Resoconto della Seconda Sessione della Task Force Italia – Cina

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Si è tenuta martedì 30 aprile a Roma presso la Sala degli Arazzi del Ministero dell’Economia la seconda sessione della Task Force Italia – Cina, presieduta dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico Prof. Michele Geraci e alla quale è intervenuto anche il Sottosegretario agli Esteri On. Manlio Di Stefano (presente anche il Ministro per il Sud, la senatrice Barbara Lezzi).

Dopo aver ringraziato i numerosissimi presenti, il Prof. Geraci ha ricordato l’obiettivo fondamentale della Task Force: aumentare l’export italiano dagli attuali 13 miliardi di euro fino a 20 miliardi di euro, servendosi del Memorandum of Understanding firmato con Pechino quale strumento di promozione del Made in Italy in Cina (e non certo come strumento di politica commerciale, essendo quest’ultima prerogativa dell’Unione Europea).

Che la strada tracciata dal Governo Conte sia quella giusta è dimostrato dai fatti sia interni che esterni: tra Roma e Pechino sono già stati firmati nuovi accordi sui voli aerei, sul turismo, sulla scambio di tecnologie, di studenti e sulla collaborazione culturale tra siti Unesco, mentre in Europa sia la Svizzera che il Lussemburgo hanno deciso di aderire al MOU sulla Belt and Road Initiative (seguendo l’esempio di altri 13 Paesi UE).

Geraci ha quindi ribadito che non solo non esiste per l’Italia la “trappola del debito” ma che quando spira il vento possente di un’economia come quella cinese non si possono erigere muri ma solo mulini per canalizzarne direzione e forza; il grande merito della recente intesa sulla Nuova Via della Seta è aver imposto a Pechino (che la intende sicuramente anche quale strumento politico) il rispetto di parametri europei.

La grande potenzialità dell’Italia è costituita dalla sua posizione geografica; attraversata da 4 corridoi europei, la nostra Penisola rappresenta un hub logistico naturale per il trasporto delle merci cinesi verso l’Africa e il bacino del Mediterraneo ed è favorita dal fatto che il tessuto economico cinese nel nostro Paese è già forte (gli investimenti delle imprese cinesi in Italia danno lavoro a circa 30.000 persone, l’85% delle quali italiane) e non così dissimile dal nostro (il 42% del PIL cinese è prodotto da imprese familiari, composte da 4-5 persone).

E’ però indispensabile che l’Italia metta a sistema la propria rete di porti (Genova, Trieste, Venezia e Ravenna in particolare), approfittando dell’occasione rivestita dalla BRI per adeguarne le capacità di accoglimento delle grandi navi porta container (ad oggi assolutamente insufficiente). Lo stesso può dirsi per il trasporto merci via terra, che se serve alla Cina per sviluppare le proprie regioni interne rappresenta allo stesso tempo una grande opportunità per l’Italia di orientare i flussi di traffico europei tramite la propria rete ferroviaria.