Re Gesar di Ling, il racconto epico tibetano.

ReGesar

Qualche tempo dopo, in una città dei dintorni, fervevano i preparativi per le annuali corse di cavalli. Si trattava di un evento di grande risonanza e dai villaggi vicini giungevano a frotte per assistere alle prove di coraggio e di resistenza dei più abili cavalieri del paese. Quale migliore occasione per divertirsi e fare bisboccia? Le donne indossavano i loro abiti migliori, e dalla quantità di turchese e di corallo utilizzati per le loro elaborate acconciature si poteva capire quali fossero le più ricche. Gli uomini, dal canto loro, rivaleggiavano amichevolmente in gare di tiro con l’arco e di forza o giocavano a dadi.

Presto giunse il grande giorno. Vennero eretti i tendoni, approntati i festeggiamenti e tutti confluirono in città per divertirsi in compagnia1.

Il progetto di una nuova linea ferroviaria che entro il 2030 unisca la capitale dello Xizang/Tibet, Lhasa, a Chuengdu sposta l’attenzione sulla provincia dello Sichuan. Qui si trova il cuore del Kham, una delle tre tradizionali aree tibetane della Cina, una vasta regione storico-culturale situata a cavallo tra l’attuale Regione Autonoma del Tibet e, appunto, lo Sichuan.

Storicamente – dato da tenere a mente per il prosieguo di questo articolo – il Kham è stato afflitto da una serie di guerre frequenti che hanno visto rivaleggiare le varie tribù che vi abitavano ma nessuna di queste è mai riuscita a prevalere sulle altre con la conseguenza diretta che questa regione non si è mai dotata di un’amministrazione centrale propria subendo le invasioni e la legge dei tibetani, dei cinesi, dei mongoli2.

La maggior parte della regione giace ad altitudini superiori ai 3.000 metri, il paesaggio si fa generoso di vivide praterie e impenetrabili barriere montuose; la pioggia sembra essere presenza costante e leggera ma quando il sole riesce a penetrare percuote il terreno e quasi brucia la pelle. Litang, luogo che ha dato i natali al settimo e decimo Dalai Lama, situata a 4.100 metri di altitudine, è una contea della prefettura tibetana autonoma di Garzê, provincia del Sichuan, e ogni anno, ogni estate, quando il tempo è buono, i monasteri locali vi organizzano rappresentazioni di opere tibetane e corse di cavalli, che si alternano durante i mesi estivi.

Qui si può vivere ancora oggi l’atmosfera di festa descritta dalla fiaba tibetana La casetta in riva al lago citata che ha aperto questo lavoro. Gli abitanti dei villaggi vicini, nomadi viaggianti e turisti provenienti da tutta la regione si riuniscono per un paio di giorni per assistere partecipi ai giorni di festa che animano la regione. Vengono istituite tendopoli temporanee3 nel pascolo per ospitare i partecipanti per tutta la durata degli eventi che possono, tra i colori della festa, mangiare carne di yak, bere tè, acquistare e vendere medicine tradizionali, gioielli e altre specialità locali.

Il festival delle gare equestri di Litang è uno dei più famosi dell’altopiano: uomini di ogni età, cavalieri ben addestrati e valenti, si danno appuntamento alla prateria Maoya – lungo la strada nazionale 318 Sichuan – Tibet – e mettono in mostra le loro abilità nei modi più diversi. A Litang, infatti, si gareggia in gare con i cavalli, acrobazie, tiro con l’arco ed anche sfide a tiri di moschetto. Per ricompensa per la vittoria – per molti – è sufficiente aver attirato lo sguardo favorevole di una ragazza.4

Negli ultimi anni l’evento è stato ampiamente annunciato, tanto da farlo divenire un’attrazione per i turisti – cinesi e non – che alimenta il business del turismo il quale, sviluppatosi sull’offerta di viaggi in un mondo sconosciuto ai più e puntando sulla nicchia di mercato che si rivolge agli amanti dei cavalli e del mondo dell’equitazione, avvantaggia l’economia di queste regioni meridionali della Cina: i vari festival di corse di cavalli che si tengono sull’altopiano e a ridosso di questo sono divenuti un mezzo per rilanciare l’economia e accelerarne lo sviluppo5.

I cavalli, d’altronde, sono sempre stati parte integrante della vita di numerose generazioni di tibetani, motivo per cui ancora oggi si tengono molti festival o fiere che variano nei contenuti, forme e tempi. A Gyangze, Xigaze, si tiene il Dama Festival, una festa tradizionale che è sinonimo di cavalli, giochi equestri e tiro con l’arco. All’inizio, le attività religiose dominavano la natura di queste feste mentre, con il passare del tempo, sono stati i giochi ad imporsi come cuore dell’evento. Nato nel 1408, richiama persone da ogni parte del Tibet e viene considerato il più conosciuto tra i visitatori stranieri. Anticamente, il Dama Festival si teneva il diciannovesimo giorno del quarto mese del calendario tibetano: esposizione dei dipinti raffiguranti Buddha, danze, preghiere, sacrifici erano le attività complementari alle gare sportive. Durante la festa, Gyangze si colora e si immerge in un’atmosfera gioiosa e chiassosa6.

Ma torniamo nel Tibet orientale, dove la vita non è sempre stata all’insegna della spensieratezza dei giochi equestri e dei giorni di festa e colorati. Si narra che molti secoli or sono il regno di Ling, noto per la misericordia e la sapienza dei suoi saggi, fosse destinato ad attraversare un periodo di disgrazia. L’oscurità, ombra della vendetta, sarebbe scesa sulle genti, orfane della luce del dharma.

Si apre con queste parole l’Antica profezia del Regno di Ling7.

La sete di vendetta e l’odio di una donna che imputava la sua sfortunata esistenza alla maledizione del Buddha, le fecero desiderare sul punto di morte di poter rinascere per vedere i suoi tre figli a capo dei regni buddisti, la sua rivincita sul dharma. Padmasambhava, il “nato dal loto”, conosciuto anche come Guru Rinpoche o come il “prezioso maestro”, comprese la portata del potere demoniaco che il desiderio della donna morente avrebbe liberato e venne in soccorso dei tre regni del Tibet orientale, dove madre e figli erano destinati a nascere a nuova vita. Su richiesta di Guru Rinpoche, il bodhisattva Thubpa Gawa accettò di incarnarsi tra gli uomini del regno di Ling per contrastare gli oscuri poteri che, altrimenti, avrebbero governato il regno e i suoi principati. Per fare da madre al bodhisattva incarnato, Guru Rinpoche scelse un giovane spirito naga, divinità serpente. I naga sono usi alle trasformazioni cosicché lo spirito prescelto non ebbe difficoltà ad assumere sembianze di una ragazza giovane e bella di nome Gongmo.

La ragazza camminò a lungo per attraversare il regno di Ling quando, giunta nei pressi della capitale, venne a conoscenza del fatto che Tondon, il potente castaldo del Re, aveva interpretato dei segni premonitori che indicavano l’arrivo per quel giorno di un personaggio di grande valore destinato a cambiare il corso della storia di Ling. Gongmo entrò a far parte della comunità a tutti gli effetti e, in breve tempo, divenne l’oggetto di continue attenzioni da parte degli uomini in virtù della sua straordinaria bellezza. Anche la regina imparò ad apprezzare la compagnia di Gongmo senza però prevedere che anche il re Sining non sarebbe rimasto immune di fronte all’avvenenza della giovane ragazza; i due si innamorarono perdutamente, tanto che il re decise di prendere Gongmo come seconda moglie.

Un giorno, Gongmo pascolava la sua mandria di yak in una valle dove, non fosse stato per il verso lamentoso dei bovini, il silenzio sarebbe stato totale. Nessun suono, nessun cinguettio, nessun fruscio del vento tra l’erba stentata, nessun fremito d’insetto. Niente. Si diceva, inoltre, che in quella valle dei silenti strani esseri maligni vivessero intrappolati in quel luogo perché era l’unico privo di rumore, solo lì trovavano rifugio e sollievo dall’agonia inferta loro anche dal minimo suono. La presenza di quegli spiriti si palesò e Gongmo, disperata, invocò l’aiuto di Guru Rinpoche: la nebbia si diradò abbastanza da rivelare uno splendido arcobaleno che si perdeva nell’immensità del cielo. La luce dorata si fece più intensa e spessa intorno all’arcobaleno, fino a consolidarsi e a delineare la figura del Dio Kendo il quale con voce solenne e tuonante disse: nell’acqua contenuta in questo vaso si è specchiato il bodhisattva Thubpa Gawa, che scenderà tra le genti di Ling. Bevi, e quando sarà il momento darai alla luce Thubpa Gawa incarnato, guerriero del dharma e re di Ling.

Gesar era il nome che Gongmo aveva imposto al figlio.

Gesar è il grande eroe protagonista di uno dei maggiori cicli epici dell’Asia centrale ed orientale, ben conosciuto e diffuso al di là dei confini dell’altopiano tibetano, un patrimonio che appartiene a buona parte del continente asiatico: si possono citare versioni delle gesta di Gesar in Ladakh, Bhutan8, Nepal, Mongolia, tra le minoranze etniche cinesi e in Burazia, nello Yunnan e nella storica regione del Kham. La consuetudine vuole che la versione classica sia ritenuta quella del Tibet orientale9; tale vasta diffusione rende difficile il districarsi tra le varie versioni di un’opera sconfinata l’epica di Re Gesar è considerata l’opera letteraria più lunga del mondo10– che nella sola compilazione cinese della versione tibetana consta di oltre oltre 20 milioni di parole, distribuite in oltre un milione di versi raccolti in circa 120 volumi ma, soltanto la versione dell’altopiano, presenta una moltitudine di varianti che ha fatto nascere l’adagio secondo cui ogni tibetano ha una sua storia di Gesar.

Come molte altre leggende, con ogni probabilità anche quella di Gesar si sviluppa su una base storica. Nell’introduzione all’edizione italiana di La vita sovrumana di Re Gesar di Ling si legge che questo guerriero divinizzato, la cui vera personalità è oggi difficile da ricostruire attraverso i racconti fantastici che se ne fanno, è senza dubbio esistito, e forse in un’epoca relativamente recente, fra il VII e l’VIII secolo11.

I riferimenti mitologici e allegorici della storia sfidano il tempo e lo spazio e diversi luoghi rivendicano di essere il regno di Ling. Ciononostante, sia gli esperti tibetani che quelli cinesi sono generalmente concordi nell’indicare il luogo di nascita di Gesar nella contea di Dege12, localizzata nell’attuale prefettura autonoma tibetana di Garzê nella regione sudoccidentale del Sichuan, nel cuore del Kham storico.

Nonostante il fatto che ogni cantastorie narri le gesta del Re di Ling a suo modo e secondo la propria ispirazione, quello che è sostrato comune ad ogni variante è che prima dell’avvento di Gesar, tutto era terribile. I demoni e gli spiriti maligni imperversavano ovunque mentre calamità naturali e causate dall’uomo devastavano in lungo e in largo il Tibet. La sua missione consiste nel riportare e far regnare l’ordine sulla Terra e nel reprimere l’ingiustizia e la violenza.

L’epopea tramandata dai cantori della regione del Kham assegna a Gesar il compito di difendere la Religione, intesa nel senso più ampio del termine tibetano chös di legge morale, rispetto dell’equità e protezione dei più deboli13. Gesar è un eroe solare, fondatore, civilizzatore e strenuo difensore dalla buona dottrina, il buddismo.

La versione del Tibet orientale – quella cui facciamo riferimento – si compone di una serie di episodi che coprono l’intera vita terrena di Gesar e che riflettono gli eventi registratisi all’alba della storia tibetana14. Il preludio cosmico della versione tibetana spiega il motivo per cui il mondo è collassato in una profonda anarchia: numerosi bdud, demoni re, hanno evitato l’assoggettamento e, come risultato, orde di demoni cannibali e spiriti maligni sfogano la loro rabbia perseguitando gli uomini guidati dai malvagi e avidi dei maggiori regni15. Gesar è l’emissario divino la cui missione è quella di sopraffare i potenti demoni che governano la terra. Il giovane eroe vive un’adolescenza problematica; il fratello del Re Todong, suo zio paterno, bandisce sia Gesar che sua madre da Ling e li costringe ad un lontano confino forzato dal quale l’eroe torna per disputare una corsa di cavalli che ha come premio il trono del regno di Ling: Gesar, dotato di poteri sovrannaturali, ha dodici anni quando viene proclamata una corsa di cavalli per determinare chi sarà il nuovo re di Ling e chi potrà prendere in sposa ‘Brugmo, la bellissima figlia di un capitano di un regno vicino. Gesar vince la gara, sposa ‘Brugmo, sale al trono16. Da questo momento, la vita di Gesar è costellata da spedizioni militari, guerre e battaglie contro i demoniaci sovrani dei regni vicini17. In tarda età, dopo aver dimostrato tutta la sua potenza, ammansito i demoni ed espresso una virtù perfetta, Gesar abbandona la terra degli uomini per tornare nel paradiso celestiale promettendo, però, una seconda venuta nel momento in cui il popolo tibetano chiedesse nuovamente il suo aiuto18.

Oltre a rappresentare uno dei più alti picchi raggiunti dalla cultura tibetana antica, il racconto delle gesta di Re Gesar di Ling assume tratti enciclopedici che parlano e tramandano gli aspetti storici dell’antica società dei popoli dell’altopiano. Tipicamente tibetana nello stile anche se influenzata da elementi mutuati dal tantrismo indiano, l’epopea sembra possibile da datarsi al tempo della seconda trasmissione del buddismo sull’altopiano e fornisce spunti interessanti per gli studiosi perché i suoi versi descrivono vividamente vari aspetti della vita tibetana: economia, religione, usi e costumi, rapporti di classe valori spirituali, morale.

La storia di Re Gesar emerge per la prima volta tra il I e il VI secolo e prende forma durante il periodo della dinastia Tubo, fra il VII e il IX. In quel periodo, infatti, le lotte inter-tribali e le guerre erano comuni così come lo erano (e lo sono tutt’oggi) i disastri naturali; si può affermare che i versi di cui si compone l’epica siano un resoconto di come piccoli regni e tribù in costante lotta tra loro si uniscano insieme per formarne uno stabile e prospero, dimostrazione del desiderio delle popolazioni tibetane di riunificazione pacifica e di una stabilità sociale che permettesse loro di condurre una vita felice.

L’eroismo di Gesar, però, non si esaurisce in tempi remoti. Se si considera che ancora oggi nelle regioni dell’altopiano, della Mongolia interna e del Qinghai artisti popolari e bardi diffondono e cantano i grandi successi dell’eroe, il racconto delle gesta di Gesar di Ling rappresenta l’unica epopea vivente del mondo. Molti dei contenuti della storia di Gesar sono attinenti alla sfera della tradizione folkloristica tibetana e riprendono canzoni, favole, storia, leggende e proverbi che danno vita a mille episodi e personaggi. Per questo motivo, gli sterminati versi di cui si compone l’opera mantengono un andamento vivo e creativo tipico della trasmissione della lingua parlata come metafore, rime e ripetizioni. Tutto lascia supporre, infatti, che originariamente i canti che celebrano le gesta dell’eroe epico fossero trasmessi soltanto oralmente. D’altronde, ancora oggi, molti dei bardi che recitano i versi dell’epopea sono analfabeti anche se la maggior parte dei poeti si reputerebbero gravemente offesi se qualcuno si permettesse di dire loro che hanno imparato i canti del poema. Essi affermano di essere direttamente ispirati da Gesar o da un altro personaggio divino che detta loro le parole che pronunciano19.

Chi canta le gesta di Gesar ritiene che la loro capacità sia un dono diretto degli dèi e attribuiscono l’emergere di un artista alla reincarnazione di figure legate a Gesar e, per tal ragione, diversamente da quanto avviene per altre arti in arti continenti, le abilità e le conoscenze non si tramandano da padre a figlio né tanto meno da maestro ad allievo. Molti di loro entrano in stato di trance mentre declamano il racconto dell’eroe tibetano mentre si dice che i cantori e i bardi spesso iniziano la loro carriera dopo aver esperito uno strano sogno dopo il quale – misteriosamente e miracolosamente – si trovano l’abilità di recitare ampie sezioni dell’enorme epica, spesso per diverse ore consecutivamente senza mai sosta.

Ogni cantore, in realtà, ha familiarità soltanto con alcuni episodi o versioni regionali del racconto epico: pochi sono coloro che conoscono per intero l’intera storia; le conoscenze della maggior parte di loro si limitano ai canti che solitamente recitano, sempre gli stessi20.

Come ha a dire Zhambei Gyaltsho, Gesar vive nella memoria e nella tradizione orale delle stesse persone. L’esistenza di questo genere di artisti è un contributo senza prezzo alla ricerca sulle origini e lo sviluppo della letteratura: tutti loro offrono incommensurabili intuizioni. La grande epica eroica di Gesar creata dai tibetani riflette la loro vivacità, la loro saggezza, il tesoro della loro conoscenza21.

Il più famoso dei moderni performers è considerato Sangzhub, nato nel 1922 da una famiglia di agricoltori tibetani. La leggenda che accompagna il suo nome vuole che da piccolo ascoltò suo nonno cantare porzioni dell’epica di Re Gesar. Quando questi morì, Sangzhub divenne muto fino al compimento degli 11 anni quando cominciò a sognare l’eroe; poco dopo iniziò a viaggiare in lungo e in largo recitando il racconto epico per i buddisti dei monasteri e per gli abitanti dei villaggi dell’altopiano. Nel 1979, su richiesta dell’Accademia tibetana di scienze sociali, diede inizio ad una serie di registrazioni della sua narrazione, spesso passando interi giorni a cantare in una caverna per avere un migliore risultato acustico: furono registrate circa 2.500 ore equivalenti alla scrittura di più di 40 volumi. Nel 2000, la stessa Accademia insieme con l’Istituto per la letteratura delle minoranze etniche dell’Accademia cinese di scienze sociali decisero di compilare e pubblicare una versione scritta delle performance cantate di Sangzhub22.

A cavallo tra il 2015 e il 2016, l’epopea di Re Gesar di Ling – inscritta nella lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO – ha cominciato a parlare nuovi linguaggi, quello di internet e quello del grande schermo cinematografico. A partire da metà dicembre 2015, infatti, sulla piattaforma online Litchi FM, sono stati caricati 10 episodi di Gesar narrati in cinese standard. Il narratore Zhang Zhun ha lavorato per più di un anno insieme al rinomato tibetologo Gyanpian Gyamco per adattare alla lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese i racconti tramandati in tibetano23.

Il giugno del 2016, invece, sono iniziate le riprese di un film sulle imprese epiche di Gesar sponsorizzato dal China Cultural Heritage Foundation e diretto dal Beijing Golden Tara Film e Television Media Co.; un totale di 500 milioni di yuan sono state investite nella realizzazione della pellicola: la Regione Autonoma del Tibet, le province del Sichun, Qinghai, Gansu e Yunnan hanno partecipato alla creazione questo lavoro che in Cina viene paragonato a film hollywoodiani quali Troy e Il Signore degli Anelli. Secondo un responsabile della produzione, portare Re Gesar sullo schermo soltanto aiuterà la promozione della cultura tibetana ma, anche, migliorerà la tradizionale amicizia tra tibetani e han24.

A partire dalla nascita della nuova Cina – in particolare dopo il 1978 – la letteratura tibetana ha avuto un grande sviluppo con la traduzione in cinese di numerose opere. Considerata un prezioso patrimonio culturale, il Governo cinese ha prestato attenzione e interesse al riordino, traduzione e pubblicazione della biografia eroica di Gesar: attualmente in 10 università e istituzioni culturali del Paese molti studiosi si occupano esclusivamente di ricerche in merito.

I ricercatori occidentali scoprirono l’epica di Gesar (e l’interesse per questa) nel XVIII secolo mentre in Cina, sin dagli anni ’50, con l’avvento di Mao e della Cina, le vicende leggendarie dell’eroe hanno giocato un ruolo centrale negli sforzi della Repubblica Popolare Cinese nel creare un’identità nazionale e storica. Il Governo cinese approntò il primo documento di preservazione di Re Gesar già nel 1958 mentre qualche anno più tardi centinaia di ricercatori cinesi hanno votato il loro lavoro alla Gesarologia, una branca di studi che si occupa, per l’appunto, di studiare l’epopea. Fondato nel 1980, l’Istituto di Letteratura Etnica – affiliato dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali – ha portato avanti un progetto estensivo di ricerca, compilazione e pubblicazione dell’Epica25. Le numerose varianti della tradizione orale della storia di Gesar, infatti, non ne hanno permesso una scrittura di un testo canonico. La prima versione stampata dell’opera fu pubblicata a Pechino nel 1716, ma si trattava di un testo mongolo26. Ad oggi, sono stati collezionati qualcosa come 180 differenti combinazioni di canzoni, versi e narrazioni insieme a 55 blocchi di legni dell’opera e diverse edizioni ciclostilate oltre alla registrazione di 70 performance.

A partire dal 2002, indicato dall’UNESCO come anno da dedicare alle celebrazioni dell’anniversario del millennio del poema epico, si sono tenute attività di promozione della figura dell’eroe in quelle regioni dove la sua leggenda si è diffusa – Pechino, Sichuan, Tibet, Mongolia interna e Qinghai – con l’obiettivo di far guadagnare fama e riconoscimenti a livello internazionale.

Dal 2014, invece, la Regione Autonoma del Tibet ha dato il via ad un progetto di traduzione in cinese, lavoro che, seppur proceda a piccoli passi, è stato terminato per quanto riguarda le prime cinque sezioni27. A partire dall’inizio del XXI secolo, quello che stiamo vivendo, il Tibet si è concentrato nella preservazione culturale del racconto delle gesta del suo eroe concentrandosi sulla protezione dei cantori e narratori dell’epica di Gesar. Un patrimonio, quindi, per tutta la Cina: questi artisti sono gemme senza prezzo per la cultura nazionale e senza di loro, l’epica più lunga del mondo potrebbe sprofondare in nell’oblio più profondo, dimenticata nel veloce e tumultuoso corso della Storia. 

Andrea Turi

1 La casetta in riva al lago in Fiabe tibetane, storie dal tetto del mondo, Giunti editore, Prato, 2002, p. 55.

2 La prima invasione mongola si ebbe agli inizi del XIII secolo quando le truppe di Gengis Khan assoggettarono sia la Cina che l’altopiano tibetano.

Una seconda invasione dei popoli mongoli si registra nel 1640 quando le truppe di Gushri Khan, re degli hosuud, un popolo della Mongolia, invase il Tibet su invito del quinto Dalai Lama per sconfiggere il re dello Tsang. In seguito a questi avvenimenti, il re mongolo unificò il Tibet e affidò il potere politico e spirituale al Dalai Lama in cambio del controllo dell’esercito e del titolo formale di Re del Tibet.

Nel 1728, i tibetani cedettero alla Cina parte del Kham orientale i cui territori furono inglobati nelle regioni del Sichuan e dello Yunnan. (fonte: Wikipedia. Voce: Kham).

3 Molti visitatori del festival parlano di “città delle tende” che sorge all’improvviso dove in precedenza non c’era che verde prateria.

4 Si legge nella fiaba tibetana La casetta in riva al lago che ha aperto questo breve saggio: “anche Dekyi si interrogava sull’identità di quel giovane aitante: aveva notato che cercava spesso il suo sguardo e le sorrideva dopo ogni vittoria”.

Ai giorni d’oggi, in alcuni casi vengono messi in palio premi in denaro e oggetti.

5 Il Governo centrale di Pechino sta sponsorizzando molti di questi festival con l’obiettivo di farne una leva economica per le regioni più arretrate in modo da accrescerne l’economia. Famoso, a questo riguardo, è diventato il festival che si tiene nello Yushu, prefettura tibetana autonoma della provincia di Qinghai, a nord dell’altopiano tibetano, il più grande del Tibet.

6 Song Shuhong, Tibet from all angles, China Intercontinental Press, 2014, pp. 123 – 133.

7 L’antica profezia del regno di Ling in Fiabe Tibetane, op. cit., p. 81.

8 Il secondo Re del Bhutan del XX secolo, Jigme Wangchuck (1926 – 1952), era così amante di Gesar da tenere a corte un cantore delle sue gesta che ne recitasse i versi epici intrattenendo lui e la corte.

9 La fiaba riportata nel testo può essere considerata un compendio per la comprensione del vasto ciclo epico visto che ne sintetizza i principali passaggi.

10 Questa affermazione emerge nella sua verità con il raffronto con gli altri cinque grandi cicli epici della storia letteraria mondiale: Gilgamesh, l’antico ciclo babilonese consta di 3.000 versi; i lavori del greco Omero, Iliade e Odissea rispettivamente 15.000 e 12.000 versi; l’indiano Ramayana consta di 18.000 odi da due versi ciascuna mentre il Mahabharata si compone di 100.000 odi per un totale di 200.000 versi.

11 Alexandra David-Neel e Lama Yongden, Vita sovrumana di Gesar di Ling, Edizioni Mediterranee, Roma, 1990, p. 37.

12 De-Ge in tibetano sta per “area benevola”.

13 Ibidem.

Vita sovrumana di Gesar di Ling è la tradizione italiana di La vie surhumaine de Guésar de Ling, le Héros thibétain, pubblicato in Francia nel 1931. In questo testo, Alexandra David-Neel, la prima donna occidentale a raggiungere Lhasa nel 1924, presentò al pubblico occidentale una traduzione condensata dell’epopea di Gesar.

14 Per una enumerazione degli principali episodi rimandiamo a Geoffrey Samuel in The Gesar Epic of East Tibet in From tibetan literature: studies in genre, pp. 358 – 367 che segue quella proposta da Wang Yinuan.

Per una analisi più dettagliata della composizione dell’opera rimandiamo a Samten G. Karmay, The theoretical basis of the tibetan epic, with reference to a “chronological order” of the various episodes in the Gesar epic in Bulletin of the school of oriental and african studies, University of London, vol. 56, no. 2, 1993, pp. 234 – 246.

15 Molti studiosi dell’epica di Re Gesar vedono in questo scenario il riferimento alla conversione del Tibet dalla barbarie al buddismo: l’episodio rammenta come Padmasambhava – il ‘nato dal loto’, noto in Tibet come il ‘Prezioso Maestro’ Guru Rinpoche, venerato dalla scuola Nyingmapa come secondo Buddha, considerato il primo e più importante diffusore del Buddhismo in Tibet – sottomise i violenti spiriti dei nativi del Tibet.

16 I versi epici dicono che in questo momento egli assuma il titolo di Gesar. Il termine “Gesar” ricorda il romano “Caesar” e c’è chi sostiene che i tibetani abbiamo appreso l’uso di questo titolo dai rapporti intrattenuti con i vicini dell’epoca, i turchi: si sa che così venivano chiamati i re turchi che governavano l’area che oggi è occupata dall’Afghanistan che erano alleati dell’impero tibetano durante l’VIII secolo.

I tibetani, infatti, ebbero il loro momento di gloria nella Storia intorno al VII secolo quando le loro spedizioni conquistatrici si sparsero su tutto l’ovest della Cina, il Turkestan e il Nepal. La storia di Gesar sembra riportare anche notizie riguardo una spedizione intrapresa contro il principe di Persia.

Altra ipotesi è che nell’Impero Bizantino “Caesar” era un titolo imperiale e che i mongoli erano alleati dei bizantini nel XIII secolo.

17 In battaglia, Gesar conquisterà 54 zongs, regni minori.

18 La figura messianica di Gesar presso le popolazioni tibetane e di parte dell’Asia è documentata da Alexandra David-Neel che riferisce come svariate volte, durante le conversazioni intrattenute nei suoi viaggi in Oriente, molti predicevano una “seconda venuta” del grande Re Gesar in riferimento alla cacciata dei colonialisti europei una volta per tutte.

Questo ricorda da vicino la leggenda di Re Artù il quale promise di tornare nel momento in cui l’Inghilterra avesse avuto bisogno nuovamente del suo aiuto.

19 Alexandra David-Neel, op. cit., p. 39.

20 Alexandra David-Neel, op. cit., p. 40.

Per una maggiore conoscenza delle tecniche di recitazione dell’Epica di Gesar, rimandiamo al testo Zhambei Gyaltsho, Bad Sgrung: Tibetan epic singers in Oral tradition, n. 16, vol. 1, 2001, pp. 280 – 293.

21 Zhambei Gyaltsho, op. cit., p. 293.

22 Al lavoro di traduzione hanno preso parte traduttori ed esperti di vari campi dal sapere provenienti dal Tibet, Gansu, Qinghai e Pechino.

23 http://europe.chinadaily.com.cn/culture/2016-01/23/content_23213104.htm

La versione di Zhang Zhun e Gyanpian Gyamco fa parte del programma no-profit Ears for Epics il cui scopo è quello di diffondere tra i potenziali ascoltatori moderni i lavori letterari tradizionalmente tramandati oralmente.

24 http://eng.tibet.cn/news/1467182838380.shtml

25 Per maggiori informazioni sullo sviluppo degli studi sull’epica di Gesar, rimandiamo a Li Lianrong, History and the Tibetan Epic Gesar in Oral Tradition, n. 16, vol. 2, 2001, pp. 317 – 342.

26 Nel testo stampato a Pechino si rinvengono 7 episodi principali: 1. il prologo nel regno degli dèi, la nascita, la gioventù, il matrimonio di Gesar e la presa del potere come Re di Ling; 2. la sua sconfitta con una tigre nera; 3. il viaggio in Cina e il suo matrimonio con una principessa cinese; 4. la sconfitta di un re demone grazie all’aiuto della moglie di quest’ultimo; 5. la guerra contro i tre Re di Hor; 6. la sconfitta di un demone travestito da lama; 7. il viaggio di Gesar negli inferi per salvare la madre. Volendo fare un confronto con la versione (completamente orale) del Ladakh e quella del Tibet orientale, quattro di questi episodi (1, 3, 4, 5) hanno degli equivalenti nelle altre due versioni; l’episodio numero 7 ha un equivalente nella versione tibetana ma non in quella del Ladakh; due episodi invece (2, 6) non hanno altri equivalenti.

http://www.agichina.it/sguardo-sul-tibet/notizie/lepopea-di-gesar-di-ling-br-