Il futuro del Tibet e il progetto One Belt One Road

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Sono diversi i settori nei quali il Governo della Regione Autonoma del Tibet/Xizang intende intervenire nei prossimi anni per consolidare quel processo di sviluppo sostenibile intrapreso con successo dopo le varie riforme varate negli ultimi decenni.

Innanzitutto il comparto turistico: un record di 11,59 milioni di turisti, sia cinesi che stranieri, ha visitato Lhasa nel periodo tra gennaio e ottobre 2015, con aumento percentuale dell’11,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per consolidare questo incremento, l’Amministrazione regionale intende non solo rafforzare gli impianti sportivi a Lhasa ma anche potenziare le proprie dotazioni di energia (nel giugno 2016 il Tibet ha iniziato addirittura ad esportare elettricità), detenendo già ora 672 siti geotermici.

Anche per la produzione di energia idrica si prevede un aumento del 15% da qui al 2020; la stazione del fiume Yarlung Tsangpo è divenuta pienamente operativa nell’ottobre 2015 grazie ad un finanziamento di 9,6 bilioni di yuan.

La stessa iniziativa One Belt One Road, voluta da Pechino per assicurare benefici commerciali ad Asia, Europa e Africa, aiuterà notevolmente a diminuire il tradizionale isolamento geografico della regione (che si trova in media a 4.000 metri sopra il livello del mare) partendo dall’estensione al Nepal e ad altre parti dell’Asia meridionale della linea ferroviaria Qinghai-Tibet.

Data la sua ambiziosa prospettiva il Governo nazionale ha costruito la linea ferroviaria che va da Golmud a Lhasa, per un costo di 4 milioni di dollari e 1142 chilometri complessivi, 960 dei quali sopra i 4.000 metri; un’estensione della linea da Lhasa a Shigatse si propone perciò di unire il Tibet al resto della Cina, guadagnando tre ore di viaggio rispetto all’attuale percorso e permettendo ai turisti di ammirare durante il tragitto le montagne innevate, le acque del Fiume Azzurro (Yangtze) e la Riserva naturale di Hohxil.

Dal 2020 il Governo cinese promette di completare la connettività tra le più importanti strade tibetane e le province vicine dello Xinjiang, del Sichuan e dello Yunnan; una di queste, la ferrovia da Lhasa a Chengdu, costerà più di 20 bilioni di dollari.

Per questa ragione il Ministero della Cultura (MOC) ha attivamente promosso il coordinamento tra progresso culturale in Tibet e avanzamento economico e sociale, promuovendo gli scambi con il resto del Paese ma salvaguardando l’eredità storica tradizionale tibetana.

Nell’aprile 2015 Luo Shugang, Segretario del Comitato del Partito ha deciso di implementare una serie di meccanismi istituzionali per supportare ed integrare concretamente il processo culturale e turistico in Tibet secondo gli standard internazionali, un’azione di monitoraggio e di aiuto concreto che si è temporaneamente conclusa nell’agosto 2016.

Il MOC ha quindi deciso di destinare 900 milioni di yuan nel 12° Piano quinquennale per lo “sviluppo socioeconomico e i progetti del Tibet”, dove Nyingchi, Shannan e Lhasa sono state designate quali maggiori Zone di servizi pubblici culturali a livello nazionale.

Ad esempio il Progetto “Pioggia di Primavera” ha incoraggiato volontari provenienti da tutta la Cina a visitare le regioni di confine per contribuire all’aumento delle iniziative come spettacoli teatrali, musicali e di danza tradizionale, mentre il Piano complessivo per il Corridoio dell’industria culturale Tibet-Qiang-Yi ha sostenuto la definizione di un “marchio” culturale locale e la promozione all’estero di esibizioni canore e danzanti, films e programmi televisivi tibetani.

Il MOC ha inoltre finanziato, tramite il Piano per la Costruzione di un sistema di cultura pubblica moderna nelle aree povere (2016-2020), la nascita di librerie e centri culturali nei villaggi più isolati, facilitandone economicamente l’accesso alle famiglie più bisognose.

In accordo con il Piano culturale di supporto al talento e al progetto per i lavoratori speciali nelle tre aree della regione considerate più povere, il Ministero sta cercando di favorire e far fiorire quelle potenzialità artistiche e culturali finora inespresse a causa delle difficoltà economiche dei meno abbienti.

La programmazione economica di Pechino riconosce l’esistenza di una fascia importante di popolazione che si trova ancora in condizioni di disagio ma ha stabilito di incrementare il reddito pro capite di circa 590.000 persone, residenti nelle città e nelle campagne, nei prossimi cinque anni.

Durante un incontro tenutosi il 2 febbraio 2016, Chen Quanguo, Capo del Partito Comunista della Regione Autonoma del Tibet e Losang Jamcan, presidente del Tibet, hanno deciso che almeno 238.000 persone (circa il 40% degli attuali cittadini che si trovano in situazioni di disagio) dovranno a breve uscire dalla condizione di povertà.

Questa politica si basa sulle parole d’ordine dei “due elementi” e dei “quattro principi” che dovranno favorire le condizioni per una maggior sviluppo locale, per un’industria orientata al mercato, per un migliore utilizzo del capitale sociale e tecnologico ed una più facile integrazione tra mondo agricolo e mondo industriale.

Per assicurare l’applicazione di queste misure sono stati predisposti numerosi piani, applicabili a livello di regione, città e contea, quali le “Linee guida 2016 sull’industria di base per la lotta alla povertà”, “Implementazione del programma di fondi per la lotta alla povertà” e “Regolamento 2016 sul programma di fondi per la lotta alla povertà”.

Da qui al 2020 il Tibet verrà servito da 110.000 chilometri di autostrade, tutte le contee e le città saranno dotate di strade asfaltate, tutti i villaggi amministrativi diverranno raggiungibili; circa 2,3 milioni di agricoltori vivranno in solide e convenienti abitazioni, uscendo definitivamente dalla loro situazione di miseria, tenendo conto che nel 2015 il reddito pro capite in percentuale è salito del 12% anche grazie ai finanziamenti concessi dalla Banca per lo Sviluppo Agricolo della Cina.

L’importanza di tutelare l’ambiente quale interesse patriottico è un’indicazione uscita dal Piano strategico formulato al 18° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese.

Nel 2009 il Governo nazionale aveva approvato il Piano per la tutela ecologica e lo sviluppo del Tibet (2008-2030), decidendo un investimento di 15,5 bilioni di yuan in vista del completamento della barriera ambientale.

I 10 progetti divisi in tre categorie prevedevano la protezione delle piante e delle risorse del terreno, la prevenzione degli incendi nelle foreste e la costruzione di riserve naturali per tutelare gli animali selvaggi.

Il Tibet possiede oggi 47 riserve naturali su una superficie di 412.200 chilometri quadrati, il 34,35% dell’intera regione; è dotato anche di 22 riserve ecologiche, 9 parchi forestali di livello nazionale, 10 parchi delle zone umide e 4 parchi geologici.

In linea con queste misure il progetto del Villaggio Chumar, localizzato nell’area di conservazione nazionale del Sanjianguyan (Fonte dei Tre Fiumi), viene considerato una delle più importanti sorgenti idriche della parte settentrionale del Fiume Azzurro.

Il Parco industriale di Zhizhao nel Distretto Chengguan è localizzato nella bella area ecologica protetta di Zhigou, vicino al villaggio Baiding di Caigong Tang, ed è stato realizzato in previsione della sicurezza ambientale per il pubblico e per i turisti.

Per il periodo 2014-2020 sono stati stanziati 1,07 bilioni di yuan per un totale di 30 progetti, 13 dei quali sono già stati completati per una spesa pari a 580 milioni di yuan, mentre 7 di quelli da terminare, per una cifra che si aggira intorno ai 343 milioni di yuan, riguardano proprio il Parco industriale di Zhizhao.

Il villaggio Baiding della città di Caigontang, dotato di 108 sorgenti naturali, interessa un’area di 220 acri e si propone quale innovativo modello produttivo dall’allevamento in cattività, alla fattoria animale fino alle moderne aziende zootecniche che producono latte fresco, yogurt e altri prodotti caseari.

Sempre nel distretto di Chengguan, che gode di benefici geografici non indifferenti in termini di logistica e di trasporto, il Centro di agricoltura tecnologica di Zhizhao combina i vantaggi derivanti dalle risorse naturali provenienti dall’altopiano alle moderne tecnologie, divenendo recentemente il più avanzato esempio di serra nel sud-ovest della Cina e la più ampia azienda di piante del Tibet per una superficie di 24.000 metri quadrati.

Nel maggio 2014 è stato fondato, presso il medesimo distretto, il Centro di servizi logistici Hengtong Park, una compagnia che possiede 1100 efficienti pannelli solari e magazzini per una capacità di 5400 tonnellate; esso ha investito 2 milioni e mezzo di yuan per combinare le esperienze delle diverse fattorie o aziende agricole, supporta inoltre lo sviluppo delle produzioni locali dopo un’attenta supervisione e selezione delle verdure.

Il Gruppo industriale Huiquan ha investito oltre 100 milioni di yuan e si estende su un’area di 1000 acri, comprendente un imponente laboratorio di produzione, due magazzini e altri edifici dove viene assicurata la pulizia dell’acqua e il suo imbottigliamento.

L’impresa ha fatto sinergia con il China Huiyuan Juice Group, la cui bevanda è ormai un marchio famoso in tutto il Paese grazie alla purezza del succo e ai prodotti contigui lanciati sul mercato di oltre 20 nazioni.

Il Tibet Dazhao Shengquan Ltd., fondato nel 2010 su un’area di 100 acri e con un capitale sociale di 100 milioni di yuan, è un altro famoso produttore di acqua naturale di altissima qualità orientato ai mercati esteri.

Nel 2015 la compagnia ha vinto il premio governativo per la miglior acqua naturale della regione autonoma tibetana, viste le sue riconosciute qualità benefiche sulla salute delle persone.

Prelevata ad un’altezza di 3800 metri, quest’acqua viene poi esaminata attentamente nei laboratori dell’impresa, che ne testimoniano l’elevata ricchezza di minerali e di elementi necessari alla salute come calcio, magnesio, potassio, stronzio, silicio e altri.

Tutta la serie di prodotti che caratterizza il distretto industriale di Chengguan raggiunge non solo i consumatori del Tibet ma anche i distributori di città come Pechino, Shangai, Shandong, Shaanxi, Sichuan, Hunan …

Il Centro di Ricerca Tecnologica e di Informazione Tibetano forma i migliori studenti tramite un sistema di dottorati e piattaforme avanzate di alto livello scientifico che includono i programmi culturali più ampi, anche per favorire la traduzione e l’integrazione tra la lingua tibetana e quella cinese.

Numerosi sforzi sono stati intrapresi per rendere Lhasa una città attraente sotto il profilo del turismo culturale internazionale, insieme al Centro internazionale di turismo ecologico di Nyingchi, alla zona di cooperazione turistica internazionale di Gangdise con il progetto chiave del parco industriale, Lunang quale centro di destinazione per le conferenze internazionali, per finire con il percorso viaggiante Shangri-La.

Un’altra zona particolarmente affascinante è quella di Lhoka, conosciuta storicamente come Yarlung o valle del Tibet meridionale, è bagnata dalle acque sacre del fiume Brahmaputra e costituisce il nucleo storico di partenza della cultura tibetana.

Oggi è formata da 1 distretto, 11 contee, 82 cittadine e 550 villaggi, per una popolazione complessiva che a fine 2015 si aggirava sulle 361.000 persone circa.

La sua posizione geografica strategica, Lhasa a nord, Nyingchi a est, Shigatse ad ovest l’India e il Bhutan a sud, insieme alle risorse naturali del territorio come le erbe medicinali, rendono la principale città dell’area, Shannan, meta di numerosi turisti e fulcro di importanti scambi commerciali.

Il prodotto interno lordo della zona di Lhoka cresce del 10% l’anno e si caratterizza per un modello di sviluppo ecologico avanzato; la Cina ha investito 1.265 bilioni di yuan per la riforestazione e ha destinato circa 41,66 milioni di yuan ogni anno per gli stipendi dei lavoratori forestali.

Il Governo di Pechino ha investito nel suo dodicesimo Piano quinquennale 146 milioni di yuan in fondi per combattere la desertificazione e creare un’area ecologica nei pressi delle rive dello Yarlung Tsangpo.

Dal punto di vista religioso bisogna rilevare la presenza del Monastero di Samye nella contea di Zhanang ma non lontano da Lhoka, con più di 1200 anni di storia.

La sua costruzione costituisce una combinazione di stili cinese, tibetano ed indiano e durante il periodo dei Tubo fu indubbiamente l’edificio più bello, ma soprattutto esso appartiene alla scuola Nyingmapa, che fu la prima del buddismo tibetano, per cui ospita 116 monaci studenti della filosofia tantrica.

Samye si trova sotto la protezione del Ministero della cultura che ha investito 64,37 milioni di yuan per il suo restauro più altri 25,45 milioni di yuan per le strutture adiacenti al Monastero, ed ogni anno riceve la visita di oltre duemila turisti e pellegrini.

Gli scambi culturali tra Cina e altre nazioni vengono adesso aumentati per mezzo di piattaforme istituzionali come “La Percezione della Cina- Settimana della cultura della Cina occidentale”, il “Forum per lo sviluppo del Tibet-Cina”, “l’EXPO del turismo e della cultura del Tibet-Cina”, una serie di iniziative che hanno reso fruibili al pubblico occidentale i prodotti migliori della cultura tibetana.

Secondo la chiara prospettiva geopolitica delineata nel tredicesimo Piano Quinquennale, il Governo di Pechino vuole promuovere una serie di Corridoi economici ed energetici: Cina-Mongolia-Russia, Cina-Asia centrale-Asia occidentale, Cina-Penisola meridionale e centrale, il nuovo Ponte Eurasiatico Continentale, Cina-Pakistan e il Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIM Corridor) per facilitare la connessione infrastrutturale tra la Cina e le nazioni vicine e la connettività tra Asia meridionale, Europa e Africa.

Il Tibet contribuirà attivamente a questa strategia globale partecipando alla costruzione della Nuova Via della Seta e del Corridoio BCIM e divenendo un’importante porta aperta sull’Asia meridionale.

Accelerando inoltre la messa in opera dell’autostrada nazionale e della Lhasa-Lin Zhi, dell’autostrada da Shigatse a Kirong e delle ferrovie che vanno da Shigatse a Yadong e Sichuan, da Linzhi a Changdu.

Dal punto di vista marittimo è necessario dare priorità alla costruzione del porto di Kirong e alla riapertura di quello di Yadong, consolidare la funzione dell’aeroporto di Lhasa e migliorare gli scambi commerciali con il Nepal e il Bhutan.

Bisognerà poi assicurare un sistema di finanziamenti sicuri rispetto ai rischi speculativi, incoraggiare le banche commerciali ad esercitare una politica professionale vantaggiosa in termini di servizi alle imprese e redditizia per gli scambi commerciali confinari.

Nei prossimi cinque anni lo sviluppo della Regione Autonoma del Tibet si baserà sulla strategia nazionale dei “Cinque Concetti di Sviluppo” e delle “Quattro Inclusioni”, con Lhasa come suo centro e Xizage come frontiera.

Sfruttando i vantaggi economici delle regioni confinanti del Gansu, Ningxia, Qinghai, Siquan e Chongqing, lo Xizang favorirà la cintura di cooperazione commerciale himalayana e si congiungerà al progetto della One Belt One Road sotto diversi aspetti: 1) dispiegamento di una politica più stretta, ad esempio promuovendo un meccanismo di consultazione permanente reciproca tra Cina e India in grado di risolvere eventuali incomprensioni nelle zone attigue; 2) accelerare notevolmente la costruzione di nuove infrastrutture grazie ad un sistema combinato di trasporti ferroviari-aerei e marittimi in grado di sfruttare le più moderne tecnologie (oleodotti, cavi in fibra ottica …); 3) ottimizzare e facilitare gli scambi commerciali, rivalutando la funzione di porti come quello di Yadong e di Zham e sviluppando la zona pilota aperta di Gyirong; 4) promuovere i servizi finanziari e assicurativi, permettendo alla Bank of Tibet di aprire nuove filiali in Sichuan, Qinghai e altre province non solo cinesi.

Il progetto One Belt One Road, a sua volta, contribuirà a favorire lo sviluppo infrastrutturale in Tibet, a galvanizzare le industrie locali, a stabilire nella regione un sistema economico e politico aperto, stabile e trasparente.

La cooperazione internazionale incrementata dal processo di connettività sempre più ampio, aiuterà a contenere l’influenza del separatismo tibetano, a garantire maggiore sicurezza alla frontiera cinese e a costruire un sistema socialmente più armonioso: il Tibet, in pratica, si trasformerà in un vero e proprio fattore di stabilità regionale, dopo essere stato per decenni una delle principali spine nel fianco della geopolitica di Pechino.

Nel maggio 2016 il Presidente Xi Jinping, in visita nella provincia dello Heilongjiang, ha sottolineato come nella grande famiglia della madrepatria cinese i 56 gruppi etnici siano fratelli e nessun gruppo debba escluso dal processo di miglioramento della società ad ogni livello.

Se infatti le diverse nazionalità presenti all’interno del Paese di Mezzo marceranno unite, la Repubblica Popolare Cinese diverrà sempre più prosperosa e il processo di sviluppo sarà condiviso nelle differenti aree etniche, sradicando la povertà e assicurando una maggiore qualità di vita a tutti i suoi abitanti.

Stefano Vernole