elettronica di consumo. La città che ha beneficiato maggiormente di questo processo è stata proprio Shenzen, che nel 1980 venne trasformata in Zona Economica Speciale, divenendo successivamente famosa per la propria cultura shanzai, incentrata sull’ingegneria inversa e sull’adattamento creativo.

Grazie ai suoi massicci investimenti in ricerca e sviluppo e nel settore delle nuove tecnologie (ICT), Shenzen si è trasformata perciò una sorta di “Silicon Valley” dell’hardware, ospitando le aziende leader nel settore digitale e hi-tech: Tencent, Dij, Huawei ma anche Bgi (genomica), Byd (macchine e batterie elettriche) e SenseTime (software di intelligenza artificiale).

Alla fine del 2008, la Commissione per lo sviluppo nazionale e le riforme della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un progetto per trasformare il distretto del delta da centro di produzione a basso costo ad hub capace di offrire prodotti e servizi di alta qualità, in modo da formare un distretto finanziario internazionale insieme ad Hong Kong. Oggi è nella regione del Fiume di Perle che si registra la metà dei brevetti internazionali della Cina, perciò insieme alla libertà di movimento di merci, servizi e capitale di Macao ed Hong Kong, Shenzen si è confermata nell’area pilota per la dimostrazione del socialismo con caratteristiche cinesi e nella guida verso uno sviluppo nazionale trainato dall’innovazione tecnologica.

In teoria il progetto dell’Area della Grande Baia, basandosi su un elevatissimo tasso di interconnessione ed infrastrutture di trasporto eccezionali che renderanno possibile spostarsi da un capo all’altro di una zona abitata da 70 milioni di persone nel tempo massimo di un’ora, non dovrebbe emarginare Hong Kong ma rafforzarla come centro finanziario, commerciale e aeroportuale internazionale. Nel documento dedicato alla Great Bay Area, Hong Kong continua a rivestire un posto decisamente importante quale piattaforma di raccolta capitali per le imprese della Cina continentale, per indirizzare all’estero i flussi di investimento provenienti dalla RPC, per lo scambio di azioni in Borsa con i mercati stranieri. Ad Hong Kong rimangono presenti almeno tre atenei universitari di alto livello che ricevono finanziamenti dallo Stato, mentre le facoltà universitarie migliori della Cina si trovano a Pechino e a Shangai, quindi lontane geograficamente dall’ecosistema di innovazione tecnologica dinamica presente a Shenzen. Il Piano di Sviluppo della Grande Baia riconosce d’altronde l’ambiente finanziario-commerciale internazionalizzato di Hong Kong e i suoi meccanismi ispirati allo Stato di diritto come uno dei pilastri di sviluppo della regione, anche in relazione al progetto della Nuova Via della Seta.5

Non solo, il progetto intende: sostenere lo sviluppo di Hong Kong in un centro finanziario per l’economia “verde” nella Greater Bay Area e istituire un’obbligazione green riconosciuta e certificata a livello internazionale; supportare Guangzhou nello sviluppo di una zona pilota per la riforma e l’innovazione della finanza “verde” e studiare l’istituzione di una borsa dei futures innovativa che consideri le emissioni di carbonio come primo scambio merce; sostenere Macao nello sviluppo di prodotti finanziari speciali e servizi come il leasing, esplorare lo sviluppo di Macao tenendo conto di complementarità con le regioni vicine e studiare la fattibilità di istituzione a Macao di un mercato mobiliare denominato e compensato in RMB, una piattaforma di finanza green e servizi finanziari di Paesi sino-lusofoni; supportare Shenzhen nello sviluppo di una zona pilota per lo sviluppo nell’innovazione assicurativa, migliorare ulteriormente il livello di connettività tra i mercati di Hong Kong e Shenzhen e promuovere la cooperazione tra Macao e Shenzhen per quanto riguarda i prodotti finanziari speciali, lanciare il prodotto TechFin e stimolare lo sviluppo dei vettori FinTech (Financial Technology); supportare Comuni come Zhuhai a sfruttare i propri punti di forza e sviluppare prodotti finanziari con caratteristiche distinte; implementare un soggetto tenuto al rispetto dei requisiti legali e di vigilanza, a supporto degli enti assicurativi nel Guangdong, Hong Kong e Macao per sviluppare congiuntamente innovativi veicoli a motore transfrontalieri e prodotti di assicurazione medica; fornire servizi di facilitazione per i titolari di polizze transfrontaliere in settori quali sottoscrizione, indagine e reclami.

Alla luce di queste ragioni nel progetto dell’Area della Grande Baia, il ruolo finanziario del Porto Profumato rimane centrale per: supportare le istituzioni assicurative della Cina continentale, della stessa Hong Kong e di Macao nello sviluppo dell’attività di riassicurazione RMB transfrontaliera; continuare il potenziamento dello Stock Connect Shanghai-Hong Kong, dello Stock Connect e Bond Connect Shenzhen-Hong Kong; supportare Hong Kong, le Banche di Macao e gli istituti di assicurazione in operazioni nelle zone di cooperazione commerciale a Qianhai di Shenzhen, Nansha di Guangzhou e Hengqin di Zhuhai; stabilire un presidio di Coordinamento della Greater Bay Area e un meccanismo di comunicazione per il regolamento della finanza, per rafforzare la cooperazione nel monitoraggio delle istituzioni finanziarie nonché per il monitoraggio e l’analisi dei flussi del capitale transfrontaliero; migliorare il meccanismo di supervisione, cooperazione e scambio di informazioni in materia di antiriciclaggio, antiterrorismo, finanziamento e lotta all’evasione fiscale nel Guangdong, Hong Kong e Macao; istituire e migliorare un meccanismo di allarme rapido, prevenzione e risoluzione dei rischi sistemici e salvaguardare congiuntamente la sicurezza del sistema finanziario.

La realizzazione di queste misure veniva messa a rischio proprio dalle manifestazioni di protesta fomentate dalle potenze straniere ostili a Pechino, al punto che una delle principali marce si era conclusa davanti al Consolato statunitense di Hong Kong, con la richiesta dell’intervento USA. Dato che la stabilità del sistema è uno dei punti di forza per l’attrattività dei capitali, per evitare un pericoloso scivolamento degli investimenti verso Singapore o addirittura Bangkok, si è reso necessario l’intervento legislativo di tutela della sicurezza nazionale, che ha consentito una graduale normalizzazione della situazione e la ripresa delle attività internazionali di Hong Kong.

Se la destabilizzazione tentata nell’Isola dalle nazioni straniere tramite la “Rivoluzione degli Ombrelli” ha quindi probabilmente ritardato il progetto teorizzato alcuni anni fa di collegare le grandi borse di Shangai, Shenzen ed Hong Kong, tuttavia non ha impedito la lenta ripresa di quest’ultima città, come confermato dai dati finanziari del mese di novembre 20206.

La lotta alla corruzione finanziaria da parte della Repubblica Popolare Cinese

Il 3 marzo 1865 l’inglese Hong Kong and Shangai Banking Corporation Limited, meglio conosciuta come HSBC, apriva le sue filiali ad Hong Kong e subito dopo a Shangai, sull’onda dei proventi del mercato dell’oppio che i colonizzatori britannici intendevano espandere in Cina.

Il ruolo strategico di questa banca è rimasto quasi immutato nel corso dei secoli, conoscendo però alcuni momenti cruciali di espansione. In particolare, tra gli anni Settanta ed Ottanta del XX secolo, il gruppo guidato da Michael Sandberg decise di perseguire una triplice strategia di sviluppo: far divenire sempre più capillare la sua presenza ad Hong Kong, aprire una sede a Pechino ed entrare in maniera sostanziale negli Stati Uniti tramite l’acquisizione di Marine Midland Bank (1980). L’HSBC rimase comunque legata alla City e spostò i suoi quartieri generali a Londra nel 1993, proprio per contrastare la possibile influenza delle autorità cinesi a favore della Banca d’Inghilterra; come sottolineato dall’ultimo governatore britannico, Chris Patten: “HSBC si stava posizionando per mantenere la propria grande influenza a Hong Kong senza essere interamente soggetta alla politica di Hong Kong”. 7

Nel 2019, Hong Kong rimane la principale fonte di entrate delle banca in termini di conti correnti, 487 miliardi di dollari rispetto ai 398 miliardi della Gran Bretagna e ai 45 miliardi della Cina, un peso che diventa ancora più importante se vi sommiamo la gestione finanziaria e il supporto alle imprese: il 64% dei profitti di HSBC deriva da Hong Kong e dalla Repubblica Popolare Cinese, specie dopo che il suo principale azionista è divenuto il gigante delle assicurazioni Ping An (basato a Shenzen esso è insieme a Tencent ed Alibaba uno dei principali attori della trasformazione tecnologica della Cina) che ha superato il noto fondo finanziario USA Blackrock.

All’inizio del 2019, l’Ambasciatore cinese in Gran Bretagna, Lu Xiaoming, convocava l’allora amministratore delegato di HSBC, John Flint, chiedendogli conto del ruolo svolto dalla banca nell’arresto in Canada di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei e figlia del fondatore dell’azienda cinese, Ren Zhengfei. Nel suo accordo con HSBC, il Governo degli Stati Uniti ha infatti accesso ai documenti aziendali, un’attività di monitoraggio condotta da una squadra di 50 persone che presta particolare attenzione al rispetto delle sanzioni e alle triangolazioni economiche tra Paesi. Tra le “prove” utilizzate dall’accusa statunitense a Huawei di violare le sanzioni unilaterali USA verso l’Iran, vi sarebbe proprio la testimonianza di HSBC, che infatti nel 2017 aveva comunicato al colosso telefonico cinese di voler interrompere i rapporti.

Nel tentativo di mantenere un rapporto fiduciario con Pechino, il Presidente di HSBC, Mark Tucker, ha cercato il 5 agosto 2019 di ribadire l’impegno della banca britannica alla sua partecipazione ai progetti della Nuova Via della Seta e dell’Area della Grande Baia. Tuttavia, alla fine di agosto 2019, HSBC ha preso posizione sui tafferugli perpetrati dagli studenti, pubblicando alcuni annunci pubblicitari a favore dei manifestanti ed auspicando una soluzione pacifica nonostante le violenze ai danni dei civili. Questa è la ragione ufficiale in base alla quale HSBC ha rischiato di entrare nella lista delle entità ritenute inaffidabili dal Ministero del Commercio cinese (le sanzioni includono restrizioni al commercio, investimenti e visti per società, Paesi, gruppi o persone che compaiono nell’elenco), ma i problemi nascono probabilmente da molto lontano.

Un’indagine dell’International Consortium of Investigative Journalists, la stessa rete di giornalisti che ha fatto luce sui Panama Papers, ha citato documenti ufficiali, secondo cui in particolare HSBC “ha tratto profitti da fondi illeciti negli ultimi due decenni”; l’inchiesta ha rivelato come alcune delle più grandi banche del mondo abbiano permesso ai criminali di spostare denaro sporco per 2 mila miliardi di dollari tra il 1999 e il 2017 (le altre 4 banche sarebbero JPMorgan Chase, Standard Chartered, Deutsche Bank e Bank of New York Mellon). Il noto narcotrafficante Alvaro Recoba ha lavorato in particolare con la divisione messicana di HSBC, trasferendo alla filiale statunitense circa 7 miliardi di dollari in contanti tra il 2007 e il 2008; secondo autorità internazionali come le Nazioni Unite, la banca britannica sarebbe divenuta l’istituzione finanziaria preferita dei cartelli della droga e dei riciclatori di denaro sporco8. La banca si è difesa dalle accuse, chiarendo che l’indagine si riferisce al passato; i funzionari avrebbero infatti trasferito il denaro “sporco” attraverso le sue attività statunitensi su conti HSBC a Hong Kong nel 2013 e 2014.

E’ evidente che l’assenza di estradizione precedente alla nuova Legge sulla sicurezza nazionale facesse comodo alle corrotte élite del mondo degli affari di Hong Kong, i quali hanno utilizzato i mass media di loro proprietà per alimentare il fuoco delle violenze. Usando la presunta autorità dei rapporti di DVC (Digital Verification Corps) come una foglia di fico per coprire i suoi pregiudizi, Amnesty International ha pubblicamente condannato “l’abuso criminale di gas lacrimogeni e altri abusi dei diritti umani da parte della polizia di Hong Kong” e ha lanciato una campagna di disinformazione utile a quei ai media locali e internazionali che avevano demonizzato la polizia di Hong Kong dall’inizio delle proteste contro l’estradizione. Questi media, hanno anche indotto il Regno Unito a revocare le licenze di esportazione per le apparecchiature di controllo della folla a Hong Kong. Poiché alcune di queste apparecchiature provenivano dalla Cina continentale, i telefoni e i social media dei residenti locali sono stati bombardati da messaggi sulla tossicità dei gas lacrimogeni cinesi in quella che sembrava una campagna di disinformazione coordinata: questi messaggi hanno seminato panico, confusione e sfiducia nei confronti della polizia di Hong Kong tra il pubblico in generale9.

Dopotutto, non mancano le ONG e i think tank che lavorano fianco a fianco con il Governo degli Stati Uniti e i suoi alleati per inquadrare e cambiare le narrazioni, instillare storie nei media mainstream, fare pressione sugli Stati recalcitranti, sostenere le sanzioni e l’intervento militare in vista del perseguimento internazionale di quei governi che resistono alle interferenze nei loro affari interni. Gli Stati Uniti hanno da poco approvato una legge che prevede sanzioni contro individui e organizzazioni – come banche o compagnie assicurative – che hanno legami con rappresentanti cinesi che in questo momento “minano alle libertà di Hong Kong”. L’opinione pubblica dei media mainstream di Hong Kong è stata schiacciante a favore di Donald Trump; decine di bandiere americane accompagnate da slogan come “Presidente Trump, salva Hong Kong” sono comparse in molte manifestazioni a favore della “democrazia”. Anche sui social media, hashtag come #hkfortrump e meme che celebrano Trump come “difensore della democrazia” contro la Cina sono abbondanti, eppure non bisogna dimenticare che i Democratici hanno spinto per la solidarietà con i manifestanti di Hong Kong, con Nancy Pelosi come sponsor principale dell’Hong Kong Human Rights and Democracy Act che ha aperto la strada alle sanzioni statunitensi. Nonostante la sua immagine pubblica di China Joe, Biden ha espresso direttamente il suo sostegno al “movimento per la democrazia” di Hong Kong e ha persino criticato la posizione di Trump per essere troppo debole nei confronti di Pechino. Inoltre, è improbabile che Joe Biden sarà accondiscendente con la Repubblica Popolare, data la generale e bipartisan posizione degli Stati Uniti contro la Cina, per non parlare delle pressioni dei Repubblicani per agire in modo duro10.

Il Wall Street Journal ha scritto che “gli Stati Uniti hanno voltato pagina nelle loro relazioni con la Cina ed è probabile che manterranno una linea più dura”. Il Washington Post ha riferito che gli esperti cinesi ritengono che un’amministrazione Biden sarebbe più pericolosa per la Cina perché “[Biden] lavorerà con gli alleati per prendere di mira la Cina” e [Biden] potrebbe ricorrere a tattiche più sofisticate e coordinate contro la Cina. Axios è d’accordo, affermando che Biden “affronterà la Cina in tutto il mondo” con il sostegno degli alleati degli Stati Uniti. Kurt Campbell, il massimo funzionario asiatico nel Dipartimento di Stato del presidente Obama, ritiene che “c’è un ampio riconoscimento nel Partito Democratico che Trump è stato in gran parte accurato nel diagnosticare le pratiche predatorie della Cina”, ma che un’amministrazione Biden risponderebbe in modo più efficace. In questo senso, Biden e Trump differiscono solo per la tattica, non per la prospettiva11. Il 16 novembre 2020, la stessa Axios ha rivelato che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intende rafforzare il giro di vite sulla Cina nelle ultime 10 settimane di mandato per cementare la sua eredità, rendendo politicamente insostenibile per l’Amministrazione Biden cambiare il corso politico verso Pechino; secondo alti dirigenti del Governo USA, il piano è quello di imporre sanzioni o restrizioni ad altre società, entità e dirigenti cinesi.

Nel luglio 2020, intanto, l’Amministratore di HSBC per l’Asia-Pacifico, Peter Wong, Standard Chartered e l’Associazione delle Banche di Hong Kong hanno emesso un comunicato in cui ammettono che la nuova Legge sulla sicurezza nazionale contribuirà alla creazione di un ambiente imprenditoriale stabile, attirandosi le critiche del Segretario di Stato USA, Mike Pompeo. In questo modo HSBC spera di diventare il miglior gestore patrimoniale in Asia nel medio-lungo termine, come ha spiegato pochi mesi fa Greg Hingston, responsabile regionale del private banking della banca, sfuggendo alle pressioni giunte dal Primo Segretario di Stato britannico Dominic Raab. Evidentemente il nuovo clima di responsabilità generato dalla campagna contro la corruzione voluta dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping nel luglio 2020 ha dato i suoi frutti.

Un Paese, due sistemi” è un modello ancora sostenibile?

Il settore finanziario offshore di Hong Kong ha avuto finora un enorme successo, almeno se misurato dall’aumento delle dimensioni. Il rapporto tra attività bancarie e PIL è aumentato dal 462% nel 2002 all’846% nel 2018. Dall’introduzione del currency board nel 1983, Hong Kong è riuscita di volta in volta a mantenere l’ancoraggio della valuta e la stabilità tra i rischi politici.

Il dilemma che Hong Kong sta affrontando è la crescente dipendenza dalla Cina continentale, sia economicamente che finanziariamente, che si è verificata con l’HKD (dollaro di Hong Kong) ancorato all’USD (dollaro americano) in base a un rigido accordo di currency board. In altre parole, mentre è probabile che gli stimoli all’economia provengano dalla Cina continentale, Hong Kong non può contare su alcun tasso di cambio o politica monetaria a causa della sua dipendenza e dei suoi legami con la FED.

Non c’è dubbio che l’attuale regime di HKD abbia aiutato Hong Kong a costruire un enorme centro finanziario offshore, ma può divenire pericoloso per l’intero Paese se uno shock negativo colpisce l’economia, cioè esattamente il rischio che si corre oggi. E le stesse enormi dimensioni del centro offshore cinese possono diventare un problema se Hong Kong sperimenta deflussi di capitali come conseguenza dei recenti eventi. In altre parole, mentre le riserve forex di Hong Kong possono coprire la base monetaria di circa 2 volte, la mancanza di controlli centrali implica che i flussi di capitale possono essere molto volatili. Se aggiungiamo il fatto che i depositi a Hong Kong sono enormi, ammontando a 1,7 trilioni di dollari e al 469% del PIL, sembra ovvio che le riserve di valuta estera non sono così ampie se devono continuare a coprire la base monetaria in una situazione di prelievi di depositi di grandi dimensioni.

Non solo per la ragione che Hong Kong è importante per il resto della Cina, soprattutto nel settore bancario, ma perchè il suo rischio intrinseco è anche superiore a quello di altri centri finanziari trovandosi in un regime monetario molto rigido. Al di là delle istituzioni finanziarie di Hong Kong, quelle che saranno le più colpite dai rischi derivanti da un possibile shock sono chiaramente le banche cittadine della Cina continentale12.

L’opportunità della Repubblica Popolare Cinese di diventare una grande nazione commerciale senza una valuta internazionale si è basata in gran parte sul ruolo di Hong Kong come centro offshore, sia per gli insediamenti produttivi che per la circolazione internazionale del renminbi; il rapido accumulo di dollari americani dai guadagni delle esportazioni, ha richiesto una vasta sterilizzazione da parte della Banca centrale cinese, ovvero la PBOC ha comprato enormi quantità di dollari in cambio di renminbi e poi ha dovuto emettere obbligazioni denominate in renminbi per evitare un aumento eccessivo dell’offerta di moneta all’interno del Paese. Per ridurre gli elevati costi macroeconomici dell’essere una grande nazione commerciale senza una valuta internazionale, la Cina ha adottato alcune modalità per ridurre la sua dipendenza dall’USD come lo scambiare valuta da un lato (tramite banche ad Hong Kong), assicurando la circolazione transfrontaliera del renminbi dall’altro. Hong Kong è servita da cuscinetto tra la Cina e i mercati internazionali nei cosiddetti two-tier o two-track, una strategia per aumentare la circolazione internazionale di yuan, senza liberalizzare il conto capitale facendo la conversione in renminbi. La Cina si basa quindi ancora molto su Hong Kong quale centro finanziario mondiale, ma sta provando a ridurre la sua dipendenza da esso creando più centri finanziari offshore (Shangai, Shenzen e forse Singapore) per gestire la liquidità in renminbi all’estero. Anche senza giungere all’internazionalizzazione dello yuan, la Cina deve trovare il modo di rendere più globale l’utilizzo del renminbi; un surplus commerciale e valutario troppo grande richiederà sforzi giganteschi per gestirlo con un sistema di cambio fluttuante, ed Hong Kong, agli occhi di Pechino, è troppo fortemente legata al sistema del dollaro13.

Questa è la ragione degli attuali cambiamenti e dei piani futuri per Hong Kong, il cui ruolo è ancora essenziale ma non esclusivo; per mantenere una forte presa sull’economia reale e tenere in piedi un modello su più livelli, sarà determinante raggiungere i risultati indicati nel 14° Piano quinquennale ed integrare maggiormente il Porto Profumato nella strategia di sviluppo complessivo della Repubblica Popolare Cinese.

NOTE AL TESTO

1 “La crisi è cominciata in Thailandia e ha contagiato rapidamente i Paesi limitrofi. Sommersa dai debiti delle banche e dal fallimento di megaprogetti edilizi, Bangkok è stata costretta a fare fluttuare il baht. La moneta è crollata del 40 per cento dall’ inizio di luglio, trascinandosi nel baratro la Borsa. Il Fondo monetario internazionale ha subito organizzato un prestito di 17 miliardi di dollari: meno di quanti concessi due anni fa al Messico (50 miliardi), ma sufficienti, in teoria, ad evitare un effetto-domino. Invece il tifone thailandese ha colpito anche gli altri. La borsa di Giacarta ha perso quasi il 30 per cento ad agosto, obbligando il presidente Suharto a introdurre misure per raffreddare gli investimenti e proteggere la moneta. Il ringgit malese è al livello più basso rispetto al dollaro dal 1973. Ci sono state ripercussioni anche nelle Filippine, dove il mercato azionario ha perso in un mese il 20 per cento, a Singapore (-6 per cento) e persino a Hong-Kong, dove venerdì la flessione è stata del 5 per cento. Venerdì il sultano del Brunei Hassanal Bolkiah è intervenuto sui mercati vendendo dollari americani e dando una boccata d’ ossigeno al ringgit, al dollaro di Singapore e alla rupia indonesiana. Ma neanche Bolkiah, uno degli uomini più ricchi del mondo, è in grado di contrastare a lungo l’impeto della speculazione e i megatrend finanziari”. Cfr. Arturo Zampaglione, C’E’ L’ OMBRA DI GEORGE SOROS SUL CRACK DELLE BORSE ASIATICHE, “La Repubblica”, 31 agosto 1997.

2 Nel 2005 la Repubblica Popolare Cinese e il governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong siglarono un accordo che prevedeva di implementare una serie di misure volte alla conservazione e alla protezione dei beni culturali e allo sviluppo dell’industria culturale delle due parti.

3 HKSARG’s Work on the Belt and Road, www.beltandroad.gov.hk, dicembre 2019.

4 John Lee, Se Hong Kong salta l’alternativa è Shenzen, “Limes”, pp. 150-151, 8 ottobre 2019.

5 Outline Development Plan for the Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area, www.bayarea.gov.hk, p. 20 e p. 38.

6 Nel novembre 2014, il Capo del Governo di Pechino, Li Keqiang, annunciava la “super borsa cinese” che connette tra loro i listini di Shanghai e Hong Kong, un progetto che, se darà i risultati previsti, potrà essere esteso alla borsa di Shenzhen e, forse, a quella di Osaka, generando il mercato finanziario più grande del mondo. Lo Shanghai-Hong Kong Stock Connect è considerato una pietra miliare nel processo di liberalizzazione del mercato cinese dei capitali, contribuirà all’internazionalizzazione del renminbi e rafforzerà il ruolo dell’ex colonia britannica. Cfr. Gabriele Battaglia, “China Files. Reports from China”, 17 novembre 2014.

7 Alessandro Aresu, Come sottomettere la super banca. Il caso HSBC e la compliance, “Limes”, 10 ottobre 2019, p. 141.

8 Marco Valsania, Riciclaggio e criminalità, grandi banche al centro di operazioni sospette, “Il Sole 24 Ore”, 20 settembre 2020.

9 Carlo Rovelli, Diario di viaggio di uno scienziato ad Hong Kong, “Il Corriere della Sera”, 20 gennaio 2020. Cfr. Laura Ru, A WEB OF DECEIT: AMNESTY INTERNATIONAL IN HONG KONG, medium.com, 14 agosto 2020.

10 Thomas Chan, What Does a Biden Presidency Mean to Hong Kong’s Democratic Movement?, “The Diplomat”, 14 novembre 2020. La cosiddetta “Legge di Hong Kong sui diritti umani e la democrazia” assicura che il Dipartimento di Stato degli USA fornirà ogni anno al Congresso un resoconto sullo status di autonomia e sui diritti umani a Hong Kong, al fine di valutare se gli Stati Uniti debbano continuare o meno le loro relazioni bilaterali esclusive. I funzionari di Hong Kong che hanno violato le libertà dei cittadini verrebbero sanzionati con il divieto di rilascio del visto e il congelamento dei beni. La versione finale della legge approvata dal Senato statunitense ha dato maggior peso allo status internazionale di Hong Kong, sottolineando che il Governo degli USA “collaborerà con alleati, tra cui Regno Unito, Australia, Canada, Giappone e la Repubblica di Corea, per promuovere la democrazia e i diritti umani a Hong Kong”.

La legge consente di trattare dettagliatamente la valutazione dei diritti umani – tra cui l’istruzione, la libertà di stampa (compreso Internet) e le funzioni di polizia e di sicurezza – nei suoi rapporti periodici. Inoltre, dà al governo statunitense il potere di vietare ai giornalisti che lavorano per organizzazioni mediatiche affiliate al Partito comunista cinese di entrare negli Stati Uniti, e di bloccare la fornitura di attrezzature per il controllo e la sorveglianza che potrebbero essere usate in modo inappropriato contro i cittadini di Hong Kong. Va però ricordato che nel 2018 la più ampia eccedenza commerciale bilaterale degli Stati Uniti – 31,1 miliardi di dollari – è stata proprio con Hong Kong. La sospensione del suo status di zona doganale e commerciale separata danneggerebbe, perciò, gli interessi economici nordamericani.

11 Gerald C. Brown and Sasha Ramani, President Biden will stand with Hong Kong – more effectively than Trump ever did, “Hongkongfp.com”, 10 novembre 2020. Significativa l’opinione di questi due autori, perché Gerald C. Brown è un analista di Valiant Integrated Services, dove supporta il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, concentrandosi sulla deterrenza nucleare e sulla sicurezza dell’Asia orientale, mentre Sasha Ramani è un professionista fintech e consulente strategico, ha conseguito un Master in Public Policy presso la Harvard University e lavora con attivisti di Hong Kong in tutto il mondo. Entrambi gli autori, pur riconoscendo a Trump il “merito” di aver sollevato la questione di Hong Kong, ritengono che l’Amministrazione Biden, di concerto con gli alleati asiatici degli Stati Uniti, sarà più coerente ed efficace nelle sue pressioni contro la Cina.

12 Alice Garcia Herrero, Hong Kong’s economy is still important to mainland China, at least financially, medium.com, 23 agosto 2019.

13 Alessia Amighini, BETWEEN POLITICS AND FINANCE: HONG KONG’S “INFINITY WAR”?, ISPI, 12 giugno 2020, pp. 106-111.