L’importanza strategica della Bielorussia ed il tentativo di destabilizzazione in atto.

di Luca Rossi

Le elezioni dello scorso 9 Agosto che hanno confermato per la sesta volta Aleksandr Lukashenko come Presidente della Repubblica Bielorussa, dal punto di vista politico non hanno offerto alcuna novità di rilievo, se non il rafforzamento ulteriore del consenso popolare nei confronti del “Padre della Nazione” (Bat’ka in russo). Differentemente dall’Ucraina, la quale storicamente ha vissuto e vive tutt’ora una divisione etno-religiosa  imponente, che si è concretizzata in un conflitto politico-militare dagli esiti incerti (Donbass), la “Russia Bianca”, dopo il disfacimento dell’URSS, ha dato garanzia di continuità in termini politici ed economici col passato sovietico, mantenendo saldi i rapporti con tutte le Repubbliche della CSI (Federazione Russa in primis) e sfruttando appieno la propria posizione strategica (tra il blocco ex sovietico e l’Unione Europea). Soprattutto nel confronto-scontro tra la Russia ed i Paesi dell’Alleanza Atlantica ha offerto la possibilità per diversi operatori economici di effettuare scambi commerciali aggirando sanzioni e contro-sanzioni, anche in virtù del mercato comune tra Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan nel quadro dell’Unione Economia Eurasiatica (UEE). Tale status, tuttavia, non perdurerà all’infinito, poiché il processo di integrazione dei sistemi politici, economici e sociali tra la Repubblica di Bielorussia e la Federazione Russa probabilmente culminerà e cesserà con l’unificazione definitiva dei due Paesi. Un percorso che gli analisti e decisori politici dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica intendono ostacolare, se non bloccare, per sottrarre (dopo l’Ucraina) Minsk al controllo russo, ed integrarla  nel cordone sanitario che va dal Mar Baltico al Mar Nero, ricalcando il progetto di Józef Piłsudski: “Intermarium” (1). Il danno per Mosca sarebbe notevole, oltre a costituire un freno al processo di integrazione eurasiatica, quindi anche per Pechino. Basti pensare al transito di oleodotti e gasdotti destinati all’Europa, all’importanza dello snodo ferroviario della capitale bielorussa sul collegamento con la Repubblica Popolare Cinese nel quadro dell’iniziativa Belt and Road ed  ai progetti connessi, come Great Stone (2), il Parco Industriale Cina-Bielorussia  destinato allo sviluppo di settori quali elettronica, biomedicina, chimica, ingegneria e nuovi materiali.

La stabilità politica è da sempre garanzia fondamentale nei rapporti politici e commerciali tra le nazioni ed in tal senso Aleksandr Grigorevich ha compiuto un lavoro eccellente. Ha affrontato brillantemente diversi tentativi di destabilizzazione del Paese (2010 e 2015), un grave attentato alla metropolitana di Minsk (2011) ed infine la riproposizione dello scenario ucraino in questi ultimi giorni, l’ennesima “Rivoluzione Colorata” quale forma di aggressione mascherata del campo occidentale. La più insidiosa, perché coinvolge le masse popolari facendo leva principalmente sugli istinti di ribellione giovanile con il supporto dei social network e dei servizi di messaggistica istantanea od operando direttamente sul campo attraverso agenti sotto copertura di  organizzazioni straniere e con l’ausilio degli immancabili Contractors. Tuttavia, anche la meno dispendiosa, perché coinvolge anche aziende private e non impiega eserciti ed armamenti (3).

Il piano, ben congeniato, è ufficialmente iniziato con una operazione d’intelligence di alto livello, messa in atto dalla SBU ucraina (4), come rivelato dal giornalista investigativo russo della Komsomol’skaja Pravda Aleksandr Kots (5). Tale operazione ha previsto il finto ingaggio, inscenato dagli ucraini attraverso un tour operator locale per l’acquisto dei biglietti aerei, di 90 soldati russi della PMC Wagner (6) destinati alla sorveglianza di un pozzo petrolifero in Siria e, successivamente, inscenando l’intervento di un finto ufficiale della sicurezza della Rosneft, il quale avrebbe incrementato il numero delle reclute a 180 uomini, destinate però questa volta al Venezuela. Il transito verso  Caracas ha previsto il passaggio via Minsk ed Istanbul, utilizzando il vettore della Turkish Airlines. Ma nel momento in cui il gruppo di 33 contractors giunge a Minsk, il volo per la Turchia viene improvvisamente spostato dal 25  al 30 Luglio (ai militari viene ordinato di bruciare i biglietti originali prenotati dall’Agenzia ucraina), sicché scatta la trappola. L’SBU comunica al KGB bielorusso la presenza dei dipendenti della Wagner (6), indicandoli quale minaccia per Minsk (in previsione delle Elezioni presidenziali), e quest’ultima provvede all’arresto immediato dei soldati  ospitati temporaneamente in un campeggio nei pressi della capitale. Il Servizio ucraino ha così raggiunto 3 obiettivi: 1) Danneggiare temporaneamente le relazioni diplomatiche tra  Russia e Bielorussia; 2) La possibilità di richiedere l’estradizione dei  contractors, di cui possiede i dati sensibili e le prove di un coinvolgimento nel conflitto nel Donbass; 3) Il tentativo (probabilmente andato a segno) di focalizzare l’attenzione sulla penetrazione dei cittadini russi nel territorio bielorusso, mascherando l’ingresso di operativi provenienti dalle repubbliche confinanti, ovverosia quelli attualmente coinvolti nelle proteste di piazza, col fine di sovvertire le istituzioni bielorusse e programmate dopo le proiezioni dei risultati elettorali.

proteste

 

Proteste particolarmente violente e ben organizzate secondo istruzioni impartite anche attraverso canali di Telegram come “Nexta” e “Nexta Live”, di cui sono redattori Roman Protasevic (già arrestato nel 2012 in quanto amministratore di gruppi online di opposizione) e Stepan Putila, entrambi domiciliati per ragioni lavorative in Polonia (7). I canali offrono indicazioni su come comportarsi durante le manifestazioni, sulle mobilitazioni in corso, quali obiettivi colpire e strategie  adottare, anche in caso di arresto. Nexta ha raggiunto oltre 615.000 iscritti e Nexta Live oltre il milione, entrambi diffondono i video degli arresti compiuti dagli OMON (polizia antisommossa).

NextaOvviamente, la situazione sociale della Bielorussia non è neanche minimamente paragonabile a quella ucraina, dove al conflitto identitario si è frapposto il disagio sociale. Le quinte colonne che defezionano e necessarie per giungere al golpe finale in questo caso non esistono. Ragion per cui, al di là del caos momentaneo provocato dai tumulti di minoranze, è interessante notare la connessione politica, cristallizzata attraverso i social network, tra le diverse reti che cooperano a distanza, con un obiettivo comune: destabilizzare le potenze eurasiatiche. è il caso del “Free Hong Kong Center (8)”, progetto ucraino di informazione indipendente della ONG “Liberal Democratic League of Ukraine”, con l’obiettivo di saldare i rapporti tra le due proteste e di connetterle con quella bielorussa.

Freehongkong

 

Sono solo alcuni esempi del lavoro costante, sostenuto da Fondazioni e potenze occidentali, necessario per formare gruppi di dissenso e leader in grado di mobilitare il popolo, ed infine condurre gli Stati indipendenti verso il neocolonialismo euro-atlantico.